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il sogno di berlusconi realizzato da draghi (con la COMPLICITA’ DEL M5S)

di angelo bonelli

Ponte sullo Stretto, “Draghi realizza il sogno di Berlusconi”

Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi, ha affermato: «Il governo dei migliori farà quello che Silvio Berlusconi aveva sempre tentato di fare: il Ponte sullo stretto di Messina un’opera che è già costata solo per fantasiosi studi e progetti quasi 1 miliardo di euro».

«Il ministro Giovannini –  ha aggiunto – ha inviato al parlamento la relazione tecnica, in realtà molto politica, del ministero che dice Sì al Ponte» e «fatto imbarazzante, dedica su 158 pagine totali una pagina e mezza al rischio sismico, e che svela il meccanismo attraverso il quale verrà finanziato il Ponte che non è stato inserito nelle opere del Pnrr».

«Il meccanismo – spiega l’esponente dei Verdi – è quello di destinare al Ponte i fondi pubblici che si sono liberati dalle opere che verranno finanziate dal Pnrr, il governo Draghi dopo aver costruito un recovery plan che non affronta la transizione ecologica perché sottrae risorse al trasporto pubblico, alla depurazione, alla dispersione delle reti idriche e alle energie rinnovabili, ora lavora per realizzare un’opera dall’impatto ambientale devastante continuando ad ignorare le emergenze del Sud del paese».

«Per dare un’idea delle priorità dell’Italia ….

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LE 3 CRISI

Della rappresentanza , per effetto di leggi elettorali che sottraggono libertà di scelta e recidono  il tessuto connettivo della Rappresentanza.              

Della partecipazione costruens o informata , attiva pro e inter attiva, sostituita da strumenti distorcenti o manipolati o manipolatori, come i social, spesso solipsistici o le tv o i talk show o i click su piattaforme varie. Sullo sfondo crisi radicale della sovranità. 

Della democrazia e di anelli di congiunzione tra società civile e Istituzioni, come i partiti. Ora anche alla prova del metodo della Casaleggio e associati.

Certamente ciascun partito può regolare come meglio crede la vita interna del partito e i meccanismi di selezione e decisione. Ma restano o ci sarebbero  sempre le  garanzie della Costituzione repubblicana a tutela della libertà di associazione, di manifestazione del pensiero, rivolte ad assicurare il rispetto di un metodo democratico sostanziale anche nella vita interna (artt.18,21,49). E trattandosi di democrazia parlamentare rappresentativa (che presuppone e si coniuga con  partecipazione interattiva)  a tutelare le libertà di parlamentari non legati a vincolo di mandato ma liberi rappresentanti dei cittadini tutti, e del parlamento (artt.1 e 68). Riguarda tutti. Se poi col voto sulla piattaforma privata della società privata, espresso con un semplice click a un quesito precostituito (non costruito insieme) da chissà chi e come, si immaginasse di vincolare la libertà del parlamentare, forte sarebbe la dissonanza da lettera e spirito costituzionali, rimanendo libera scelta in ipotesi da motivare, il libero voto in parlamento del parlamentare. Anche perché chi  vota sulla piattaforma è semplice iscritto alla stessa  in regime di diritto privato, senza che egli abbia alcun obbligo (privatistico e di nessun effetto pubblicistico) di dichiararsi elettore del partito a cui la piattaforma fa riferimento. Se poi tutto questo avviene dopo che l’assemblea dei parlamentari del partito si è espressa e una delegazione della stessa si  è già recata dal Presidente incaricato di formare un governo, dichiarando coram  populo di voler aderire e partecipare allo stesso governo, sarebbe arduo  non valutare la cosa come screditamento della libertà responsabile dei parlamentari e in definitiva come contrapposizione al sistema della democrazia parlamentare rappresentativa che si presenterebbe sostituita da click eterodiretti vincolanti per gli eletti dal popolo sovrano (non dai soli iscritti alla piattaforma). Anzi, anche da altri click preannunciati dal dominus incontrastato e proprietario della piattaforma in caso di prevalenza dei no al governo Draghi. Quesito in tal caso assoggettato a libero arbitrio interpretativo.  Il dominus Casaleggio, figlio dell’omonimo, investito a tempo indefinito  della carica in forza di un principio analogo  a quello monarchico e dinastico. Altri click mentre le consultazioni sono chiuse e Draghi sta salendo sul colle per presentare la lista dei ministri e poi recarsi avanti le Camere, fuori tempo massimo e dal tono velatamente o volutamente dilatorio  se non ostruzionistico. Su quesito anticipato via rumor su tv e social dal predetto dominus. Gli iscritti a Rousseau dovrebbero dire col click se i parlamentari dovranno astenersi o votare no al governo Draghi. Ma non si erano espressi prima ?

LA TRUFFA DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA

Non sappiamo come ringraziare il M5s per la sua meritoria opera di smantellamento della cosiddetta “democrazia diretta”. E tutti coloro che difendono le istituzioni rappresentative e il voto segreto e libero non possono non essere grati a chi non perde occasione per dimostrare urbi et orbi quale truffa sia la pratica della democrazia pseudo diretta. Certo involontariamente. Il  primo test è dato dalla partecipazione sempre incredibilmente scarsa al voto. L’ultima – direi definitiva e più spudorata – prova è fornita dal quesito buffonesco sull’appoggio al Governo Draghi proposto, o meglio imposto, ai votanti: «Sei d’accordo che il MoVimento sostenga un governo tecnico-politico che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal MoVimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?». Questa ultima stesura del quesito, sul filo di lana, è riuscita ad affermarsi su altre ipotesi. Per esempio: «Siete cosi fessi da rifiutare un governo affidato dal M5s al presidente Draghi?». Oppure: «Osate opporvi a un governo grillino retto da Draghi, il quale ha copiato sfacciatamente il programma politico del MoVimento?» Oppure: «Dite sì o no al governo Draghi proposto con fermezza dai vostri Capi?». «Postscriptum del Quesito: cari, votate liberamente, intanto le schede sono scrutinate senza alcun controllo da Casaleggio nella sua cucina, presto conoscerete i risultati a lui più graditi».

RIMETTIAMO LE DOGANE

Monica Amore, consigliera comunale di Torino, eletta dal M5s, ha pubblicato un post sfacciatamente antisemita con tanto di caricature di uomini con naso pronunciato, Kippah e Stella di David. Non mancano neppure richiami al famigerato violento complotto sionista. Insomma, la sua è stata una oscena rivisitazione delle più bieche propagande anti ebraiche. Il tutto riferito al Gruppo Gedi. Gruppo senz’altro criticabile, ma il modo fa la sostanza.

Dopo il putiferio sollevato e le condanne dei dirigenti dello stesso M5s, l’autrice ha fatto propria l’ormai buffonesca tradizione del “non me ne sono accorta”, “chiedo scusa”, “rimuovo il post”. Avrebbe potuto dire anche “rimetto il dentifricio nel tubetto”. Chiuso il discorso? Direi di no.

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LELLO CIAMPOLILLO: IL PUNTO PIÙ BASSO

di elio truzzolillo

Il senatore Ciampolillo, con cui condivido con grande imbarazzo la parte finale del cognome, ha votato la fiducia al governo.

Come molti sapranno dai primi articoli usciti ieri sera è stato espulso in passato dal M5S per mancati versamenti (perché con chi volete che sia stato eletto uno così?), è vegano, fautore della legalizzazione della cannabis (e fin qui tutto legittimo) e negazionista di Xylella. Ora aspira per sua esplicita ammissione addirittura al ministero delle politiche agricole come contropartita al suo voto (quale posto migliore per un negazionista di Xylella? Credo che neanche il demonio avrebbe pensato a questa combinazione).

Non credo che succederà per carità, perché anche chi governa Fantasilandia si renderà conto che il nostro paese diventerebbe lo zimbello dell’intero sistema solare.

Quello che gli articoli scritti in tutta fretta ieri non hanno evidenziato è però molto peggio. Lello Ciampolillo è anche un complottista, un negazionista del CoViD e un novax. Insomma è uno di quei personaggi che in una società minimamente accettabile e meritocratica dovrebbero stare in un bar di periferia a parlare allegramente di oscuri disegni e bla bla bla vari. Invece a Fantasilandia è un parlamentare che è diventato di vitale importanza per il governo e che presumibilmente potrà anche rivendicare qualche ruolo di responsabilità.

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LA MIA TERZA REPUBBLICA (QUELLA CON UN PIZZICO DI SERIETÀ E DI RIGORE) 1 – Manlio Di Stefano (M5s)

la lepre marzolina

Manlio Di Stefano (M5s) scrive collocando Beirut in Libia. È un uomo di governo: sottosegretario agli Esteri nei due governi Conte. Senza vergognarsi nemmeno per un attimo, arrogantemente, non chiede neppure scusa.

Problema che un governo della mia Terza repubblica risolve in dieci minuti: dimissioni e sostituzione con un suo collega di partito che abbia frequentato con qualche profitto la scuola dell’obbligo. 

Di Stefano fu molto apprezzato quando alla fine del 2017 disse: “Abbiamo fatto capire a tutti i nostri militanti che il percorso deve essere fatto di buone pratiche e di democrazia. Non parliamo di governo tecnico o politico, ma di governo competente, sceglieremo le persone migliori che questo Paese ha da offrire se dovessimo formare un governo”.

d.R

Alcuni giorni fa su questo sito abbiamo scritto che il M5s non dovrebbe neppure “osare” chiedere il voto agli elettori senza, prima, aver definito la sua collocazione politica e il suo concetto di democrazia. Per non far correre il rischio all’elettore (come nel passato e nel presente) di votare un cripto-leghista o un cripto-nazista o un cripto-stalinista. O di votare un Movimento nelle mani di un’azienda privata che non subisce alcun controllo né pubblico né privato.

Sotto il sole ferragostano il Movimento ha dimostrato di persistere nella sua linea dell’ambiguità, della contraddizione opportunistica, della presa per i fondelli dei cittadini spacciando per virtuosi metodi e comportamenti che sono soltanto truffaldini. Di Maio esulta per i risultati della ultima consultazione dei grillini. Essendo affezionato alle iperbole infantili, dopo aver abolito la povertà stavolta se ne è uscito con «l’inizio di una nuova èra». Nella sua mente il voto, di fatto cucito ad personam  su Virginia Raggi, equivale a una rivoluzione. Forse è una rivoluzione ma solo matematica. Da ora in avanti le numerazioni cominceranno non più da 1 ma da 0. Vedremo se cambieranno tutte le tabelline. Da questo ferragosto si dà inizio al d.R, che sostituirà il vetusto d.C.. L’èra del Dopo Raggi, quando finalmente conta anche lo Zero.

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NON OSATE

di enzo marzo

«Sono arrivata a questa scelta dopo averci riflettuto a lungo, non è stato semplice, ma era diventato impossibile portare avanti idee e progetti per i quali avevo deciso di far parte del Movimento 5stelle». Così dixit Alessandra Riccardi, senatrice del M5s, traslocata nella Lega di Salvini. Non è la prima, e non sarà l’ultima. Un tempo personaggi come questi sarebbero stati definiti “trasformisti”, “attaccati alla poltrona”, “venduti”. Ma ora sarebbe improprio. Evidentemente Riccardi ha «riflettuto a lungo». Mentre Salvini si esibiva nelle sue ultime castronerie. Oppure lei, che deve essere donna di cultura e di «idee», evidentemente si è fatta convincere dal camerata Alberto Samonà, neo assessore leghista alla cultura della Regione siciliana e si sarà commossa alla devozione del vetero e semper fascista verso il terrorista nero Delle Chiaie, e persino alla tenerezza mostrata per le SS: «Guerrieri della luce generati da padre antico e dalla madre terra. Nel sacrificio dell’ultima Thule. Monaci dell’onore».

In tempo di Covid 19 abbiamo avuto occasione di scrivere che, pur molto pessimisti, dobbiamo auspicare una Terza repubblica, opposta alla Seconda, marcita sotto il malaffare del berlusconismo e l’estremismo razzista e parafascista del salvinismo. Un Terza repubblica o sarà “trasparente e rigorosa” o non sarà che la continuazione della “Seconda”, ma ancor più putrida e corrotta. Purtroppo sono già troppi i segnali che non vanno nel verso giusto. Abbiamo anche indicato, come segno sicuro di mascalzonaggine “da Seconda repubblica”,  la sfacciataggine con cui si ostentano decisioni e azioni che un tempo si compivano sì, ma non così copiosamente e soprattutto vergognandosene come ladri colti sul fatto.

Ma, sia chiaro, non diamo alcuna colpa a tale Riccardi.  Lei è quella che è.

La responsabilità politica è tutta di Grillo e di Di Maio.

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IL GRILLO STRAPARLANTE

Grillo non si arrende neppure di fronte alla liquefazione del suo movimento, e invece di chiedersi quali ne siano le ragioni, ritorna a dire:

«Perché votare? Perché non lasciare la parola ai cittadini, scelti a caso?». «Le democrazie rappresentative di tutto il mondo scricchiolano, sanno di antico».

Ha proprio ragione: la democrazie scricchiolano davvero, invece i princìpi spacciati per il “nuovo” dai 5S sono soltanto macerie. Dobbiamo ringraziare Grillo che li ha messi alla prova e si è scelto i suoi parlamentari già assolutamente «a caso». Così il mondo intero ha potuto constatare come è andato l’esperimento. Non ci poteva essere maggior contributo al rafforzamento della democrazia rappresentativa. Il seggio parlamentare regalato al primo passante ha creato un bel minestrone indigesto e ingestibile con estremisti di destra di qua, filocomunisti di là, vetero-democristiani di su, antisemiti di giù, per non dire degli opportunisti e dei ministri esperti come i bambini di sei anni. Pronti irresponsabilmente a governare sistemi sempre più complessi. Ma per Grillo e per Casaleggio bastava che fossero rigidamente sotto il loro comando e spingessero i bottoni secondo gli ordini dei Capi. Roba che non sa solo «di antico», ma puzza di  esperienze antidemocratiche novecentesche e di dittature subequatoriali. Basti pensare alla riproposizione di una espressione orrenda e antichissima come “Capo”.

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LA DISTRUZIONE DELLA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE

di riccardo mastrorillo

Il Parlamento ha votato e si è autoridotto: la Camera sarà composta da 400 deputati, anziché 630 e il Senato da 200 senatori invece di 315. Il Partito democratico e la variopinta composizione del Gruppo LEU, che in tutte le precedenti votazioni si erano opposti, hanno votato a favore, sostenendo che si è raggiunto un accordo per compensare la riduzione dei parlamentari, con interventi legislativi che dovrebbero ridimensionare la compressione della rappresentanza.

Sappiamo bene che il movimento cinque stelle ha imposto questa riduzione con lo scopo, nemmeno velato, di distruggere la democrazia parlamentare, del resto lo hanno già detto che l’obiettivo successivo è stabilire il vincolo di mandato.

Quello che ci lascia, ma non troppo, stupiti è il documento di maggioranza, le famose garanzie ottenute dal Pd e da LEU, che dimostrano, senza appello, l’assoluta ignoranza sul significato di democrazia di gran parte della classe dirigente di questo paese.

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