GOVERNO VINTAGE 2

«Che serenità, la pioggia battente addolcisce il cuore e lo fa precipitare nella nostalgia. Dobbiamo proprio ringraziarla, caro v.Presidente del Consiglio, del regalo che ci fa…. Abbiamo temuto per qualche mese che la Tv pubblica cambiasse, e invece no, rimane tutto uguale dai tempi in cui nacque la LOTTIZZAZIONE. Così dopo il CONDONO ci riappropriamo di un altro dei punti saldi della prima e della seconda Repubblica. Abbiamo temuto qualche cambiamento, ma ci avete subito rassicurato. Il nuovo governo è Vintage, sa recuperare le pratiche più immonde del passato e, senza neppure dar loro una spolveratina, ce le restituisce intatte, con tutto il loro sapore di antico».  Così scrivevamo appena qualche settimana fa e già siamo a chiedere perdono ai nostri lettori. Immersi com’eravamo nella nostalgia delle due repubbliche precedenti, abbiamo dimenticato che i veri bastioni della corruzione istituzionale d’antan non sono solo la LOTTIZZAZIONE e il CONDONO, ma c’è anche la QUESTIONE DI FIDUCIA  con cui tutti i governi che adorano la pratica della coercizione sul parlamento hanno offerto il peggio di sé.

Quando una maggioranza ha paura dell’esito delle votazioni, soprattutto per il dissenso nelle proprie fila, taglia corto ogni discussione e chiede “la questione di fiducia”. I governi Renzi e Gentiloni ne hanno abusato a iosa. Persino sulla legge elettorale. Ovviamente tra le proteste del M5s, che giustamente faceva notare con cartelli e schiamazzi che questa pratica antiparlamentare limita i diritti dei rappresentanti del popolo. Ora Di Maio e Salvini producono pochissimi provvedimenti legislativi e non si vergognano di porre la questione di fiducia tanto hanno terrore del libero pensiero dei loro stessi parlamentari. E i 5s, riposti i loro cartelli nel cassetto dei ricordi giovanili, in pochi mesi si sono incartapecoriti e, come vecchi democristiani o rampanti nostalgici delle deprecate prima e seconda repubblica, attendono in pantofole il risultato di votazioni obbligate.

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