CINCINNATO

di valerio pocar

Un certo scandalo ha suscitato il fatto che il nostro Presidente del consiglio abbia definito Erdogan «un dittatore». Definizione franca e riteniamo più che giustificata, subito corretta da un cauteloso ammonimento da Realpolitiker, che purtroppo coi dittatori bisogna fare i conti e trattare. Da destra e anche da sinistra la definizione è stata criticata, perché sarebbe stata preferibile quella di «capo politico autoritario». La reazione turca è stata al solito dura e appunto «autoritaria», con minaccia di ritorsioni, ma anche goffa, rammentando al nostro P.d.C. di non essere stato eletto, come dire che per il fatto di essere stati eletti  Hitler e Mussolini non meritassero la patente di dittatori, evviva il populismo!

Dibattito vano, però, se si conosce la lingua italiana. Come precisa il Grande Dizionario del Battaglia, con «dittatore» non s’intende solo colui che esercitava la dittatura nella Roma repubblicana, ma, per estensione, un «capo politico autoritario; chi detiene un potere politico assoluto, per lo più conquistato illegalmente ed esercitato in modo autoritario» ovvero «il capo politico di uno Stato retto in forma di dittatura; despota; tiranno». Ovviamente, la diplomazia turca non è tenuta a conoscere le sfumature della lingua italiana, ma forse i politici italiani sì.

Piuttosto, dittatore nel senso originario, potrebbe definirsi proprio lo stesso P.d.C., ovviamente non perché ricopra «la carica della dittatura nella Roma repubblicana», ma perché è l’esempio di chi «in circostanze eccezionali, assume tutti i poteri dello Stato per realizzare uno scopo politico di grave importanza, non specifico e limitato nel tempo», beninteso col permesso dei politici di lotta e di governo. Realizzato lo «scopo politico di grave importanza» tornerà il P.d.C., novello Cincinnato, alle cure della campagna, magari risanata in capo alla transizione ecologica?

 

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