GLI INSULTI CONTRO ANGELO DEL BOCA (con replica e nota)

di mimmo franzinelli
 
Circola su facebook uno scritto vergognoso contro la memoria di Angelo Del Boca (l’ho notato sul sito di Sergio Boem). Lo ha firmato tal Marco Vigna, ed è un esempio da manuale di ignoranza e malafede.
Il titolo I” falsi storici di un anti-italiano” è diffamatorio e si meriterebbe una bella citazione a giudizio (lo segnalerò ai familiari di Angelo Del Boca).
Ai tempi del duce, erano anti-italiani – secondo il regime e la sua stampa – tutti gli antifascisti, tanto è vero che nel 1926 lo storico Gaetano Salvemini fu con questa motivazione privato della cittadinanza italiana.
 

Che oggi si possano levare simili insultanti accuse contro uno storico che moltissimo ha meritato per la cultura italiana (e non solo!) non è un esempio di democrazia, caro Sergio Boem, ma di ostinato attaccamento agli stilemi ideologici e lessicali del fascismo. Del resto, come ho subito postato sul sito di Boem, solo fascisti, fascistoidi e nazionalisti della peggior specie possono dire questo di un uomo che nel momento più difficile per l’Italia ha fatto la scelta giusta ed è divenuto un comandante partigiano.
Il contenuto del pezzo di Vigna è un’accozzaglia di bugie e stralci decontestualizzati di vari storici (tra l’altro, estimatori di Angelo Del Boca come Barbero, Oliva e Rochat!) per montare inesistenti polemiche con Del Boca.
Ci vuole un bel coraggio, Marco Vigna, per usare oggi l’espressione “presunti crimini di guerra” commessi dal Regio Esercito in Africa e in Slovenia. PRESUNTI?!?
Vigna, asino che non sei altro, leggiti le circolari del generale Mario Roatta del 1942, in cui scriveva “si ammazza troppo poco”… e leggi anche “Santa messa per i miei fucilati” di don Piero Brignoli, cappellano militare del Regio Esercito. E se la malafede non te lo impedisce leggi anche “Si ammazza troppo poco” dello storico sloveno Tone Ferenc, composto unicamente da circolari e direttive dei dirigenti del Regio Esercito con ordini di bruciare villaggi, deportare, uccidere.
Vigna ha la faccia tosta di citare, nel suo vergognoso pezzo, Gianni Oliva: ebbene, sulla base del testo di Ferenc e di documentazione avuta dal sottoscritto, Oliva scrisse “Si ammazza troppo poco”. I crimini di guerra italiani 1940-43” (Mondadori 2006): e Vigna ha l’impudenza di usare Oliva contro Angelo Del Boca?!? Ignoranza, e malafede.
Diverte, nello scritto di Vigna postato da Boem, lo scambio di persone tra Lorenzo Del Boca e Angelo Del Boca, che a parte il cognome nulla hanno in comune. È stato infatti LORENZO Del Boca a lanciare la campagna su Fenestrelle stroncata opportunamente da Alessandro Barbero nel libro “I prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle”, che alle pagine 295-296, 308, 343 e 356-57 smonta il teorema di LORENZO Del Boca. In tutto il libro, MAI viene citato ANGELO DEL BOCA.
Marco Vigna è dunque un ignorante colossale.
E Sergio Boem un superficiale (nella migliore della ipotesi) che ricicla in rete queste nefandezze, secondo le quali Angelo Del Boca sarebbe uno storico anti-italiano. Sergio Boem: ri-vergognati!! E chiedi scusa alla memoria di un grande uomo e di un grande storico.
 
[da faceboook]
 
replica di Saverio Paletta

Cari Amici,
Mi scuso per la lunghezza del post (che, se non interessati all’argomento, potete pure scansare).
L’ho concepito e scritto così perché non riesco a capacitarmi di come persone di cultura e studiosi di valore riescano a scadere al livello delle peggiori tifoserie di provincia.
Mi riferisco a una polemica indegna sollevata contro Marco Vigna, bravo storico che onora me e L’IndYgesto della sua firma, da Mimmo Franzinelli. L’occasione del post di Franzinelli, di cui sono venuto a conoscenza oggi, è un vecchio articolo di Vigna sullo storico Angelo Dal Boca, condiviso da Sergio Boem sulla propria bacheca Facebook.
Al riguardo preciso subito una cosa: l’articolo in questione è stato pubblicato il 7 dicembre 2018. Quindi non è, come sostiene Franzinelli nel suo post a dir poco eccessivo, «contro la memoria di Angelo Del Boca»: Del Boca è venuto meno a un’età invidiabilissima alcuni giorni fa, perciò l’articolo è stato scritto su (e non «contro»,
per cortesia…) una persona viva (all’epoca) per criticarne alcune affermazioni a mio sommesso parere insostenibili.
Dico di più: l’articolo l’ho commissionato, rivisto e titolato io, in qualità di direttore responsabile de L’IndYgesto. E ho fatto tutto questo utilizzando i classici criteri giornalistici, dato che il sito in questione è testata regolarmente registrata e non un semplice blog. Perciò mi permetto di ricordare un’altra cosa a Franzinelli, che si è
atteggiato a “titolista”: il titolo da lui criticato è il seguente: «Da Fenestrelle alla Jugoslavia passando per l’Africa, svarioni e falsi storici di un anti-italiano». Questo titolo, di sicuro aggressivo, riassume i contenuti dell’articolo di Vigna: pertanto prendere per buone certe fonti e quindi sostenere certe “tesi” è uno svarione,
il cui esito è la falsificazione della storia, risultato dimostrato da Vigna in questo e altri articoli dedicati a Del Boca. È da querela o da citazione per danni ex 2043 cc tutto questo?
Ne dubito… eppure, Franzinelli ha addirittura invitato i discendenti ed eredi di Del Boca a intentare azioni legali contro l’autore dell’articolo e chi lo ha pubblicato.
Da calabrese gli rispondo: di solito fanno così i “potentes” (a volte mafiosi) presi in castagna. Ma questo è un altro discorso, che chi non si occupa di cronaca non è tenuto a conoscere.
Tuttavia, da giornalista con qualche anno di esperienza, mi permetto di dare un consiglio a Franzinelli: insultare il prossimo, come ha fatto lui nei confronti di Vigna, con epiteti come «asino che non sei altro» e «ignorante colossale» non è bellissimo.
Anzi, è più passibile di querela del titolo su cui il nostro “contraddittore” punta il dito…
Andiamo avanti. Franzinelli, cito testualmente, scrive: «Diverte, nello scritto di Vigna postato da Boem, lo scambio di persone tra Lorenzo Del Boca e Angelo Del Boca, che a parte il cognome nulla hanno in comune. È stato infatti LORENZO Del Boca a lanciare la campagna su Fenestrelle stroncata opportunamente da Alessandro
Barbero nel libro “I prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle”, che alle pagine 295-296, 308, 343 e 356-57 smonta il teorema di LORENZO Del Boca. In tutto il libro, MAI viene citato ANGELO DEL BOCA».
Ora, Vigna di sicuro non è un ignorante, come sa chi lo conosce meglio di me. Ma, altrettanto di sicuro, Franzinelli non ha letto “Italiani brava gente”, dove Angelo Del Boca cita due volte il giornalista (e non storico!) Gigi Di Fiore, a proposito della
repressione del brigantaggio e a proposito di Fenestrelle. Al riguardo, Alessandro Barbero, citato da Franzinelli, ha martellato a più riprese sia le tesi “revisioniste” sul brigantaggio, sia, come riconosce il nostro “critico”, quelle su Fenestrelle. Barbero
può non aver citato Angelo Del Boca, ma “questo” Del Boca ha fatto proprie, in maniera a dir poco acritica, le tesi di Di Fiore e di Lorenzo Del Boca… di cosa parliamo? (In compenso, mi permetto di aggiungere, Barbero ha prefato un bel libro di Vigna sul brigantaggio).
A proposito dei “presunti crimini” commessi nel territorio del Regno di Jugoslavia: Franzinelli si limita a citare superficialmente autori e libri. A proposito di autori, Vigna ha menzionato Rochat, di cui il nostro critico non fa parola, che attribuisce correttamente alle regole antiguerriglia il comportamento dei militari italiani e,
soprattutto, il contenuto delle famigerate circolari belliche, che sarebbero la prova dei nostri crimini (che francamente continuo a considerare presunti). Come molti studiosi di storia, Franzinelli si dimostra di una superficialità sconcertante sul Diritto internazionale bellico. Se non fosse così, saprebbe benissimo che quelle circolari non erano atti segreti (quale cretino confesserebbe un crimine di
guerra in un atto giuridico reso pubblico e consegnato agli archivi?), ma disposizioni con cui si applicavano le norme, all’epoca in vigore, del Diritto di guerra. Tra queste, le pratiche pesanti del cinque o dieci per uno o peggio, applicate da tutti gli eserciti, anche quelli Alleati e Sovietico, in tutti i teatri di guerra. Franzinelli ha accusato Vigna – e quindi me – di ignoranza e malafede. Tuttavia, credo che queste sparate gli si possano tranquillamente ritorcere contro, perché nel
suo post ha dimostrato di non aver letto il libro di Del Boca e di aver sorvolato su una disciplina imprescindibile nella Storia militare…
Tutto questo per difendere Angelo Del Boca.
Del Boca non lo stimavo da vivo, ma non per questo mi sono incattivito ora, che il suo corpo è ancora caldo. Resto pesantemente deluso dal comportamento di Franzinelli, che stimo come
studioso – soprattutto di storia dell’intelligence italiana – e sui cui testi mi sono documentato più volte.
Tant’è, l’uomo Franzinelli si è dimostrato non all’altezza del Franzinelli studioso: si è abbassato ai toni volgari dei tanti “quisque de populo” che hanno commentato malamente l’articolo di Vigna sulla bacheca di Sergio Boem. Di più: ha dato del superficiale a Boem per aver ospitato l’articolo. Ricordiamo a Franzinelli che certi climi culturali sono passati, per fortuna, e che i bollini rossi di determinate associazioni resistenziali non servono più. E, in caso di querele, ricordiamo ancora, non è detto che le “toghe” sarebbero tanto “rosse”, quindi malevole nei nostri confronti. E, viceversa, benevole nei suoi… Io, Vigna, e L’IndYgesto non abbiamo bisogno di farci coprire le spalle dai santuari di vecchie egemonie: le abbiamo larghe e preferiamo esibirle.

Saverio Paletta -Direttore responsabile del giornale online L’IndYgesto

[post pubblicato su Facebook il 13 luglio 2021]

[nota redazionale: Pubblichiamo entrambi gli interventi, non entriamo nel merito, facciamo solo notare che è inopportuno portare in tribunale un qualunque scritto, soprattutto se i contendenti hanno gli strumenti e i luoghi dove riportare il linguaggio a maggiore correttezza. Aggiungiamo da parte nostra che il titolo cui fa riferimento Franzinelli è davvero odioso e sommamente ingiusto nei confronti di Del Boca. Definire “anti italiano” uno giornalista-storico che ha lavorato per decenni per portare alla luce  fatti che erano rimasti occultati e che non fanno onore al nostro paese  non è da anti-italiani ma da studiosi seri che non si fanno offuscare da indecorose ideologie nazionaliste.]

Un commento su “GLI INSULTI CONTRO ANGELO DEL BOCA (con replica e nota)”

  1. Libero Lei di non stimare lo storico Angelo del Boca, lo storico che ha definitivamente smascherato la falsa idea degli “italiani brava gente”. Forse gli italiani siamo stati meno cattivi dei nazisti, ma gli ufficiali dell’esercito e della milizia al servizio dei fascisti di Mussolini, durante le campagne coloniali hanno trucidato probabilmente migliaia di libici, etiopi, ecc., e hanno fatto da antesignani nella repressione degli ebrei italiani, mandati nei campi di lavoro nazisti e tornati vivi in pochissimi. Il generale Graziani, graziato dagli americani e dagli inglesi in futura funzione anticomunista avrebbe meritato la stessa sorte subita dai patrioti libici ed etiopi. Accusare Angelo del Boca, partigiano comunista e storico dei crimini fascisti come “antitaliano”, scambiandolo, senza accorgersi o correggere l’errore, con il giornalista Lorenzo del Boca di origini settentrionali ma falsamente difensore del meridione e dei meridionali da posizioni magari filoleghiste e destrorse, e attribuire la colpa del ritardo socio-economico del meridione all’Unità d’Italia che, se non ci fosse stata, a quest’ora come il Nord anche il Mezzogiorno sarebbe “felice” e ricco sotto un erede della dinastia borbonica. A questi ignoranti con tanto di laurea rispondo che l’Unità d’Italia, voluta da Giuseppe Garibaldi, dai repubblicani e dai democratici e osteggiata da Cavour, poteva e doveva avere uno sbocco almeno “democratico” se non repubblicano, invece i cosiddetti liberali non solo ci hanno consegnato uno sviluppo a due o tre velocità, ma quelli che avevano lasciato massacrare i lavoratori che scioperavano per migliori condizioni di vita e lavoro dal generale Bava Beccaris a Milano e dagli altri ufficiali dell’esercito in altre città, consegnarono l’Italia a quel mascalzone di Mussolini senza sparare nemmeno un colpo di fucile in aria. Avremmo così assistito alla fuga, già preventivata, di Mussolini in Svizzera e l’Italia si sarebbe risparmiata vent’anni di fascismo e una guerra devastatrice. I cosiddetti liberali sempre pronti a salire in cattedra dovrebbero vergognarsi, sempre pronti ad accusare i comunisti delle “purghe” staliniste (non che non siano da condannare), posso anche sbagliare ma gli storici liberali hanno sempre cercato di nascondere dietro sofismi linguistici (colonialismo, potenze coloniali, ecc.) le uccisioni di massa e le deportazioni di intere popolazioni dell’Africa, lo sfruttamento di rapina delle risorse di questo continente e del Medio Oriente, di cui invece sono direttamente responsabili le potenze cosiddette “liberali” Inghilterra, Francia, Belgio, Stati Uniti, ecc.) che hanno assicurato le libertà personali e il benessere dei loro cittadini a scapito della schiavitù e della politica di rapina delle risorse subita da interi continenti. Se il Medio Oriente è ancora oggi una polveriera il merito è della liberale Inghilterra e delle sette sorelle che hanno sfruttato le risorse petrolifere, se migliaia di giovani provenienti dall’Africa scappano dalle guerre e dalla miseria il merito è della Francia e del Belgio. Gli Stati Uniti sono corresponsabili con la Francia dell’uccisione di milioni di civili vietnamiti. Se le premesse del successivo volume di Marco Vigna sul brigantaggio sono queste, mi auguro di no perché l’ho appena acquistato, e visto che Alessandro Barbero ha scritto la prefazione, però confondere uno storico (Angelo del Boca) che si è occupato degli “Italiani brava gente” (sic!) con un giornalista forse destrorso (Lorenzo del Boca) che fa il pari con un giornalista che ha lavorato su giornali di gossip destrorsi senza prendersi la briga di rettificare e chiedere scusa, se era già morto o non lo era, a uno storico serio e documentato non pone a suo favore; però si comprende il livore dei cosiddetti liberali contro la visione di Gramsci del Risorgimento, continuata dagli storici della rivista Studi Storici, che non hanno risparmiato le critiche non tanto al processo che ha portato all’Unità nazionale, ma a quello che sono state le distorsioni dei vari governi della destra e sinistra storica che si sono succeduto nel sessantennio successivo.

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