I TRE AVVENTURIERI (e un’aggiunta: LA PROVA DEL NOVE)

Ognuno voti secondo coscienza, soprattutto secondo la sua mentalità, i suoi interessi e quelli che crede siano gli interessi del paese e della sua città.

L’ultima volta che si votò per l’amministrazione di Roma scrissi una dichiarazione in cui sottolineavo la necessità di votare contro Mafia Capitale che infestava il Pd. Era la preoccupazione principale. Che non avessi torto lo ha dimostrato il destino della classe dirigente renziana allora dominante, che si suicidò.

Anche adesso mi trovo ad avvertire che stiamo vivendo un periodo tragico in cui prevale “il mondo alla rovescia” e l’agonia della Politica: il paese è affondato nel liquame, l’etica pubblica è polverizzata, e ci troviamo a provare nostalgia per la Casta. La Casta di per sé non è incompatibile con l’intelligenza politica e una pratica realistica. Certo, è tesa a difendere i propri interessi e ciò è deprecabile, ma con tutta la sua buona volontà non riesce a fare danni come quelli che sono perpetrati dall’Ignoranza, dalla Demagogia, dall’Avventurismo politico. La Casta tende a rinchiudersi in sé stessa e alla fine a dissolversi. È avvenuto per la Prima repubblica. Invece la Demagogia corrompe le masse, alza il fango che giace nel fondo di ogni società, dà voce alle “pance”, risolleva nostalgie preistoriche, alimenta odi e passioni nefande, si approfitta dell’ignoranza e della perdita della memoria. È il trionfo della Curva sud. È la più radicale contraddizione della Politica, che è conflitto di idee, di interessi e di valori, che è memoria della Storia. Nel periodo in cui viviamo la Non-politica coccola il populismo, lo spaccia per la vera democrazia. Insomma è sommamente truffaldina. E oggi più di sempre ha strumenti micidiali a disposizione. Certo, raggiunge il grottesco e la carnevalata, ma quanti sono in grado di accorgersene? Per decenni un corrotto e corruttore seriale si è fatto passare, e ancora adesso si passa, per “liberale” con l’avallo di giornalisti e di sedicenti filosofi opportunisti che prostituiscono la propria intelligenza, oggi addirittura c’è chi confonde Bagnai con Einaudi o Morisi con Albertini senza essere seppellito da un coro di risate.

A poche ore  dal voto la coscienza mi impone di far riflettere sul vero pericolo che corriamo. Ci sono tre Avventurieri, tutti e tre di destra, più o meno estrema, tutti e tre trasformisti incalliti che stanno cavalcando l’onda della Demagogia.

Il primo, Matteo Salvini, il “Cangiante”, lo conosciamo bene e speriamo che sia alla fine della sua straordinaria vicenda da doppiogiochista che lo ha visto sostenere tutto e il suo contrario, spesso contemporaneamente. Che si è contornato di una classe dirigente non solo di insolita ignoranza ma sovente delinquenziale. Speriamo che, come è avvenuto per il suo predecessore, quello della Lega Ladrona, l’abuso della disinvoltura della cosa pubblica e privata lo porti allo schianto finale.

Il secondo, Matteo Renzi, potrà ancora cercare fortuna all’interno della destra, ma chissà se riuscirà a trovarsi un posto. Il Saudita è totalmente screditato, e alla fine tutti capiranno che non è stato null’altro che un burattino regalato da Verdini a Berlusconi.

Il terzo è ancora rampante, Carlo Calenda. Anzi tenta il colpaccio proprio a Roma. Anch’egli è un animale politico cangiante. Da Montezemolo a Monti, poi a Renzi, poi riesce a rubare il seggio di europarlamentare a un partito che poche settimane dopo saluta allegramente. Ma del seggio si gode il lauto stipendio e diventa famoso per il suo assenteismo cronico a Strasburgo. Passa per esperto, ma non si sa di che; di economia, alcuni azzardano, ma non credo: egli stesso ha dichiarato che per trenta anni è stato “liberista” ma che nell’esserlo ha fatto «una cazzata» (parole sue) (1). Insomma un istrione senza capo né coda, che è iscritto al Gruppo socialista europeo, si candida però contro il rappresentante di un partito (Pd) dello stesso suo Gruppo. All’ultimo scopre le sue carte (già da tempo trasparenti) e cerca affannosamente i voti nello schieramento di destra. Ah! dimenticavo, si dichiara ora, ma non si sa per quanto tempo, “liberalsocialista”. Chissà che vuol dire per lui. In seguito dirà che anche questa nuova scelta sarà stata «una sua cazzata». La parte più furbetta della destra ha capito il tipo e lo ha adottato, e lui si sta prestando. In effetti, è diventato nelle ultime ore il vero candidato della destra. Insomma, un altro avventuriero per tutte le stagioni, anzi per tutte le mezze stagioni.

Queste righe sono soltanto per avvertirvi di una mia convinzione: in politica, e non solo, l’avvenire non ci riserverà nulla di buono se gli Avventurieri non saranno ricacciati in fondo al pozzo dell’oblio. E si cercherà d’essere un po’ seri.

Meditate gente, meditate.

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  1. Si veda il nostro: https://critlib.it/2019/11/25/nasce-il-partito-dei-cazzari/

AGGIUNTA: LA PROVA DEL NOVE

All’ultimo momento è pervenuta la dichiarazione di voto a favore di Calenda di Giuliano Ferrara, berlusconiano da sempre e ora iscritto alla corrente Verdini-Renzi.

Come volevasi dimostrare. 

2 commenti su “I TRE AVVENTURIERI (e un’aggiunta: LA PROVA DEL NOVE)”

  1. Il risultato di una situazione politica che produce personaggi più adatti alla barzelletta è l’enorme astensionismo che abbiamo avuto con le elezioni comunali. Ormai il mondo politico è un’astronave che volo in un suo empireo il cittadino è lontano pensa ai suoi problemi, sbatte la testa contro un muro, non riesce a trovare ragioni valide per andare a votare se non per un suo tornaconto. Chi ama la Democrazia deve sentire l’allarme che sale dal paese, un grido che diventa un eco assordante per chi ha nel cuore la Costituzione e i grandi sacrifici che gli Italiani hanno dovuto fare per averla. Gli avventuriere aumenteranno sempre di più, troveranno sempre più spazio nella palude che si è formato attorno ad un centro/demiurgo ma il centro è un non luogo come direbbe l’antropologo Augè un luogo dove non vi è più politica ma solo amministrazione

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