EPPUR SI MUOVONO… LA REAZIONE DEI COMITATI DI REDAZIONE AL MANIFESTO GEDI (CON UNA POSTILLA DI E.MA)

[e.ma. : Cominciano le prime reazioni al Documento dei valori emanato dal Gruppo Gedi (qui allegato nel testo integrale). Per ora si si son mossi i Comitati di redazione di tutti i quotidiani del Gruppo, a cominciare da “Repubblica”. Ci auguriamo che questo sia un primo passo per far comprendere come la linea avviata dalla Gedi sia davvero suicida, perché la carta stampata ha un sola via per la sopravvivenza: essere autorevole e differenziarsi così con la qualità del prodotto dalla comunicazione via Rete. Ogni forma di omologazione porta in breve tempo alla morte dell’informazione stampata. I proprietari – e purtroppo soprattutto i manager-giornalisti che li consigliano male – pensano invece di rimediare avvilendo la carta stampata a una omogeneità suicida e a puro ricettacolo mascherato della pubblicità.

Ma i lettori non sono così ingenui, e – soprattutto alla lunga – capiranno che non possono pagare le truffe che vengono loro propinate]. 

“I Comitati di redazione di tutte le testate Gedi, dopo la diffusione del documento aziendale “Valori e missione editoriale di Gedi”, vogliono esprimere a nome dell’intera comunità di giornalisti che rappresentano alcune riflessioni e perplessità. 

Premettiamo lo scontato apprezzamento di quei principi, indicati nel documento aziendale, che da sempre fanno parte del bagaglio culturale di ciascuno di noi, come dimostrano le posizioni di leadership di mercato e di rilevanza sociale e culturale costantemente ricoperte da tutte le testate per le quali lavoriamo. Ne citiamo alcuni di quelli ricordati nel documento, a costo di riproporre un elenco di sacrosante ovvietà: “conoscenza, professionalità e passione”; “rispetto delle notizie e dei lettori”; “indipendenza”; “competenza, rigore e voglia di innovare”; “volontà di aggiornarsi”; “predisposizione all’impegno multimediale”, “coraggio di osare”; “disponibilità a correggere gli errori”; il riconoscimento “dei principi fondamentali della Costituzione repubblicana”; “diritti inviolabili della persona”; “principi di libertà e di uguaglianza”; “doveri inderogabili di solidarietà”; “diritto di manifestare il proprio pensiero”; “controllare sempre ciò che si afferma”.

Fatta questa premessa, vogliamo però sottolineare la perplessità dei giornalisti del gruppo Gedi su alcuni punti.

Innanzitutto una nota di metodo: la condivisione presuppone il confronto, in particolare se si tratta di “valori” che – recita sempre il testo – “riassumono e descrivono l’identità” di una comunità di persone. Ci sembra quantomeno anomalo un documento aziendale calato dall’alto.

Alle perplessità di metodo si aggiungono quelle di merito. Pur non sfuggendoci come “azienda, quotidiani, periodici, radio e concessionaria non siano atomi separati”, ricordiamo che in ogni passaggio prima della fusione di società diverse e poi della nascita del gruppo Gedi, gli Editori si sono sempre impegnati, di fronte alle rappresentanze sindacali, a garantire l’autonomia delle varie testate, ciascuna delle quali rappresenta storie, culture ed esperienze peculiari. In una parola, identità. Che, oltretutto, le hanno rese tutte (nessuna esclusa) brand di grande successo. Autonomie e identità che in questi mesi si sono progressivamente annacquate e che il documento sembra affondare definitivamente.

Quanto al “coraggio di osare”, i lavoratori delle testate del gruppo sono sempre stati all’avanguardia nel panorama editoriale, non sottraendosi mai, anzi facendosi spesso promotori, di innovazione (anche sotto il profilo sindacale e di organizzazione del lavoro). Per questo ci teniamo a sottolineare che il riferimento nel documento aziendale a “disponibilità al lavoro flessibile, incluso lo smart working” rappresenta un vulnus per la corretta interlocuzione nelle relazioni industriali. Sottraendo alla loro dimensione fisiologica temi dal chiaro profilo riferito al Contratto nazionale e alla contrattazione aziendale e che, quindi, non possono essere rimessi in discussione in modo unilaterale.

Infine, l’ultima anomalia. Nel documento dell’azienda si legge che “dentro la redazione lavorano fianco a fianco giornalisti, tecnici digitali, analisti di dati, videomaker, fotografi, producer, autori”: fin qui niente da dire, anzi la conferma, qualora ce ne fosse bisogno, della nostra attenzione e disponibilità a metterci in gioco nelle grandi trasformazioni che stanno segnando (ma, sia chiaro, non nel suo significato più profondo) il lavoro giornalistico. Ciò che ci appare pericoloso e inaccettabile è la successiva inclusione degli “addetti al marketing”. Una commistione di attività che devono rimanere assolutamente parallele, evitando convergenze peraltro vietate dai Codici deontologici della nostra professione: a noi il compito di produrre contenuti giornalistici di eccellenza (non di intrattenimento) al marketing il compito di renderli prodotti di successo, anche economico, alla direzione il ruolo di indicare formule giornalistiche convincenti e adeguate a mantenere il primato morale e professionale cui siamo abituati.

Ecco, sono questi i temi sui quali avremmo voluto avere un confronto con i vertici aziendali, prima di qualsivoglia documento sui valori e sulla missione del gruppo Gedi. Magari approfittando dell’occasione anche per cercare di capire perché, nonostante il grande impegno di ogni componente di questa comunità di lavoratori, il declino dei numeri stia subendo un’accelerazione che ci allontana sempre di più dalla concorrenza.

Buon lavoro”. Firmato: Il Cdr dell’Espresso – Il Cdr di Gedi Visual – Il Cdr della Repubblica – Il Cdr del Secolo XIX – Il Cdr della Stampa – Il coordinamento dei Cdr dei giornali locali – Mattino di Padova – Nuova Venezia – Tribuna di Treviso – Corriere delle Alpi – Messaggero Veneto – Il Piccolo – Gazzetta di Mantova – Provincia Pavese – Sentinella del Canavese – La Redazione di Radio Capital

SI ALLEGA IL DOCUMENTO CRITICATO

https://critlib.it/wp-content/uploads/2020/12/Valori-e-Missione-Editoriale-Gedi.pdf

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