USCITA LA NEWSLETTER n.17/2020 DI ITALIALAICA

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Il sito dei laici italiani vi segnala


Editoriale

VATICANO IN TRINCEA

Marcello Vigli 21.10.2020

La complessa e articolata realtà associativa “chiamata” Chiesa cattolica ha mostrato tutta la sua articolata complessità nei tre momenti che ha vissuto in queste settimane: il caso Becciu, la visita in Vaticano del Segretario di Stato statunitense, la divulgazione dell’enciclica…


Editoriale

L’ULTIMA VERA FRONTIERA DIFESA DALLA CHIESA CATTOLICA

Pier Paolo Caserta 13.10.2020

Certo, potrei unirmi al generale coro di assenso nei confronti di papa Francesco, ma io sono “fedele” soltanto all’insegnamento di un domenicano (invero molto atipico), arso sul rogo il 17 febbraio dell’anno 1600, e di tutti gli altri liberi pensatori e libere pensatrici come lui. Il mio…


Articoli

IL COGNOME DEL MARITO SULLE CANDIDATURE ELETTORALI: UN “IN” CHE STA PER DOMINIO

Alessandro Giacomini in *Maestranzi 17.10.2020

Le prime tracce di assumere il cognome del marito si riscontrano nell’antica Roma, tutto ciò era di legge in quanto il matrimonio prevedeva l’affrancamento della donna alla podestà del marito, la cosiddetta “ Manus“, la manus era un diritto del marito di poter decidere perfino…


Documenti

LETTERA AL PAPA DA GENITORI POLACCHI CONTRO L’INTOLLERANZA RELIGIOSA

My, Rodzice* 12.10.2020

Santità, le scriviamo questa lettera in quanto genitori di persone non eteronormative in Polonia e membri dell’associazione polacca My, Rodzice, che unisce genitori e amici di persone LGBTQIA. Le scriviamo con il supporto dei genitori dell’associazione sorella italiana – AGEDO…


Rassegna stampa

8-10-2020 L’AVVENIRE DEI LAVORATORI

Andrea Ermano 14.10.2020

L’Umanità al potere

Ho conosciuto Carla Federica Nespolo, la prima donna Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), nell’ottobre 2016 a Volpedo durante un Forum dei Circoli Socialisti promosso da Felice…


Eventi

140° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI SALVATORE MORELLI

Carovigno, Brindisi 22 Ottobre 2020

“LA MEMORIA CHE COSTITUISCE L’IMPEGNO

Il 22 Ottobre 1880 di 140 anni fa muore a Pozzuoli (Na) SALVATORE MORELLI, nato a CAROVIGNO (Brindisi – Puglia) il 1° Maggio…


Eventi

CONVEGNO “IL CONTRIBUTO OLANDESE E TEDESCO AI PROGETTI DI UNITÀ EUROPEA TRA OTTOCENTO E PRIMI DECENNI DEL NOVECENTO”

Roma, mercoledì 28 ottobre ore 10.30, Rettorato Sapienza Univ. di Roma, Aula degli Organi Collegiali

Dalle ore 10.30 alle ore 13.30, nell’ambito degli appuntamenti “Giornata della cultura europea”, dal titolo “Il contributo olandese e tedesco ai progetti di unità europea tra Ottocento e…

Vi invitiamo a visitare la pagina delle Gocce, del Forum e di Lo Scaffale per altre notizie 

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TOTO’ E I DIABOLICI

[nella foto: Totò e Zingaretti]

Un italiano furbastro, reduce da molti fallimenti,  entra nel Pd e riesce a farsi candidare subito come capolista alle elezioni europee in un collegio arcisicuro, e diventa così parlamentare. Ovviamente non andrà mai a Strasburgo se non per ritirare lo stipendio (è il terzo in assenteismo dei 75 deputati europei italiani). Ha altro da fare: deve abbandonare dopo poche settimane il partito che lo ha fatto eleggere e organizzarne un altro in concorrenza, tanto per sparare contro il governo del Pd e candidare in Puglia un “personaggetto“ da quattro soldi pur di far perdere il Pd e  far vincere un consumatissimo candidato di estrema destra dal curriculum orripilante. L’operazione fallisce. Assieme a un altro “capitano di ventura” presuntuoso come Renzi raccoglie l’1,6 % dei voti. Probabilmente lo 0,8% per ciascuno. Evidentemente sia l’uno sia l’altro hanno pochi parenti in Puglia. Una persona con qualche dignità si ritirerebbe dalla politica, ma – si sa – le “azioni” di Calenda non conoscono la dignità e hanno cicli che durano qualche settimana. Per lui Sinistra e Destra si equivalgono, come Fitto e Zingaretti, ciò che conta è solo il suo personale potere.

Quindi si rimette in circolazione per fare il colpo grosso: la sindacatura di Roma. E qui ha un’idea geniale. A dirla tutta non è proprio sua, è di Totò.

Pensa: “ho venduto Fontana di Trevi ai piddini, perché non si dovrebbero comprare anche il Colosseo? Dopotutto sono quasi gli stessi che distrussero proprio a Roma il proprio sindaco e la propria Giunta con due anni di anticipo per regalare l’uno e l’altra al M5s. Sono gli stessi cui ho rifilato la fregatura di Strasburgo, appena un anno fa… Se ci sono caduti una volta, diabolicamente persevereranno anche la seconda”.

 

 

USCITO IL N. 72 DI “NONMOLLARE” – SCARICABILE GRATIS QUI E ANCHE SU IL FATTO QUOTIDIANO.IT

per scaricare il pdf clicca qui e anche su https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/10/22/ai-populisti-che-invocano-la-rivoluzione-liberale-dico-vi-prego-lasciamo-stare-gobetti/5972710/

Sommario
la biscondola
5. paolo bagnoli, la comica rivoluzione gobettian-populista
res publica
6. antonio caputo, ventuno piccole italie
7. angelo perrone, la democrazia degli insoddisfatti
la vita buona
10. valerio pocar, il cane si morde la coda: meno nascite, più problemi?
14. comitato di direzione
14. hanno collaborato
5. bêtise d’oro
6-7-12-13. bêtise

SE SALVINI DIVENTASSE LIBERALE

[nella foto: una manifestazione fascio-leghista a favore di Salvini]

Il Capitano si dice pronto per “una rivoluzione liberale”. Allora dovrebbe cambiare idea su migranti, giustizia, sovranismo, populismo, diritti, omofobia e via dicendo. Tenendo a mente che un’agenda davvero liberale non porta voti.

di ugo magri

Spericolato e coraggioso Salvini, che senza “brain trust” o “think tank” alle spalle ma con l’aiuto del solo Marcello Pera annuncia una “rivoluzione liberale” mai vista in Italia: idea ciclopica buttata lì nel mezzo di un’intervista al “Corriere“ dove non si chiarisce il come e il quando, né viene approfondita la portata storica del progetto. Detta così, sembra la classica “supercazzola” sparata per fare un po’ di rumore e distogliere l’attenzione dalle Regionali andate storte, insomma un’arma di distrazione politica. Però è vero che le grandi conversioni ideologiche maturano un passo alla volta. Diamo dunque a Salvini il tempo necessario per passare dal populismo al liberalismo, partendo da Perón per approdare a Pera. E intanto che lui evolve, proviamo a immaginare che cosa farà il Capitano quando sarà diventato liberale al cento per cento.

Quel giorno la smetterà di dare addosso ai migranti. Si accorgerà che siamo tutti cittadini del mondo. Nell’ottica liberale “diverso” è bello, il mix delle culture una miniera di opportunità; l’immigrazione va controllata – si capisce – ma senza eccitare l’astio, senza proclamare “prima gli italiani” come ai tempi di “Faccetta nera”, senza trattenere i naufraghi a bordo delle navi. In Italia, annuncerà Salvini una volta diventato liberale, c’è posto per chiunque rispetti le leggi e abbia voglia di dare una mano. Difenderà i diritti umani ovunque vengano calpestati, prenderà di mira i regimi totalitari senza trascurare la Russia dove agli oppositori di Putin succedono cose strane. Nel nome delle “libertà liberali” Salvini diventerà un garantista vero. Mai più twitterà che è giusto sparare ai ladri dal balcone di casa, che questo delinquente deve “marcire in galera” e quell’altro andrebbe chimicamente castrato. La giustizia non è un Far West dove il ladro di cavalli viene appeso al ramo: ci sono pene severe bilanciate dalla speranza di redenzione. Forse Salvini non arriverà mai, come Marco Pannella, a battersi per carcerati, prostitute, spinelli liberi e trans. Però una volta completata la sua evoluzione liberale e forse anche libertaria contrasterà le pulsioni omofobe della Lega. Nel nome della “libera Chiesa in libero Stato” già sognata dal conte di Cavour, rinuncerà a esibire rosari nei comizi nonché a flirtare con i circoli più retrivi di Santa Romana Chiesa.

Fedele al vecchio adagio “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, Matteo se ne andrà schifato dal gruppo sovranista europeo, frequentato da nazionalisti xenofobi come Alternative Für Deutschland, e pazienza se darà un dispiacere all’amica Marine Le Pen: i liberali degni del nome mai si aggregherebbero a certe comitive. Taglierà i ponti con Casa Pound, con gli estremisti di destra, con le teste rasate; se la Meloni vorrà rincorrerle, buona fortuna a lei e a tutti i Fratelli d’Italia. Non solo: estirperà dal suo lessico espressioni ducesche tipo “noi tireremo dritto” o “chi si ferma è perduto”. Sfogliando qualche classico liberale (ci sono intere biblioteche a disposizione) Salvini apprezzerà l’importanza dei “checks and balances”, degli organi di garanzia, delle tanto bistrattate guarentigie parlamentari. Subirà una mutazione antropologica, frequentando più spesso le istituzioni e di meno le piazze. Scoprirà che il popolo non ha sempre ragione, anzi quasi mai purtroppo, perciò meglio non riempirsene la bocca. Si pentirà di aver detto, dopo il referendum sul taglio degli onorevoli, che le Camere non sono legittimate a scegliere il successore di Mattarella. Si mangerà le mani per aver voluto reddito di cittadinanza e “quota 100”, che del liberalismo economico sono agli antipodi. Diventerà paladino implacabile del rigore, dei conti in ordine, dei risparmi pubblici e privati, del diritto di fare impresa.

Con un’avvertenza: l’agenda liberale di solito non porta voti. I liberali autentici, quelli affezionati all’idea, sono sempre stati quattro gatti, un’élite minoritaria nell’Italia degli assistenzialismi e degli sprechi, delle mafie e delle lobby, dei baciapile e dei perbenisti, delle combriccole e delle corporazioni, dei forcaioli e dei ruffiani. Perciò Salvini, se vorrà vincere le elezioni, lasci perdere la rivoluzione liberale di Piero Gobetti, che fu bastonato dai fascisti e riposa al cimitero Père-Lachaise di Parigi senza nemmeno un fiore sulla tomba. Tragga semmai ispirazione dal Cav, che all’inizio si proclamò liberale ma sempre all’acqua di rose e senza prendersi troppo sul serio.

[da “huffpost”, 11 ottobre 2020]

UN “IN” CHE STA PER DOMINIO: IL COGNOME DEL MARITO SULLE CANDIDATURE ELETTORALI

di  alessandro giacomini in *maestranzi.

Le prime tracce di assumere il cognome del marito si riscontrano nell’antica Roma, tutto ciò era di legge in quanto il matrimonio prevedeva l’affrancamento della donna alla podestà del marito, la cosiddetta “ Manus“, la manus era un diritto del marito di poter decidere perfino della morte della moglie. Purtroppo, pur balzando di parecchi secoli la situazione non si è evoluta, già in tempi più recenti il codice civile del regno d’Italia si esprimeva cosi : “ il marito è capo della famiglia, la moglie ne assume il cognome, ed è obbligata ad accompagnarlo dovunque egli creda “. 

Lo stesso obbligo che si è palesemente notato nelle recenti consultazioni elettorali, l’aggiunta del cognome del marito sarebbe avvenuto d’ufficio, senza la richiesta dell’interessata, o meglio, le amministrazioni lo hanno inserito senza avvisare le elettrici. La possibilità di inserire il cognome del marito accanto a quello della consorte sulla scheda sui registri elettorali e sulle candidature esiste da almeno 20 anni, ma solo negli ultimi mesi il ministero dell’Interno ha fatto applicare questa possibilità, facendo stampare il nome del coniuge sulle tessere delle elettrici. L’articolo 13 della legge 30 aprile 1999 n.120 sulle “Disposizioni in materia di elezione degli organi degli enti locali nonché disposizioni sugli adempimenti in materia elettorale” disciplina le modalità di istituzione della tessera elettorale. Da segnalare pure diversi casi di donne separate con l’aggiunta del cognome del marito, un insopportabile passo indietro anche di sensibilità . Ma che significato ha dire la moglie di, forse le donne sposate non sono più se stesse ?

Un personale e simpatico esempio:

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FANATISMO RELIGIOSO: UNA TESTIMONIANZA AGGHIACCIANTE

di marta loi

Le immagini si sa, sono più potenti del testo , “arrivano prima”.
Ecco…inizio scrivendo che questa non è la mia tomba, ma è quella di mio figlio.
Mesi fa, condividevo con sdegno un post sullo scandalo delle proposte, in giro per l’Italia, in merito a cimiteri di feti e prodotti del concepimento senza il consenso delle donne.
L’ho fatto perché ero all’oscuro di cosa accade nella realtà nel comune di Roma.
Ecco siccome non si deve mai generalizzare racconto cosa è successo a me.
Nel momento in cui firmai tutti i fogli relativi alla mia interruzione terapeutica di gravidanza, mi chiesero:
“Vuole procedere lei con esequie e sepoltura? Se sì, questi sono i moduli da compilare. ”
Risposi che non volevo procedere, per motivi miei, personali che non ero e non sono tenuta a precisare a nessuno.
Avevo la mente confusa, non ho avuto la lucidità sufficiente per chiedere cosa succedesse al feto.
Dopo circa 7 mesi ritirai il referto istologico, e pensando ai vari articoli sulle assurdità su sepolture di prodotti del concepimento, ebbi un dubbio.
Decisi di chiamare la struttura nella quale avevo abortito, e dopo aver ricevuto risposte vaghe, decido di contattare la camera mortuaria.
“Signora quale è il suo nome?”
“Loi Marta”
“Signora il fetino sta qui da noi.”
” Ma come da voi?”
“Signora noi li teniamo perché a volte i genitori ci ripensano. Stia tranquilla anche se lei non ha firmato per sepoltura, il feto verrà comunque seppellito per beneficenza. Non si preoccupi avrà un suo posto con una sua croce e lo troverà con il suo nome”.
“Scusi ma quale nome? Non l’ho registrato. È nato morto.”
“Il suo signora. Stia tranquilla la chiameremo noi quando sarà spostato al cimitero” 
“Ok grazie mille.”
……..
Bene, scopro che sul sito di Ama cimiteri capitolini esiste una sezione dedicata a descrivere lo scenario nel quale si inseriva quel progetto di “giardino degli angeli” del 2012. 
“In assenza di un Regolamento regionale, questo tipo di sepoltura è disciplinata dai commi 2, 3 e 4 dell’art. 7 del D.P.R. 285/90 (Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria) che, in sintesi prevede che:
…………
i “prodotti del concepimento” dalla 20^ alla 28^ settimana oppure i “feti” oltre la 28^ settimana, vengono sepolti su richiesta dei familiari o, comunque, su disposizione della ASL.
………

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CONTE E LE CRITICHE CAMPATE IN ARIA

di gianfranco pasquino

Non fanno un buon servizio alla comprensione della politica italiana tutti coloro che, un giorno sì e quello dopo anche, sottolineano la debolezza del governo Conte 2 e dello stesso Presidente del Consiglio, e annunciano, talvolta anche auspicandole, la sua prossima caduta e la sua immediata sostituzione. Non posseggo capacità divinatorie, ma sono convinto che qualsiasi discussione sulla politica che miri ad essere rilevante deve essere fondata sui fatti e sugli elementi disponibili, eventualmente anche per smentirli. Ne vedo quattro che mi paiono tutti molti rilevanti e solidi. Primo, sono oramai molti mesi che tutti i sondaggi segnalano qualcosa di inusitato. Tanto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte quanto il governo da lui presieduto godono di un alto livello di approvazione, superiore al 60 per cento e molto più elevato di qualsiasi governo precedente. Conte poi sopravanza personalmente di parecchio tutti gli altri leader politici italiani. Secondo, il Presidente del Consiglio (con il suo Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri) hanno acquisito un alto grado di credibilità nell’ambito dell’Unione Europea e delle sue autorità. Conte si è mostrato preparato e intransigente ed è stato premiato con il più cospicuo pacchetto di prestiti e sussidi accordato ai singoli paesi: 209 miliardi di Euro. Sulla sua capacità di impegnarli e spenderli presto e bene Conte ha opportunamente chiesto di essere valutato a tempo debito. In democrazia si fa proprio così. Terzo, per un paio di mesi, commentatori privi di fantasia hanno fatto circolare il nome di Mario Draghi come il più probabile successore di Conte, già pronto a subentrargli. Nessuno di loro è riuscito ad avere un’intervista con Draghi il quale si è guardato bene dal dichiararsi disponibile. Il grande banchiere sa che l’Italia è una “brutta gatta da pelare” ed è molto probabilmente consapevole che un conto è presiedere la Banca Centrale Europea un conto molto diverso essere catapultato in un sistema politico non possedendo potere politico proprio. Gli altri nomi menzionati, tutti di caratura inferiore a quella di Draghi, costituivano un elenco di uomini (neppure un donna!) noti, ma nulla più. Quarto, anche se ripetutamente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sottolineato l’importanza quasi assoluta della stabilità di governo e della continuità della sua azione, quirinalisti e retroscenisti lasciavano trapelare (o si inventavano) una qualche insoddisfazione del Quirinale nei confronti di Palazzo Chigi. Al contrario, esistono molte dichiarazioni di Mattarella che debbono essere interpretate nel senso di una sua grande contrarietà a qualsiasi crisi di governo. Il Presidente della Repubblica non si allontana dalla convinzione che il governo in carica ha l’obbligo politico di formulare i progetti indispensabili per usufruire dei fondi europei ed è il meglio attrezzato a farlo. Le critiche giornalistiche e politiche a Conte continueranno. Sarebbero meno campate in aria se tenessero conto di qualche fatto.

VINTAGE

Berlusconi ha l’abilità di farci tornare tutti giovani. Il suo candidato per la Capitale è il trionfo del vintage. Nelle Seconda repubblica in agonia non c’è nulla di più passatista del recupero di un personaggio datato come Bertolaso. Ma il Berlusca non è mai stato secondo a nessuno in “facciatosta”. La sfrontatezza di salire al Quirinale e presentare come Ministro della giustizia tale Previti non sarà mai raggiungibile da nessuno, ma anche ripescare l’eroe de La Maddalena non è male. D’altronde il programma della destra per la rinascita di Roma sarebbe già bello che fatto: “massaggi per tutti”.

la lepre marzolina – mercoledì 21 ottobre 2020

TANTO VA LA GATTA AL LARDO…..

“Angelucci ha tentato di corrompere con 250mila euro l’assessore alla Sanità del Lazio. Che ha rifiutato”. Indagato il re delle cliniche e deputato di Forza Italia

Stanotte la Lepre marzolina, tormentata dalla curiosità,  contro le sue abitudini, all’alba si sveglierà per correre all’apertura delle edicole per leggere come “Libero” di Vittorio Feltri e “Il Tempo” di Bechis e di Storace daranno questa notizia che coinvolge il loro editore. Chissà se mi deluderanno….

VIRUS SGARBI

Il povero Sgarbi è proprio negato per la politica. Forse porta pure jella. A Bologna Berlusconi gli mise nelle mani le sorti di Forza Italia e raggiunse il risultato peggiore di tutti i tempi. Ora ad Aosta un poveraccio si è consegnato al più famoso assenteista nazionale e, pur avendo l’appoggio anche della Lega, è stato fatto a fettine dal centro sinistra. Il fatto è che la politica è (o dovrebbe essere) una nobile professione e non può essere affidata a un dilettante specializzato esclusivamente nella scurrilità seriale. Forse davvero siamo alle avvisaglie di una Terza repubblica, dove gli elettori fanno giustizia degli avventurieri come Calenda, Renzi e Salvini, e dei guitti da avanspettacolo che recitano senza mascherina.

la lepre marzolina – martedì 6 ottobre 2020