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La demolizione delle istituzioni

c’era un folle che, per paura di essere defenestrato dal terzo piano, decise di demolire l’intero palazzo…

di riccardo mastrorillo

Avevamo salutato la nascita del governo Conte 2, come reazione democratica a chi chiedeva i “pieni poteri”. Il rischio di una deriva populista, illiberale e indemocratica, ci apparse lo scorso agosto più evidente, per la salute pubblica, dell’aumento dell’Iva o del paventato “esercizio provvisorio”. Continua la lettura di La demolizione delle istituzioni

DOV’E’?

I soliti criticoni fanno notare che Salvini ha cancellato la presenza della candidata Borgonzoni da quasi tutti i suoi comizi. Dicono, per non fare brutta figura. Ma non è vero. E’,  il suo, un vero gesto di gentilezza: lascia alla candidata della Lega  il tempo di consultare vari atlanti prima del voto per scoprire finalmente dove sia l’Emilia-Romagna. 

la lepre marzolina –  giovedì 16 gennaio 2020

“VALORE AGGIUNTO”

Ha ragione Salvini quando chiede l’abolizione dei “senatori a vita”? Non servono a nulla. Soltanto la Costituzione evidentemente li considera un “valore aggiunto” . Vengono nominati “per avere illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Ma secondo il Capo dei Capi della “Lega per Salvini premier” sono solo «la casta della casta della casta». Quella del senatori a vita è una «figura assolutamente superata nella storia della nostra Repubblica» perché «non si può lasciare in mano a dei senatori a vita pro tempore, che vengono quando hanno tempo». Molto meglio la figura dei Capi che non hanno tempo mai (secondo OpenPolis, Salvini dall’11 settembre non ha partecipato ad alcuna votazione del Senato).

E poi questa storia di illustrare la Patria è sempre soggettiva. Facciamo degli esempi. Chi “illustra” meglio i valori della Liguria? Il senatore a vita Renzo Piano (architetto) o l’ex viceministro leghista alle Infrastrutture Edoardo Rixi (condannato a Genova a tre anni e cinque mesi per peculato)? O ancora: chi illustra di più il popolo sovranista? Liliana Segre o il sottosegretario leghista Armando Siri, (che ha patteggiato per bancarotta fraudolenta)? L’estrema destra ha idee chiare su chi può dare un vero “valore aggiunto” al nostro paese: certamente no un  Eugenio Montale qualsiasi. Vuoi mettere invece un Giancarlo Pittelli, ex senatore di Forza Italia passato nel 2017 a Fratelli d’Italia, recentemente arrestato nella retata contro la ‘ndrangheta, che fu giudicato da Meloni  appunto «un valore aggiunto per Fratelli d’Italia»?

PER MOBUTU PREMIER

È stato un vero screanzato Gad Lerner  a scrivere che neppure Péron e de Gaulle osarono dare il proprio nome al loro partito, anche se più personale non potesse essere. Come, invece, ha fatto lo Statista del Papeete, un ex padano secessionista convertitosi opportunisticamente al sovranismo. A Colombey-les-deux-Eglises ci sarà stato un certo subbuglio, le Général – dall’alto della sua storia per certi versi gloriosa – sicuramente non l’avrà presa bene: essere paragonati a Salvini non farebbe piacere a nessuno ma addirittura essere superati in sfacciataggine autoritaria è troppo.

Allora ci siamo messi a fare una rapida ricerca sui precedenti della rivoluzione “democratica” di Salvini. Purtroppo non abbiamo trovato alcuno che possa competergli. Non azzardarono tanto neppure Mussolini e Hitler, che proprio umili non erano. Invece il nostro aspirante ai «pieni poteri», ancora prima di conquistarli, sbruffoneggia impudicamente col presepe in mano. Figuriamoci, dio non voglia , che la dabbenaggine consolidata dei suoi avversari e dei politici di ventura che si aggirano in Parlamento non gli regali davvero il paese.

Il personaggio storico che, per modestia, in qualche modo si avvicina di più a Salvini è quel Mobutu Sese Seko Kuku Ngbendu Wa Zabanga (letteralmente : “Mobutu, il guerriero che va di vittoria in vittoria senza che nessuno possa fermarlo”) che fu per qualche anno dittatore dello Zaire e che i malevoli accusarono non solo di uccidere i suoi avversari, ma di mangiarseli. Ma no, neppure Mobutu  si adatta perfettamente, perché evidentemente persino lui trovò troppo ridicolo mutare il nome del suo “Movimento Popolare della Rivoluzione” in “Lega per Mobutu premier”.

LA GENTE

Salvini ci ha rovinato la giornata. Non sapendo più a che santo votarsi e non riuscendo a stare lontano dalle poltrone e strapuntini nemmeno tre mesi, oggi implora un governo con “tutti dentro”, dai fascisti ai comunisti. E appoggia questa tesi con una rivelazione: «Al governo c’è gente inadatta, è evidente anche ai loro più stretti parenti». E proprio queste sue parole hanno riacceso in tutti  noi una nostalgia irrefrenabile per la «gente» leghista del governo in cui era v.presidente. La stavamo dimenticando, quella gente. Grave colpa. Come si può dopo solo poche settimane non ricordare la statura politica, l’esperienza raffinata e persino la rettitudine di gente come Armando Siri, Lorenzo Fontana, Gian Marco Centinaio,  Edoardo Rixi, Lucia Borgonzoni ecc., che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del nostro paese?

la lepre marzolina, 14 dicembre 2019

IL RUOLO DELLA FEDE

Rieccolo. E’ rispuntato il cardinal Ruini, scomparso da tempo, evidentemente per riposarsi delle fatiche ventennali per sorreggere il berlusconismo.  E il suo secondo debutto reazionario non è meno cialtronesco del primo.  Ci ha tenuto a far sapere che “Salvini ha notevoli prospettive davanti a sé, però deve maturare”. Traduzione: siamo disposti ad appoggiare la Lega Ladrona, ma deve pagare dei prezzi alla Chiesa. Domanda: Il rosario? “Un modo per affermare il ruolo della fede”. Ruini è vecchio e quindi è comprensibile che non riconosca più la blasfemia e abbia dimenticato addirittura i 10 comandamenti, soprattutto il secondo: “Non nominare il nome di Dio invano”. E quindi che un demagogo razzista, per prendere voti dai bigotti, si sbaciucchi il rosario in comizi politici in piazza o al senato gli appare normale e non blasfemo. Ma poi onestamente riconosce che quello è “il ruolo della fede”. Ovvero la fede serve per acciuffare il potere politico. La gerarchia cattolica lo ha sempre fatto. Altrimenti la fede a che serve? Il Cardinale evidentemente in tutta la sua vita non è riuscito mai a darsi un’altra risposta.

RUINI SDOGANA CIO’ CHE NON E’ SDOGANABILE

di franco pelella

Il cardinale Camillo Ruini, storico esponente della destra cattolica, nel corso di un’intervista ha dato delle risposte palesemente inadeguate a due domande su Matteo Salvini tentando di sdoganare quello che non dovrebbe essere sdoganabile. Ruini è rimasto nel vago dicendo che non condivide l’immagine negativa di Salvini senza specificare perché non condivide questa immagine, che Salvini ha notevoli prospettive davanti a sé senza dire se è contento o meno di queste prospettive, che il dialogo con lui è doveroso senza specificare perché sarebbe doveroso e che per i migranti vale la parole del Vangelo sull’amore del prossimo salvo poi dire che non bisogna sottovalutare i problemi che le migrazioni comportano. Colpisce la furbizia di Ruini, il suo dire e non dire, ma è chiaro che si tratta di una captatio benevolentiae che sorvola sui tanti aspetti negativi di Salvini (il razzismo, l’arroganza, la spregiudicatezza, la furbizia, l’autoritarismo, ecc. ecc.). Ma la risposta che più dà fastidio è quella relativa all’abitudine di Salvini di baciare il rosario in pubblico. Qui Ruini si è superato mettendo in dubbio l’evidente strumentalità dell’operazione e facendo cenno ad una presunta reazione al politicamente corretto che è palesemente inesistente.

Cordiali saluti     Franco Pelella – Pagani (SA)

LA VITTORIA DELLA DESTRA, LA SCONFITTA DELLA LEGA

Nel silenzio totale dei telegiornali  sui dati elettorali veri si sta celebrando il trionfo di Salvini (da segnalare particolarmente la Maratona di Mentana dove la faziosità  ha raggiunto limiti indecenti per dei giornalisti).  Noi commenteremo domani, oggi facciamo solo notare che forse sarebbe utile leggere le cifre date dal Ministero dell’Interno (hanno sempre un testa durissima). I numeri parlano chiaro: dalle ultime elezioni europee della fine di maggio la Lega di Salvini in Umbria ha perduto 17.045 voti, l’1,23% sui votanti e ben il 3% sugli aventi diritto. 

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NON SCHERZIAMO COL FUOCO: SALVINI, IL VICESINDACO E LA FOTO DI FAMIGLIA CON IL NEONAZISTA

di paolo berizzi [“la Repubblica”  5 ottobre 2019]

Uno scatto immortala il leader leghista (era ancora ministro) e lo svizzero Roger Etter. Pregiudicato e amico del filosofo sovranista russo Dugin

LUGANO – Foto di famiglia dal Canton Ticino: con sorpresa. Se gratti, come i biglietti delle lotterie, esce la combinazione. In questo caso i “numeri” del neosovranismo verde-nero: Lega, estrema destra e il link con la Russia. Metti insieme Matteo Salvini, un vicesindaco leghista e un neonazista svizzero – vicino ad ambienti russi – pregiudicato per tentato omicidio (ha sparato in testa a un imprenditore). Nella fotografia, che risale a qualche mese fa – quando Salvini era ancora ministro dell’Interno -, i tre posano sorridenti, vestiti in modo informale. L’ex capo del Viminale sfoggia una t-shirt con il disegno della croce di San Giorgio (simbolo dell’eroismo dei crociati in Terra Santa e prima bandiera della Lombardia), e, sovrapposte, due asce incrociate, emblema di forza guerresca. Un fregio che ricorda i martelli incrociati degli Hammerskin neonazisti.

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L’AZIENDA LEGA LADRONA

Salvini (siamo sempre nel dubbio se sia più bugiardo lui o Renzi) ha finalmente spiegato a Zapping su Rai Radio1, il perché delle sue missioni in Russia assieme col fidato Salvoini : “Alla luce del sole. Se qualcuno ha fatto cose poco serie sarà dimostrato. Io vado a Mosca o a Washingotn per difendere le aziende dell’Italia”. Dopo aver finito di ridere ci rendiamo conto che invece ha proprio ragione lui: chiedendo ai russi sostanzialissime mazzette, Savoini ha lavorato per l’“Azienda Lega Ladrona “  che forse si è già spesi tutti i quattrini truffati nel passato allo Stato e adesso ne ha bisogno di nuovi.

la lepre marzolina – mercoledì 23 ottobre 2019

DI NECESSITA’ VIRTU’ – PENSIERINI FILOGOVERNATIVI

di enzo marzo

Finalmente un po’ di bonaccia. Erano anni che vigeva un clima politico esasperato che ha portato a una spaccatura profonda nel paese. Protagonista è stata l’irruzione dell’estremismo di destra, con il recupero di tutti i temi e i valori che speravamo fossero stati relegati nell’armamentario da dimenticare del Novecento totalitario, ma che invece sono stati riproposti strumentalmente per scopi elettorali da un leghista demagogo ai più bassi livelli, neofita sia del sovranismo sia della superstizione religiosa. Di antica data in lui c’è soltanto il razzismo.

Purtroppo Salvini ha raccolto moltissimi consensi, perché gran parte del popolo italiano, stremata da un venticinquennio di indecenze berlusconiane e dalla mediocrità assoluta di tutte le classi dirigenti che si sono susseguite al governo, si è aggrappata a parole d’ordine che nascono non tanto da valori o da interessi quanto da paura e ignoranza. L’una e l’altra molto profonde. Questi italiani negli ultimi decenni non si sono mai fatti rappresentare da un ceto politico di Destra decente, ma solo da un furfante pregiudicato che per i suoi profitti ha inquinato in profondità il tessuto etico dell’intera società. I rivoli infettanti hanno colpito tutti i settori, non se ne è salvato alcuno: dalle professioni alla magistratura, dalle forze dell’ordine alla scuola e all’Università, dall’imprenditorialità al giornalismo, e così via. Il ceto medio e quello medio-alto si sono impoveriti e hanno collassato. Non dobbiamo allora meravigliarci se in tutte le classifiche dei ventotto paesi europei siamo precipitati all’ultimo o al penultimo posto.

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