PAPEETE DUE. CRISI? MA QUALE CRISI?

[h.16.09] [e.ma.] Non mi dilungo in un giudizio su Renzi per non turbare la sensibilità dei lettori e per non violare il codice penale. Chi è Renzi ormai lo sanno tutti, anche all’estero. Persino il Pd. Persino la Destra, per cui egli sta lavorando da anni sotto la guida di Verdini. Ormai lo definiscono «un bullo» [vedi “la Verità” e “La Repubblica 3.0”]. Non mi dilungo nel descrivere la situazione di crisi sanitaria ed economica del paese perché ci stiamo immersi fino al collo. Noi abbiamo sempre criticato Conte su singole decisioni, ma tenendo conto delle forze in campo e del pericolo rappresentato dall’estrema destra antieuropea e razzista. Non siamo stati mai contro il governo in modo aprioristico. Per esserlo avremmo dovuto indicare una proposta alternativa. Ma questa non c’è. Inoltre, realisticamente, questo è il miglior governo possibile, Conte ha fatto miracoli date le carenze della burocrazia, la guerra furiosa dell’opposizione (caso unico in Europa), la corruzione generalizzata e una sanità pubblica ridotta a pezzi. La gestione della pandemia in mano ai negazionisti e a gente come Fontana + cognato-Gallera-Zangrillo-Bertolaso fa rabbrividire; i rapporti con l’Europa in mano ai sovranisti nostrani ci avrebbe sprofondato e ci sprofonderebbe in un pozzo di miseria senza fondo.

E allora la crisi? Ma quale crisi? È obbligatorio arrivare al semestre bianco con questo Parlamento, eleggere un Presidente della Repubblica democratico, e poi vada come vada. Per ora si sono dimesse due ministre di un partitino alla ventura. Non le rimpiangiamo e andiamo avanti. Conte si presenti alle Camere e chieda il voto. Se in parlamento prevale il masochismo suicida e il sadismo nei confronti del paese, si va al voto. Vogliono sostituire la campagna vaccinale con la campagna elettorale? Ognuno si assuma le proprie responsabilità. 

2 commenti su “PAPEETE DUE. CRISI? MA QUALE CRISI?”

  1. Renzi, e non lo scopro certo io, possiede the gift of the gab, capacità che comunque gli va riconosciuta.
    purtroppo alcuni scambiano questa dote come acume politico, ne pagheremo le conseguenze

  2. LA CRISI

    Si vive questa parola come un fatto estremamente sconcertante. Ẻ necessario costruirsi un atteggiamento sempre disposto a bilanciare psicologicamente le frustrazioni che derivano dalle aspettative che vanno deluse, le disfatte, la ammissione di aver sbagliato, di essere stati falsi profeti. Ẻ banale, ma è bene coltivare in noi una confessione forte nella laica saggezza e opportunità dei nostri smacchi.
    Purtroppo la maggior parte di noi avendo compiuto un lavoro, dei sacrifici a produrre una qualsiasi cosa, teme disperatamente di doversi ripetere, di dover riprovare, di dover cominciare daccapo – alla mia età – . Questo è anche in parte il motivo per cui ci si irrita quando subiamo delle critiche sul nostro compito svolto. Eppure per far bene qualsiasi cosa, bisogna farla meglio!
    Conviene quindi partire con un atteggiamento che tiene conto che la nostra opera è provvisoria: che ogni nostra opera deve essere periodicamente ripresa, ricorretta, aggiornata – come si dice – e riprovata.
    Questo è importante perché è necessario arrivare al nostro primo giro non esausti, nauseati, dall’idea di ricominciare. Insomma bisognerebbe coltivare un atteggiamento quasi di felicità nel riprovare, perché riprovando non si ripete mai; si capisce maggiormente, si ricorda meglio, si acquista il saper fare dal sapere.
    Tutte le ricerche hanno un pericolo, se le crisi non vengono abbastanza frequentemente, che la crisi si prospetta dopo troppo tempo, sarà una crisi letale, il cimitero. Più che avere delle crisi dopo molti anni, bisognerebbe provocare le crisi quasi costantemente. Per crisi in questo caso si intende il sospetto costante che anche la cosa più saggia non è nel nostro caso un elisir di lunga vita.
    Anzi nella nostra azione dovremmo essere vigili, circospetti e aver messo sul cammino parecchie aspettative di essere confutati dalle persone e dalle cose o dai risultati. Questo atteggiamento permetterebbe di aggiustare costantemente il tiro, di mantenersi in piedi anche se in maniera un po’ goffa ed impacciata.
    Questo modo di concepire deve avere certamente un traduzione metodologica dei piani e dei progetti. La crisi deve essere periodica per non tradursi in fallimento.
    La nostra scrivania deve essere il laboratorio della crisi in provetta.
    Il successo per le persone originali e creative è più garantito da poche azioni molto mirate che da una moltitudine di gesti e fatiche. Questo fa si che la vera produttività si colloca sempre più nell’elaborazione e nella previsione o simulazione anticipata e mentale.
    Leggo dal vocabolario: crisi: da lat. crisis che è dal gr. krisis, nome d’azione krinò ‘io giudico’, ‘scelta’, ‘decisione’, poi ‘momento culminante’: quindi: giudico, scelto, decido, a questo culmine vado avanti.

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