L’ITALIA TAGLIATA IN DUE

di enzo marzo

1. LA FAGLIA BEANTE. Non ci preoccupano i numeri, i voti, i transfughi, le parole pronunciate nel più miserabile dibattito parlamentare degli ultimi decenni. Non ci preoccupa il presente, perché si andrà avanti nella lotta alla pandemia, si proseguirà a vaccinare gli italiani, in qualche modo arriveranno ristori (anche per gli evasori e per il malaffare), il governo troverà la maniera per continuare la sua opera in un paese dove il berlusconismo ha distrutto alle radici ogni etica pubblica e privata. Dove non è stato solo sdoganato il neofascismo, ma è stato cancellato ogni pudore politico. L’altra sera abbiamo sentito un direttore di giornale adombrare la probabilità che il suo Padrone truffatore e corruttore possa essere eletto Presidente della Repubblica. Ci preoccupa anche solo che si possa concepire ed esprimere tale idea in Tv senza morire di vergogna. Ci preoccupa che in un’aula parlamentare si possa evocare la morte degli avversari politici. Ci preoccupa la fine dello scandalizzarsi e dell’indignazione. Ci preoccupa l’Italia tagliata in due.

Dal ‘48 ad oggi il paese non è stato mai così diviso. Ma non tra partiti di destra e di sinistra (da decenni anche troppo ansiosi di inciuciare), tra terrorismo nero e cittadini (il secondo Stato non ha rappresentato che una minoranza estrema con tendenze golpiste che ha intimorito lo Stato ma non lo ha fatto crollare), tra terrorismo rosso e cittadini (i proclami fanatici di pochissimi sono stati sempre incomprensibili ai più). Questi squarci sono stati gravissimi, ma hanno solo sfiorato il tessuto connettivo del paese. Per questo sono stati ricomposti.

Ci preoccupa invece, e molto, la faglia beante che sta spaccando la società italiana. È una frattura complessa, con molte motivazioni.

Da una parte, l’estrema destra americana ha tracimato. In loco è sempre esistita, è legata a valori immondi come il razzismo, la xenofobia, l’esaltazione della violenza. Viene da lontano. Però Trump l’ha sdoganata e ha soffiato sul fuoco, se ne è fatto portavoce. Questa esisterà anche dopo di lui. Prendiamo come una grande notizia positiva l’ipotesi del presidente sconfitto di fondare un suo partito, perché questo terza forza estremista garantirebbe per decenni la sconfitta dei Repubblicani. Il crollo di Trump avrà duraturi effetti negativi su tutta la Destra sovranista mondiale. Che non sarà aiutata nemmeno dagli esempi di Bolsonaro e di Johnson. Dovrà essere immenso lo sforzo dei Repubblicani americani per presentarsi ripuliti dal trumpismo.

Dall’altra, le ricorrenti crisi economiche e la finanziarizzazione del capitalismo hanno esasperato gli animi e hanno indebolito la classe media che è stata sempre il pilastro della stabilità nei paesi occidentali. L’aumento della distanza tra ricchi e poveri è diventata insopportabile; la libertà d’espressione e le libertà civili languono; settori importanti della società percepiscono che la tecnologia li renderà sempre più inutili e “saltano” con facilità da una sinistra blairizzata a una destra radicale; la globalizzazione terrorizza perché si è sviluppato solo il suo versante economico (che eppure ha portato vantaggi essenziali al Terzo mondo) e non il cosmopolitismo della pace, dei diritti e della democrazia.

Tutte questa ragioni obiettive (che non possiamo approfondire qui) in Italia sono state strumentalizzate e ingigantite dal provincialismo e dalla demagogia. Noi abbiamo un’estrema destra importata dall’estero: i Salvini e le Meloni non sono “fascisti” in senso stretto, hanno una mentalità totalitaria e stanno scopiazzando gli Orban, le Le Pen, e infine Trump, il portabandiera della Destra estrema mondiale e ora il suo distruttore. Salvini è un trasformista che per afferrare l’attimo si è trasformato da secessionista a patriota sovranista, Meloni da tempo sta aggrappata a Bannon, il truffatore salvato da un Trump che evidentemente voleva che il mondo intero avesse come suo ultimo ricordo una ribalderia. Così la frattura si allarga sempre più. Cresce l’odio.

Non possiamo dimenticare che la Destra italiana è stata ed è l’unica al mondo che continua irresponsabilmente la sua opposizione isterica anche durante la pandemia. Come se fosse totalmente disinteressata ai problemi tragici e oggettivi dei cittadini. È negazionista a giorni alterni, alcuni trumpisti in sedicesimo addirittura arrivano a incitare all’insurrezione. Alle sue spalle ha la richiesta dei «pieni poteri» e mostra ogni giorno di mirare a quelli. Non potremo in un futuro infausto neppure lamentarci perché il suo disegno politico è chiaro, è dichiarato. Salvini è stato sempre pericoloso, ma il suo ultimo intervento al Senato ha chiarito che non è solo pericoloso, è molto pericoloso. E i suoi, in aula, arrivano ad applaudire persino le scellerate follie di Cunial. Tutto fa brodo a Destra: Brunetta e La Russa, Borghi e Costa, Carfagna e le “sorelle” d’Italia, Siri e Pera, Zangrillo e Fusaro, le camicie nere e il doppiopetto azzurro.

2.LA MOSSA DEL SOMARO. Il giudizio nostro su Renzi è costante da sempre. Tenuto al guinzaglio e ammaestrato da Verdini, ha prima distrutto il Pd, poi la sinistra, e infine sé stesso. Ha accumulato tante di quelle sconfitte che purtroppo si è assuefatto. Assolutamente indifferente alle sorti del paese, è convinto che la politica sia un gioco di carte. Accada quel che accada. Un giornale di destra, e quindi, in questo caso, attendibile, insinua che sia in corso un accordo tra Salvini e Renzi. Notizia che ci trova del tutto indifferenti, perché sappiamo che Renzi e Salvini fanno parte di due destre diverse ma sono uniti da tempo da alcune caratteristiche: il cinismo assoluto e la “sindrome del Papeete” che si manifesta in più modi: arroganza, pochezza politica e incapacità di fare due più due. Salvini non si rese conto che in Parlamento poteva esistere anche un’altra maggioranza, gli sarebbe bastato un pallottoliere. Renzi ha ripetuto l’errore. Entrambi sono stati ugualmente patetici nel tentativo, dopo poche ore, di fare marcia indietro precipitosamente e inutilmente. Entrambi si sono inferti una bella sconfitta. Con la differenza che,però, a Salvini resta la rappresentanza del sovranismo. Invece il “Papeete due” farà pagare a Renzi molto caro il suo dilettantismo provinciale perché non ha uno straccio di politica alternativa e l’opinione pubblica internazionale lo ha ben misurato, vedi la “Reuters”, la maggiore agenzia di stampa mondiale: «Renzi completa la trasformazione da riformatore a distruttore e il suo nome è ormai quasi sinonimo di slealtà e spietate manovre politiche». [Il titoletto è una citazione dell’esemplare giudizio del senatore Cerno].

3.LA COESIONE DEL POTERE

Sallusti, direttore del “Giornale” di Berlusconi, all’indomani dell’aggressione dei trumpisti al Capitol Hill di Washinton ha scritto: «Il 6 gennaio 2021 sta al sovranismo come il 9 novembre 1989 – giorno della caduta del muro di Berlino- sta al comunismo. Parole d’ordine, obiettivi e metodi dovranno cambiare. Pena la fine di un progetto politico, che non è accettabile sia complice di estremisti violenti, tantomeno golpisti. La destra, anche quella italiana, batta un colpo. Nonostante Conte e Zingaretti, non vorremmo mai ritrovarci con il Parlamento occupato da matti in camicia nero-verde. Un’altra destra è possibile, e noi ci crediamo». Purtroppo dovremo attendere molto prima che arrivi questo «colpo». L’ipocrisia berlusconiana non ha limiti. Infatti, pochi giorni dopo, durante il dibattito sul Governo alla Camera la “sciamana” Meloni ha sentenziato: «Certo, siamo pronti a governare, siamo pronti a governare con il centrodestra, l’unica coalizione che può dare un Governo forte e coeso». Non siamo in grado di giudicare chi mentisca di più.

Sallusti dimentica che per quasi trenta anni il filone politico dei trumpisti d’oggi è stato sdoganato dal suo Padrone e alleato dei forzisti, e che, nel presente, anche di fronte alla confermata fedeltà ai “valori” dell’estrema destra internazionale, Forza Italia non fa una grinza, tiene saldamente in piedi (con quelle ch’egli stesso chiama “camicie nere”) tutte le maggioranze locali, tra cui dieci regioni, e non ha mai pensato di mettere in discussione una coalizione elettorale con i salviniani e i meloniani. Addirittura, si proclama europeista e alle ultime elezioni ha fatto eleggere deputato Sgarbi, promotore di una farsesca iniziativa per l’uscita dell’Italia dall’euro.

Meloni fa ridere quando rivendica un «governo forte e coeso». Forse – pensiamo – sulle scelte politiche qualche dissenso potrebbe sorgere tra il moderato qualunque berlusconiano e gli sciamani leghisti. Ma ugualmente non ha torto, perché la Destra su un punto è «coesa» davvero e può passare sopra ogni cosa: la gestione del Potere. Si illudono coloro che pensano di poter rompere la coalizione di Destra, che potrà dividersi soltanto in un caso, che, grazie a un generalizzato crollo dei sovranisti dopo la disfatta di Trump, la somma delle componenti si allontani un po’ troppo da una maggioranza numerica.

4.IL PARTITO DEGLI INCOSCIENTI

Negli ultimi giorni non si è fatto altro che parlare del “partito dei costruttori” o “responsabili”, e se ne parlerà ancora. Il problema però si risolverà in breve. Almeno speriamo.

Più negativo è l’ingrossamento a sinistra del “partito degli incoscienti”. Non nasce oggi, già nell’agosto del 2019, dopo il primo “Papeete”, molti incoscienti predicarono la soluzione delle elezioni politiche immediate. Trascurarono del tutto il “combinato disposto” delle dichiarazioni autoritarie di Salvini con i sondaggi che davano la coalizione di Destra in larga maggioranza. Alcuni opinion leader si affiancarono a Zingaretti e sollecitarono le elezioni, che avrebbero avuto come esito scontato almeno una legislatura in mano alla Destra nonché la nomina del Presidente della repubblica. Eppure insistettero, molti con accanimento, anche quando il Segretario del Pd rinsavì e si fece convincere che bisognava tentare ogni via pur di non cedere tutto il potere a Salvini.

Dopo la drammatica crisi-noncrisi del Conte bis, gli “incoscienti” tornano alla carica. Prima di tutti Gad Lerner,  che sul “Fatto quotidiano” ha scritto : «Se i partiti dell’attuale maggioranza verificheranno, nel più breve tempo possibile, di non poter mettere insieme altro che una stampella precaria, meglio farla finita e presentarsi coalizzati alle elezioni. Nella sfida fra una responsabile scelta europea e la demagogia sovranista, non partirebbero affatto perdenti». Nello stesso giorno gli ultimi sondaggi invece dicono tutt’altro. Ovviamente non bisogna avere fede assoluta nei sondaggi, spesso sbagliano. A convincerci che le elezioni anticipate, ora, sarebbero una catastrofe definitiva per il paese è un altro argomento: un’alternanza tra Destra e Sinistra sarebbe persino fisiologica, ma ora non abbiamo una Destra “normale”, abbiamo una Destra pericolosissima, avventurista, fieramente antieuropea, trumpista, razzista, negazionista, antidemocratica, che avrebbe persino la facciatosta di eleggere un truffatore/corruttore come Presidente della Repubblica, il quale avrebbe la possibilità di manomettere anche tutti gli organi di garanzia come la Consulta, il Csm ecc. E anche se non fosse Berlusconi sarebbe comunque un maggiordomo o una cameriera di Salvini. Da questa Destra sarebbe difficile tornare indietro.

Consigliamo a chi ancora non sia convinto della estrema pericolosità e disinvoltura del Capo della Lega Ladrona la lettura o la rilettura del suo ultimo intervento al Senato, nonché di quello di Borghi che aspira a diventare ministro dell’Economia. Sarebbe la catastrofe definitiva, perdipiù in tempo di pandemia. La posta in gioco è la democrazia, e sulla democrazia non si deve rischiare. Anzi, neppure giocare. Anche con ciechi, sciancati, sordi e possibilmente muti, il dovere è di governare e di cercare di governare al meglio almeno fino ad agosto, quando comincerà il “semestre bianco” e non si potranno più sciogliere le Camere. Prima di qualunque consultazione elettorale politica ciò che conta è la blindatura della Costituzione repubblicana.

Il successore di Mattarella deve essere una fotocopia di Mattarella, un garante di ferro delle regole democratiche, un difensore della legalità. Occorre arrivare al “semestre bianco” ad ogni costo. Ovviamente sempre nel rispetto delle regole, e non col “metodo Berlusconi” dell’acquisto cash dei parlamentari.

Salvini dal giorno del suo provvidenziale “Papeete” ad oggi ha perduto una dozzina di punti, si è molto indebolito, anche se l’arroganza è rimasta la stessa, anche se la sua opposizione al governo in tempo di pandemia è stata visibilmente fallimentare. Dopotutto, in questi tragici mesi il più ridicolo e scorretto Presidente di regione è stato senza alcun dubbio il leghista Fontana (sempre col sostegno di Forza Italia). A suo vantaggio, però, il Capo leghista si può sempre avvalere di una “opposizione all’opposizione” del tutto imbelle (vedi Pd). Se, per miracolo, si riuscisse a compiere anche il secondo passo, ovvero arrivare alla data della scadenza della legislatura con un governo decente e con un assetto televisivo pubblico non così sfacciatamente filosalviniano, allora sì che si potrebbe giocare la partita elettorale con qualche possibilità di affermazione.

5.IL MENO PEGGIO.

Nell’attuale situazione del paese, visti i rapporti di forza e il livello del ceto politico, Conte è sicuramente il meno peggio. E non sembri un giudizio negativo, perché tra il “meno peggio” e il “peggio del peggio” passa il Pacifico e il Sahara assommati insieme. Quasi per caso ci ritroviamo un Presidente del consiglio “che sa leggere e scrivere”, e che ha saputo affrontare la pandemia meglio dei governanti di altri paesi europei, nonostante i “lacci e lacciuoli” burocratici, un’Opposizione in gran parte negazionista, contraddittoria e irresponsabile, una Sanità pubblica depauperata da decenni di politiche privatistiche addirittura delinquenziali, alcuni “Governatori” malfattori o demagoghi, comunque incapaci e, infine, – nella maggioranza – Capitani di ventura disposti a tutto.

Come abbia fatto a sostenere l’urto di tutto questo solo il cielo lo sa. Alcuni detrattori individuano l’unica forza di Conte nella paura del peggio. E allora? Non hanno torto, ma questa è la realtà incontestabile. Critichiamolo, se necessario aspramente, sui singoli provvedimenti, ma teniamocelo stretto. L’alternativa a lui è chi va a insultare la gente al citofono baciandosi il rosario. Certamente non gli affiderei la vita né di mio nonno né di mio figlio.

6 commenti su “L’ITALIA TAGLIATA IN DUE”

  1. Mi permetto, indegnamente, solo due chiose. La prima, relativa alla proposta folle di alcuni intellettuali di sinistra (?) di sollecitare il voto per uscire dallo stallo. Si tratterebbe di un atto non solo pericoloso ma soprattutto vigliacco. Le elezioni del 2018 hanno consegnato il Paese a questa classe politica visto e considerato che l’ alleanza tra 5S e PD e’ l’unica possibile per formare un governo che abbia una comunanza e/o compatibilita’ di progetti. Chiedere le elezioni, da sinistra, equivarrebbe a rinunciare al mandato elettorale, si tratterebbe di una resa senza condizioni, un atto vile ed immorale quasi quanto l’aver consegnato l’Italia a Mussolini come fecero liberali e popolari nel ’22. E che avrebbe per conseguenza una disfatta elettorale ancora piu’ grave di quella che si puo’ immaginare. La seconda chiosa riguarda invece la gravita’ che nel mondo della carta stampata – fatta eccezione per Il Fatto Quotidiano – sia di gran lunga prevalente la convinzione che il problema del governo si risolva nel rimuovere Conte e mettere al suo posto persone di cui non e’ ben noto il pensiero politico. Che a tifare per Draghi sia Il Giornale o Il Foglio posso anche capirlo, ma che a fare da cassa di risonanza per questa soluzione senza capo ne’coda siano quotidiani come Repubblica, Stampa e Corriere, luoghi frequentati fino ad un decennio fa dal fior fiore degli intellettuali progressisti (o conservatori illuminati), questo e’ piu’ difficile comprenderlo. C’e’ qualcosa nell’aria, oltre al Covid, che impedisce a questi giornalisti di svolgere analisi non faziose o sono gli interessi economici dei loro editori ad avere avuto il sopravvento?

    1. Ha perfettamente ragione. Continuo a comprare e leggere Repubblica perché non si trova di meglio. Ma sono veramente inczzato e depresso.
      G.Pasqualetti

  2. Condivido quasi alla lettera. Resta il problema: come lo blindiamo Conte? Con le questue di Orlando al Grande Corruttore? La ricerca dei “responsabili”
    ha dato vita a uno spettacolo inverecondo. Forse, la minestra meno acida è ancora reintegrare Renzi, per nauseabonda che sia, e indubbiamente lo è. Ma lo dico quasi con vergogna: se ci sono idee migliori e praticabili, sono tutt’orecchie!

    1. In questi giorni si sono ricordate le leggi di C.M.Cipolla sulla stupidita’ umana, in particolare il corollario secondo cui e’ meglio avere a che fare con un delinquente che con uno stupido. A differenza dello stupido che con le proprie azioni fa il male suo e quello degli altri, il delinquente opera per il bene suo a danno degli altri. Ne deriva che il delinquente, spesso, e’ persona intelligente ed agisce razionalmente, cosi’ da rendere le proprie azioni prevedibili mentre lo stupido agisce senza che si abbia la possibilita’ di controllarlo potendo causare danni gravissimi ed impensabili. Personalmente ne ho fatto una regola di vita, e posso assicurare che funziona!

  3. Andare alle elezioni in questa situazione sarebbe da folli, forse Renzi potrebbe anche ripensarci viste anche le critiche interne al suo partito. In ogni caso, purtroppo, difficilmente ci eviteremo prima o poi un governo di destra. Ma non sarà una passeggiata per questi piccoli sovranisti, in poco tempo l’Europa gli toglierebbe l’ossigeno; in ogni caso prima di rifare un governo dovremmo rifare gli italiani

  4. Grazie E.Ma. come sempre un’analisi illuminante! Aggiungerei solo un riferimento alla crisi della rappresentanza da un lato e della governance del paese dall’altro. Lo scollamento della politica dalla realtà dei bisogni delle persone (come singoli e come società civile), nutre le destre tanto quanto le inefficienze di una sistema regionale inappropriato e mal-disegnato. Sono i partiti (anche di sinistra) che decretano il loro sfacelo bloccando i canali della rappresentanza:sia per concezioni elitarie della politica sia per puro opportunismo . Non la destra ma un governo di sinistra ha scassato la governance del paese con la riforma del titolo quinto! Lasciando acuire anno dopo anno le fratture profonde del paese(certificato da SVIMEZ) e regalando 6 regioni alle mafie selvagge e le altre 14 a quelle in doppiopetto.

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