ANCORA DUE BUFALE DI SALVINI (CON DUE PRECISAZIONI REDAZIONALI)

[REDAZIONE e.m.: Rivolgiamo una richiesta al sen. Matteo Salvini. Sappiamo bene che ogni cittadino ha piena libertà di parola (siamo stati noi liberali ad affermarla qualche secolo fa contro il sovranismi totalitari), e quindi difenderemo ad oltranza il suo diritto di esprimere qualunque sua opinione, qualunque suo pensiero, anche se abbiamo un altro costume e ci fa sorridere il suo ridicolo stile simil-ducesco. Ma ci risparmi le sue quotidiane menzogne, fondate su dati oggettivi falsificati consapevolmente solo per fare propaganda demagogica, confidando nella disattenzione, nell’ignoranza e nella scarsa memoria di troppi italiani. Salvini ricordi che ha responsabilità pubbliche e non può continuare a sparare bufale a mitraglia. Un v.presidente del consiglio ha dei doveri anche minimi di onestà verso i cittadini tutti, amici o avversari che siano. Non può continuare a riciclare informazioni acquisite nel bar sport del suo paese.

Abbiamo una nostra ragione precisa per rivolgergli questa richiesta. Quando abbiamo deciso di pubblicare sul nostro sito le correzioni ai suoi errori e bugie pensavamo di cavarcela con relativamente poco, ma da qualche giorno Salvini ci inonda quotidianamente di fake news, e noi, che siamo tutti volontari, – lo confessiamo – non riusciamo a stargli dietro. Vogliamo continuare a leggere, a sentire musica, ad occuparci anche di altro, non possiamo passare la giornata a correggere i dati falsi che fornisce la sua propaganda. Adesso addirittura sembra che suoi fans ci si mettano anche loro  con siti taroccati per moltiplicare e rilanciare le sue bufale.

Che la smetta, la preghiamo, o almeno rallenti il ritmo. Grazie].

SE NON SON MATTI , NON LI VOGLIAMO

Documento della Società italiana di Psichiatria in risposta alle dichiarazioni di Salvini

“Il Ministro Salvini dichiara che in Italia sarebbe in atto una «esplosione di aggressioni» da parte di «pazienti psichiatrici». Gli italiani debbono sapere che si tratta di una notizia destituita di ogni fondamento. il 95% dei reati violenti commessi nel nostro Paese è attribuibile a persone cosiddette “normali”. E’ più probabile che una persona che soffre un disturbo mentale sia vittima, non carnefice.  Diffondere false notizie come quelle date dal Ministro non fa altro che aumentare paure infondate sulle persone affette da disturbi psichici, etichettandole ingiustamente ed indiscriminatamente come “pericolose”, aggravandone il già tremendo fardello dello stigma e della discriminazione. Se la persona ammalata fosse tuo figlio come ti sentiresti?

Il Ministro Salvini sostiene che si sarebbe verificato  l’«abbandono del tema della psichiatria», che sarebbe stato «lasciato sulle spalle delle famiglie » a causa della chiusura di tutte le strutture di cura che c’erano per i malati psichiatrici». Forse il Ministro vive altrove. Forse il Ministro non sa che una delle poche eccellenze riconosciute nl Mondo all’Italia è il sistema della salute mentale , che conta una vasta e capillare rete di strutture psichiatriche, articolata in 163 Dipartimenti di Salute Mentale, 1460 strutture territoriali, 2284 Strutture residenziali che ospitano oltre 30mila persone, 899 strutture semiresidenziali, 285 Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura Ospedalieri, per un totale di 3623 posti letto, oltre 22 Unità ospedaliere accreditate per ulteriori 1148 posti letto. Un sistema che garantisce ogni anno l’assistenza a oltre 800 mila persone grazie all’impegno e alla dedizione di circa trentamila operatori, che troppo spesso vengono lasciati soli di fronte ad un immane e crescente onere di responsabilità e impegno,  talora anche al prezzo di rischi personali e compreso quello della vita.

Il Ministro Salvini vuole mettere mano al settore della Psichiatria che ritiene trascurato? Allora si dia da fare per porre fine allo sfascio progressivo di un sistema assistenziale costruito faticosamente in 40 anni che sta andando alla malora per un finanziamento ridicolo, che è meno del 3,5% del totale della spesa sanitaria italiana, mentre in paesi come Francia, Germania, Inghilterra e Spagna si investe dal 10 al 15%. Non abbiamo bisogno di nuove Leggi, ma di fondi per assumere medici, psicologi, assistenti  sociali, riabilitatori,  per non lasciare sempre più sguarniti di personale servizi  che attualmente hanno un deficit di operatori che va dal 25 al 75% in meno dello standard previsto di 1 operatore ogni 1500 abitanti in 14 regioni/province autonome su 21. Meno parole Ministro, la preghiamo, più fatti”. 

[REDAZIONE. e.m.: Questa volta, però, per onestà intellettuale dobbiamo dare ragione a Salvini. La sua critica pesante alla psichiatria italiana non nasce da qualche pregiudizio ideologico, ma da un’attenta osservazione della realtà. Salvini stesso ha potuto constatare le gravi carenze denunciate da lui come Uomo di Stato. Qualche giorno fa a Pontida, con i suoi propri occhi, ha notato con sconcerto, per esempio, un parlamentare europeo della Lega, aggirarsi indisturbato, armato con un’ascia bipenne e una lunga lancia, e al posto della classica scolapasta in testa aveva un elmo cornuto. In evidente stato confusionale, pronunciava in luogo pubblico frasi sconnesse e scurrilità irriferibili, senza che le forze dell’Ordine intervenissero per portarlo al più vicino Dipartimento di salute mentale. E non solo, ma vagavano scompostamente anche altri che, non ricordando che il Carnevale si è concluso da tempo, si erano vestiti con piume e costumi medioevaleggianti. Altri ancora, i più pericolosi, erano armati con corazza e bianco scudo crociato, e con la mente in disordine si mostravano sicuri di dover partire immediatamente per Gerusalemme, convinti com’erano, della necessità di difendere così il Cristianesimo. Riprendendo le crociate. Come potete dare torto al povero Salvini? Se la Società psichiatrica italiana fosse davvero sensibile ai problemi del paese sarebbe dovuta intervenire già da tempo, invece di scrivere inutili comunicati].

°°°

PRECISAZIONI DA MARTE

Il presidente dell’Inps Tito Boeri, presentando il rapporto annuale dell’istituto di previdenza il 4 luglio, ha dichiarato: «Per mantenere il rapporto tra chi percepisce una pensione e chi lavora su livelli sostenibili, è cruciale il numero di immigrati che lavoreranno nel nostro Paese».

Le dichiarazioni di Boeri degli ultimi giorni sull’apporto degli immigrati al nostro sistema pensionistico sono state criticate dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. Proviamo a fare il punto della situazione.

Già alcuni giorni fa, infatti, Boeri aveva preso posizione sul tema. Il 29 giugno, durante il Festival del Lavoro a Milano, aveva dichiarato: «gli scenari più preoccupanti per la spesa pensionistica prevedono una forte riduzione dei flussi migratori, che è già in atto».

In particolare, secondo Boeri, col calo dei flussi l’arrivo di migranti «comincia ad essere non più sufficiente» a controbilanciare «il calo degli autoctoni. Le previsioni ci dicono che nel giro di pochi anni perderemmo città intere e questo è un problema molto serio per il nostro sistema pensionistico. Anche se gli italiani ricominciano a fare i figli, ci vorranno almeno vent’anni prima che comincino a pagare contributi».

Come ha meglio specificato il 4 luglio, Boeri non si riferisce ai flussi di migranti che arrivano via mare dall’Africa, che pure sono in calo da alcuni mesi. Tornando sull’argomento, infatti, il presidente Inps ha detto che il problema centrale è la diminuzione dell’immigrazione regolare, dovuta a «decreti flussi del tutto irrealistici».

La scarsa attenzione alla gestione dell’immigrazione regolare ha conseguenze anche su quella irregolare, ha detto Boeri. I decreti flussi “irrealistici” avrebbero la conseguenza di far riversare la domanda di lavoro immigrato «sull’immigrazione irregolare di chi arriva in aereo o in macchina, non coi barconi ma coi visti turistici, e rimane in Italia a visto scaduto».

Matteo Salvini ha duramente attaccato Boeri per le sue parole. Il ministro degli Interni, che già il 29 giugno aveva già criticato il presidente dell’Inps via Twitter, il 4 luglio ha dichiarato: «Il presidente dell’Inps continua a fare politica, ignorando la voglia di lavorare (e di fare figli) di tantissimi italiani. Dove vive, su Marte?».

Vediamo dunque quali sono i numeri, partendo dal rapporto tra lavoratori e pensionati. Oggi ci sono in Italia circa 16 milioni di pensionati a fronte di 23 milioni di occupati. Un rapporto di circa due a tre.

Nei prossimi anni, il calo demografico a cui stiamo assistendo proseguirà. Secondo lo scenario “mediano” elaborato dall’Istat e ripreso dalla Ragioneria generale dello Stato, dai 60 milioni di residenti attuali, di cui circa 14 milioni over 65, l’Italia scenderà nel 2060 a 55 milioni di residenti, di cui 18,5 milioni over 65. La fascia di popolazione di età compresa tra i 20 e i 54 anni passerà dai 28 milioni circa attuali a poco più di 20 milioni.

Una situazione che, come evidente, finirebbe col creare significativi problemi di sostenibilità economica per il sistema pensionistico, con un pericoloso avvicinamento tra il numero di lavoratori e il numero di pensionati.

Nel sistema previdenziale italiano, le pensioni erogate oggi vengono pagate in larga parte coi contributi versati adesso dai lavoratori (e ricorrendo all’Erario, visto che i soli contributi non bastano), in un sistema ancora prevalentemente “a ripartizione”.

Quindi non è vero, come potrebbe suggerire il passaggio al metodo contributivo con le riforme degli ultimi decenni, che quello che versano oggi i lavoratori venga messo da parte per essergli restituito nella vecchiaia. Questa è una finzione. La realtà è che un domani, quando saranno andati in pensione, i lavoratori attuali potranno percepire quello che le nuove generazioni di lavoratori saranno in grado di versare all’Inps, eventualmente integrato con quello che potrà dare la fiscalità generale.

Se cala il numero di lavoratori e aumenta quello di pensioni da pagare, è evidente che si pone il problema di trovare le risorse per mantenere il sistema in equilibrio. La variabile demografica, comunque, non è l’unica: anche il ciclo economico ha il suo peso nel tenere i conti pensionistici in ordine e il rapporto tra lavoratori e pensionati in equilibrio. Ma al momento le fasi di boom – economico e quindi occupazionale – non sembrano all’orizzonte, e dunque ha senso riflettere su quanto ci dicono gli studi sulla popolazione.

Tornando alle previsioni demografiche, queste sono molto influenzate, come scrive ancora la Ragioneria dello Stato, dalla «contrazione del flusso netto di immigrati». Infatti «negli ultimi 20 anni, il flusso migratorio netto è risultato in media di circa 230 mila unità annue (280 mila negli ultimi 15 anni)», mentre per il futuro si è proiettata una stima di «un valore medio annuo di 154 mila unità”.

E questa contrazione del resto è anche nei numeri Istat. Dopo una fase pluridecennale di crescita molto rapida, il numero di stranieri nel nostro paese si è sostanzialmente fermato. Nel 1991 gli stranieri residenti erano 356 mila, nel 2001 erano 1,3 milioni, nel 2011 4 milioni e nel 2014 5 milioni. Al primo gennaio 2018 risultano residenti ancora poco più di 5 milioni di cittadini stranieri.

Per quanto riguarda il contributo dei lavoratori immigrati alle casse dell’Inps, l’anno scorso il presidente Boeri, nella sua presentazione del Rapporto 2017, aveva fornito alcuni dati. Questi provenivano in particolare da una simulazione che ipotizzava l’azzeramento dei flussi di immigrati in ingresso dal 2018 al 2040.

I risultati erano che, a fronte di un simile azzeramento, “nei prossimi 22 anni avremmo 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate a immigrati, con un saldo netto negativo di 38 miliardi per le casse dell’Inps. Insomma una manovrina in più da fare ogni anno per tenere i conti sotto controllo”.

Nel prossimo futuro l’invecchiamento della popolazione da un lato e la bassa natalità degli ultimi anni, unite alla diminuzione dell’apporto del flusso migratorio regolare, determineranno un cambio nel rapporto tra lavoratori e pensionati, con uno spostamento a vantaggio dei secondi. Questo crea un problema di sostenibilità per il sistema pensionistico.

Oltre all’apporto degli immigrati, su di esso influiscono altri fattori, come la performance economica e l’inversione di rotta nella bassa natalità italiana. Ma una fase di espansione molto robusta non sembra imminente, e d’altro canto anche un improvviso aumento delle nascite darebbe il suo contributo alla forza lavoro solo nell’arco di un paio di decenni.

L’opinione di Boeri, come specificato da lui stesso, non è di far proseguire gli sbarchi di immigrati ma di gestire i flussi di regolari, cosa che negli ultimi anni non è stata fatta né dal centrodestra né dal centrosinistra, che hanno anzi azzerato le quote di ingresso per lavoratori non stagionali.

[fonte La pagella politica AGI]

Un commento su “ANCORA DUE BUFALE DI SALVINI (CON DUE PRECISAZIONI REDAZIONALI)”

  1. Odio Salvini e lo disprezzo come i tedeschi democratici odiavano Hitler nei primi anni trenta.
    Quando penso che è vice presidente del Consiglio in un Governo dei 5stelle che io ho votato mi vien da piangere di rabbia e disperazione.
    Che rimedio consiglia il dott. Marzo? Esiste un trattamento antidepressivo di Critica per me e i moltissimi come me che non sia il semplice pensiero di non votare mai più 5stelle e il pentimento per averlo fatto?
    Mi permetto di riferire una definizione dell’on.Di Maio che ho sentito al circolo Arci Bolognina a Bologna, “Un bambolotto che gioca a fare il carabiniere buono”
    Addio. Gian Felice Corsini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *