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QUANDO IL “POLITICAMENTE CORRETTO” DIVENTA FANATICO

LETTERA DI 150 INTELLETTUALI SU Harper’s

Lettera aperta sulla giustizia e la libertà di dibattito
Le nostre istituzioni culturali stanno affrontando un momento difficile. Le imponenti proteste per la giustizia razziale e sociale stanno portando a sacrosante richieste di riforma della polizia, insieme ad appelli più generali per una maggiore uguaglianza e inclusione nella nostra società, anche e soprattutto nell’istruzione superiore, nel giornalismo, nella filantropia e nelle arti. Ma questo indispensabile redde rationem ha avuto anche l’effetto di intensificare un insieme di atteggiamenti morali e impegni politici che tendono a indebolire le nostre norme di dibattito aperto e tolleranza delle differenze e a favorire il conformismo ideologico.

Applaudiamo la prima di queste due tendenze, ma stigmatizziamo con forza la seconda. Le forze dell’illiberalismo stanno crescendo in tutto il mondo e hanno un potente alleato in Donald Trump, che rappresenta una reale minaccia per la democrazia. Ma non bisogna lasciare che la resistenza si irrigidisca nel dogma o nella coercizione, che già adesso vengono strumentalizzati dai demagoghi di destra. L’inclusione democratica che vogliamo potrà essere realizzata solo se ci schiereremo in modo chiaro contro il clima di intolleranza che si è creato da tutti i lati.
 

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BIONDI E GLI PSEUDO-LIBERALI IN GUANTI BIANCHI

di enzo marzo

La morte di Alfredo Biondi ricorda a coloro che lo conobbero la scomparsa di un simpatico buontempone. Chissà come se la riderà, oggi che sono finiti i suoi interessi terreni, a leggere in qual modo la sua dipartita è stata celebrata da politici e quotidiani di destra.

Forza Italia arriva ad annoverarlo come «una colonna del liberalismo», evidentemente assieme a Croce ed Einaudi, Albertini e Giolitti, Ernesto Rossi e Pannunzio.

Ma non ci scandalizziamo: i berlusconiani da trenta anni spacciano un’immagine di Forza Italia come “partito liberale di massa”. Pronto a realizzare finalmente la “rivoluzione liberale” tanto auspicata da Gobetti. Ovviamente non hanno mai creduto neppure loro a questa scempiaggine, che tutta la storia politica del berlusconismo ha dimostrato d’essere la più solenne bufala di fine secolo. Ma lo slogan – assecondato da un piccolo stuolo di accademici liberaloidi – è servito a molti liberali di destra in gran parte provenienti dal partito liberale, ma anche a rottami del craxismo e a tutto il partito radicale, come patetico alibi per giustificare un vergognoso trasmigrare verso la forza politica fondata da Berlusconi-Dell’Utri e Previti. Tutti nomi non sconosciuti che costituivano una garanzia certa di mascalzonaggine politica al servizio degli interessi personali del Capo azienda.

Purtroppo Biondi fu uno di questi. Quando Scalfaro cassò il nome di un corruttore seriale come Previti proposto, con una faccia tosta senza pari, da Berlusconi come ministro della Giustizia, frettolosamente fu pronta la controfigura. Appunto Biondi. Tutto qui. Il primo governo Berlusconi entrò in azione l’11 maggio 1994. E Alfredo, dopo appena due mesi, si copiò fedelmente una velina proveniente dallo studio Previti e propose addirittura per decreto legge quello che diventò famoso come il “salvaladri”, che vietava il carcere preventivo per reati come corruzione e concussione. Semplicemente si modificavano le condizioni di legge per prescrivere o no il carcere preventivo, il tutto a favore della vecchia e nuova classe dirigente che aveva portato al potere l’uomo di Arcore. Ci credo che oggi il giornale rifondarol-berlusconiano lo compiange così tanto. Il “decreto salvaladri” inaugurò tutta la copiosa serie dei “lodo” e  tutta la legislazione ad personam, che per decenni fu alla base dei nove salvataggi per legge del Padrone. Sinceramente ce li vedo poco Croce e Pannunzio nella stessa brigata di un berlusconiano di complemento. Che fu ricompensato con l’elezione in varie legislature sempre con Forza Italia, fino al suo disimpegno da quel partito, forse perché, diventato completamente inutile, gli era negata l’ennesima riconferma. La storia saprà giudicare con speriamo maggiore severità un regime e i suoi complici che hanno portato  alla disintegrazione dell’etica pubblica  e il nostro paese alla completa rovina politica.

Con Biondi, Urbani e altri i liberali ex Pli comincia una radicale inversione di tendenza rispetto al moderatismo molto civile di Valerio Zanone (e lo può scrivere serenamente chi non fu mai zanoniano), il quale “naturalmente” rigettò ogni compromissione con Arcore e con grande dignità svolse un suo ruolo di oppositore. Mentre la piccola bandierina del Pli cominciava a sguazzare nel fango.

E purtroppo non è finita lì. Nella storia non si sa mai dove si può arrivare, anche se qualche volta c’è una logica stringente.

Il Pli (non ci crederete, ma esiste), infatti, in questi anni è tornato alle sue radici. 

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SALUTO A GIULIO GIORELLO – DISSENSO, PENSIERO CRITICO E RICERCA SCIENTIFICA di Giulio Giorello

La scomparsa di Giulio Giorello ci ha profondamente affranti. Critica liberale non è solamente una rivista e una Fondazione che fanno opera di testimonianza di un liberalismo autenticamente progressista, è una cerchia relativamente ristretta di persone  che cercano di vivere avendo come stella polare il valore della libertà. E quando se ne va uno che sentiamo dei nostri, il dolore è più profondo perché se ne va un sodale. Giulio era uno spirito libero e liberale. Ce ne sono troppo pochi.

Quando, l’anno scorso, abbiamo deciso di celebrare  l’anniversario di Critica liberale con un Convegno che sentivamo un po’ come riassuntivo di tutto il nostro impegno di mezzo secolo, non abbiamo avuto alcun dubbio: la lectio magistralis doveva essere pronunciata da Giulio Giorello. E egli è venuto a Roma e ci ha offerto una vera lezione . Mentre parlava, sul tavolo aveva qualche appunto e un solo libro, impregnato di secoli di civiltà liberale: Autorità e individuo, un volume di Bertrand Russell. La sua lezione, che qui riportiamo integralmente, rappresenta uno dei sempre più rari esempi di comunione tra una cultura  sterminata e passione politica. Tra spirito critico e volontà di fare. Tra devozione verso il dubbio e convinzioni laiche non fanatiche. Le  sue parole potrebbero costituire il programma di un partito politico, di quello che noi di “Critica” chiamiamo “il partito che non c’è”. Purtroppo  il nostro paese sta sprofondando in una decadenza che appare inarrestabile. L’unica consolazione è che, in questo deserto intriso d’ignoranza e di opportunismo, a noi e ai giovani nessuno potrà sottrarre il libri di un Russell  e di un Giorello.  [e.ma.]

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DISSENSO, PENSIERO CRITICO E RICERCA SCIENTIFICA

di Giulio Giorello

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POPPER E L’INTOLLERANZA VERSO GLI INTOLLERANTI

[nella foto:  francesco polacchi, responsabile della casa editrice Altoforte, che espone le sue idee insieme con alcuni intellettuali di Casa Pound]

di enzo palumbo

Mattia Feltri, che è un acuto osservatore delle cose italiane, riferendosi alla vicenda dell’esclusione della casa editrice Altoforte dal Salone di Torino, nel darci il buongiorno su La Stampa dell’11 maggio, ha fatto ricorso al noto paradosso di Popper, per il quale, detto in pillole, se siamo tolleranti cogli intolleranti, l’intolleranza vincerà.

Messa in questi termini semplificati, il ragionamento di Feltri lo porta a concludere che in tal modo finisce per attivarsi quella che chiama “la dinamica dell’intolleranza”, per cui  “se sei intollerante con l’intollerante, a tua volta diventi intollerante e qualcun altro sarà autorizzato all’intolleranza contro di te”.

Per la verità, il paradosso di Popper è un po’ diverso rispetto alla semplificazione che si usa farne, perché non postula, sempre e comunque, l’intolleranza verso gli intolleranti, ma censura soltanto la tolleranza “illimitata”: “La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.”

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liberalismo, liberalsocialismo, azionismo, ieri oggi e soprattutto domani

di antonio caputo *

Mi spiace molto non potere partecipare  all’importante Convegno della Fondazione Critica liberale, cui mi lega un profondo idem sentire, laico, libertario e liberalsocialista , in occasione del sul cinquantesimo anniversario, in ragione di impegni professionali non differibili. Auguro a tutti Voi buon lavoro, nel solco del filo rosso che da Gobetti va a Salvemini , da Rosselli all’azionismo , da Ernesto Rossi a Bobbio, nostri “maggiori”.  In tempi molto tormentati per chi come noi coltiva ideali e principi propri di una compiuta democrazia rappresentativa non solo formale,  che vive nella separazione dei poteri e nel loro bilanciamento intrinseco e estrinseco, capace di promuovere  e realizzare Giustizia e Libertà, voci  come quella di Critica sono necessarie come l’aria. Affronteremo a breve la scadenza decisiva per le sorti dell’unione dei popoli europei e  della civiltà europea liberaldemocratica e laica,  delle elezioni europee.

È necessario che la libera voce di quanti si riconoscono nei nostri valori suoni  con forza.   La sfida della democrazia del capo o dell’investitura, di quella che Emilio Gentile ha definito  democrazia recitativa alla democrazia e alla sovranità del popolo, in una fase  caratterizzata da personalizzazione e digitalizzazione della politica, impone di trovare nuovi percorsi per dare e conservare linfa vitale alla sostanza della democrazia, i principi e la pratica di  giustizia e libertà,  e veder non morire quegli aneliti.

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GLI STATI GENERALI DEL LIBERALISMO – In occasione del 50° anniversario di “Critica liberale” 1969 – 2019

 

Fondazione Critica liberale

Convegno internazionale

GLI STATI GENERALI DEL LIBERALISMO

In occasione del 50° anniversario di “Critica liberale” 1969 – 2019

22 – 23 marzo 2019 – roma

PROGRAMMA

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ricordo di un amico scomparso – paolo bonetti, ricerca scientifica e ipocrisia morale

[Nella foto: Paolo Bonetti – qui a sinistra – insieme con Beatrice Rangoni Machiavelli e Valerio Zanone]

Improvvisamente è deceduto il professor Paolo Bonetti. E’ stato per decenni collaboratore di “Critica liberale” e di “Italia laica”. Ci mancheranno i suoi saggi consigli, le aspre discussioni, le polemiche con l’Italia che entrambi disprezzavamo. Nato sulle pagine del “Mondo” pannunziano, presto collaborò col partito repubblicano. Ma sempre rimase assolutamente autonomo e si dedicò agli studi proprio di quel “terreno” misconosciuto che più amiamo. Il suo libro sul “Mondo” è imprescindibile per chi voglia capire davvero il liberalismo novecentesco e i suoi scritti su Croce sono di riferimento. Erano anni che ci raccontava passo passo le sue ricerche  e i suoi pellegrinaggi a Napoli a casa Croce, lavorando a una monumentale biografia di don Benedetto. E’ un vero peccato per la comunità scientifica che il destino gli abbia negato la possibilità di concludere questo suo lavoro. Ed è una perdita enorme per tutta la cultura liberale. Ho avuto  periodicamente contrasti con lui per motivi politici, ma i liberali, si sa, amano le discussioni anche aspre. Anch’egli era appassionato alle sue idee e alle sue scelte. Mi mancheranno i suoi rapidi allontanamenti e i suoi altrettanto rapidi riavvicinamenti.

Non poteva che essere così: al fondo ci univano due convinzioni profonde. la prima era il laicismo (lui, il laicismo lo praticava) , Costante e severissima era la critica del clericalismo e altrettanto lo era la battaglia a favore delle minoranze, non solo politiche.

La seconda era il liberalismo (lui, il liberalismo lo praticava). Non ha mai fatto mancare la polemica asperrima  contro quelli che entrambi denominavamo i “liberaloidi”, ovvero quelli che, contro ogni evidenza,  facevano finta di credere che l’èra berlusconiana fosse l’èra della “rivoluzione liberale”. Fu antiberlusconiano di ferro, Mai un dubbio. Fu con noi in “Opposizione civile” e in tutte le battaglie fallite ma doverose che intraprendemmo. Dal “Mondo” di Pannunzio  ad oggi molta acqua è passata sotto i ponti. A dire il vero, ora scorre solo fanghiglia. Il destino gli risparmia di assistere  alle difficoltà sempre maggiori  che affliggono “l’altra Italia”, ovvero quel mondo laico e civile battuto  prima da decenni di cattocomunismo e ora dal fascio-populismo. Dovremo invidiarlo?

Ps.: Ci piace ripubblicare qui un suo articolo, che è un esempio della sua logica stringente e della sua attenzione per i problemi del futuro.

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RIECCO KANT

Così Berlusconi: «Ho deciso per senso di responsabilità di andare in Europa dove manca il pensiero profondo del mondo. Noi rappresentiamo l‘idea liberale della politica,  i valori e le idealità liberali, che oggi bisogna difendere in Italia, in Europa e nel mondo».

L’Europa sarà salva. Ritorna il «pensiero profondo» di Arcore. Finalmente Berlusconi-Gobetti  porterà a Bruxelles la “Rivoluzione liberale”, dopo una prolungata assenza motivata da un lungo stage di studio sul volume di Tocqueville, Come frodare lo stato in America. Peccato che non potrà portare con sé gli altri padri fondatori, tempo fa, di Forza Italia, come Dell’Utri-Croce troppo impegnato nello scrivere La mafia come pensiero e come azione o come Previti-Einaudi  indaffarato in un libro di meditazioni personali, Corruzioni inutili.

la lepre marzolina, 18 gennaio 2019

ANALFABETISMO VERSUS LIBERALISMO

di enzo marzo

Calenda è l’homo novus del Pd, e sembra proprio che sia perfettamente in linea con la media della classe dirigente del PI, il Partito Idiota che ha ridotto il paese al disastro. E’ stato ministro due volte e adesso se ne esce con questa dichiarazione che vogliamo riportare integralmente, a suo disdoro. I pidioti colgono con solerzia ogni congiuntivo sbagliato da Di Maio, ma poi quando aprono bocca si fanno uscire tanti di quegli strafalcioni, e non di grammatica, da far inorridire chiunque abbia frequentato la scuola dell’obbligo:

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METTIAMO UN PUNTO DEFINITIVO ALLA POLEMICA CON I LIBERALOIDI

di enzo marzo

Forza Italia vota a favore della “democrazia illiberale” di Orban

Ovviamente noi lo abbiamo sempre saputo che il berlusconismo era una truffa maldestra a uso e consumo dei liberali (noi li abbiamo sempre chiamati “liberaloidi”) che non desideravano altro che farsi truffare e lucrarci sopra. Così hanno fatto finta per venticinque anni di credere che il partito di un frodatore, di un colluso con la mafia e di un corruttore di avvocati e giudici avrebbe finalmente realizzato la “rivoluzione liberale” in Italia. I risultati stanno sotto i nostri occhi.

Roba da ridere, anzi da piangere, se ricordiamo i salti mortali dottrinali dei “professori della cattedra” sui giornali-spazzatura dell’ex cavaliere e addirittura in parlamento per giustificare il loro servilismo che tanto ha lavorato al massacro della tradizione e del pensiero liberale italiano.

Ora siamo arrivati al punto terminale.

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COERENZA E INCOERENZA

di daniele gandolfi
 

Caro Marzo, 

ricordavo un Paolo Savona facente parte dell’entourage di La Malfa padre, nominato alla presidenza del Credito Industriale Sardo in quota del Pri, e poi stretto collaboratore di La Malfa figlio. Lo vedo ora impegnato a difendere la memoria di Ugo La Malfa in qualita’ di presidente della fondazione omonima.
Ebbene, mi chiedo quale motivazioni abbiano spinto Savona ad accettare la proposta di far parte del governo populista 5S-Lega, antieuropeo per definizione, se non la bramosia del potere, la vanità e l’invidia verso altri economisti.
Enzo, non pensa anche Lei che sarebbe il caso di rivisitare la storia del liberalismo radicale italiano con uno sguardo critico nei riguardi di coloro che piu’ che a Gobetti ed Amendola hanno guardato alla Confindustria ed ai propri interessi personali ?
Scriviamola queste liste di persone che hanno onorato la storia del pensiero “liberal” e di coloro che invece ne hanno profittato personalmente essendosi poi prestati a posizioni politiche opposte, le piu’ disparate ed incoerenti, pur di tenere un piede anche in uno sgabello a costo della propria dignita’.
Un caro saluto. 

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LA SCOMPARSA DI GIUSEPPE GALASSO. IL SOGNO DI NOI LIBERALI

redazione – giuseppe galasso

Riprendiamo dal “Corriere della sera” dell’8 febbraio l’ultimo articolo dello storico e politico repubblicano Giuseppe Galasso, deceduto oggi. Galasso fu nostro amico e da noi sempre ammirato. Ci impressiona molto, e lo troviamo oltremodo simbolico, che proprio l’ultimo scritto di Galasso sia stato dedicato a un altro grande personaggio del liberalismo italiano del ’900, Mario Pannunzio, di cui ricorre il cinquantesimo della morte. Sul prossimo “nonmollare” li ricorderemo entrambi.

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