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“ITALIA DEFUNTA”: AVANTI!, “La lotta dei lavoratori continua”

Abbiamo sempre disistimato Matteo Renzi, fin da quando accettò (da sindaco piddino) di farsi accompagnare da Verdini ad Arcore per omaggiare Berlusconi (presidente del consiglio berlusconiano). E da allora i due ospiti diventarono i mentori e i suggeritori di tutta la politica renziana contro il centrosinistra… Lo abbiamo attaccato duramente e abbiamo dato una mano per la sua sconfitta al referendum costituzionale. Per noi è semplicemente un avventuriero della politica, uno dei più squallidi tra quelli che hanno causato la rovina del paese.
Ma una cosa è svillaneggiarlo e un’altra dargli “l’abbraccio della morte”. Non siamo così malvagi. Per questo siamo amareggiati dalle ultime dichiarazioni di Giulio Di Donato a favore di Renzi, cui offriamo una completa e sincera solidarietà. Un poveraccio sgomita ogni giorno per raccattare a mala pena il 2-3% di consensi, con certa audacia intitola il suo cerchio magico “Italia viva”, e poi gli arriva un rottame tra i più squalificati della prima repubblica che lo riempie di lodi e lo affonda nell’”Italia defunta”.

Di Donato fu uno dei tre Vicerè (assieme ad altri due gentiluomini come Pomicino e De Lorenzo) che fecero per lunghissimo tempo il cattivo tempo a Napoli. Craxiano di ferro e vicesegretario del Psi, nel 2004 fu condannato a tre anni e quattro mesi per corruzione nel processo per le tangenti nella privatizzazione della nettezza urbana a Napoli. Ovviamente, uscito dal carcere e dai “domiciliari”, diventò – per meriti acquisiti – prima berlusconiano e poi mastelliano. Una vita così travagliata deve averlo segnato molto, al punto che ora sostiene l’unione tra il Psi e Renzi e rassicura i suoi amici berlusconiani e socialisti perché con Renzi «per il Psi non vedo rischi di neocentrismo». L’àncora a destra è sicura. Poi strafà, e sul “Trasformista”, il quotidiano forzarenziano di Romeo e Sansonetti, dà consigli al piccolo Renzi sulla riforma della giustizia. Chi più esperto di lui?

IL RIFORMISTA, IL GIORNALE DEGLI ZOMBIE

Il duo renzian-destrorso Sansonetti & Bergamini, hanno fatto uscire il primo numero del quotidiano “Il Riformista” con 4 giorni di anticipo. Il giorno ideale per il debutto sarebbe stato il 2 novembre, il giorno dei morti. Già la testata è mortifera: ha alle sue spalle una serie di fallimenti inesorabili in cui si sono prodotti ex comunisti di destra, orfani di Stalin, approdati inesorabilmente sulla Rive Droite. Ora nuovo tentativo, al servizio di Alfredo Romeo del giro di papà Renzi. Che se ne potrà occupare molto , dato che è agli arresti domiciliari per corruzione e altro…

Questo nuovo esperimento è ancora più osceno dei precedenti. Sansonetti da giovane era un bravo cronista parlamentare dell’”Unità”. Lo posso testimoniare io stesso. Faceva il suo mestiere con grande serietà. Poi ha imboccato una deriva che lo ha portato all’oggi. Ma si sa, gli ex comunisti passano a destra con estrema facilità. Noi sappiamo anche il perché. Con questo foglio l’ex direttore di “Liberazione”, organo ufficiale di Rifondazione comunista, tocca il fondo. Più giù non potrà andare. Fa una certa impressione vederlo in compagnia con la lady messa da Berlusconi in Rai come cane da guardia per realizzare il duopolio perfetto Raiset  dedito alla promozione quotidiana del berlusconismo imperante.

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“MAFIA CAPITALE” NON ESISTE MA ORA, PER FAVORE TOGLIETECI I MAFIOSI DALLA CAPITALE

di  andrea costa, Presidente Comitato Roma 150

La Suprema Corte si è definitivamente pronunciata. Nello specifico dei casi esaminati, la banda Buzzi-Carminati non configura il 416 bis, e dunque non esiste la “quinta Mafia” italiana, caldeggiata soprattutto dalla grande stampa del Nord, ansiosa di “antropologizzare“ (dopo averla anche storicizzata) la sua atavica idiosincrasia per la Capitale e per i romani.
Si badi bene: NESSUNO SI SOGNI DI NEGARE L’ESISTENZA DELLE MAFIE A ROMA. A ROMA COME A MILANO. Città, parliamo del capoluogo meneghino, che considerata l’esigua estensione territoriale e l’elevata densità desterebbe, e non da oggi, ben più gravi allarmi. Di mafie, dicevamo, le cronache giudiziarie sono piene. Da quelle nostrane (mafia siciliana, ndrangheta, camorra) a quelle straniere cinesi, albanesi e, finalmente riconosciute, quelle nigeriana e Sinti. Mafie d‘importazione, orgogliose della loro specificità, riconoscibili, capaci di condizionare persino tipicità culinarie romane (ma da quando avete mai sentito i supplì alla N’duja?). Mafie la cui ”solare” esistenza nella città, anche in luoghi prossimi al potere, ci fa chiedere molte volte, scuorati, che lavoro svolga esattamente quella Direzione Investigativa Antimafia che ha la sua sede proprio nel centro di Roma, in Via Giulia.

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SI COMUNICHI LEI…

28 aprile 1977 giorno del gravissimo assassinio dell’avv. Fulvio Croce, presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Torino, vittima della dissennata e ingiusta violenza terrorista per aver difeso sino al sacrificio estremo il diritto alla difesa e il sacro dovere delle toghe di tutelarlo . Fedele alla toga e all’ordinamento costituzionale . Professionista esemplare, liberale piemontese di solida tempra cavouriana  lo onoriamo.  Ci piace ricordarlo, per sfuggire alla tristezza, come uomo mite e probo,   quando da liberale impenitente in un processo  apostrofava il  Magistrato che ordinava “Si comunichi”,  cosi’: “si comunichi lei!”. ..

CI VERGOGNIAMO DEL GOVERNO DEL NOSTRO PAESE

Ormai è ufficiale. Lo dice persino un ministro. Salvini, riferendosi a Cesare Battisti, ha dichiarato: «Ovviamente dovrà marcire in galera fino all’ultimo dei suoi giorni. Non deve uscire vivo dalla galera». Quindi, grazie a un demagogo idiota tutto il mondo ha appreso  tre informazioni:

1. In Italia nelle carceri si “marcisce”. Il che è vero.

2. Le carceri sono rimaste alle condizioni delle “galere”. Il che è vero.

3. Il ministro dell’Interno non ha la minima cognizione del dettato costituzionale, che nel suo art. 27 afferma che «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».

Ma nell’osteria padana non solo si truffa per 49 milioni lo Stato ma non si legge neppure la Costituzione.

Ps (quasi inutile): Cesare Battisti è un fanatico pluriassassino, mai pentito, che è sfuggito alla giustizia per 37 anni. È giusto che paghi il suo debito. Ma troviamo indecente (ancorché retorica, data l’età del soggetto) la falsa diatriba tra la pena a trent’anni o all’ergastolo (che tra l’altro è incostituzionale).

INDOVINA CHI VIENE A CENA

Tutti alla cena dell’Associazione del garantismo peloso intitolata “Fino alla prescrizione”. Diretta dalla giornalista Anna Lisa Chirico, dalle idee chiarissime, che si professa radicale pannelliana e salviniana. C’è Maria Elena Boschi a nome del padre, non manca il resto del Giglio Magico, tra cui spicca Marco Carrai, il finanziere di Renzi e della ciellina Compagnia delle Opere nonché il tesoriere del Pd. A nome di coloro che hanno patteggiato per il reato di corruzione, ricompare il redivivo parlamentare leghista Giulio Tremonti. Presente ovviamente anche Salvini, del governo del cambiamento, a nome della Lega Ladrona e in regolare divisa della Banda Bassotti. E troppi altri. A questa rimpatriata della Casta assente proprio il “prescritto” per eccellenza. A suo nome l’ambasciatore Gianni Letta.

la lepre marzolina – 15 gennaio 2019