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LA PROPOSTA PIÙ OVVIA [di G. Migone]

di gian giacomo migone

LETTERA INVIATA A “LA REPUBBLICA ” E NON PUBBLICATA

Caro Direttore,
al dibattito dilatorio in corso sulla questione di governo manca la proposta più ovvia, nell’interesse del Paese (anche se adombrata, non a caso, da Virginio Rognoni e da Rosy Bindi): un governo monocolore del partito di maggioranza relativa (M5S) con l’eventuale appoggio esterno del PD e di LeU. Esso non presuppone alcun contratto di governo alla tedesca, bensì una conoscenza preventiva delle dichiarazioni programmatiche con cui il presidente del consiglio si presenterebbe al parlamento, per verificarne la compatibilità con i valori e orientamenti programmatici di chi sarebbe chiamato ad appoggiarlo. Ciò consentirebbe la formazione del governo di cui vi è urgenza, anche se esso dovrà di volta in volta trovare, se necessario negoziare, una maggioranza parlamentare per i propri provvedimenti. Se tale governo ritenesse vitale ai fini della propria sopravvivenza un determinato atto parlamentare, avrebbe a disposizione l’arma del voto di fiducia. Questa soluzione, alternativa ad una coalizione M5S-PD, che solleva tante resistenze,

Niente di strano. E’ la democrazia parlamentare, bellezza! Se il maggioritario ha il pregio – a mio avviso prevalente – di obbligare i soggetti in campo a coinvolgere i propri elettori in alleanze dichiarate, i sistemi proporzionali – o prevalentemente tali, quali il pur sciagurato Rosatellum – consentono quantomeno alleanze o anche singoli voti nella trasparenza del dibattito parlamentare, in coerenza con il nostro dettato costituzionale.

Questa soluzione, alternativa ad una coalizione M5S-PD, che solleva tante resistenze, avrebbe il vantaggio di evitare una discussione imperniata sulle poltrone ed altre posizioni di potere, spostando l’attenzione su impostazioni e misure programmatiche. Inoltre, non consentirebbe al M5S di effettuare ricatti rappresentati da elezioni politiche anticipate, in mancanza di chiarimenti politici, e alle forze di centro-sinistra, o presunte tali, di ripiegare su una coalizione di governo con le forze di centrodestra, travestita da governo di scopo, del presidente, o su altre formule suggerite dalla creatività italica, che segnerebbero il loro definitivo tramonto. E’ appena il caso di aggiungere che fare fronte ad un problema impellente nell’interesse dell’Italia non esime da una profonda autocritica e innovativa visione programmatica la cui mancanza ha lasciato l’elettorato di sinistra priva di rappresentanza, disperdendone forze ed energie, in una fase particolarmente critica della sua storia.
Gian Giacomo Migone

i danni fatti da renzi e de luca sono stati enormi

di franco pelella

Caro direttore, h__________o deciso di votare il Pd (turandomi il naso) perché avevo paura che i fascisti (e Berlusconi) conquistassero la maggioranza assoluta dei seggi e prendessero il potere. Per fortuna questo non è avvenuto. Ciononostante la debacle della sinistra c’è stata lo stesso perché a destra ha la maggioranza relativa mentre i Cinque Stelle sono diventati il primo partito. E’ evidente che molti elettori di sinistra (soprattutto nel Sud) hanno deciso di votare per i Cinque Stelle perché hanno ritenuto che questo Movimento potesse rappresentare un significativo elemento di rinnovamento della politica; è passata, purtroppo, in secondo piano l’ambiguità politica di Luigi Di Maio e degli altri dirigenti, che oscillano costantemente tra la destra e la sinistra.  

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IL DINOSAURO DIXIT

I politologi si stanno rompendo la testa per trovare le più raffinate motivazioni della catastrofe politica del Pd. Di cui si sono accorti solo la domenica del 4 marzo. Eppure ce le hanno avute  sempre davanti agli occhi: il Pd renziano non è stato che idiozia allo stato puro ricoperta da impudica sfacciataggine. Come se il cervello dei cittadini avesse un’intelligenza inferiore a quella del dirigente medio o alto del “Giglio magico”. Cosa quasi impossibile. Al punto che, dopo la legnata storica, la mente del renziano-tipo, già molto intontita, ancora non riesce a dare segni di vita.

La vicenda della nomina dei presidenti delle due Camere ne è un altro segnale inquietante. Issare sull’Aventino la bandiera bianca è stato un grave errore, ma in politica , soprattutto nel Nazareno, di errori se ne fanno tanti, e dato il livello della sua classe dirigente è persino ovvio. Ma in questo caso ci troviamo di fronte a qualcosa di più di un semplice errore:  presentare come candidata, appunto di bandiera, il nome della “più peggiore” ministra della pubblica istruzione è pervicace autolesionismo. E proprio nel giorno in cui la Cgil dava i dati sulla scuola italiana: 4 punti di spesa pubblica in meno sulla media Ocse e collocazione al 19 (diciannovesimo) posto in Europa per le risorse dedicate.

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UNA LEZIONE DI STILE

di riccardo mastrorillo

Sabato 24 marzo il Movimento 5 stelle e il centro destra hanno dato una nitida lezione di stile ad un Partito Democratico sempre più arroccato su posizioni incomprensibili. Nonostante le accuse di “inciucio” e altre amenità simili, ultimi strascichi di una pericolosa malattia che infesta il Pd da anni, cioè il non conoscere la storia del paese e lo scimmiottare il populismo dei 5 stelle, quello che è accaduto sabato ha un risvolto positivo per la politica italiana, che solo la miopia permalosa di una parte consistente dei democratici non riesce a cogliere.

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