la domanda giusta

[Nella foto, Matteo Salvini con Alexander Dugin, ideologo di Putin e fondatore del partito nazional-bolscevico]

di enzo marzo

È l’”uovo di Colombo”, ma nessun politico e/o giornalista da anni sa far reggere in piedi sul tavolo un uovo. La nuova Cristoforo Colombo è Elly Schlein, la giovane “Coraggiosa” che ha preso il massimo delle preferenze in Emilia-Romagna. Semplice, spiega lei: «Bisogna fare la “domanda giusta”». E ha dato l’esempio affrontando Salvini per chiedergli: «Ma perché per 22 volte non ti sei presentato alle riunioni sui negoziati di Dublino?». E Salvini fa scena muta. Bocciato.

In questi ultimi due anni quante domande avrebbero potuto rivolgere al Demagogo dell’estrema destra i nostri assonnati politici o coloro che lo dovrebbero fare per professione e invece sono imboscati nella nebbia del potere, al motto di “non si sa mai”?. Elly Schlein non lo afferma espressamente ma sottintende che, se nessuno fa la “domanda giusta”, vuol dire che c’è una rete soffocante di complicità che stringe politica e informazione, anche quella politica e quella informazione che nel teatrino della comunicazione recitano (male) il ruolo dei due avversari che imprecano l’un contro l’altro, ad uso della massa che deve restare sempre più immersa nell’ignoranza fino alla cima dei capelli. 

Le domande giuste sono anche quelle semplici. E ce ne è per tutti.

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USCITO IL N. 57 DI “NONMOLLARE” – SCARICABILE GRATIS QUI E ANCHE SUL FATTOQUOTIDIANO.IT

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Sommario
l’osservatore laico – in esclusiva
3. emanuela provera, pedofilia ecclesiastica, il caso del cardinale barbarin
cosmopolis
4. claudia lopedote – andrew morris, brexit day -unintended consequences
res publica
6. maurizio fumo, una modesta proposta in tema di prescrizione, anzi due
8. le peripezie di un avventuriero
10. riccardo mastrorillo, il virus e gli sciacalli nell’era dei social
la biscondola
9. paolo bagnoli, tragica mediocrità e ridicolo populismo
nota quacchera
11. gianmarco pondrano altavilla, cina, coronavirus e libertà di informazione
la vita buona
12. valerio pocar, pena certa ma proporzionata
lo spaccio delle idee
14. paolo fai, riflessioni sulla shoah
17. winston churchill, lasciate che l’europa sorga
in fondo
19. enzo marzo, la domanda giusta
23. comitato di direzione
23. hanno collaborato
9. bêtise d’oro
4-11. bêtise

PEDOFILIA ECCLESIASTICA: IL CASO DEL CARDINALE BARBARIN – QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA

con un commento di padre pierre vignon alla sentenza della corte d’appello di lione del 30 gennaio 2020 che assolve il cardinal philippe xavier ignace barbarin dal reato di omessa denuncia. [PUBBLICATO SU “NONMOLLARE N. 57 DI LUNEDI’ 3 FEBBRAIO 2020]

di emanuela provera

Dopo aver ricevuto la notizia della sua condanna a sei mesi di carcere il 7 marzo del 2019, il cardinale Philippe Barbarin annunciò che avrebbe fatto ricorso avanti la Corte di Appello di Lione.

Gli accadimenti che coinvolgono i protagonisti di questa drammatica vicenda hanno avuto una importante eco mediatica, tanto da essere raccontati nel film di François Ozon intitolato Grazie a Dio, uscito in Italia il 17 ottobre 2019.

La vicenda processuale è complessa perché coinvolge più persone e più fatti, e si fonda su due chiari addebiti mossi al cardinale Barbarin: non avere prevenuto, come avrebbe potuto, gli abusi nei confronti dei minori, e non avere denunciato gli abusi nei confronti dei minori, di cui sarebbe stato a conoscenza.

All’udienza del 30 gennaio scorso la Corte d’Appello di Lione ha assolto il cardinale Barbarin confermando che era a conoscenza dei fatti, ma stabilendo la prescrizione per il reato di omessa denuncia, a differenza di quanto invece aveva sostenuto in primo grado.

La sentenza che assolve Barbarin probabilmente non chiude il procedimento giudiziario che proseguirà in Corte di Cassazione, come annunciato da François Devaux, presidente dell’associazione “La Parole Libérée”.

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CAUSA CHE PENDE, CAUSA CHE RENDE

E’ intollerabile l’atteggiamento degli avvocati milanesi che, prima, cercano di non far parlare Davigo all’apertura dell’Anno giudiziario e poi , non riuscendoci, si alzano e abbandonano la sala. Un atto di illiberalismo e di inciviltà assoluto. Una dimostrazione, delle più gravi, del degrado in cui è precipitato il paese, dove ha preso il sopravvento la difesa del proprio interesse corporativo. Gli avvocati  milanesi dovrebbero chiedere scusa e soprattutto spiegare bene la loro parte di responsabilità sul fatto che la metà dei processi  vengono gettati nel cestino.

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