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EMERGENZA NAZIONALE

di enzo marzo

Finalmente abbiamo raggiunto e superato in inciviltà gli Stati Uniti e Iran e la Cina. Abbiamo introdotto la pena di morte, e non per gravi reati ma anche per il furto. E dato che siamo furbi come al solito, lo Stato risparmia anche sulla siringa letale perché affida l’esecuzione ai singoli privati, che vengono ricompensati dalla solidarietà personale del ministro dell’interno. Reiterata.

Ormai il culto della Illegalità ha la sua messa quotidiana. La colpa è del segretario della “Lega Sempre Più  Fogna”? Certamente. Ma perché l’opinione pubblica non reagisce? Perché i 5stelle si fanno complici? Perché la magistratura non indaga per istigazione a delinquere? Perché i Direttori dei tre-quattro maggiori quotidiani italiani non scrivono un editoriale di prima pagina per aprire una questione di emergenza nazionale: di giorno la Lega Ladrona difende i suoi bancarottieri fraudolenti e qualche suo pezzogrosso  che viene arrestato per corruzione, tangenti ecc. ecc, e di notte legittima quegli assassini che vanno sparando a freddo su qualche ladruncolo?

MA SIRI ANCORA PRIMA ERA INDEGNO DI STARE NEL GOVERNO (con una postilla)

di franco pelella

Caro direttore, ho visto Matteo Salvini al telegiornale. Insiste nel dire quello che sta dicendo da giorni a proposito del sottosegretario leghista Armando Siri: noi non siamo giudici ma aspettiamo che siano i giudici a stabilire se Siri è colpevole o meno e fino a quel momento Siri non si dimetterà da sottosegretario. La posizione di Salvini è contraddittoria per molti aspetti. Innanzitutto quando egli è stato indagato per la vicenda della nave Diciotti non ha aspettato che fossero i giudici a decidere ma ha preteso che fosse la politica a salvarlo. Inoltre, e soprattutto, Siri è stato già condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta (nel 2014 ha patteggiato una condanna a un anno e otto mesi di reclusione). I giudici, quindi, hanno già deciso (anche se in un altro processo) per la colpevolezza di Siri. Dovrebbe bastare questo fatto a far dimettere Siri da sottosegretario e da senatore (e far fare una profonda autocritica a leghisti e 5stelle per aver accettato la sua nomina a sottosegretario nonostante la condanna subita).

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DIALOGO SURREALE SU UN BANCAROTTIERE FRAUDOLENTO

Conte: «Ascolterò Siri, lo guarderò negli occhi e prenderò le mie decisioni».

Salvini: «Siamo in un Paese civile dove non si è colpevoli o innocenti in base a un’occhiata».

Ha ragione Salvini, non basta un’occhiata.

Per cacciare dal governo a calci nel sedere il sottosegretario Siri basta sapere che è stato messo dal Segretario della Lega Ladrona prima in parlamento e poi  come sottosegretario alle Infrastrutture (nel formaggio degli appalti) pur avendo patteggiato una condanna di bancarotta fraudolenta.

La lepre marzolina – mercoledì 24 aprile 2019

CHI E’ SALVINI

di emilio mola

Quando i cittadini italiani hanno iniziato a mantenere con i loro soldi Matteo Salvini in Italia non era ancora stato inventato il primo sito internet, i Nirvana erano la band del momento, Berlusconi doveva ancora entrare in politica, e i 25enni di oggi ancora non erano nati.
Mentre gli italiani lavoravano in fabbrica o in ufficio per guadagnarsi lo stipendio a fine mese producendo qualcosa, lui scopre che per avere soldi e prestigio non deve far altro che parlare, fare sceneggiate e incitare gli italiani a odiare altri italiani.
Non sopporta il Sud perché lì, con la scusa del “tengo famiglia”, campano tutti con i soldi dello Stato senza fare nulla.
Dice lui.

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«E’ PIÙ FACILE CHE UN CAMMELLO PASSI PER LA CRUNA DI UN AGO, CHE LA  CHIESA CATTOLICA PAGHI LE TASSE EVASE….

Un certo scalpore, ma solo per alcune ore,  si sollevò quando un Tribunale decise, nella sua grande bontà, di rateizzare il tesoretto truffato allo Stato dalla Lega Ladrona di Bossi (confermato quest’anno senatore da Salvini), in comode rate annue di 6oo mila euro. Fine del pagamento il 2094, quando coloro che spesero (???) questi soldi già pubblici , ovvero Maroni e Salvini,  avranno rispettivamente 139 e 121 anni. Adesso la Corte di Giustizia europea ha ordinato all’Italia di recuperare 5 miliardi di ICI non versata dagli enti religiosi cattolici che lucrano con commerci vari. E mai richiesta dai compiacenti governi clericali di sinistra, di centro e di destra del nostro paese, dove si tartassa il galantuomo che paga le imposte e si risparmia la chiesa cattolica che possiede il 20% dell’intero  patrimonio immobiliare italiano, ovvero 120 mila immobili. Spetterà ora alla Commissione europea, e in particolare alla commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager valutare, insieme con il governo Conte, le modalità di recupero delle imposte non riscosse dal 2006.

Già compiangiamo la povera Margrethe costretta a riunioni con Conte (santino di padre Pio), con Di Maio (reliquia di S. Gennaro) e con Salvini (rosario in tasca). Ovvero, senso dello Stato zero.

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