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GIORNALI MARCHETTARI

di enzo marzo

Una delle piaghe che affliggono il giornalismo italiano è nella diffusione di un malcostume ormai diventato irrefrenabile. Non che non ci sia sempre stato, ma ora si esagera. Quando fondammo la “Società Pannunzio per la libertà d’informazione” redigemmo dei dossier sullo stato della comunicazione sia su carta stampata sia su Internet. Con critiche e proposte. Ci eravamo proposti di comporre anche un rapporto sulla pubblicità occulta. Alla fine dovemmo rinunciarci perché era impossibile compilare un testo con qualche completezza, considerata l’ampiezza del fenomeno: giornali femminili ridotti a cataloghi aziendali, infiltrazioni d’ogni tipo in testi redazionali, fine della critica artistica sostituita da paginate pagate dagli assessori alla cultura, addirittura contratti tra l’Ansa e Regioni. E così via. Il malvezzo, che nel mondo giornalistico è chiamato “marchetta”, si insinua dappertutto in totale spregio del lettore acquirente del giornale cui viene occultamente apparecchiato un prodotto propagandistico inquinato. Il lettore non ha difesa, se non di smettere l’acquisto di quella pubblicazione. E così sta avvenendo. I Direttori, prigionieri degli Uffici pubblicità, sono arrendevoli, senza capire che nella competizione della comunicazione tra giornali stampati e Internet, la carta può sopravvivere soltanto se contrappone alla quantità l’autorevolezza e la serietà della sua informazione.

Noi della “Pannunzio” abbiamo elaborato uno “Statuto dei diritti dei lettori” (1), ma sia gli organi sindacali sia le stesse associazioni di difesa dei consumatori sono refrattari. Recentemente, qui sopra, abbiamo riportato l’esempio di una pagina di attualità che aveva al suo interno un messaggio sia fotografico sia di testo che, senza vergogna, faceva pubblicità occulta a un marchio alimentare. Si trattava della “Gazzetta dello sport”. È ovvio che tutto ciò può accadere impunemente soltanto per due ragioni: la prima è che l’Ordine nazionale, che dovrebbe sanzionare duramente sia il Direttore sia il giornalista che firma (o è costretto a firmare) l’articolo-marchetta, è peggio delle tre scimmiette. Forse dovrebbero intervenire altre autorità contro ciò che è un falso, ma non lo fanno. Non resta che denunciare pubblicamente ai lettori i vari casi sperando che ciò costituisca un deterrente. Noi continuiamo con il “Corriere della sera” e “la Repubblica”. Che si stanno mangiando la loro presunta “autorevolezza”.

(1) Chi desidera conoscere (gratuitamente) le proposte della Società Pannunzio le può chiedere a info@criticaliberale.it

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IL RIFORMISTA, IL GIORNALE DEGLI ZOMBIE

Il duo renzian-destrorso Sansonetti & Bergamini, hanno fatto uscire il primo numero del quotidiano “Il Riformista” con 4 giorni di anticipo. Il giorno ideale per il debutto sarebbe stato il 2 novembre, il giorno dei morti. Già la testata è mortifera: ha alle sue spalle una serie di fallimenti inesorabili in cui si sono prodotti ex comunisti di destra, orfani di Stalin, approdati inesorabilmente sulla Rive Droite. Ora nuovo tentativo, al servizio di Alfredo Romeo del giro di papà Renzi. Che se ne potrà occupare molto , dato che è agli arresti domiciliari per corruzione e altro…

Questo nuovo esperimento è ancora più osceno dei precedenti. Sansonetti da giovane era un bravo cronista parlamentare dell’”Unità”. Lo posso testimoniare io stesso. Faceva il suo mestiere con grande serietà. Poi ha imboccato una deriva che lo ha portato all’oggi. Ma si sa, gli ex comunisti passano a destra con estrema facilità. Noi sappiamo anche il perché. Con questo foglio l’ex direttore di “Liberazione”, organo ufficiale di Rifondazione comunista, tocca il fondo. Più giù non potrà andare. Fa una certa impressione vederlo in compagnia con la lady messa da Berlusconi in Rai come cane da guardia per realizzare il duopolio perfetto Raiset  dedito alla promozione quotidiana del berlusconismo imperante.

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DOMICILIARI

Non si era mai visto un successo così repentino e clamoroso di un quotidiano. Il Direttore Sansonetti (quello che voleva Berlusconi al Quirinale) aveva preannunciato che la battaglia principale del suo nuovo “Riformista” era per l’abolizione del carcere. Detto fatto. Dopo 48 ore il suo editore è stato arrestato , ma niente carcere. Grazie all’autorevolezza del “Riformista” di Sansonetti è stato mandato ai “domiciliari”.

la lepre marzolina – 31 ottobre 2019

CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE

di enzo marzo

Rivogliamo immediatamente Maria Giovanna Maglie in Tv e in un posto strategico per la propaganda politica. Noi siamo reazionari, siamo per questo “governo vintage”, che come tutti i governi vintage si dicono per “il cambiamento”. Basta non specificare la direzione del cambiamento. Il “governo vintage” fortemente è teso verso il passato remoto e remotissimo: e quindi coltiva con la stessa cura che serve per le piante bonsai la “cultura razzista e fascista” della buon’anima e recupera fior da fiore i più fedeli trasformisti servitori del potere. Qualunque potere, certo, secondo le stagioni. Continua la lettura di CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE

NO, NON “E’ GIORNALISMO”: DIO MIO COME SIAMO CADUTI IN BASSO…

Riportiamo dal Fatto.it questa straordinaria notizia:

«È il giornalista Mattia Feltri il vincitore della 22esima edizione del premio ” È Giornalismo”, fondato da Indro Montanelli, Enzo Biagi, Giorgio Bocca e dall’imprenditore Giancarlo Aneri. Lo ha deciso la giuria, ora composta dallo stesso Aneri, come presidente, e da Giulio Anselmi, Mario Calabresi, Massimo Gramellini, Paolo Mieli, Gianni Riotta e Gian Antonio Stella. Mattia Feltri, bergamasco, 49 anni, è figlio d’arte: suo padre Vittorio è una delle firme più conosciute del giornalismo italiano. E a questo ha fatto riferimento Giancarlo Aneri nell’esprimere la sua soddisfazione per la scelta della Giuria “perché con questo meritatissimo premio a Mattia, in fondo si dà anche un riconoscimento alla storia giornalistica familiare”. Feltri ha iniziato la sua carriera giovanissimo al Giornale di Bergamo, per poi passare al Foglio e quindi, dopo una breve parentesi a Libero, fondato dal padre, nel 2005 alla Stampa, di cui oggi è capo della redazione romana».

Avete letto bene? Adesso decifriamo la notizia:

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CARI DI MAIO E DI BATTISTA, CHI SONO LE PUTTANE?

di ferruccio sansa  (da ilfattoquotidiano.it)

C’è soprattutto disprezzo in quella parola, “puttane”, usata da Di Battista. Per i giornalisti, ma anche per le prostitute. Per le persone in generale. Un modo di esprimersi misero e inadeguato. Prima ancora che grave. Non voglio difendere i giornalisti. Abbiamo le nostre colpe. Tanti sono stati servili in questi anni, invece che vigili. Hanno preferito la dipendenza alla libertà. Come gli italiani, del resto, che hanno osannato prima Berlusconi, poi Monti, poi Renzi e ora Salvini e Di Maio. Come la nostra classe politica peraltro. E qui verrebbe da fare qualche domanda al duo di statisti Di Maio-Di Battista.

Sono puttane solo i giornalisti o anche quelli che per anni hanno soltanto detto “sì”, piegando il capo agli ordini del grande capo?

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