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UN COMUNICATO STAMPA

Un esponente del “Partito che non c’è”, dopo l’incontro a Budapest tra Salvini, il primo ministro dell’Ungheria Viktor Orban e il premier della Polonia Mateusz Morawiecki, ha preso atto della comune volontà dei tre di arrivare ad un “Rinascimento europeo”, «sognando una UE che fa poche cose in comune». Evidentemente Salvini ha inteso confermare il suo sovranismo e il suo antieuropeismo alla vigilia della cacciata di Orban dal PPE per la sua continua violazione dei diritti umani e politici che è la vergogna dell’Unione europea. Il Capo della Lega ha sottolineato così la sua politica di estrema destra e l’affinità con i due “dittatorelli” che apertamente si proclamano “illiberali”. Non possiamo non notare – ha continuato l’esponente del PNCE – il riferimento al “Rinascimento” tornato d’attualità dopo le lodi di Renzi a un analogo “Rinascimento” di un regime assassino com’è quello saudita.

ANCHE IO AMBISCO!

Salvini,  in vena di trastullarsi e continuare a far schiattare dalle risate gli italiani non totalmente abbrutiti e ancora con un milligrammo di decenza e di cervello in testa, ha detto: “Berlusconi candidato a presidente della repubblica? Dico di sì: secondo me può ambire al Quirinale”. Il Capo, si sa, ama giocare con le collanine, fare scherzi al citofono, non restituire i soldi truffati dalla Lega Ladrona, abusare di mojitos, impalmare sé stesso come caudillo. Se non avesse la pretesa di imitare davvero Trump e Orban, e se non si prendesse sul serio, ci faremmo una risata su e gli perdoneremmo tutto. Ogni tanto bisogna pure divertirsi. D’altronde, a ben pensarci,  la nipote di Mubarak sarebbe una first lady di un “certo livello”.

Ma non può esagerare. Già nelle carceri e nei circoli di destra, e non solo,  dove abbondano quei delinquenti che si sono salvati con la prescrizione, nonché tra tutte le centinaia di migliaia di pregiudicati  a riposo è tutto un gridare: “Anche io, anche io ambisco!”.

la lepre marzolina – lunedì 25 gennaio 2021

 

SE SALVINI DIVENTASSE LIBERALE

[nella foto: una manifestazione fascio-leghista a favore di Salvini]

Il Capitano si dice pronto per “una rivoluzione liberale”. Allora dovrebbe cambiare idea su migranti, giustizia, sovranismo, populismo, diritti, omofobia e via dicendo. Tenendo a mente che un’agenda davvero liberale non porta voti.

di ugo magri

Spericolato e coraggioso Salvini, che senza “brain trust” o “think tank” alle spalle ma con l’aiuto del solo Marcello Pera annuncia una “rivoluzione liberale” mai vista in Italia: idea ciclopica buttata lì nel mezzo di un’intervista al “Corriere“ dove non si chiarisce il come e il quando, né viene approfondita la portata storica del progetto. Detta così, sembra la classica “supercazzola” sparata per fare un po’ di rumore e distogliere l’attenzione dalle Regionali andate storte, insomma un’arma di distrazione politica. Però è vero che le grandi conversioni ideologiche maturano un passo alla volta. Diamo dunque a Salvini il tempo necessario per passare dal populismo al liberalismo, partendo da Perón per approdare a Pera. E intanto che lui evolve, proviamo a immaginare che cosa farà il Capitano quando sarà diventato liberale al cento per cento.

Quel giorno la smetterà di dare addosso ai migranti. Si accorgerà che siamo tutti cittadini del mondo. Nell’ottica liberale “diverso” è bello, il mix delle culture una miniera di opportunità; l’immigrazione va controllata – si capisce – ma senza eccitare l’astio, senza proclamare “prima gli italiani” come ai tempi di “Faccetta nera”, senza trattenere i naufraghi a bordo delle navi. In Italia, annuncerà Salvini una volta diventato liberale, c’è posto per chiunque rispetti le leggi e abbia voglia di dare una mano. Difenderà i diritti umani ovunque vengano calpestati, prenderà di mira i regimi totalitari senza trascurare la Russia dove agli oppositori di Putin succedono cose strane. Nel nome delle “libertà liberali” Salvini diventerà un garantista vero. Mai più twitterà che è giusto sparare ai ladri dal balcone di casa, che questo delinquente deve “marcire in galera” e quell’altro andrebbe chimicamente castrato. La giustizia non è un Far West dove il ladro di cavalli viene appeso al ramo: ci sono pene severe bilanciate dalla speranza di redenzione. Forse Salvini non arriverà mai, come Marco Pannella, a battersi per carcerati, prostitute, spinelli liberi e trans. Però una volta completata la sua evoluzione liberale e forse anche libertaria contrasterà le pulsioni omofobe della Lega. Nel nome della “libera Chiesa in libero Stato” già sognata dal conte di Cavour, rinuncerà a esibire rosari nei comizi nonché a flirtare con i circoli più retrivi di Santa Romana Chiesa.

Fedele al vecchio adagio “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, Matteo se ne andrà schifato dal gruppo sovranista europeo, frequentato da nazionalisti xenofobi come Alternative Für Deutschland, e pazienza se darà un dispiacere all’amica Marine Le Pen: i liberali degni del nome mai si aggregherebbero a certe comitive. Taglierà i ponti con Casa Pound, con gli estremisti di destra, con le teste rasate; se la Meloni vorrà rincorrerle, buona fortuna a lei e a tutti i Fratelli d’Italia. Non solo: estirperà dal suo lessico espressioni ducesche tipo “noi tireremo dritto” o “chi si ferma è perduto”. Sfogliando qualche classico liberale (ci sono intere biblioteche a disposizione) Salvini apprezzerà l’importanza dei “checks and balances”, degli organi di garanzia, delle tanto bistrattate guarentigie parlamentari. Subirà una mutazione antropologica, frequentando più spesso le istituzioni e di meno le piazze. Scoprirà che il popolo non ha sempre ragione, anzi quasi mai purtroppo, perciò meglio non riempirsene la bocca. Si pentirà di aver detto, dopo il referendum sul taglio degli onorevoli, che le Camere non sono legittimate a scegliere il successore di Mattarella. Si mangerà le mani per aver voluto reddito di cittadinanza e “quota 100”, che del liberalismo economico sono agli antipodi. Diventerà paladino implacabile del rigore, dei conti in ordine, dei risparmi pubblici e privati, del diritto di fare impresa.

Con un’avvertenza: l’agenda liberale di solito non porta voti. I liberali autentici, quelli affezionati all’idea, sono sempre stati quattro gatti, un’élite minoritaria nell’Italia degli assistenzialismi e degli sprechi, delle mafie e delle lobby, dei baciapile e dei perbenisti, delle combriccole e delle corporazioni, dei forcaioli e dei ruffiani. Perciò Salvini, se vorrà vincere le elezioni, lasci perdere la rivoluzione liberale di Piero Gobetti, che fu bastonato dai fascisti e riposa al cimitero Père-Lachaise di Parigi senza nemmeno un fiore sulla tomba. Tragga semmai ispirazione dal Cav, che all’inizio si proclamò liberale ma sempre all’acqua di rose e senza prendersi troppo sul serio.

[da “huffpost”, 11 ottobre 2020]

ON. ELENA MURELLI, LEGA PER SALVINI, PROFESSIONE ACCATTONA

“Ancora piangiamo i nostri morti, ci siamo chiusi in casa tre mesi e abbiamo accettato l’elemosina dei 600 euro“.

dall’intervento di Elena Murelli, deputata della Lega per Salvini, tenuto alla Camera a nome del proprio gruppo parlamentare,  durante il dibattito sull’istituzione della giornata della memoria per la vittime da Covid-19. In effetti l’onorevole (si fa per dire) più che “accettarla” l’ha chiesta e ottenuta per sé l'”elemosina”. Lei è una dei cinque “esseri spregevoli” , come li ha definiti Mario Monti, che continueranno a sedere a Montecitorio. 

LE CAPRE DI SGARBI E I LEGHISTI IMMARCESCIBILI

[nella foto, il capo della Lega presenta a nome di tutta la Destra il suo candidato bocciato a sindaco di Firenze]

Infuriano le polemiche sui 600+1000 euro mensili per deputati e per i politici leghisti dal reddito di 277mila euro l’anno.
Ovviamente, come sempre, il primo posto in sguaiataggine se lo conquista Sgarbi, che non riuscendo a stare mai zitto, tra una scurrilità e un’altra, se ne è uscito con una scempiaggine contro la legge usata dai profittatori: “legge idiota fatta da cretini come Fico”. Pur di difendere alcuni suoi colleghi pezzenti, il deputato-guitto riesce persino a confessare di non conoscere neppure la differenza tra un provvedimento del Governo e uno della Camera (ma, anche se fosse stata una norma decisa dal parlamento, Fico non ne avrebbe avuto ugualmente alcuna responsabilità). Se Sgarbi dovesse dare un giudizio sull’onorevole Sgarbi sarebbe costretto a dire che è solo una “capra”.

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ERA UN UOMO COSI’ BUONO, COSI’ RELIGIOSO, COSI’ TONTO…

de “la lepre marzolina”

È trascorso un anno preciso dal giorno del suicidio, ma pare ieri, è come se fosse ancora tra di noi. Ogni giorno non ci fa mancare quelle scempiaggini inconciliabili tra loro che allietarono il suo governo. Accadde inaspettatamente, non si sa, forse per un soprassalto di onnipotenza, forse per un eccesso di mojitos, forse perché ignorava che il numero 343 è maggiore di 263, come gli ha insegnato la Camera un mese dopo, quando era già troppo tardi. L’imbonitore da paese compì l’insano gesto strangolandosi con le sue stesse ultime parole: «voglio i pieni poteri», «voglio i pieni poteri». Adesso si è ridotto a balbettare a vanvera: «chiudere tutto chiudere tutto», «aprire tutto aprire tutto», «mettetevi la mascherina», «toglietevi la mascherina», indosso la maglietta dei fascisti di Casa Pound ma «sono l’erede di Berlinguer»…. , il prossimo passo – temiamo – sarà: «Prima Napoleone».

Ogni paese della penisola ha un poveretto che si aggira per i vicoli e la gente, vedendolo parlare sempre più da solo, scuote la testa: «vi ricordate quanto era bravo a venderci le pentole al mercato…?». Fa davvero pena: prima aveva in tasca la Vittoria, adesso non gli sono rimasti che due Vittorio con cui trascinarsi fino all’osteria dove potersi abbandonare alle solite scurrilità.

la lepre marzolina – domenica 9 agosto 2020

PIZZA SALVINI-4 STAGIONI

Ma che fanno i pizzaioli napoletani? Dormono? Negli anni ’90 dell’’800, in occasione della visita a Napoli della Regina Margherita, in suo onore crearono la “pizza Margherita”, che da allora con i suoi ingredienti patriottici invase il mondo. Adesso i pizzaioli non dovrebbero nemmeno spremersi troppo, dovrebbero solo cambiare nome alla “pizza 4 stagioni”, e chiamarla “pizza Salvini”.

Ormai siamo in estate, e c’era da aspettarsi il ritorno alla grande dei mojitos. Così Salvini, non avendo più un suo governo da suicidare, tra un bicchiere e un altro si dedica alla storia italiana. Dixit Salvini IV: «I valori di una certa sinistra che fu, quella di Berlinguer, e cioè il lavoro nelle fabbriche, quello degli operai, degli insegnanti, degli agricoltori, degli artigiani, adesso sono stati raccolti dalla Lega. Quindi, se il Pd chiude Botteghe Oscure e la Lega apre, io sono contento. È un bel segnale». La prima stagione salviniana fu da “comunista padano”, poi senza soluzione di continuità si fece “leghista separatista”. Così passa decenni nella bossiana “Lega Ladrona” inveendo contro i meridionali e contro i “comunisti. Siamo alla maglietta: “Prima la Padania”. E ai tempi dei 49 milioni truffati allo Stato.

Poi, repentinamente, il separatismo diventa il suo contrario: sboccia il Salvini III, patriota sovranista, vicino a Putin e ai fascisti di Casa Pound. Al Segretario basta cambiare solo la maglietta, ora porta “Prima l’Italia”, e declinazioni varie e leggermente contraddittorie: “Prima i sardi”, Prima i napoletani, Prima gli umbri. Tutti in “Prima” abboccano.

Ma arriva l’estate, e col caldo nasce il Salvini IV, il voltamaglietta Salvini, ora comunista da Botteghe oscure: al solito mojito di troppo il segretario di una Lega di estrema destra si scopre berlingueriano. La svolta gliel’avrà suggerita il suo caro ideologo Dugin che potrà concedergli anche il copyright della bandiera del suo partito nazi-bolscevico (falce e martello su bandiera nazista).

Ora la “pizza Salvini quattro stagioni” è bell’ e cotta. E sappiamo anche chi se la divorerà con gusto. E sappiamo anche che a pagarne il conto saranno gli italiani, che ora hanno da pensare ben altro che le giravolte del solito buffone stagionale.

LA RIVOLUZIONE LIBERALE IN 4-5 MOJITO

Così Salvini: “Fase2, Serve tale deregulation e rivoluzione liberale. Bisogna ripartire dall’assoluta libertà d’impresa: azzeramento di tutta la burocrazia, di tutti i controlli preventivi, silenzio assenso per le domande nei Comuni”.

 Salvini ha sempre ragione dopo che si è scolato 4-5 mojito, cosi posso finalmente realizzare il sogno di costruirmi due camere e cucina accanto all’obelisco di piazza del popolo a Roma, che mi piace tanto…

la lepre marzolina – venerdì 24 aprile 2020