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CENE E COTILLONS

Vuoi andare sulle prime pagine dei giornali? Organizza una cena ristretta. Renzi, Minniti, Calenda e Gentiloni vanno a cena assieme. Per mangiarsi i miseri resti del PI (Partito Idiota). E, giù, tutti i giornali dedicano articolesse all’evento storico, come se si trattasse di Yalta. I pidioti dovrebbero ricordare quanti voti costò alla sinistra la cena di D’Alema a casa Letta (Gianni), con tanto di crostata fatta con le sue mani dal Berlusca per intortare con successo il Peggiore.

Altra cena storica tra Berlusca e Salvini. In nome del “Governo del cambiamento” viene sottoscritto il patto scellerato tra i due “litiganti a uso e consumo dei beoti che se la bevono”. Il menu prevede, come primo piatto da divorare, la Rai in salsa garantista, ma non del servizio pubblico televisivo, bensì delle reti di chi fa finta di votare contro il governo. E i 5stelle stanno a guardare digiunando, si accoderanno senza avere neppure il sospetto che saranno loro a pagare il conto salato di tanta vergogna.

la lepre marzolina – 17 settembre 2018

LA PADELLA E LA BRACE

Il m5s è veramente ingrato. Ha trattato Renzi sempre con irriconoscenza. Adesso che anche si è comprato casa pur avendo in banca solo pochi spiccioli, uno sforzo lo potrebbe fare per dargli una mano. Una piccola donazione non guasterebbe. Dopotutto nessuno più di lui ha lavorato per anni h24 per costruire il loro successo. Ma Renzi è un vero signore. Si prodiga disinteressatamente. Vedendo che i 5steĺle, tra incompetenza, inesperienza e dirigismo dall’alto, sono travolti dal fascio-razzismo di Salvini, è accorso, senza neppure che glielo chiedessero, in loro aiuto. Con una dichiarazione di grande generosità. Ha esclamato: “Presto toccherà di nuovo a noi”. Tutti gli italiani
(tranne quelli di casa Boschi, Renzi e Orfini) hanno sentito che un brivido gelato percorreva la loro schiena. Hanno tremato anche quelli che detestano questo governo il più non posso. Sperando, ottimisticamente, che ci sia un limite a tutto.

la lepre marzolina – 9 agosto 2018

LA STRATEGIA DEL POPCORN

di andrea pertici

Nuova pesante sconfitta del Pd e del centrosinistra nei ballottaggi del 24 giugno.

Si tratta in fondo di un partito – e di una coalizione – che hanno ormai collezionato innumerevoli sconfitte. L’ultima era stata nelle elezioni politiche del 4 marzo, quando il Pd e il “suo” centrosinistra, “cucinato” in quattro e quattr’otto alla vigilia delle elezioni, alla bisogna di una legge elettorale che portava il nome del capogruppo “dem” e la firma anche dei due leader del centrodestra (con cui il Pd si è volentieri alleato per anni). A seguito di quelle elezioni, in cui il Pd era stato portato al minimo storico, grazie alla pluriennale strategia di rottamotori e rottamandi, non si è pensato di cambiare schema. Anzi, la perspicace reazione – portata avanti dal capo in testa a tutti gli altri – è stata da subito quella di fare gli offesi con gli elettori.

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CHE NE PENSATE DI QUESTO GOVERNO?

AVETE UN GIUDIZIO DA DARE IN BREVE?  SCRIVETELO  A info@criticaliberale.it……PER UN INTERVENTO PIU’  COMPLESSO, SCRIVETE ALLA DIREZIONE.

VINCENZO FERRARI: Un solo pensiero sul governo Conte (alias: Farage – Le Pen): se realizzerà il programma porterà il paese alla catastrofe. Se non lo realizzerà, avrà ingannato i suoi elettori. Tutto qui, per ora.

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LA TRUFFA

di riccardo mastrorillo

In un crescendo di innovative prassi istituzionali il Movimento 5 stelle e la Lega hanno predisposto un contratto di governo e hanno indicato Giuseppe Conte come presidente del Consiglio. Il Presidente Mattarella, vincendo qualche riserva sul fatto che il candidato non fosse un politico e poteva apparire debole, non essendo espressione diretta di un voto popolare,  ha affidato a Conte l’incarico di formare un Governo.  Abbiamo seguito in questi giorni le ricostruzioni dei retroscena e soprattutto la delicata questione del nome di Savona a Ministro dell’Economia. La Costituzione prevede all’articolo 92 che «Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri». Già la conoscenza della lingua italiana, potrebbe sovvenire per comprendere l’assoluta correttezza formale del comportamento di Mattarella, ma svariati e anche recentissimi precedenti, in merito al fatto che, rientra nelle prerogative del Presidente della Repubblica quella di contestare i nomi dei ministri proposti, aiutano a capire che in questa vicenda parlare di messa in stato d’accusa del Capo dello stati ci pare francamente ridicolo.

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