Archivi tag: giustizia

Falcone e Borsellino, ricordarli senza retorica

di angelo perrone *

Il ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a distanza di quasi trent’anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, non rischia di scadere nella retorica celebrativa. Non solo a causa della tragicità sanguinosa degli eventi. Ad alimentare la memoria, è il pensiero commosso per quella testimonianza di vita a servizio della giustizia

Il rischio è cedere alla tentazione della retorica commemorativa, fatta di slogan e luoghi comuni, quando ricorrono anniversari drammatici. Come quello delle stragi mafiose del 1992, Capaci e via D’Amelio, in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e gli uomini e donne delle loro scorte.

Ecco cerimonie nelle quali vengono espressi concetti roboanti, destinati a durare il tempo delle celebrazioni. Il momento centrale è rappresentato dall’intervento di esponenti politici, uomini delle istituzioni, rappresentanti di organizzazioni. Corone d’alloro, fiori, discorsi. La fase con il maggior rischio retorico.

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Beppe Lopez e la vessazione in agguato: quando la giustizia diventa ingiusta

di pino nicotri

Dopo oltre 20 anni di attesa il giornalista e scrittore di lungo corso Beppe Lopez, cronista di politica interna dell’esordio di Repubblica e man mano detentore di un curriculum di tutto rispetto, s’è visto negare dal tribunale di Potenza tutti i suoi diritti economico professionali nonostante risultassero nero su bianco da regolari contratti di lavoro. Come se non bastasse, di recente è stato condannato non solo a pagare 30 mila euro di spese processuali e parcelle alla controparte, ma anche a cominciare a pagarle subito senza aspettare l’esito dei sui ricorsi in appello. Insomma, come si suol dire, cornuto e mazziato.

Il tutto in un tribunale il cui bar, dal 2017 ufficialmente gestito dalla società “Bar del Tribunale Srl”, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia sarebbe in realtà gestito da prestanomi e affiliati di un’organizzazione mafiosa colpita il 27 aprile da 17 mandati di cattura. Ma torniamo a Beppe Lopez.

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Quella lunga scia di sangue che ci ha rubato il ’68

di franco caramazza 

Il ’68 nacque liberale e libertario. Era la prosecuzione della lotta per il divorzio, i diritti civili, il rifiuto dell’autoritarismo. Era gioia, liberazione sessuale, voglia di valori laici e di modernità. Era figlio del miracolo economico e dei primi viaggi in 500 in giro per l’Europa.

Quando occupavamo le aule universitarie – a partire da Palazzo Campana a Torino – lo facevamo perché volevamo abbattere la gerarchia nel sapere e il potere accademico, quello figlio del familismo e della consorteria delle parentele. Avevamo intuito che quel grumo, che avevamo imparato a conoscere nelle Università ma che pervadeva ampi strati della società “borghese”, impediva il libero dispiegarsi delle energie di una società che non poteva affidare la sua modernizzazione solo alla diffusione degli elettrodomestici e degli altri beni di consumo.

Sognavamo una rivoluzione liberale.

Ma poco dopo presero il sopravvento i temi operaistici, agitati dalla cultura catto-comunista. Le Università furono abbandonate e la paligenesi fu cercata fuori dai cancelli delle fabbriche e nel conflitto di classe.

Infine, su tutte le nostre speranze e le nostre idealità si abbatté – di lì a poco – il terrorismo rosso e la P38.

La complice connivenza di fiancheggiatori, simpatizzanti, cattivi maestri e di quanti a sinistra – almeno fino all’omicidio del sindacalista Rossa – mantennero un atteggiamento ambiguo generarono un’area grigia nel dibattito politico in cui non si è distinto con la necessaria e indispensabile nettezza tra lotta politica e violenza, tra quanti amavano il confronto dialettico e quanti imbracciavano la P38.

Le trame nere e i servizi deviati fecero il resto.

Rimanemmo con una modernizzazione abortita e con i suoi conati che hanno caratterizzato i decenni a venire. Un processo irrisolto che ha congelato il Paese e da cui non riusciamo a uscire.

Arrestati i latitanti (latitanti, per favore, e non esiliati come li ha chiamati l’ex brigatista Persichetti. Gli esiliati in Francia furono altri, furono i martiri della dittatura fascista: Piero Gobetti – tumulato al Pere-Lachaise in una tomba ancora oggi politicamente e storicamente anonima – Giovanni Amendola, Francesco Saverio Nitti, riferimenti di quella cultura liberale cui ci richiamiamo), sono ricomparsi i cattivi maestri.

Così Erri de Luca (e con lui un po’ di ex) ci chiede “cos’altro ci serve da queste vite”. Ci serve – non per vendetta ma per ordine repubblicano – che compaiano di fronte ad un giudice che pronunci, in nome sì del popolo italiano, una condanna per le vite che hanno spezzato. E vengano così avviati all’espiazione della pena – quale che sia – che il giudice naturale disporrà nei tempi e nelle modalità.

E ci serve che Erri de Luca, oggi applaudito frequentatore moraleggiante di salotti letterari, una volta per tutte definitivamente esca dall’equivoco e si associ alla condanna distinguendo tra lotta armata e lotta politica, che abbracci i valori più profondi del pacifismo e della non violenza. E ci chieda scusa per i sogni sessantottini liberali e libertari che lui e i suoi compagni di strada ci hanno rubato.

c’e’ sempre bisogno di giustizia

a cura della Associazione “MEMORIA CONDIVISA”
Marco Boato:” Macron cerca voti. Non credo ci sia ancora un bisogno di giustizia”
Parla l’ex dirigente di Lotta Continua e parlamentare per sei legislature: “Gli arrestati in Francia sono già stati tutti giudicati e condannati. Adriano Sofri ha ragione”

Marco Boato, cosa ha pensato quando ha appreso degli arresti dei terroristi? “Ho combattuto per decenni il terrorismo in tutte le sue forme, anche con qualche rischio personale e con nessuna simpatia per coloro che ne sono stati protagonisti. Ma sono stato anche il primo promotore della legge sulla dissociazione, per cercare di uscire da quella stagione buia. Dopo gli arresti di Parigi, ho pensato che Mitterrand, Chirac, Sarkozy e Hollande, presidenti di sinistra e di destra avessero ragione…

Carissimo Marco, stiamo parlando di una tragedia nazionale, con Cesare Battisti, si sono sottratti ai processi e alla giustizia. Giudicati e condannati, non un giorno di detenzione. Noi da anni ci battiamo contro la carcerazione, tranne i casi di violenza e pericolosità dei rei. La violenza sulle donne è un reato insopportabile. I brigatisti spararono nel gruppo, con gli occhi bendati. Il prezzo più alto è stato pagato da mogli e figli, lo ripeto, Adriano Sofri se ne farà una ragione, per i familiari è impossibile. Le immagini di Moro rannicchiato nella Renault,la telefonata: andate in Via Caetani, in via Caetani, ricorderemo per tutta la vita. Penso spesso al carissimo Marco Alessandrini, Benedetta Tobagi, i familiari della scorta di Moro, sono nomi che mi vengono in mente in questo momento, al brigadie Giuseppe Ciotta di Ascoli Satriano in provincia di Foggia, la maggior parte mentre stavano per salire in macchina. Commentare gli anni di piombo è una impresa impossibile, tanto è il sangue il dolore profuso a piene mani.

Avranno sicuramente gli arresti domiciliari, ma uno straccio di pena dovranno pur patirla oppure no? Cesare Battisti ci ha sbeffeggiato, ci ha fatto pure le pernacchia…è tollerabile? Per Adriano Sofri cosa significa la parola “giustizia”certo non è vendetta, ce lo spieghi, gli saremo grati . Le parole di Mario Calabresi sono sacrosante, parole che chiudono il cerchio. Ti abbraccio. Mario

IL NAZARENO

Approfittiamo del Santo Natale e della fine dell’Annus horribilis per chiedere scusa ai lettori per i giudizi spesso assai critici che abbiamo continuato ad esprimere anche nel 2020 verso gran parte della classe dirigente e politica del paese. Spesso indulgiamo troppo nella severità, forse preoccupati dall’avanzato disfacimento della nostra società. Però non dobbiamo sbagliare nel generalizzare, perché sorprendentemente accadono episodi che ci smentiscono. E siamo lieti nel prenderne atto. Certi politici improvvisamente mostrano un commovente lato di pietà umana, che deriva loro da una sentita profonda educazione cattolica. Ci siamo persino commossi quando abbiamo appreso dai quotidiani che alcuni parlamentari, tra cui Lotti e Renzi, sono corsi a far visita in carcere a Denis Verdini, condannato definitivamente dalla Cassazione a sei anni e mezzo di reclusione per bancarotta. Azione meritoria, la loro, anche se avrebbero fatto bene a compiere la loro sesta “Opera di Misericordia corporale” visitando, semmai, pure qualche povero “ladro di polli” che sicuramente rimarrà a Rebibbia ben oltre la scarcerazione del bancarottiere. Ce la immaginiamo l’Opera di Misericordia compiersi discorrendo del caso Consip che vede coinvolti, assieme al detenuto, il padre di Renzi e lo stesso Lotti. Forse, non sappiamo bene. Ma quel che è certo è che alla fine del colloquio i misericordiosi e lo sfortunato recluso saranno caduti in ginocchio a pregare con fervore il Nazareno.

la lepre marzolina – mercoledì 30 dicembre 2020

L’ASINO E IL PADRONE

Nessuno mi diverte più di Crozza. Ma devo ammettere che qualche volta l’originale supera di gran lunga il personaggio imitato dal comico genovese. Un titolo di prima pagina di “Libero” mi ha divertito talmente che non riesco a smettere di ridere. Vittorio Feltri intitola un suo editoriale contro alcuni giornalisti: “Fanno l’interesse degli amici potenti e non dei lettori”.  E precisa meglio: “Mettono l’asino dove vuole il padrone”. Feltri nel caso specifico ha ragione (la maggior parte dei giornali sta censurando notizie importanti sulla magistratura e anche su giornalisti), ma che sia proprio lui a “sparare” la notizia in prima pagina come novità scandalosa è il massimo del massimo della comicità.

Ma se tutta la sua carriera è costruita sullo slurp quotidiano, sull’ossequio al Padrone…, sul servirlo oltre ogni decenza, sulla difesa per decenni dei più indifendibili politici-criminali  della Destra, sulla violazione sfrontata della deontologia giornalistica, sul prendere per i fondelli i lettori spacciando falsi dossier o dando doppio lavoro al suo giornalista preferito, tale spione “Betulla”…

Continuo a sganasciarmi dalle risate.

la lepre marzolina – lunedì 25 maggio 2020

LA TRASFORMISTA INDECENTE MA COERENTE

Emma Bonino vota per le dimissioni del Ministro della Giustizia Bonafede con un discorso al Senato davvero spudorato e ipocrita. E’ la stessa Emma Bonino, iscritta al Gruppo di Forza Italia, che nel 1994 (se non fosse intervenuto all’ultimo momento il Presidente della Repubblica Scalfaro) avrebbe votato, assieme a tutti i radicali,  Cesare Previti come ministro della Giustizia  del primo Governo Berlusconi. Questa è vera coerenza per decenni.

la lepre marzolina – mercoledì 20 maggio 2020

CASSAZIONE SMENTISCE TRIBUNALI DI ROMA E (OVVIAMENTE) RESTAURA LA LIBERTÀ DI PENSIERO

Cassazione: “Non credenti hanno stessi diritti dei credenti”. Accolto ricorso contro il divieto d’affissione manifesti Unione Atei e Agnostici

L’episodio si riferisce a quando l’amministrazione veronese guidata dal sindaco di centrodestra, Federico Sboarina, aveva impedito l’affissione di dieci manifesti dell’Uaar perché trasmettevano un messaggio “potenzialmente lesivo nei confronti di qualsiasi religione”

di F. Q. | 17 APRILE 2020

Non credere è come credere, i diritti sono gli stessi. Lo ha stabilito la Cassazione: atei e agnostici hanno lo “stesso diritto paritario dei fedeli delle diverse religioni di professare il loro credo ‘negativo” ed è “vietato discriminarli nella professione di tale pensiero” del quale possono fare “libera propaganda”.

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“ITALIA DEFUNTA”: AVANTI!, “La lotta dei lavoratori continua”

Abbiamo sempre disistimato Matteo Renzi, fin da quando accettò (da sindaco piddino) di farsi accompagnare da Verdini ad Arcore per omaggiare Berlusconi (presidente del consiglio berlusconiano). E da allora i due ospiti diventarono i mentori e i suggeritori di tutta la politica renziana contro il centrosinistra… Lo abbiamo attaccato duramente e abbiamo dato una mano per la sua sconfitta al referendum costituzionale. Per noi è semplicemente un avventuriero della politica, uno dei più squallidi tra quelli che hanno causato la rovina del paese.
Ma una cosa è svillaneggiarlo e un’altra dargli “l’abbraccio della morte”. Non siamo così malvagi. Per questo siamo amareggiati dalle ultime dichiarazioni di Giulio Di Donato a favore di Renzi, cui offriamo una completa e sincera solidarietà. Un poveraccio sgomita ogni giorno per raccattare a mala pena il 2-3% di consensi, con certa audacia intitola il suo cerchio magico “Italia viva”, e poi gli arriva un rottame tra i più squalificati della prima repubblica che lo riempie di lodi e lo affonda nell’”Italia defunta”.

Di Donato fu uno dei tre Vicerè (assieme ad altri due gentiluomini come Pomicino e De Lorenzo) che fecero per lunghissimo tempo il cattivo tempo a Napoli. Craxiano di ferro e vicesegretario del Psi, nel 2004 fu condannato a tre anni e quattro mesi per corruzione nel processo per le tangenti nella privatizzazione della nettezza urbana a Napoli. Ovviamente, uscito dal carcere e dai “domiciliari”, diventò – per meriti acquisiti – prima berlusconiano e poi mastelliano. Una vita così travagliata deve averlo segnato molto, al punto che ora sostiene l’unione tra il Psi e Renzi e rassicura i suoi amici berlusconiani e socialisti perché con Renzi «per il Psi non vedo rischi di neocentrismo». L’àncora a destra è sicura. Poi strafà, e sul “Trasformista”, il quotidiano forzarenziano di Romeo e Sansonetti, dà consigli al piccolo Renzi sulla riforma della giustizia. Chi più esperto di lui?

IL RIFORMISTA, IL GIORNALE DEGLI ZOMBIE

Il duo renzian-destrorso Sansonetti & Bergamini, hanno fatto uscire il primo numero del quotidiano “Il Riformista” con 4 giorni di anticipo. Il giorno ideale per il debutto sarebbe stato il 2 novembre, il giorno dei morti. Già la testata è mortifera: ha alle sue spalle una serie di fallimenti inesorabili in cui si sono prodotti ex comunisti di destra, orfani di Stalin, approdati inesorabilmente sulla Rive Droite. Ora nuovo tentativo, al servizio di Alfredo Romeo del giro di papà Renzi. Che se ne potrà occupare molto , dato che è agli arresti domiciliari per corruzione e altro…

Questo nuovo esperimento è ancora più osceno dei precedenti. Sansonetti da giovane era un bravo cronista parlamentare dell’”Unità”. Lo posso testimoniare io stesso. Faceva il suo mestiere con grande serietà. Poi ha imboccato una deriva che lo ha portato all’oggi. Ma si sa, gli ex comunisti passano a destra con estrema facilità. Noi sappiamo anche il perché. Con questo foglio l’ex direttore di “Liberazione”, organo ufficiale di Rifondazione comunista, tocca il fondo. Più giù non potrà andare. Fa una certa impressione vederlo in compagnia con la lady messa da Berlusconi in Rai come cane da guardia per realizzare il duopolio perfetto Raiset  dedito alla promozione quotidiana del berlusconismo imperante.

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“MAFIA CAPITALE” NON ESISTE MA ORA, PER FAVORE TOGLIETECI I MAFIOSI DALLA CAPITALE

di  andrea costa, Presidente Comitato Roma 150

La Suprema Corte si è definitivamente pronunciata. Nello specifico dei casi esaminati, la banda Buzzi-Carminati non configura il 416 bis, e dunque non esiste la “quinta Mafia” italiana, caldeggiata soprattutto dalla grande stampa del Nord, ansiosa di “antropologizzare“ (dopo averla anche storicizzata) la sua atavica idiosincrasia per la Capitale e per i romani.
Si badi bene: NESSUNO SI SOGNI DI NEGARE L’ESISTENZA DELLE MAFIE A ROMA. A ROMA COME A MILANO. Città, parliamo del capoluogo meneghino, che considerata l’esigua estensione territoriale e l’elevata densità desterebbe, e non da oggi, ben più gravi allarmi. Di mafie, dicevamo, le cronache giudiziarie sono piene. Da quelle nostrane (mafia siciliana, ndrangheta, camorra) a quelle straniere cinesi, albanesi e, finalmente riconosciute, quelle nigeriana e Sinti. Mafie d‘importazione, orgogliose della loro specificità, riconoscibili, capaci di condizionare persino tipicità culinarie romane (ma da quando avete mai sentito i supplì alla N’duja?). Mafie la cui ”solare” esistenza nella città, anche in luoghi prossimi al potere, ci fa chiedere molte volte, scuorati, che lavoro svolga esattamente quella Direzione Investigativa Antimafia che ha la sua sede proprio nel centro di Roma, in Via Giulia.

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SI COMUNICHI LEI…

28 aprile 1977 giorno del gravissimo assassinio dell’avv. Fulvio Croce, presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Torino, vittima della dissennata e ingiusta violenza terrorista per aver difeso sino al sacrificio estremo il diritto alla difesa e il sacro dovere delle toghe di tutelarlo . Fedele alla toga e all’ordinamento costituzionale . Professionista esemplare, liberale piemontese di solida tempra cavouriana  lo onoriamo.  Ci piace ricordarlo, per sfuggire alla tristezza, come uomo mite e probo,   quando da liberale impenitente in un processo  apostrofava il  Magistrato che ordinava “Si comunichi”,  cosi’: “si comunichi lei!”. ..