Archivi tag: mattarella

LA TRUFFA

di riccardo mastrorillo

In un crescendo di innovative prassi istituzionali il Movimento 5 stelle e la Lega hanno predisposto un contratto di governo e hanno indicato Giuseppe Conte come presidente del Consiglio. Il Presidente Mattarella, vincendo qualche riserva sul fatto che il candidato non fosse un politico e poteva apparire debole, non essendo espressione diretta di un voto popolare,  ha affidato a Conte l’incarico di formare un Governo.  Abbiamo seguito in questi giorni le ricostruzioni dei retroscena e soprattutto la delicata questione del nome di Savona a Ministro dell’Economia. La Costituzione prevede all’articolo 92 che «Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri». Già la conoscenza della lingua italiana, potrebbe sovvenire per comprendere l’assoluta correttezza formale del comportamento di Mattarella, ma svariati e anche recentissimi precedenti, in merito al fatto che, rientra nelle prerogative del Presidente della Repubblica quella di contestare i nomi dei ministri proposti, aiutano a capire che in questa vicenda parlare di messa in stato d’accusa del Capo dello stati ci pare francamente ridicolo.

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NE VALEVA LA PENA?

di giancarlo tartaglia

Mai una crisi politica nella storia della Repubblica è stata cosi lunga, complessa e dagli esiti assolutamente imprevedibili come quella che stiamo vivendo. Per tentare di comprenderla occorre partire da quelli che possiamo considerare, senza alcun dubbio, i punti fermi.

Il primo riguarda lo strombazzare in queste ore di un ipotetico impeachment del Presidente Mattarella. La richiesta non ha né senso logico né giuridico. Il Presidente della Repubblica ha agito nell’ambito dei poteri che la Costituzione gli conferisce. In base alla Carta del ’48 è il Presidente della Repubblica che nomina i ministri, ancorché proposti dal Presidente del Consiglio incaricato. Non esistono nella Costituzione limiti a questo potere discrezionale del Presidente. Pretendere di metterlo sotto accusa per il suo rifiuto di nominare il Professor Savona alla guida del dicastero del Tesoro è perciò frutto di analfabetismo costituzionale.

Il secondo punto, anch’esso assolutamente indiscutibile, è che in questo Parlamento, cosi come uscito dalle urne del 4 marzo, non esiste alcuna maggioranza e che dopo 80 giorni di crisi sono state “bruciate” tutte le possibili alleanze, tranne quella, che si va sempre più consolidando, tra Lega e 5 Stelle.

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UNA FERITA ALLA DEMOCRAZIA

di gian giacomo migone

LETTERA NON PUBBLICATA DA “REPUBBLICA”

Caro Direttore, sono da sempre convinto che una piena integrazione costituisca una condizione per la salvaguardia e lo sviluppo della democrazia europea e italiana  in un mondo globalizzato; che l’euro sia una prerogativa di sovranità indispensabile, nei confronti di altri monete che lo contrastano – in primo luogo il dollaro – malgrado sia oggi uno degli strumenti sovranazionali a disposizione di una politica economica dei pochi ricchissimi a scapito di tutti gli altri.

Eppure non posso non considerare una vera e propria ferita alla democrazia e la violazione di una consolidata prassi costituzionale da parte del Presidente della Repubblica – se sono vere le cronache di tutti i giornali –   l’accusa di diktat a chi oggi rappresenta la maggioranza del Parlamento la volontà di esercitare il sacrosanto diritto di scegliere un ministro dell’economia – ineccepibile sul piano etico e della competenza – corrispondente al proprio programma che pure chi scrive per ispirazione e per altri contenuti abborrisce.
Gian Giacomo Migone
Già presidente della commissione esteri del Senato (1994-2001).

 

ALLA FIERA DELL’IRRESPONSABILITA’

Orientamento di Critica liberale

L’intera classe politica, dopo due mesi di indegni balletti post-elettorali, dovrebbe spiegare al Paese una semplicissima cosa: ma perché, avendo votato pressoché al completo una legge elettorale di impianto proporzionale, sta sprofondando le istituzioni nell’ingovernabilità, comportandosi come se quella stessa legge fosse maggioritaria?

Perché il PD vaneggia di elettori che l’avrebbero mandato all’opposizione punendolo elettoralmente, quando con una legge proporzionale il PLI rimase al Governo quasi ininterrottamente per mezzo secolo avendo anche meno del 2% dei consensi? Perché i M5S vaneggiano di mandato pieno a governare avendo avuto qualcosa meno di un terzo dei consensi? Perché la Destra articolata in tre partiti parla a tre voci, pur avendo raccolto i consensi in un unico paniere, al punto che basta la chiusura di una compagine del terzetto per far saltare una possibile alleanza di governo?

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la giornata particolare di due elettori alle prese col rosatellum

di antonio caputo – d’intesa con enzo palumbo – (con una postilla)

Senza consultarci, io e l’amico Enzo Palumbo abbiamo vissuto la stessa esperienza, a Torino ove voto io, quartiere crocetta, e a Messina, città di Enzo .

Una giornata particolare e un gesto di modesta disobbedienza civile condiviso, dalle Alpi al (quasi) Lilibeo!

Attaccati al diritto di voto, il primo e fondamentale diritto politico in democrazia.

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