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LA LIBERTÀ’ DI STAMPA SECONDO CASALEGGIO 1

di enzo marzo

L’articolo di “Repubblica” , che ripubblichiamo di seguito, denuncia un fatto cui noi NON vogliamo credere. Non è possibile che il padrone (per via ereditaria) del Movimento 5 stelle abbia avuto l’ardire di denunciare un giornale libero a noi molto caro solo per il fatto di aver pubblicato un articolo in cui  si criticava la teoria e la pratica antidemocratica della piattaforma Rousseau e quindi della sua derivazione politica. Casaleggio Secondo teorizza e pratica la “democrazia diretta” gestita nel tinello di casa sua , senza alcun controllo pubblico e senza alcuna garanzia per gli stessi votanti. Ci ha sempre sorpreso il numero abbastanza scarso dei  casaleggini che si piegano alla fatica di premere  a casa loro alcuni tasti per esprimere la loro volontà, come ci ha sorpreso sempre  che certe candidature a deputato o a presidente di regione fossero decise da una manciata di voti. E questa Casaleggio Secondo la chiama democrazia e nello stesso tempo – denunciando per diffamazione il giornale del vecchio Segre per un’opinione – dimostra che la sua concezione democratica è uguale a quella di Orban: democrazia (sic!)  senza le libertà fondamentali.  Tra quanti secoli la schiatta reale dei Casaleggio imparerà che alle opinioni critiche si risponde con altre opinioni e non coi tribunali? Perché Casaleggio Secondo non ha inviato una rettifica per correggere eventuali errori  che il giornale “Incontro” avrebbe dovuto pubblicare? Il M5s  nelle mani di Casaleggio Secondo si sta dimostrando con sempre più evidenza una compagine autoritaria senza princìpi.  Ci aspettiamo che molti suoi rappresentanti e aderenti abbiano il coraggio di dissociarsi pubblicamente da questa decisione autolesionista.       

Chi intende firmare un appello a favore del giornale “l’incontro ” può farlo  su http://chng.it/V4yFWc2z

LA LIBERTÀ’ DI STAMPA SECONDO CASALEGGIO 2

Casaleggio fa causa al giornale fondato dal partigiano Segre

Per un articolo che definiva la piattaforma Rousseau “una distorsione della democrazia”

 

di ottavia giustetti  [Repubblica.it]

11 gennaio 2020

Il controllo tentacolare che l’associazione Rousseau di Davide Casaleggio effettua sistematicamente sulla Rete che dissente o, anche solo, discute della struttura che governa il Movimento Cinquestelle, è arrivato fino al giornale fondato nel 1949 dal partigiano Bruno Segre, “L’incontro”, diventato da pochi mesi una testata online, grazie a un gruppo di 18 soci torinesi e milanesi che hanno deciso di non disperdere l’eredità dell’avvocato e giornalista che ha fatto dell’impegno un simbolo per la città e non solo. Un articolo dal titolo “ Rousseau, una distorsione paradossale della democrazia”, pubblicato a novembre 2019 a firma di Riccardo Rossotto, ha scatenato la reazione dell’associazione milanese proprietaria della piattaforma digitale da cui partono tutte le più importanti scelte del Movimento, e Davide Casaleggio ha deciso di intentare una causa civile al giornale di Bruno Segre per chiedere i danni. La prima udienza è stata fissata per il 14 gennaio in tribunale per un primo tentativo di mediazione. Ma difficilmente si arriverà a un accordo tra i due alle prime battute, perché al” l’Incontro”, al momento, nessuno è intenzionato a fare un passo indietro e rimuovere l’articolo dal Web.

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LA LIBERTÀ’ DI STAMPA SECONDO CASALEGGIO 3 – L’ARTICOLO INCRIMINATO

Rousseau, oblio su una distorsione paradossale della democrazia

 

L’associazione rappresenta una sofisticata struttura professionale di lobby

26 Novembre 2019

 

Torno sul tema Rousseau.

Sul ruolo di questa piattaforma digitale nel caotico momento che sta vivendo il Movimento creato da Beppe Grillo.

Il tema dovrebbe costituire, in un paese normale, una priorità. Invece è trattato dai media e da tutti noi alternativamente con superficialità, disinteresse, sorpresa e soprattutto snobbismo. Credo che invece la piattaforma digitale ideata da Casaleggio padre meriterebbe molta più attenzione perché, udite udite, a mio avviso impatta sulla stessa saldezza delle nostre democrazie.

La questione sulla legittimità o meno di Rousseau sembra archiviata.

Messa sotto il tappeto.

Io capisco che questo possa avvenire seguendo gli auspici dei gestori; mi stupisco quando avviene da parte di coloro che la vivono con preoccupazione o addirittura ansia.

Provo dunque a ripercorrere le tappe principali di questa iniziativa mediatica ideata ormai quasi 10 anni fa da Casaleggio.

Mi ha aiutato in questa ricostruzione storica una approfondita analisi apparsa sul quotidiano online L’Inkiesta, a firma Nicola Biondo.

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“DEMOCRAZIA DIRETTA” SINONIMO DI TRUFFA

Siamo molto soddisfatti per le votazioni operate sulla Piattaforma Rousseau, perché hanno definitivamente chiuso ogni discussione sulla “democrazia diretta”. Ringraziamo Casaleggio per aver chiarito in maniera così incontrovertibile che la democrazia diretta “alla M5s” è una vera e propria truffa, su cui paradossalmente dovrebbe indagare la Procura della repubblica. Si può rintracciare nell’ultima votazione su Salvini, che ha decretato la definitiva entrata del M5s nella Casta, il “combinato disposto” di tre “delitti” 

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ROUSSEAU E’ MORTO, VIVA ROUSSEAU

 
J.J. Rousseau : “… Avrei voluto dunque che nello Stato nessuno potesse considerarsi al di sopra della legge, e che dall’esterno nessuno avesse potuto imporre qualcosa che lo Stato fosse obbligato ad accettare; poiché, qualunque sia la costituzione di un governo, se c’è un solo uomo che non sia sottoposto alla legge, tutti gli altri si trovano di necessità sottoposti al suo arbitrio … “

da Alla Repubblica di Ginevra. Dedica sull’origine dell’ineguaglianza

INVETTIVA CONTRO IL P.I. – AGLI IDIOTI SI ADDICE IL SILENZIO

Si è chiuso il cerchio. Il consorzio affaristico per il potere fascio-leghista e casaleggino ha compiuto un passo determinante, e ora ha in  mano l’intera informazione pubblica. A cui si assommerà mediaset,, reti di un Berlusconi  “di lotta e di governo”. Vedremo, sorridendo amaramente, chi darà al putiniano Foa i voti che ancora gli servono. Così la libertà d’informazione compie il suo ultimo salto verso il baratro. Ne parleremo, ne parleremo a lungo.

Ma che ci si poteva aspettare da quel consorzio di cui sopra, tutto buoni propositi e gestione alla napoletana da prima repubblica, solo con un po’ di protervia in più? Salvini ha avuto persino la faccia di c. di dichiarare: «Stiamo scegliendo le persone migliori, c’è una società di cacciatori di teste che ha valutato e certificato». Cacciatori di teste molto pigri, che hanno cercato solo nel salotto di Casaleggio, il ReAzionario dei 5stelle, e nella redazione del “Giornale” di Berlusconi.

Ma ora la nostra cultura democratica e liberale ci spinge a scrivere anche di altro. Siamo trasecolati di fronte alla reazione del Pd, o meglio di quello cui proprio questa vicenda ci legittima più che ampiamente di dare il vero nome: P.I., il Partito Idiota.

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