DEDICATO A RENZI, AI DIRIGENTI DEL PD E AI SUOI VOTANTI

Raccontato da Ernesto Rossi: “Una sera Petrolini, scocciato da uno spettatore che dal loggione continuava a far baccano, interruppe di recitare, avanzò alla ribalta e: Io non ce l’ho con te – gridò col dito puntato verso il disturbatore – perché tu così ce sei nato. Ce l’ho con quelli che te stanno accanto, che non te buttano de sotto“.

La lepre marzolina – 28 maggio 2018

ALLA FIERA DELL’IRRESPONSABILITA’

Orientamento di Critica liberale

L’intera classe politica, dopo due mesi di indegni balletti post-elettorali, dovrebbe spiegare al Paese una semplicissima cosa: ma perché, avendo votato pressoché al completo una legge elettorale di impianto proporzionale, sta sprofondando le istituzioni nell’ingovernabilità, comportandosi come se quella stessa legge fosse maggioritaria?

Perché il PD vaneggia di elettori che l’avrebbero mandato all’opposizione punendolo elettoralmente, quando con una legge proporzionale il PLI rimase al Governo quasi ininterrottamente per mezzo secolo avendo anche meno del 2% dei consensi? Perché i M5S vaneggiano di mandato pieno a governare avendo avuto qualcosa meno di un terzo dei consensi? Perché la Destra articolata in tre partiti parla a tre voci, pur avendo raccolto i consensi in un unico paniere, al punto che basta la chiusura di una compagine del terzetto per far saltare una possibile alleanza di governo?

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PERCHÉ’ RENZI E’ EVERSIVO

di paolo fai

Se è vero quanto asseriva George Steiner, nell’Introduzione di uno dei suoi libri migliori (ma si potrà mai fare una classifica di qualità tra la produzione scientifica di Steiner?), «La lezione dei maestri», che «le arti e gli atti dell’insegnamento sono, nel senso proprio di questo termine abusato, dialettici», perché «il maestro impara dal discepolo ed è modificato da questa interrelazione in quanto essa diventa, idealmente, un processo di scambio», è anche vero che, senza l’impulso magisteriale, le potenzialità responsive del discepolo rimarrebbero allo stato di latenza.

Che le cose stiano così, ne è prova l’impeccabile intervista che Gustavo Zagrebelsky ha rilasciato a Marco Travaglio per “il Fatto Quotidiano” (martedì 1 maggio 2018, pp. 4-5) sulla situazione politica di questi giorni, sullo stallo istituzionale dovuto alle difficoltà di fare un governo da parte di Di Maio per il veto posto da Renzi a qualsiasi forma di dialogo con i 5Stelle.

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Alfie tra pietà, responsabilità e diritto alle cure

C’è chi giustifica la decisione della Corte inglese di far morire Alfie , sia pure ammettendo che in scienza la probabilità di morire non è mai al 100%, con argomenti di stampo economico-sanitario.

In sintesi: trattandosi di gestire fondi non illimitati per la salute, da un lato bisogna dare, ma dall’altro togliere.

Se non fosse che stiamo parlando di vita, salute e libertà, ovviamente anche di curarsi ed essere curati, verrebbe quasi da essere d’accordo. in una logica economicistica.

Spendere inutilmente per uno significherebbe sottrarre utili cure ad altri!?

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LA PROPOSTA PIÙ OVVIA [di G. Migone]

di gian giacomo migone

LETTERA INVIATA A “LA REPUBBLICA ” E NON PUBBLICATA

Caro Direttore,
al dibattito dilatorio in corso sulla questione di governo manca la proposta più ovvia, nell’interesse del Paese (anche se adombrata, non a caso, da Virginio Rognoni e da Rosy Bindi): un governo monocolore del partito di maggioranza relativa (M5S) con l’eventuale appoggio esterno del PD e di LeU. Esso non presuppone alcun contratto di governo alla tedesca, bensì una conoscenza preventiva delle dichiarazioni programmatiche con cui il presidente del consiglio si presenterebbe al parlamento, per verificarne la compatibilità con i valori e orientamenti programmatici di chi sarebbe chiamato ad appoggiarlo. Ciò consentirebbe la formazione del governo di cui vi è urgenza, anche se esso dovrà di volta in volta trovare, se necessario negoziare, una maggioranza parlamentare per i propri provvedimenti. Se tale governo ritenesse vitale ai fini della propria sopravvivenza un determinato atto parlamentare, avrebbe a disposizione l’arma del voto di fiducia. Questa soluzione, alternativa ad una coalizione M5S-PD, che solleva tante resistenze,

Niente di strano. E’ la democrazia parlamentare, bellezza! Se il maggioritario ha il pregio – a mio avviso prevalente – di obbligare i soggetti in campo a coinvolgere i propri elettori in alleanze dichiarate, i sistemi proporzionali – o prevalentemente tali, quali il pur sciagurato Rosatellum – consentono quantomeno alleanze o anche singoli voti nella trasparenza del dibattito parlamentare, in coerenza con il nostro dettato costituzionale.

Questa soluzione, alternativa ad una coalizione M5S-PD, che solleva tante resistenze, avrebbe il vantaggio di evitare una discussione imperniata sulle poltrone ed altre posizioni di potere, spostando l’attenzione su impostazioni e misure programmatiche. Inoltre, non consentirebbe al M5S di effettuare ricatti rappresentati da elezioni politiche anticipate, in mancanza di chiarimenti politici, e alle forze di centro-sinistra, o presunte tali, di ripiegare su una coalizione di governo con le forze di centrodestra, travestita da governo di scopo, del presidente, o su altre formule suggerite dalla creatività italica, che segnerebbero il loro definitivo tramonto. E’ appena il caso di aggiungere che fare fronte ad un problema impellente nell’interesse dell’Italia non esime da una profonda autocritica e innovativa visione programmatica la cui mancanza ha lasciato l’elettorato di sinistra priva di rappresentanza, disperdendone forze ed energie, in una fase particolarmente critica della sua storia.
Gian Giacomo Migone

DEMAGOGIA, NON SENSO DELLO STATO

di paolo bagnoli

E’ risaputo che  i napoletani, anche quando è di umili provenienze, hanno il senso innato dell’eleganza e delle cose; una grande dignità, insomma anche se vive in essi, talora, quasi un’innata vocazione popolaresca alla sceneggiata. E’ un popolo ricco quello napoletano, tra l’altro pieno di orgoglio e ben convinto che proprio il ritenersi furbi ha la sua prima regola nel non farsene accorgersene. Il neo presidente della Camera, Roberto Fico, rispetto a tutto ciò, ci sembra fuori dagli schemi, bramoso di farsi vedere come un cittadino qualunque benché sia la terza carica dello Stato. Che sia diventato presidente dei deputati lo sa, è lapalissiano, che cosa sia lo Stato, invece, non ci sembra proprio. Le sue prime uscite, infatti, destano molte perplessità.

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