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LELLO CIAMPOLILLO: IL PUNTO PIÙ BASSO

di elio truzzolillo

Il senatore Ciampolillo, con cui condivido con grande imbarazzo la parte finale del cognome, ha votato la fiducia al governo.

Come molti sapranno dai primi articoli usciti ieri sera è stato espulso in passato dal M5S per mancati versamenti (perché con chi volete che sia stato eletto uno così?), è vegano, fautore della legalizzazione della cannabis (e fin qui tutto legittimo) e negazionista di Xylella. Ora aspira per sua esplicita ammissione addirittura al ministero delle politiche agricole come contropartita al suo voto (quale posto migliore per un negazionista di Xylella? Credo che neanche il demonio avrebbe pensato a questa combinazione).

Non credo che succederà per carità, perché anche chi governa Fantasilandia si renderà conto che il nostro paese diventerebbe lo zimbello dell’intero sistema solare.

Quello che gli articoli scritti in tutta fretta ieri non hanno evidenziato è però molto peggio. Lello Ciampolillo è anche un complottista, un negazionista del CoViD e un novax. Insomma è uno di quei personaggi che in una società minimamente accettabile e meritocratica dovrebbero stare in un bar di periferia a parlare allegramente di oscuri disegni e bla bla bla vari. Invece a Fantasilandia è un parlamentare che è diventato di vitale importanza per il governo e che presumibilmente potrà anche rivendicare qualche ruolo di responsabilità.

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DIMESSE, SILENTI E SOTTOMESSE AL “CAPO”

di Nicoletta Agostino

Dimesse, sì. Nel senso di silenti, subalterne e sottomesse al capo. Zittite, con gli occhi bassi per quasi tutta la conferenza stampa a prendere appunti, per poi tacere. Renzi racconta del loro curriculum, di quello che hanno fatto in precedenza e durante il governo, di chi sono e di chi a breve non saranno più. Poi comunica le loro dimissioni. Lo fa lui al posto loro, spiegando bene cosa intendeva dire con quel “ritiro le mie ministre”.
La cosa che lascia sbigottiti è che una delle due donne dentro quel quadro fosse casualmente anche la ministra per le Pari Opportunità. Cioè quel ministero che tra le altre cose lavora per l’empowerment femminile, per l’autodeterminazione e l’accrescimento del valore individuale di persone e di donne, per l’autoefficacia. Possibile non abbia chiarito al suo capo che quello non era un reality e lui un conduttore televisivo lì per presentare due concorrenti e decretare la fine della loro partecipazione ai giochi? Possibile che non gli abbia spiegato che la comunicazione delle sue, delle loro dimissioni avrebbero dovuto farla loro, già che avevano una telecamera e un microfono accesi davanti alla bocca? Dovuto, sì. Perché non si sarebbe trattato di galanteria o concessione, da parte di Renzi, mettersi di lato, ma di rispetto per due rappresentanti delle istituzioni e in quel momento, ancora, del governo. E invece l’immagine plastica della conferenza stampa ha raccontato bene, stasera, qualora ce ne fosse ancora bisogno, chi c’era al centro della scena e per chi era stato allestito quel teatrino.

Dimesse, sì. Nel senso più degradante, per una donna. In politica e non solo.

[OLnews 13-1-2021]

IO VI ACCUSO

di  marco galice 

Barbara D’Urso, Maria De Filippi, Alfonso Signorini, Alessia Marcuzzi e tutta la schiera della vostra bolgia infernale… io vi accuso.

Vi accuso di essere tra i principali responsabili del decadimento culturale del nostro Paese, del suo imbarbarimento sociale, della sua corruzione e corrosione morale, della destabilizzazione mentale delle nuove generazioni, dell’impoverimento etico dei nostri giovani, della distorsione educativa dei nostri ragazzi.

Voi, con la vostra televisione trash, i vostri programmi spazzatura, i vostri pseudo spettacoli artefatti, falsi, ingannevoli, meschini, avete contribuito in prima persona e senza scrupoli al Decadentismo del terzo millennio che stavolta, purtroppo, non porta con sé alcun valore ma solo il nulla cosmico.

Siete complici e consapevoli promotori di quel perverso processo mediatico che ha inculcato la convinzione di una realizzazione di sé stessi basata esclusivamente sull’apparenza, sull’ostentazione della fama, del successo e della bellezza, sulla costante ricerca dell’applauso, sull’approvazione del pubblico, sulla costruzione di ciò che gli altri vogliono e non di ciò che siamo.

Questo è il vostro mondo, questo è ciò che da anni vomitate dai vostri studi televisivi.

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L’ALLEANZA CONTRO LA DEMOCRAZIA – FORZA NUOVA E CAMORRA

di marco miccoli

La saldatura tra malavita organizzata, ultras del calcio e neofascisti, non è nata nelle piazze di questi giorni, è un’alleanza consolidata da tempo.
Basta leggere le inchieste sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, meglio conosciuto come Diabolik, capo indiscusso degli Irriducibili della Lazio.
In quelle pagine c’è tutto. Sono descritti esattamente il legame e gli interessi comuni che lo sostengono.

Spaccio di droga, usura, controllo delle sale giochi, investimenti nei locali della movida notturna, sono ormai da tempo il terreno su cui si è sancita quella saldatura.
Stanno scatenando la guerriglia contro le istituzioni, perché oggi le misure anticovid stanno pregiudicando i loro interessi. Lo fanno tentando di infiltrarsi in mezzo alla disperazione di molti imprenditori e lavoratori onesti, che vanno tutelati e staccati da quella violenta e intimidatoria protesta.
Le violenze sono organizzate e condotte da esperti della guerriglia e degli scontri di piazza. Hanno una regia ad iniziare dalle convocazioni delle manifestazioni.

Lo dico agli analisti e ai guru che ci spiegano che non è vero che dietro alle violenze c’è questo livello eversivo di organizzazione. Se non capite questo, lasciate stare l’analisi e continuate pure a scrivere fiction per le TV.
Comunque, se l’attacco alle istituzioni democratiche proseguirà, oltre alle giuste misure economiche di contenimento e all’opera della magistratura e delle forze dell’ordine, servirà anche una mobilitazione democratica.

 

UN MILIONE DI PAGINE LIBERE DI ESSERE LETTE E STUDIATE

Intervista a Gianni Marilotti di Gian Giacomo Migone

Quando ho letto la delibera del Senato che rende accessibile al pubblico segreti sottratti agli stessi membri delle commissioni parlamentari d’inchiesta, non credevo ai miei occhi. Come storico dei rapporti tra Stati Uniti e Italia, constatare la partecipazione di un colonnello dei carabinieri e di agenti della Cia alla programmazione e all’esecuzione della strage di Piazza Fontana non è scoperta di poco conto, anche a mezzo secolo di distanza. Soprattutto apprenderlo dalla bocca di Paolo Emilio Taviani, per anni ministro dell’Interno e della Difesa, vice presidente del Consiglio in carica all’epoca della strage, rende i fatti da lui citati pressoché inoppugnabili, oltre che uno stimolo a ulteriori ricerche. Diversamente, ma altrettanto importante, la testimonianza di Taviani della piena conoscenza, da parte del governo e dei vertici della sicurezza dell’epoca, del ruolo da protagonisti di elementi neofascisti, e la conferma che la pista anarchica del caso Valpreda, del sacrificio della vita di Giuseppe Pinelli era un lucido disegno di occultamento della verità da parte del potere costituito dell’epoca. Gianni Marilotti, presidente della commissione Biblioteca e Archivio del Senato, con i suoi collaboratori, è stato il principale responsabile di questa preziosa innovazione nella prassi della nostra Repubblica.

Gian Giacomo Migone

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CONTE E LE CRITICHE CAMPATE IN ARIA

di gianfranco pasquino

Non fanno un buon servizio alla comprensione della politica italiana tutti coloro che, un giorno sì e quello dopo anche, sottolineano la debolezza del governo Conte 2 e dello stesso Presidente del Consiglio, e annunciano, talvolta anche auspicandole, la sua prossima caduta e la sua immediata sostituzione. Non posseggo capacità divinatorie, ma sono convinto che qualsiasi discussione sulla politica che miri ad essere rilevante deve essere fondata sui fatti e sugli elementi disponibili, eventualmente anche per smentirli. Ne vedo quattro che mi paiono tutti molti rilevanti e solidi. Primo, sono oramai molti mesi che tutti i sondaggi segnalano qualcosa di inusitato. Tanto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte quanto il governo da lui presieduto godono di un alto livello di approvazione, superiore al 60 per cento e molto più elevato di qualsiasi governo precedente. Conte poi sopravanza personalmente di parecchio tutti gli altri leader politici italiani. Secondo, il Presidente del Consiglio (con il suo Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri) hanno acquisito un alto grado di credibilità nell’ambito dell’Unione Europea e delle sue autorità. Conte si è mostrato preparato e intransigente ed è stato premiato con il più cospicuo pacchetto di prestiti e sussidi accordato ai singoli paesi: 209 miliardi di Euro. Sulla sua capacità di impegnarli e spenderli presto e bene Conte ha opportunamente chiesto di essere valutato a tempo debito. In democrazia si fa proprio così. Terzo, per un paio di mesi, commentatori privi di fantasia hanno fatto circolare il nome di Mario Draghi come il più probabile successore di Conte, già pronto a subentrargli. Nessuno di loro è riuscito ad avere un’intervista con Draghi il quale si è guardato bene dal dichiararsi disponibile. Il grande banchiere sa che l’Italia è una “brutta gatta da pelare” ed è molto probabilmente consapevole che un conto è presiedere la Banca Centrale Europea un conto molto diverso essere catapultato in un sistema politico non possedendo potere politico proprio. Gli altri nomi menzionati, tutti di caratura inferiore a quella di Draghi, costituivano un elenco di uomini (neppure un donna!) noti, ma nulla più. Quarto, anche se ripetutamente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sottolineato l’importanza quasi assoluta della stabilità di governo e della continuità della sua azione, quirinalisti e retroscenisti lasciavano trapelare (o si inventavano) una qualche insoddisfazione del Quirinale nei confronti di Palazzo Chigi. Al contrario, esistono molte dichiarazioni di Mattarella che debbono essere interpretate nel senso di una sua grande contrarietà a qualsiasi crisi di governo. Il Presidente della Repubblica non si allontana dalla convinzione che il governo in carica ha l’obbligo politico di formulare i progetti indispensabili per usufruire dei fondi europei ed è il meglio attrezzato a farlo. Le critiche giornalistiche e politiche a Conte continueranno. Sarebbero meno campate in aria se tenessero conto di qualche fatto.

Quando a Conte apparve S. Eligio

di gianmarco pondrano altavilla

Il nostro premier Conte non lo sa, ma presto avrà una visione mistica. No, non gli parlerà S. Pio da Pietralcina, cui pure il primo ministro è devoto (come ha tenuto a spiegare a mezza Italia), ma un santo di recente più defilato, meno lumini e statuine, che pure – però -, il suo perché ce l’ha. Si tratta di S. Eligio. S. Eligio è aduso a queste missioni nei palazzi, a parlare col “potere” e da alcuni segni inconfutabili sembra proprio che il capo del governo italiano sarà il prossimo destinatario della sua pastorale angelica.

Legittimo potrà sorgere il dubbio nel lettore su chi ci dia tanta certezza, tanta sicumera, da spergiurare la prossima epifania palazzochigiana.

Per rispondere al suo legittimo quesito dovrà permetterci di fare un piccolo salto nel passato. Anni ’50, Firenze. A Palazzo Vecchio, il sindaco La Pira si è assopito, stremato dal lavoro. Sono giorni intensi: la fonderia Pignone, la “fabbrica di Firenze” non regge il mercato e deve chiudere. Il sindaco è dalla parte degli operai e tanto fa e tanto briga che alla fine i contribuenti, mercé l’AGIP salveranno l’azienda. Sì certo, ci sono sempre quei liberisti da salotto che sbraitano, quell’Einaudi, quel Rossi (diavolaccio) che scocciano. Ma alla fine tutto si aggiusta.

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IN DIFESA DEL PARLAMENTO

di pietro polito,  Direttore Centro studi Piero Gobetti

Il Referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari del 20 e 21 settembre 2020 è (sarà) un passaggio importante per il futuro della democrazia rappresentativa in Italia. Per questa ragione occorre che si attivi un dibattito pubblico sul ruolo e le funzioni del Parlamento per “contrastare l’inquinamento dell’opinione pubblica, qualunque sia la risposta delle urne”[1]. Dall’una e dall’altra parte gioverebbe evitare sia la demonizzazione sia la ridicolizzazione dell’avversario. Se da un lato non spira aria di fascismo, dall’altro non tira “un’arietta da crociata, tra i santi soldati che innalzano gli stendardi dei No”[2]. Che senso ha, sia pure per ragioni polemiche, ridurre i fautori del No al livello di “tifosi” e o “vestali”?[3]. O addirittura, l’accusa, ingenerosa e irricevibile, viene rivolta a “certi intellettuali di finta sinistra” (Roberto Saviano e altri), a “complici della destra prefascista”  o “cretini”?[4]. Continua la lettura di IN DIFESA DEL PARLAMENTO

La riforma del Csm alla prova della Costituzione

di Angelo Perrone 

La riforma del Csm una necessità condivisa, ma quella proposta dal ministro 5Stelle Bonafede è la risposta della politica allo scandalo delle toghe, scoppiato con il “caso Palamara”. C’è il rischio di trascurare problemi di fondo per “spazzare le correnti”. In gioco è l’equilibrio tra politica e giustizia. L’indipendenza della magistratura non è privilegio dei singoli ma garanzia per ogni cittadino

Era allo studio da tempo la riforma del Consiglio superiore della magistratura, ora approvata dal governo su proposta del ministro della giustizia, il 5Stelle Alfonso Bonafede, non senza contrasti all’interno della maggioranza. Arrivare alle nuove regole però non sarà facile né rapido. Lo schema elaborato dovrà affrontare un percorso lungo, dall’esito incerto, come emerge dalle polemiche di questi giorni.

Colpisce l’intensità delle critiche. Sia tra le forze politiche sia all’interno della magistratura e dell’avvocatura. La strada sarà davvero complicata. Stavolta, accanto ai propositi mai sopiti di spingersi oltre il segno della Carta costituzionale, e dunque di alterare l’equilibrio dei poteri, è l’attualità ad offrire argomenti di rilievo al dibattito incandescente.

Il rischio è che le ragioni contingenti rendano torbida la discussione, distolgano dalle questioni essenziali, in nome della fretta e dell’emotività. Le soluzioni possono davvero diventare l’ennesimo problema. Sullo sfondo, il pericolo espresso senza mezzi termini dal vicepresidente del Csm David Ermini. Accanto alle tante cose indilazionabili, si delinea la minaccia di una (pericolosa) «riduzione della discrezionalità del Csm». Non una cosa di poco conto: l’alterazione del “volto” istituzionale del Consiglio in senso opposto al disegno costituzionale.

È evidente infatti che il progetto non risponde solo alla necessità di mettere mano ad una riforma radicale, dopo il fallimento di quella del 2006 (proponente Mastella che aveva fatto “tesoro” del lavoro del predecessore, il leghista Castelli). Piuttosto, è inevitabile leggere il testo come la risposta della politica allo scandalo delle toghe scoppiato ormai un anno fa con il “caso Palamara”, il magistrato al centro di intrighi di potere, e accusato di corruzione.

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I misteri irrisolti della strage di Bologna

di angelo perrone

Nel paese dei delitti senza colpevoli, la strage del 2 agosto 1980 ha la singolarità d’essere un evento sul quale molto si è indagato scoprendo esecutori e mandanti. Tuttavia rimane la convinzione che vi siano misteri irrisolti, legami con altre tragedie, come Ustica e il sequestro Moro. Soprattutto è inquietante che, pur a distanza di tanti anni, sia rimasto sconosciuto il movente di quel disegno terroristico

La strage di Bologna del 2 agosto 1980 fu il più grave atto di terrorismo verificatosi durante il dopoguerra nel mondo occidentale: 85 morti, circa 200 feriti. Dopo 40 anni, nonostante gli sforzi della giustizia, le sentenze definitive, le indagini in corso, permane la sensazione che ci siano dei misteri irrisolti, come del resto ha sottolineato anche il presidente Mattarella che – in occasione della ricorrenza – ha ribadito la necessità di “un impegno straordinario per l’accertamento della verità”. Mancano tasselli per capire quanto accadde quel sabato mattina?

Giovani e giovanissime erano in gran parte le vittime, ma ragazzi erano anche coloro che furono identificati come esecutori materiali della strage. Sembra quasi una “storia di ragazzi” dal volto tragico ed inquietante..

Circa la metà delle persone colpite aveva meno di trenta anni, erano giovani, giovanissimi, addirittura bambini.

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LA LEZIONE DI MACRON

di marco patricelli    [News List di Mario Sechi]

Mesdames et messieurs, giù il cappello di fronte a Emmanuel Macron.

Il presidente della Repubblica francese stavolta non le ha mandate a dire: «La Francia è ferma nel condannare il razzismo ma non cancellerà la sua storia, né abbatterà statue e monumenti». Forte e chiaro in diretta tv e doccia gelata sulle febbri della caccia al personaggio storico da gettare giù dal piedistallo nel tripudio di folla perché cento, duecento, trecento anni fa non solo non marciava contro il razzismo ma addirittura lo era, persino inconsapevolmente, perché così andava il mondo. Un mondo che non è mai stato perfetto, né allora né oggi, anche se oggi anche per presa di coscienza è probabilmente migliore di quello di allora.

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