“BASTA SOLDI SPORCHI” 2: PERO’ NON SI PUÒ LIMITARE IL DIRITTO DEI CITTADINI

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di antonio alberto semi

Molti anni fa, quando ancora avevo dei bambini all’asilo nido, scoprii di essere uno dei cittadini più ricchi del mio quartiere: la retta era differenziata in base al reddito e avevo l’abitudine di pagare le tasse. Ad una riunione dei genitori, scoprii che albergatori, ristoratori, padroni di catene di negozi nonché altri professionisti… praticamente non pagavano nulla. Alle mie rimostranze risatine e imbarazzati silenzi.
Lo scrivo per dire che ritengo ovviamente doveroso pagare le tasse e che l’evasione fiscale è un grave reato. Tutto ciò come premessa per affermare che sono molto dispiaciuto che “Critica liberale” abbia aderito alla petizione “Basta soldi sporchi”, petizione che si colloca a mio avviso nella prospettiva moralistica e illiberale che tende a limitare sempre più la libertà del singolo cittadino sulla base, diciamo così, della prevalenza del codice penale su quello civile. Della presunzione di colpevolezza anziché di innocenza.

Sempre più, infatti, la logica sottesa a petizioni (e leggi) di questo tipo è quella di considerare il cittadino non già il portatore di diritti ma il potenziale autore di reati. Immagino che, oltre alla miriade di telecamere che controllano ogni passo effettuato, vista la quantità di reati commessi in casa con armi da taglio, si potrebbe fare anche una petizione per proibire l’uso dei coltelli di qualsiasi tipo e per prescrivere l’obbligo di acquistare solo alimenti già tagliati o frammentati. E sorvolo sul fatto che la petizione non tiene conto di com’è fatto il nostro paese dal punto di vista demografico (grande percentuale di anziani) e geografico (piccoli e piccolissimi centri, non sempre serviti da banche) e invece obbligherebbe a possedere un telefono cellulare, con costi relativi, di cui qualcuno beneficerebbe.
Insisto invece sul mio diritto a gestire le mie sostanze come voglio, anche usando le banconote stampate dalla BCE (che, a mio avviso, non le stampa per favorire l’evasione) e comunque senza essere “tipizzato” per i consumi che effettuo.
Quanto all’evasione… resto sempre dell’opinione che non si voglia adeguatamente combatterla e che i grandi elusori ed evasori, siano industriali o mafiosi, riescano troppo spesso a farla franca, a differenza di quel che accade in altri paesi, nei quali beninteso c’è sempre una certa percentuale di evasione ma anche una buona dose di efficienza dell’amministrazione fiscale. Il dopo-coronavirus, da questo punto di vista, sarà un’occasione per verificare la volontà politica di non incentivare l’evasione in nome della ripresa economica e la capacità dell’amministrazione di sorvegliare adeguatamente l’andamento fiscale. Ma, per favore, lasciatemi pagare il libro o il caffè con le mie monete. Peraltro non mi risulta che la quantità di scontrini fiscali che accumulo (e che non esistono in altri paesi europei) sia servita ad abbattere l’evasione e non vedo perché il pagamento tramite telefono dovrebbe avere maggior successo.
Il problema di base, tuttavia, rimane quello che scrivevo all’inizio: non si può limitare il diritto dei cittadini sulla base di una presunzione di colpevolezza.

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