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PROFESSIONALITA’ CAIRO: LO SCOOP DEL CORRIERE DELLA SERA

Continuano le prove di eccellenza giornalistica del Corriere della sera. Non passa giorno che la redazione sotto la guida di Fontana non sia costretta a dare il meglio di sé. E i frutti non mancano. I  giornali concorrenti sono stracciati dalle inchieste davvero approfondite che non guardano in faccia a nessuno. Davvero un bell’esempio del giornale che fu di Albertini. [e.ma.]

PROFESSIONALITA’ GEDI 2 (CONTINUA)

Diciamoci la verità, se, un giornale, lo leggono sempre meno i lettori, possono leggerselo i redattori mal pagati? Un Gruppo così trend, così dominante, così “di regime”, com’è la Gedi, si è posto con decisione alla guida del degrado del giornalismo italiano. Non passa giorno che non si riscontrino errori marchiani che rispondono tutti a una stessa causa: nessuno si legge quello che viene propinato al lettore. Ma allora perché il lettore deve pagare per prodotti così trascurati da chi li produce? Così accade che il redattore dell'”Espresso” sbatte in pagina la rubrica di Bernardo Valli *, e non avendola neppure letta non si accorge che contiene un’indicazione destinata proprio a lui e non al lettore. Ovviamente i Caporedattori centrali non si possono leggere un pezzo su Colorni, ma chi è ‘sta Colorni?, il vice Direttore si sta facendo un bel sonno, il Direttore sta in tv e non può perdere tempo con il suo settimanale….

  • Bernardo Valli è un vero monumento del giornalismo italiano, un maestro che ha abbandonato dopo decenni Repubblica 3.0 perché conserva una grande dignità al contrario di tanti fatui opinionisti ZTL dallo stomaco foderato di pelo che “c’hanno famiglia”.

PROFESSIONALITA’ GEDI

1. Oggi il Fondatore, prima pagina di Repubblica, scrive che il Cavour “fece il trasferimento da Torino a Firenze della nostra capitale”.  Peccato che Cavour sia morto nel 1861  e la capitale fu trasferita a Firenze nel 1865.  E già basterebbe. Ma uno si potrebbe chiedere, per salvare il Fondatore, se Cavour non avesse programmato il trasferimento a Firenze. Assolutamente no. Infatti, Cavour, prossimo alla fine dei suoi giorni, dichiarò che Roma dovesse essere la capitale italiana (1961). Firenze invece saltò fuori, tra altre ipotesi che escludevano Roma, in conseguenza di un accordo con i francesi (1864)  che difendevano il papa dai perfidi italici.  Ci furono anche dei moti di protesta a Torino, con 20 morti. Per loro era o Roma o Torino.
2. : “Repubblica” ha sbagliato completamente impaginazone, saltando pagina sinistra/pagina destra, nella seconda parte del quotidiano.

DRAGHI E LE CAMIONATE DI SALIVA

di enzo marzo

Il cielo ci salvi dal servilismo più o meno sguaiato! E soprattutto salvi i soggetti “insalivati” dai servi sciocchi. Povero Draghi, che – appena incaricato – è stato sommerso da camionate di saliva. Son dovuti intervenire i corazzieri per salvarlo dall’annegamento. Molinari, presidente editoriale del Gruppo Gedi  è stato costretto a rivolgersi di corsa ad Arcuri per un approvvigionamento straordinario di saliva. Molinari, dopo aver adottato con urgenza presso le redazioni di tutti i giornali Gedi in Italia il suo “Piano di adulazione”, già a metà pomeriggio si è trovato improvvisamente ad affrontare l’esaurimento di tutte le scorte di saliva. I redattori e i commentatori si erano dati da fare con zelo: avevano rintracciato un saluto di Obama, una stretta di mano di Merkel, un buon voto in condotta in terza media, persino un nipotino che non sta andando male a scuola. Purtroppo un redattore pigro stava ancora cercando la prova che l’Incaricato a 15 anni correva i cento metri in 10 secondi netti.

Ma il quotidiano “Repubblica 3.0” è la nave scuola di tutto il Gruppo. Lo dirige Molinari in persona, e così non poteva mancare proprio sulle sue pagine il vero scoop. Lo rilanciamo noi: Draghi andava al liceo dai gesuiti del “Massimo” di Roma, con altri illustri allievi, già a un anno di vita. (Draghi è nato appunto nel febbraio del ‘47, ma assicura la balia, interrogata da “Repubblica 3.0”, era già molto precoce, anche se – come riferisce per obiettività e correttezza professionale il cronista – mostrava delle tendenze guerrafondaie). C’è una testimonianza diretta di un compagno di scuola, un autorevolissimo professore di fisica. Mentre noi comuni mortali ci baloccavamo succhiando il latte materno, Draghi già studiava matematica e filosofia, preparando il suo Recovery plan.

Non ci credete? Pensate addirittura che “Repubblica 3.0” non possa mangiarsi con così tanta rapidità l’autorevolezza che aveva ai tempi di Ezio Mauro? Allora leggete il prestigioso quotidiano di oggi: c’è lo scoop di Pierluigi Bussi che è andato a pescare tale professor Ezio Bussoletti, ordinario di Fisica Spaziale in pensione ed ex alunno dell’Istituto Massimo nonché compagno di classe di Mario Draghi, che giura: «Le annate 46/47 del Massimo hanno avuto un grande successo nella vita come carriere in tutte e tre le sezioni», «Il successo degli alunni di queste due annate è arrivato perché siamo stati educati a lavorare seriamente, a saper soffrire se volevamo ottenere qualcosa e c’era una forte etica da seguire e rispettare». «Con Mario siamo stati compagni di classe nella sezione B nel triennio del Liceo Classico. Spesso, per festeggiare il compleanno di qualcuno di noi, chiedevano a una pasticceria vicino alla scuola di far portare in classe delle paste con una particolare qualità: cannoli riempiti di panna, che venivano immancabilmente utilizzati come cannoni, soffiando al loro interno. Sia per battaglie tra alunni sia per tiro a segno sul soffitto dell’aula. Ricordo anche un assalto allo stesso professore da parte di un gruppo ristretto del quale facevo parte con le ‘famigerate’ pistole a riso. Alla fine dell’ora di filosofia, il pavimento era un tappeto di chicchi di riso».

Uno scoop questo che squoterà l’intera informazione nazionale (non è un errore, è l’innovazione lessicale introdotta una settimana fa proprio da “Repubblica 3.0).

La destra coesa: gli sciamani italiani

L’Italia non ha proprio memoria. Noi ci permettiamo di riportare gli italiani a un minimo di decenza. I giornali di destra e di estrema destra in  Italia costituiscono nella quasi totalità un fattore tra i più determinanti del degrado informativo e culturale in cui siamo precipitati. Ognuno può avere ed esprimere tutte le idee che vuole, ma un minimo di contatto con i fatti, la realtà e alcuni limiti linguistici e della creanza deve pur sempre persistere.  Per non parlare di un minimo di coerenza. Altrimenti non è giornalismo. A rileggere come quei giornali celebrarono l’elezione di Trump quattro anni fa viene da ridere. Le prime pagine di quel giorno sono davvero esemplificative. Ci dispiace per Belpietro  e per il “Tempo” di Storace-Bechis che ce la mettono tutta, ma la palma del peggiore resta sempre a “Libero”, che quando è stato eletto Biden si è dimenticato di mettere la foto di Trump con il titolo molto fine che dedicò a Hillary Clinton: “Cornuta e mazziata”. Al maschile, ovviamente. Invece a Fausto Carioti sarebbe bastato un semplice copia-incolla per il suo articolo “Dio mio quanti fessi ancora devono capire che il vento è girato”. Sarebbe stato perfetto. E anche Filippo Facci, che su tre colonne fu categorico: “Ha vinto Berlusconi”.  Adesso avrebbe dovuto scrivere : “Berlusconi ha perduto”. Semplice. Ma Facci era evidentemente in vacanza.

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SI’ PADRONE!

Titolo a tutta pagina di Alessandro Sallusti sul “Giornale”: 

“Caos governo

IN CAMPO ANCHE LE TOGHE

Cesa indagato per ‘ndrangheta, la tegola piomba sull’allargamento della maggioranza all’Udc”

P.s. non pubblicato: “caro Silvio, lo hai notato quanto sono stato bravo? Ho caricato sulla maggioranza la vicenda Cesa. Così i lettori si dimenticano che Cesa, fedele alleato, qualche ora, fa ha partecipato al vertice di tutto il Centrodestra di cui fa parte da anni, e ha fatto votare tutti i suoi contro il Governo sia alla Camera sia al Senato. Come ha detto la nostra Giorgia, noi siamo sempre tutti “coesi”. Per onestà devo dire che però Storace sul “Tempo ” è stato più bravo e obiettivo di me. Ha messo la notizia di Cesa in una colonnina e l’ha intitolata: “Se per un incarico politico e una cena si diventa mafiosi”. Ha ragione il nostro Storace: è grave accusare qualcuno di collusione mafiose quando ancora non è stato accertato se ci ha fatto sesso, con la mafia. Cordiali saluti. Se passo per Arcore le vengo a baciare la pantofola.  il tuo Alessandro Sallusti

la lepre marzolina – venerdì 22 gennaio 2021

FRASI STORICHE

1. «Il 6 gennaio 2021 sta al sovranismo come il 9 novembre 1989 – giorno della caduta del muro di Berlino- sta al comunismo. Parole d’ordine, obiettivi e metodi dovranno cambiare. Pena la fine di un progetto politico, che non è accettabile sia complice di estremisti violenti, tantomeno golpisti. La destra, anche quella italiana, batta un colpo. Nonostante Conte e Zingaretti, non vorremmo mai ritrovarci con il Parlamento occupato da matti in camicia nero-verde. Un’altra destra è possibile, e noi ci crediamo». Così scrisse oggi Alessandro Sallusti, Direttore del Giornale di Berlusconi. Dimenticando che sono quasi trenta anni che il suo Padrone sta con le camicie nere e con gli elmi cornuti. Ma noi siamo fiduciosi, e quindi aspettiamo che Forza Italia faccia come tutti quelli che dopo la caduta del Muro spezzarono ogni legame con i comunisti, e quindi da domani rompa ogni alleanza nei Comuni, nelle Regioni e nelle coalizioni elettorali con i fascisti e con i leghisti ladroni…

2. «Insieme al (sic!) Presidente Fontana e alla Giunta abbiamo messo in campo tutte le azioni necessarie per arginare la pandemia. Nessuno ci aveva consegnato un libretto delle istruzioni». Così dichiarò Giulio Gallera, il giorno in cui fu cacciato dall’Assessorato alla Sanità della Regione Lombardia dopo tutti i disastri combinati e dopo le sue dichiarazioni surreali. Però ha ragione lui, in effetti nessuno gli consegnò un qualche abbecedario, che gli sarebbe servito per poter leggere finalmente il testo della Riforma della sanità pubblica del 1978, qualche decennio prima.

3. «Le mie offese non sono gratuite: mi pagano per scriverle». Così vergò Filippo Facci su “Libero” in una polemica furibonda con Rocco Casalino, che passerà alla storia. Il giornalista, negazionista “senza mascherina”, getta alle ortiche anche quest’altra maschera e rivela ai giovani giornalisti e ai lettori in che consiste il lavoro per cui viene pagato.

la lepre marzolina – venerdì 8 gennaio 2021

C’è poco da festeggiare – ORMAI È VIETATO VIVERE (“LIBERO”)

C’è poco da festeggiare
ORMAI È VIETATO VIVERE
Con la scusa di preservare la salute, il governo ci seppellisce in casa e ci tratta da malati. Regole insensate e aggirabili, figlie di una visione comunista dello Stato, ci rovinano l’esistenza senza produrre reali benefici
“Libero”, 21 dicembre 2020 pag 1 su art. di Renato Farina (più propriamente Betulla) segue ➔ a pagina 3

EPPUR SI MUOVONO… LA REAZIONE DEI COMITATI DI REDAZIONE AL MANIFESTO GEDI (CON UNA POSTILLA DI E.MA)

[e.ma. : Cominciano le prime reazioni al Documento dei valori emanato dal Gruppo Gedi (qui allegato nel testo integrale). Per ora si si son mossi i Comitati di redazione di tutti i quotidiani del Gruppo, a cominciare da “Repubblica”. Ci auguriamo che questo sia un primo passo per far comprendere come la linea avviata dalla Gedi sia davvero suicida, perché la carta stampata ha un sola via per la sopravvivenza: essere autorevole e differenziarsi così con la qualità del prodotto dalla comunicazione via Rete. Ogni forma di omologazione porta in breve tempo alla morte dell’informazione stampata. I proprietari – e purtroppo soprattutto i manager-giornalisti che li consigliano male – pensano invece di rimediare avvilendo la carta stampata a una omogeneità suicida e a puro ricettacolo mascherato della pubblicità.

Ma i lettori non sono così ingenui, e – soprattutto alla lunga – capiranno che non possono pagare le truffe che vengono loro propinate]. 

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IL CALDO ABBRACCIO DELLA PUBBLICITÀ TRUFFALDINA. COME “LA REPUBBLICA 3.0” DIVENTA “LA REPUBBLICA  MARCHETTARA”

[nella foto: i soldati di coccio in redazione]

di enzo marzo

Detto Fatto. Da due giorni gira il Documento sui Valori di tutto il Gruppo Gedi, che è stato presentato ai Direttori e ai giornalisti della più grande concentrazione dell’informazione stampata in Italia.

Il testo fa sorridere perché ha lo stile di quei documenti aziendali all’americana che vengono esibiti nei meeting in hotel vacanzieri per “motivare” i dipendenti che poi devono spargersi in tutto il Paese a vendere pentole o cosmetici.

Ma dopo aver sorriso, viene voglia di piangere: in queste pagine la figura del giornalista scompare, riducendosi a quella di soldatino inquadrato in una falange “cinese” agli ordini esclusivi della politica e degli interessi del Padrone. A realizzare l’una e gli altri ci pensano i Direttori-Kapò. (Come commenta “Professione Reporter”: «i giornalisti devono accettare maggiore flessibilità. Una indicazione per il nuovo contratto di lavoro». D’altronde il Documento è chiaro e proclama la «fine della solitaria indipendenza proclamata dai giornalisti, con il loro Ordine e la loro deontologia. P.R.». E basta con l’etica!, altrimenti come si truffa in santa pace? Ai brontoloni è garantita una «maggiore flessibilità». Che sfacciatamente viene minacciata oltre che per il Gruppo Gedi, addirittura per tutti i giornalisti italiani con il futuro Contratto di lavoro. Anticipando arrogantemente persino la Federazione Italiana Editori giornali.

E non finisce qui, anzi, «il primo messaggio: fra gli strumenti del rilancio c’è l’interazione dell’attività giornalistica e di quella del marketing». Il giornale si tramuta così da involucro per inserzioni pubblicitarie a strumento per truffare il lettore nascondendo il messaggio propagandistico nella parte redazionale. E tutto ciò viene dichiarato sfacciatamente, predicando la violazione di tutti i codici deontologici dei giornalisti e persino degli agenti pubblicitari. Ovviamente i Comitati di redazione, i giornalisti (sotto un così pesante ricatto), l’Ordine, la Federazione della Stampa, i maggiori editorialisti e il Fondatore del quotidiano tacciono complici.

Due Giorni Dopo. Su “Repubblica Marchettara 3.0” di domenica 13 dicembre, dopo la cronaca dei funerali di Paolo Rossi e prima del Settore economia, un’intera pagina è dedicata a uno scoop davvero clamoroso che brucia sul tempo tutti gli altri giornali italiani ed esteri: tra due mesi la famiglia Missoni celebrerà il centenario della nascita di papà Ottavio. Ovviamente la notizia è annunciata anche in prima pagina. (Da notare che “Repubblica Marchettara 3.0” si è dimenticata nell’ottobre scorso di commemorare il centenario della nascita di uno dei più grandi economisti del ‘900, Paolo Sylos Labini, peraltro tra i collaboratori più illustri di “Repubblica 1.0”). Purtroppo Sylos Labini non faceva piumini che ti abbracciano caldi. Infatti, nella stessa pagina una colonna, vera e propria “marchetta” propagandistica con tanto di firma di una giornalista, si affianca alla grande foto della signora Missoni. Non mancano le immagini dei piumini del catalogo Missoni. Si lamenta la mancanza dei prezzi.  

Scusate, devo finirla qui, perché devo tornare dal mio giornalaio per farmi restituire l’euro e mezzo che “Repubblica marchettara 3.0” oggi mi ha truffato.

La “Società Pannunzio per la libertà di informazione” e la corrente sindacale “Senza bavaglio” hanno deciso di denunciare il Direttore di “Repubblica Marchettara 3.0”, Maurizio Molinari, agli organi disciplinari dell’Ordine dei giornalisti, per grave violazione del Codice deontologico, nonché di accertare tutti i presupposti per una denuncia penale per truffa in commercio.

Società Pannunzio e Senza bavaglio

Da “Repubblica Marchettara 3.0”, 13 dicembre 2020, p.29

IL PIUMINO

Il caldo abbraccio
che protegge come una coperta di Linus

di Laura Asnaghi

Siete pronti alla sfida al grande freddo? Allora infilatevi un bel piumino e godetevi l’inverno avvolti in una “buccia” calda che vi fa sentire al riparo. Il piumino, infatti, oltre a essere un alleato contro il gelo, funziona anche come coperta di Linus:

coccola, abbraccia e protegge. Dagli anni 90 veleggia sicuro nel mondo della moda. Ha un posto di primo piano nel guardaroba anche se a ogni stagione cambia

 

proporzioni, colori, tessuti e imbottiture. Non solo piume ma anche nuovi materiali super tecnologici o naturali e sostenibili. Il piumino è capace di conquistare un pubblico trasversale con una gamma estetica molto ampia. Il modello più familiare è il giaccone imbottito ma, tutto sommato, molto slim, attrezzato con tasche e comodo da indossare.

Ma per chi vuole essere fashionista è d’obbligo il modello oversize, voluminoso quanto basta per non passare inosservati.

 

Tra i due estremi si piazza il cappotto con l’“anima” di piumino, che aderisce come una seconda pelle. Sul fronte dei colori tutto è concesso, da quelli brillanti ai più classici nero-blu-beige: gli evergreen che non stancano mai.

 

 

DOPO 23.208 MORTI DA COVID IN LOMBARDIA. I CONSIGLI DEL PRESIDENTE REGIONALE E DI UN GIORNALE CIALTRONE

 

«HA RAGIONE IL GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA – IMPORTANTE È DISOBBEDIRE»

Così “Libero” di oggi 9 dicembre. Titolo a tutta pagina in “prima”. Articolo firmato “Filippo Facci”. Così il giornale più negazionista e salviniano d’Italia continua la sua campagna scellerata, circondato da montagne di morti. Che Attilio Fontana sostenga questa tesi è quasi ovvio. Disobbedire alle leggi per lui è cosa abitudinaria. (Vedi le vicende giudiziarie di Attilio Fontana riportate qui sotto da Wikipedia), per lui è normale tenersi milioni in Svizzera, dando così un bell’esempio sia ai Lombardi sia agli evasori di tutto il nostro Bel Paese. Ugualmente, per questa ineffabile caricatura di politico è normale che la Regione che presiede dia appalti a sua moglie e a suo cognato. Ovviamente la colpa è dei Lombardi che lo hanno votato e dei partiti che lo sostengono ancora nonostante la sua palese indegnità. Non è bastata loro la lezione di aver eletto precedentemente persino uno come Formigoni. Ma ora si esagera. Il caro Attilio non può continuare a fare danni in un momento di acuta crisi come l’attuale.

Fontana, da tempo, avrebbe dovuto dimettersi  in silenzio e cospargersi il capo di cenere per le sue responsabilità nella gestione del COVID che, con la collaborazione dell’Assessore alla Sanità, Gallera, è stata la più catastrofica del paese. E invece ancora ha coraggio di parlare e incitare i cittadini a “disobbedire” a norme di prudenza. Con la complicità di un giornalista, Filippo Facci, che non dovrebbe più radersi la mattina per non correre il rischio di vedere allo specchio il viso di un cialtrone che in piena prima pandemia (12 aprile 2020, ripeto 12 aprile, il giorno in cui scriveva c’erano stati 273 morti solo in Lombardia), raggiunse il massimo del cinismo incosciente e mascalzone scrivendo sempre sul suo giornale spazzatura «Adesso basta, spezzo le catene, domani me ne vado al mare. Uscirò liberamente e sfacciatamente per le strade del mio Paese, e lo farò in spregio a un governo indegno e cialtrone che si illude di poter giocare a tempo indeterminato con le mie libertà individuali». Uno che scrive su “Libero” ne ha ben altre di catene.

P.S.: In margine, noto che davvero la politica è finita nella regione Lombardia. Ma è mai possibile che cialtronate del genere, così rovinose e demagogiche, non spingano a Milano dieci persone (o anche una) ad andare davanti a “Libero” o davanti al Pirellone per protestare civilmente con dei cartelli contro titoli di giornale o prediche presidenziali così pericolose? La reazione potrebbe essere organizzata dal Pd o dal M5s. Ma è utopico aspettarselo: sono solo due scheletri che giacciono inerti sulle poltrone del potere.

NOTA GIUDIZIARIA

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