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I pericoli militari del tramonto dell’egemonia americana

di  gian giacomo migone 

 È necessaria una strategia indipendente di una Europa sempre più unita. I crolli sistemici determinano un vuoto di potere che viene riempito da iniziative e scontri. C’è un non detto che riguarda il ruolo degli Stati Uniti dopo il ritiro dall’Afghanistan e le tragiche conseguenze che ne derivano, tuttora in corso. Soprattutto in Italia, dove non bastano i silenzi di Draghi e i balbettii di Di Maio e dei grandi media che ora si fingono post atlantici.

Quanto sta avvenendo in quel lontano paese ha reso visibile ed ineludibile una tendenza in atto da anni, che ha avuto inizio da quella sconfitta subita in Vietnam, dalla conclusione per tanti aspetti simile a quella che si sta dipanando a Kabul: il declino del potere relativo degli Stati Uniti rispetto al resto del mondo.

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A PROPOSITO DELLA POLEMICA BIDEN – PUTIN. RICORDO DI Politkovskaja

Biden ha rivolto un’accusa precisa, Putin ha risposto in perfetto stile mafioso con minacce velate. Sarebbe ora che un incessante lavorio per la pace e per la composizione dei conflitti fosse accompagnata dalla ferma e costante riaffermazione dei diritti umani e delle regole dello stato di diritto. Cogliamo l’occasione per ricordare la figura di Anna Politkovskaja, giornalista accusatrice del regime putiniano  e assassinata brutalmente nel 2006.  Per Salvini e Berlusconi quello di Putin è sicuramente il Nuovo Rinascimento russo. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha depositato il 17 luglio 2018 una sentenza di condanna di Mosca, per non aver condotto un’inchiesta efficace per determinare chi abbia commissionato l’omicidio.

[chi vuole saperne di più può scaricare gratuitamente un volume di Andrea Riscassi sulla giornalista russa … Anna è viva. Storia di Anna Politkovskaja una giornalista non rieducabile PDF – amasniratidis1 (google.com) ]

LO SPIRITO DEL TEMPO: LA SCURRILITÀ

Un confronto, tra Biden e Trump, imbarazzante e umiliante per l’intelligenza degli elettori. Uno scontro tra un bullo cacciaballe con le sembianze di un bull dog e un uomo anziano e dimesso, manifestamente privo della statura politica per la carica istituzionale alla quale aspira.

Resta il desolante senso di vuoto dopo una corrida permanente di voci sovrapposte con un mediatore che faticava a gestire i passaggi. Un parapiglia dove non si parla mai di un preciso oggetto, le politiche per il Paese e il mondo, buttandola in caciara, in insulto, in invettiva a prescindere. Per Trump il suo avversario è solo un vecchio stupido rincoglionito; per Biden, Trump è un bugiardo impostore. Nulla di meno, niente di più. Un confronto pubblico, istituzionale trasformato in lite scomposta da trivio, logica da mucchio selvaggio o da grande fratello, per non comunicare nulla,  guerriglia di movimentazione verbale o linguale nucleo della comunicazione del cosiddetto “dibattito”. Deprimente.. è deprimente. Hegel redivivo farebbe fatica a trovare nelle scurrili invettive dell’orrido Trump lo spirito del mondo. Il guaio per noi è che lo spirito del tempo è questo