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“Prigionieri dell’amore”. Le cose che dovete sapere di noi.

Mada Masr, all’indomani dall’irruzione delle forze di sicurezza di al-Sisi.

Versioni inglese e araba originali: https://mada22.appspot.com/madamasr.com/en/2019/11/28/opinion/u/a-few-things-you-might-like-to-know-about-us/

di Lina Attalah (caporedattore e fondatrice)

Ecco il retroscena della pubblicazione del pezzo sul figlio di al-Sisi (https://mada22.appspot.com/madamasr.com/en/2019/11/20/feature/politics/presidents-eldest-son-mahmoud-al-sisi-sidelined-from-powerful-intelligence-position-to-diplomatic-mission-in-russia/) che ha contribuito a metterci nei guai. (Nel caso in cui non stiate seguendo la vicenda di Mada Masr, eccola in sintesi: il nostro collega Shady Zalat è stato arrestato da casa sua nel cuore della notte di sabato 23 novembre; il giorno seguente, domenica mattina, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nei nostri uffici e 18 di noi sono stati detenuti all’interno in assoluta impossibilità di comunicazione con l’esterno, per diverse ore prima che tre di tre noi, me compresa, siamo stati arrestati e detenuti per qualche ora fino al rilascio senza alcuna accusa). Continua la lettura di “Prigionieri dell’amore”. Le cose che dovete sapere di noi.

LA BRUTALITÀ’ DELLA POLIZIA DI HONG KONG E L’ABUSO DI POTERE [anche versione inglese]

Cronache di inaudita violenza istituzionale. La testimonianza diretta di un cittadino di Hong Kong.

di claudia lopedote

            Nel giugno scorso abbiamo seguito con apprensione e incredulità il susseguirsi degli eventi ad Hong Kong quando, in seguito all’introduzione del disegno di legge che consentirebbe alla Cina continentale di estradare sul suo territorio tutte le persone accusate di reati punibili con una pena superiore ai sette anni di detenzione, le proteste di milioni di cittadini sono incominciate, e l’illusione della “libertà speciale” di Hong Kong è finita.

            Ad agosto, le notizie sono diventate man mano sempre più gravi, con prove evidenti della brutalità della polizia contro i manifestanti. Sebbene le immagini arrivate fino a noi si siano rivelate poca cosa rispetto all’enormità delle violenze subite e documentate dai manifestanti.

            Poi, d’improvviso, ad inizio settembre ci hanno voluto rassicurare: tutto risolto, l’Extradition Bill è stato ritirato, si torna a casa felici e contenti.

            Molti politici e personaggi pubblici sensibili alle istanze dei cittadini di Hong Kong hanno accolto con sollievo le buone notizie. Guy Verhofstadt, tra questi, condividendo la notizia, ha scritto: “The people of #HongKong made a stand for their freedom and prevailed. This is a hugely positive development. Now for democratic safeguards, the release of political prisoners and an independent investigation into police brutality”.

            Purtroppo, niente di tutto ciò è vero.

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