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COERENZA COMUNISTA

«Non sono mai stata comunista», dice l’ineffabile Boldrini che, per tale ragione, non canta Bandiera rossa . Buono a sapersi.  Peccato che non l’abbia detto quando Vendola (leader di Rifondazione comunista) la estrasse dal cilindro facendola nominare in parlamento col porcellum, né quando andò con Leu per farsi nominare col rosatellum (non trovando posto nelle liste renziane del Pd), mentre ora si scinde per andare nel Pd con un occhio rivolto a Italia viva di Renzi il cui referendum votò. Incoerenza? No. Anzi un esempio di scuola di coerenza tenace. In altre parole di opportunismo personale senza princìpi. Certo c’è ancora qualche passo da fare per emulare l’ineguagliato Veltroni.  Già segretario del partito comunista giunto a dire che si era iscritto a quel partito in quanto anticomunista folgorato dai fratelli Kennedy. Quelli della guerra in Vietnam! Questi sono italiani veraci! Viva la Francia viva la Spagna.. basta che qua se magna

UN SACCO FEMMINISTA

«Mi è piaciuta la scelta di Maria Elena Boschi come capogruppo. Una donna giovane che riveste un ruolo di guida in Italia viva. Questa leadership femminile mi piace e mi fa pensare che ci sia uno spazio di maggior agibilità in un progetto che sa apprezzare il valore delle donne». In Liberi e Uguali, dunque, le donne non venivano valorizzate? «Non voglio dire questo, ma Boschi è donna, Federico Fornaro (capogruppo Leu alla Camera) è uomo. Eppoi Fornaro sarà un bell’ uomo, ma la bellezza della Boschi non ha eguali». Riportiamo qui l’essenziale del Trattato di scienza della politica scritto  in questi giorni da Giuseppina Occhionero, già bersaniana e ora , con queste motivazioni che mostrano con evidenza le ragioni profonde della transumanza, passata da Leu (forza composta soprattutto da scissionisti del Pd per il contrasto con Renzi) proprio nel neo partitino renziano. In un’altra dichiarazione la voltagabbana molisana prende persino per i fondelli i cittadini che l’hanno votata sottolineando la sua «coerenza» politica.

Perché diamo spazio a questo minuscolo ma scandaloso episodio di sfacciato, quasi inverosimile, trasformismo? Perché è un’ulteriore prova  che le ragioni politiche, persino storiche, del disastro politico del nostro paese sono molteplici e radicate, ma non è da sottovalutare la mediocrità (in questo caso persino un’ineguagliabile scemenza furbetta) di buona parte della classe politica.

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