SIRI: L’UOMO GIUSTO AL POSTO GIUSTO

Armando Siri, già Sottosegretario leghista cacciato con ignominia dal primo governo Conte, è fatto entrare trionfalmente da Salvini nella Segreteria nazionale della Lega. Col compito specifico di curare il Programma della Lega. Scelta ineccepibile: nessuno meglio di lui avrebbe potuto dare continuità  alla linea dei 49 milioni truffati allo Stato e dei commercialisti arrestati. Il suo curriculum (che qui riportiamo di seguito) è ineccepibile: la sua vita è tutta un Programma.

Bancarotta fraudolenta (2014)

Nel 2014 patteggia una condanna a un anno e otto mesi per bancarotta fraudolenta in seguito al fallimento di “MediaItalia”, società da lui presieduta. L’accusa di bancarotta si fondava su un mancato pagamento di imposte per un valore di centosessantaduemila euro.

Corruzione (2019-in corso)

Il 18 aprile 2019 gli viene notificato un avviso di garanzia per ipotesi di corruzione. Tutto ruota intorno a una presunta tangente da 30mila euro, “data o promessa” a Siri, tramite Paolo Arata, in cambio di un “aggiustamento” al Def 2018 sugli incentivi al mini-eolico, che non fu poi presentato.

Il 2 maggio il premier Conte in una conferenza stampa annuncia che proporrà in Cdm la “revoca della nomina” per Siri. L’8 maggio 2019 il Consiglio dei Ministri avvia le procedure per la revoca della carica di sottosegretario.

Il 25 luglio del 2019, nel corso dell’incidente probatorio richiesto dalla procura di Roma, emerge da Vito e Manlio Nicastri, entrambi coinvolti nell’inchiesta di Palermo sull’eolico assieme a Paolo Arata, che i due non sapevano se Siri fosse a conoscenza della presunta tangente di Arata o se, invece, fosse solo un’intenzione di quest’ultimo mai comunicata allo stesso Siri.

Il 18 dicembre 2020, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per Siri, contestandogli due specifici episodi di corruzione.

Autoriciclaggio (2019-in corso)

Alla fine di luglio del 2019 è coinvolto in un nuova inchiesta relativa a un mutuo di 750 mila euro concesso da una banca di San Marino, la Banca Agricola Commerciale (BAC), senza garanzie ipotecarie. Sulla vicenda, emersa in gennaio da una segnalazione anti-riciclaggio firmata da un notaio milanese e rivelata prima da un’inchiesta giornalistica di Report e sviluppata in seguito dal settimanale l’Espresso, c’è già stata un’indagine ispettiva della Banca Centrale di San Marino che ha trasmesso gli atti per rogatoria anche alla Procura di Milano. Viene indagato per autoriciclaggio.

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