peccare in opere e omissioni

di raffaello morelli

Questa lettera è un commento all’articolo di Stefano Folli , pubblicato su “la Repubblica” del 6 luglio 2021

Caro Folli,

il Suo articolo di stamani su Repubblica espone con chiarezza lo stato dell’arte della discussione sul ddl Zan al Senato, ma lo fa omettendo completamente  il quadro più complessivo  della vicenda. Da circa due settimane, il merito del ddl Zan non può essere separato dalla vicenda della nota verbale del Vaticano che ha eccepito una violazione del Concordato.

Questa nota verbale non è aggiungibile ai legittimi interventi della CEI che da tempo , nell’ambito del dibattito culturale italiano, hanno espresso la contrarietà della Chiesa al riguardo. La nota verbale ha fatto volutamente un salto d’ambito politico istituzionale affermando che “alcuni contenuti della proposta legislativa riducono la libertà garantita alla Chiesa cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato“. Di questo salto gli italiani e le istituzioni non possono non tenere conto. E ancor meno può farlo un giornalista che fotografa la situazione.

Se il Senato prenderà la sua decisione (qualsiasi essa sia) senza che l’Italia non abbia replicato formalmente alla nota verbale, ciò innescherà un dibattito politico assai distorto. Se saranno sconfitti i fautori di un testo immodificato, diranno che il Parlamento si è piegato alla volontà clericale della Chiesa. Se invece saranno sconfitti i fautori del modificare il testo Zan, diranno che il Parlamento ha rispolverato l’anticlericalismo anche a costo di violare rilevanti aspetti della libertà di pensiero. In ambo i casi, il dibattito su ddl Zan sarà portato impropriamente  sul tema della separazione stato religioni, diversamente aborrito nella sostanza da tutte e due le parti ma che continua a manifestare il suo realismo saggio e ineludibile nella convivenza.

Oltretutto, questa pessima prospettiva di lasciare incombente sul Senato la nota verbale, potrebbe essere sventata con un comportamento politico coerente. Siccome, il Presidente della Camera ha detto “il Parlamento è sovrano” e il Presidente del Consiglio ha ribadito in Aula  “il nostro è uno Stato laico, non confessionale”. Allora, perché queste dichiarazioni non siano parole al vento, sarebbe conseguente che il ministro degli Esteri comunicasse alla controparte vaticana la “irricevibilità” della nota verbale prima della decisione del Senato. E’ l’unica strada che mette al riparo l’autonomia del Senato , garantendo che , come si conviene ad uno stato laico, il dibattito e le  decisioni vengano assunte senza ingerenze di organismi religiosi. Il Tevere non può restringersi, anzi  va allargato, se si vogliono proficui rapporti tra l’Italia e il Vaticano.

Ritengo che esporre lo stato dell’arte della discussione sul ddl Zan al Senato non possa omettere queste considerazioni.

Con i migliori saluti

Raffaello Morelli

 

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