18 marzo: UNA DICHIARAZIONE NON PERVENUTA

di enzo marzo

“Domani proporremo a Draghi il modello Bertolaso. C’è un modello lombardo che è il più avanzato dal punto di vista della messa in sicurezza della popolazione e delle vaccinazioni“   Matteo Salvini 8 febbraio 2021

Scusate, abbiamo aspettato alcuni giorni, dal 18 marzo “Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di coronavirus”, prima di esprimere un nostro giudizio su questo anno infame. Speravamo che la parola “memoria” avesse fatto anche solo una piccola breccia nel muro dell’irresponsabilità e della criminale demagogia che hanno affiancato per più di dodici mesi la pandemia. Invece neppure una parola. Non chiedevamo tanto, soltanto una presa di coscienza dei danni compiuti. Perché vi sono dei responsabili, eccome ci sono.

Sarebbero bastate poche parole:

«Italiani, stiamo soffrendo tutti nel corpo e nello spirito, le tare e le virtù del nostro paese si sono ingigantite o, forse, messe alla prova sono apparse più evidenti. Vi chiediamo scusa, anche se siamo consapevoli che certamente non bastano delle scuse per cancellare tutto il male che abbiamo arrecato all’Italia. Noi sovranisti siamo stati antitaliani, noi populisti abbiamo dato una bella mano al Covid che decimava il popolo da noi tanto amato. Abbiamo alimentato per mesi la paura e l’incoscienza degli italiani. Abbiamo pervertito l’opinione pubblica.  Nostri “Governatori” hanno incitato alla disobbedienza civile.  Abbiamo negato l’esistenza del Covid, abbiamo dato fiato al “nun ce n’è covid”, abbiamo partecipato, addirittura in sedi istituzionali, a convegni negazionisti; abbiamo insinuato l’esistenza di complotti mondiali, abbiamo urlato contro la dittatura sanitaria e contro la dittatura politica che stracciavano le nostre libertà personali imprigionandoci in casa; un vecchio rincretinito – pur di avere qualche rinomanza – come un leguleio da paese si è messo a cincischiare sulle forme giuridiche; un guitto che siede in parlamento addirittura ha proibito l’uso della mascherina pur di rubare un titolo sui giornali; il lunedì, il mercoledì e il venerdì abbiamo aizzato la gente al grido “io apro”, e il martedì, il giovedì e il sabato abbiamo preteso la chiusura di tutto, abbiamo lottato affinché non ci fosse strappata la libertà di danzare trascurando che in troppi avrebbero ballato la loro ultima stagione. Abbiamo fornito al paese una classe dirigente talmente scalcagnata da superare ogni livello di ridicolo e di presunzione. Abbiamo difeso a spada tratta degli amministratori locali che per un anno (e ancora adesso) hanno dimostrato la loro totale incapacità di “gestire”, pari soltanto alla loro disonestà; invece di cacciarli a calci nel sedere abbiamo assistito complici alle loro parentopoli e ai loro pasticci, mentre tutt’attorno le persone morivano a grappoli. I nostri giornali hanno attaccato con virulenza il governo che si trovava di fronte a una situazione emergenziale inaspettata, hanno profetizzato quotidianamente la sua caduta, hanno pubblicato immondi articoli, con tanto di firma in calce, incitando a non indossare la mascherina e a non avere paura di qualcosa che era poco più di un’influenza. Noi politici ci siamo improvvisati epidemiologi e a giugno abbiamo dichiarato morto il Covid, noi epidemiologi di un certo livello ci siamo improvvisati politici e abbiamo avallato le loro diagnosi pazze. Ovviamente, da bravi sovranisti, abbiamo contestato tutte le decisioni di Bruxelles, però abbiamo invocato i quattrini dall’odiata Europa… Lo sappiamo che in nessun paese europeo l’Opposizione è stata così incosciente e antipatriottica come la nostra, ma dovete capirci, la sete di potere fa perdere ogni decenza. E la passione per la demagogia in noi non ha limiti. Speravamo di lucrare qualche voto.

Alla caduta di Mussolini molti gerarchi e pennivendoli fascisti si precipitarono nelle biblioteche pubbliche per tagliuzzare con la lametta gli articoli di giornale in cui comparivano le loro gesta o in cui avevamo inneggiato al regime. Nell’èra di internet purtroppo la rimozione sarà impossibile. Le foto di noi ostentatamente senza mascherina, i nostri martellanti Twitter, le nostre dichiarazioni rimarranno sempre a testimonianza di quanto abbiamo detto e fatto. Sappiamo che i fatti storici, visti da lontano, appaiono in tutta la loro crudezza, e allora la nostra scandalosa politica farà agghiacciare. I nostri nomi rimarranno scolpiti.

Abbiamo aiutato il Covid? Ebbene sì. Siamo stati cinici? Ebbene sì. Ma che ci volete fare. Siamo fatti così».

 

Un commento su “18 marzo: UNA DICHIARAZIONE NON PERVENUTA”

  1. IN MEMORIA di Giulio Giorello, mio marito. E’ morto il 15 giugno 2020. Era uscito da una decina di giorni debole ma felice. Ma gli organi che il virus aveva aggredito lo fecero ricadere in una debolezza che lo portò alla morte. Fu contagiato in piena pandemia e per tre volte chiamai l’emergenza covid, invano. Non aveva sufficienti sintomi. Ma ormai non sapeva più dov’era. Il cervello consuma il 20% di energia e quando l’ossigeno cala… Lo ricoverarono con il 62% di livello di ossigenazione. Due mesi al Policlinico. Solo tra astronauti in camice bianco. Mi pregava di non ricoverarlo di nuovo. Avevo attivato un team per aiutarlo nella ripresa. Troppo tardi. Non credo in alcuna chiesa ma se un qualche dio esiste che maledica ognuno di coloro che me l’hanno portato via.

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