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DI NECESSITA’ VIRTU’ – PENSIERINI FILOGOVERNATIVI

di enzo marzo

Finalmente un po’ di bonaccia. Erano anni che vigeva un clima politico esasperato che ha portato a una spaccatura profonda nel paese. Protagonista è stata l’irruzione dell’estremismo di destra, con il recupero di tutti i temi e i valori che speravamo fossero stati relegati nell’armamentario da dimenticare del Novecento totalitario, ma che invece sono stati riproposti strumentalmente per scopi elettorali da un leghista demagogo ai più bassi livelli, neofita sia del sovranismo sia della superstizione religiosa. Di antica data in lui c’è soltanto il razzismo.

Purtroppo Salvini ha raccolto moltissimi consensi, perché gran parte del popolo italiano, stremata da un venticinquennio di indecenze berlusconiane e dalla mediocrità assoluta di tutte le classi dirigenti che si sono susseguite al governo, si è aggrappata a parole d’ordine che nascono non tanto da valori o da interessi quanto da paura e ignoranza. L’una e l’altra molto profonde. Questi italiani negli ultimi decenni non si sono mai fatti rappresentare da un ceto politico di Destra decente, ma solo da un furfante pregiudicato che per i suoi profitti ha inquinato in profondità il tessuto etico dell’intera società. I rivoli infettanti hanno colpito tutti i settori, non se ne è salvato alcuno: dalle professioni alla magistratura, dalle forze dell’ordine alla scuola e all’Università, dall’imprenditorialità al giornalismo, e così via. Il ceto medio e quello medio-alto si sono impoveriti e hanno collassato. Non dobbiamo allora meravigliarci se in tutte le classifiche dei ventotto paesi europei siamo precipitati all’ultimo o al penultimo posto.

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UN NOME MAL SCELTO

Capisco che Conte cerchi in tutti i modi di smarcarsi e far dimenticare il suo stretto connubio con i 5 stelle senza il quale continuerebbe ad essere un Carneade politico (senza offesa per il filosofo scettico ). Sta cercando nel vuoto con degrado  in cui è precipitato il sistema politico, ad esempio, di far passare nel dimenticatoio la sua chiamata di correo salvifica per il Salvini indagato per il sequestro di persone sulla nave Diciotti o i suoi ammiccamenti a flat  tax e autonomie secessionistiche sostenute con Di Maio . Il suo tentativo di smarcarsi è ora anche utile in una fase politica gravemente compromessa dal prevalere mediatico e nel paese di un salvinismo ipernazionalistico e xenofobo, antieuropeo, che va ben oltre gli orizzonti autonomistici e antiburocratici di riferimento di parte dei ceti produttivi e popolari del nord Italia  della vecchia Lega Nord. Certo la sua pretesa di essere super partes nella futura alleanza di governo col pd, sempre che Rousseau, Casaleggio e Di Maio non rompano le uova nel paniere, non ha fondamento razionale, posto che l’uomo, non giovane, era sino al 4 marzo 2018 oltre che sconosciuto anche impolitico.

Faccia il leader dei 5 stelle e su loro indicazione il presidente del consiglio e faccia dimenticare molte, troppe pagine sgradevoli di 14 mesi da lui definiti, come l’anno in corso, “bellissimi”. Non pretenda di essere chi non è.  E rifletta sul significato di “cambiamento ” come lui ha definito il governo che presiederà, Rousseau permettendo. Cambiando anche lui e, perché no, sarebbe davvero  un cambiamento rimarchevole, invitando i parlamentari del governo che verrà, a ignorare il voto sulla piattaforma Casaleggio, (mi rifiuto di indicare il nome del grande filosofo ginevrino). Che non era affatto un paladino della democrazia diretta, meno che meno alla maniera di Casaleggio &c., ma fautore di modelli di partecipazione , in specie del Tribunato secondo il modello storico universale romanistico repubblicano  federale e municipale. Strumento fondamentale di potere negativo e  argine al sopruso e agli abusi dei poteri costituiti. In un contesto  come questo il tribunus plebis di Rousseau e Cicerone inibirebbe nell’interesse della res publica  l’uso della piattaforma Rousseau e l’abuso del nome del filosofo del contrat social.

QUATTRO QUESTIONI PESANTI COME MACIGNI (QUANDO LE RISPOSTE?)

Testo integrale dell’intervento di Parrini, del Pd , 24 luglio 2019, su Moscopoli

PRESIDENTE. La seduta è ripresa. È iscritto a parlare il senatore Parrini. Ne ha facoltà.

PARRINI (PD). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, prima di tutto la ringrazio per aver risposto affermativamente alla richiesta di un’informativa in Aula, avanzata dal Gruppo Partito Democratico e dal nostro presidente Marcucci. La ringrazio per questo, con molto rispetto.

Non posso però ringraziarla per le parole che ha detto oggi, parole che a nostro giudizio sono in parte evasive e in parte affette da scopi palesemente diversivi. Lo sforzo che lei ha profuso per parlare d’altro e non dell’oggetto dell’informativa è ammirevole sul piano dell’impegno fisico ma è disdicevole sul piano politico. (Applausi dal Gruppo PD).

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IL VICE DEI VICE

Conte non è un “burattino”, ma  il vice dei due vice col ruolo molto problematico di esecutore del famoso  contratto. Certo non è il presidente del consiglio dei ministri nei termini sanciti dall’art. 95 costituzione. Certo non è stato eletto da nessuno e al di là della devozione a padre Pio nessuno sa se pensi, e che cosa .
Certo non mi sento da lui rappresentato, anche se volessi, non sapendo nella sostanza chi è .

UN PO’ DI DIGNITÀ, ORSÙ

di enzo marzo

  1. DOMANDA A GIUSEPPE CONTE, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Non invidiamo il povero nostro Presidente del consiglio stretto da due guidatori, ubriachi e senza patente, che hanno lanciato la macchina del nostro paese a folle velocità contro il muro della realtà. Apprezziamo il suo tentativo odierno di rimediare in qualche modo agli esiti prevedibilissimi dopo la lettera di Bruxelles con parole sensate: «Potete anche criticare la manovra ma non dimenticate che stiamo agendo in modo responsabile nell’interesse degli Italiani». Invece riteniamo velleitarie le parole che poi ha aggiunto: «Non alimentiamo fiati, voci, polemiche, di chiunque siano e ragioniamo sugli obiettivi e sulla costruzione di un percorso a cui tutti dobbiamo lavorare».

Il suo è un invito che prende le distanze dalle forze di maggioranza e da suoi ministri, ma non crede, caro Premier, che il nostro destino sia segnato senza una sua presa di posizione chiara e decisa che ridia un minimo di credibilità a lei stesso, al ruolo che ricopre e  al paese di fronte all’Europa?

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UN INCOMPETENTE A PALAZZO CHIGI

di enzo marzo

Anche se i fatti si stanno chiarendo, non entriamo nella diatriba “politica” sul caso Casalino. Ricordiamo soltanto che in democrazia la Notizia è sacra.

Per chi avesse scarsa memoria ricordiamo il caso di Scajola che, come un idiota, parlando al bar con due giornalisti, offese gravemente la figura del povero Biagi assassinato dalle BR e giustamente santificato da tutti. «Era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza». Così disse il ministro dell’interno, dando l’esatta misura della sua statura umana e politica, ma la sua sventura fu di non vivere nell’era del “governo del cambiamento” e, quindi, fu costretto a dimettersi.  

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