Archivi categoria: libere opinioni

UN’ALTRA SINISTRA CHE L’INFORMAZIONE NON VUOLE VEDERE

di beatrice brignone (Segretaria di Possibile)

Ho letto Rossana Rossanda oggi su “Repubblica”. È sempre una lettura interessante, come lo è ascoltare una testimone importante della storia politica del nostro Paese e della storia della sinistra.

Al termine dell’intervista però ho avuto la ormai consueta sensazione di essere sempre allo stesso punto di partenza.
Di aver letto un’intervista letta mille altre volte sugli stessi giornali, ascoltata altrettante volte nei soliti show televisivi, ripetuta nei dibattiti e negli incontri politici.

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NE VALEVA LA PENA?

di giancarlo tartaglia

Mai una crisi politica nella storia della Repubblica è stata cosi lunga, complessa e dagli esiti assolutamente imprevedibili come quella che stiamo vivendo. Per tentare di comprenderla occorre partire da quelli che possiamo considerare, senza alcun dubbio, i punti fermi.

Il primo riguarda lo strombazzare in queste ore di un ipotetico impeachment del Presidente Mattarella. La richiesta non ha né senso logico né giuridico. Il Presidente della Repubblica ha agito nell’ambito dei poteri che la Costituzione gli conferisce. In base alla Carta del ’48 è il Presidente della Repubblica che nomina i ministri, ancorché proposti dal Presidente del Consiglio incaricato. Non esistono nella Costituzione limiti a questo potere discrezionale del Presidente. Pretendere di metterlo sotto accusa per il suo rifiuto di nominare il Professor Savona alla guida del dicastero del Tesoro è perciò frutto di analfabetismo costituzionale.

Il secondo punto, anch’esso assolutamente indiscutibile, è che in questo Parlamento, cosi come uscito dalle urne del 4 marzo, non esiste alcuna maggioranza e che dopo 80 giorni di crisi sono state “bruciate” tutte le possibili alleanze, tranne quella, che si va sempre più consolidando, tra Lega e 5 Stelle.

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DOV’E’ FINITO IL POPOLO DEL 4 DICEMBRE?

di pier paolo caserta

In molti stanno misurando, nel bene e nel male, la propria contrarietà o il proprio assenso nei confronti del nascente governo sull’asse dell’Europa, dell’economia, del contrasto all’austerity. Suggerirei di riposizionare le aspettative, tanto per cominciare, su quanto si legge alle pagine 6 e 7 del “Contratto” a proposito del “Comitato di conciliazione”, un organismo parallelo al Consiglio dei ministri chiamato a decidere sulle eventuali discordanze tra le due parti politiche che hanno sottoscritto il “Contratto per il governo”. Il funzionamento non è chiaro e del resto, con una ulteriore forzatura giuridica, una dicitura alla fine del paragrafo precisa che “la composizione e il funzionamento del Comitato di conciliazione sono demandate ad un accordo tra le parti”. Un tale organismo rappresenta una sostanziale alterazione dell’architettura costituzionale e invade le funzioni dell’Esecutivo.

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DEMAGOGIA, NON SENSO DELLO STATO

di paolo bagnoli

E’ risaputo che  i napoletani, anche quando è di umili provenienze, hanno il senso innato dell’eleganza e delle cose; una grande dignità, insomma anche se vive in essi, talora, quasi un’innata vocazione popolaresca alla sceneggiata. E’ un popolo ricco quello napoletano, tra l’altro pieno di orgoglio e ben convinto che proprio il ritenersi furbi ha la sua prima regola nel non farsene accorgersene. Il neo presidente della Camera, Roberto Fico, rispetto a tutto ciò, ci sembra fuori dagli schemi, bramoso di farsi vedere come un cittadino qualunque benché sia la terza carica dello Stato. Che sia diventato presidente dei deputati lo sa, è lapalissiano, che cosa sia lo Stato, invece, non ci sembra proprio. Le sue prime uscite, infatti, destano molte perplessità.

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abolire le tasse universitarie?

di antonio calafati

Sono favorevole all’abolizione completa delle tasse universitarie. Credo vi siano molte buone ragioni affinché l’istruzione universitaria sia un bene pubblico. Chi crede che le tasse universitarie attuali non siano un ostacolo agli studi universitari per molti giovani italiani evidentemente non ne conosce l’ammontare (e neanche il grado di incoerenza del sistema di calcolo). Non si rende neppure conto che la diffusione territoriale delle università in Italia permette a una quota molto elevata di potenziali studenti di frequentarle da pendolari e ciò rende le tasse universitarie il costo che discrimina.

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università gratuita: che vuole dire, perché è giusto, perché fa scandalo?

di claudia pratelli

Nell’assemblea di Liberi e Uguali Pietro Grasso ha proposto l’università gratuita innescando un gran dibattito. E meno male. Da anni l’Università è stata usata dalla politica come un bancomat per reperire risorse da spendere altrove, oppure oggetto di strampalati anatemi, spessissimo colpevole di non preparare al mondo del lavoro, altre volte ancora considerata come un’accolita di lagnosi, colpevoli di chiedere (ma che pretese!) reclutamento dei precari e adeguamento delle retribuzioni dei docenti.
Stavolta si parla del diritto di tutti di poterci andare all’Università, una rivendicazione storica dei movimenti studenteschi: significa ribaltare l’ordine del discorso e non mi pare poco.
Fatta la premessa però serve entrare dentro alla questione. Cominciamo con il descriverla.

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