Cucchiarelli: “Ecco la verità su Ustica. Il DC9 abbattuto dalla sfiammata di un caccia”

Speciale per Africa Express, Senza Bavaglio e Critica Liberale
Monica Mistretta
Milano, 29 settembre 2020

A quarant’anni dalle stragi di Ustica e Bologna, la verità può attendere. La versione ufficiale degli eventi che riguardano la maledetta sera del 1980 in cui cadde il Dc9 Itavia con 81 persone a bordo, slitta senza fretta, decennio dopo decennio, facendosi strada tra le ipotesi più disparate, spesso glissando perfino sulle indagini della magistratura, sulle requisitorie, su documenti Nato, sulle testimonianze di chi ha avuto il coraggio di parlare. Anche la strage di Bologna non trova un punto fermo. Inutile seguire tutto, non serve: non ci crede più nessuno. E forse è quello che si voleva ottenere fin dall’inizio.

Paolo Cucchiarelli, però, non si arrende. La sua è una battaglia impeccabile: da una parte la Ragion di Stato (o degli Stati), dall’altra la verità obiettivo imprescindibile di ogni bravo e onesto giornalista. Così lui riprende i documenti, gli atti, le requisitorie, cerca testimoni diretti, riesce a fare un po’ ordine nel marasma. E siccome è un bravo e onesto giornalista, lo fa con un libro costato otto anni di lavoro, compresi due di stesura: ‘Ustica & Bologna’. Le prove raccolte, pubblicate puntigliosamente nelle oltre 400 pagine, inchiodano il lettore a una verità inedita. Nessuna bomba, nessun missile: è la sfiammata di un aereo da caccia sulla cabina di pilotaggio del Dc9 ad aver inferto il primo colpo mortale all’aereo, togliendo immediatamente la vita ai due piloti. Le fotografie dei vetri della cabina, dissolti e accartocciati dalle bruciature, ci sono anche se nessuno le ha mai volute vedere: Cucchiarelli le pubblica. Ed è già sotto attacco: “I cretini di Stato sono al lavoro”, racconta sorridendo.

Partiamo dai tracciati degli aerei sui cieli di Ustica: perché a distanza di 40 anni non riusciamo a fare chiarezza su un elemento che invece dovrebbe essere immediatamente verificabile? Quanti aerei erano in volo quella sera?

Io ho semplicemente seguito le carte dell’inchiesta Priore. La più lunga e impegnativa indagine giudiziaria della storia della magistratura italiana. Il problema è che c’è chi ha mentito. E nella inchiesta i dati sono frammisti, registrati e ammassati e spesso non “scelti”, immersi, quasi “affogati” in una mole di dati immensa . La Nato ha consegnato tracciati di aerei che non erano identificati. Esistono i documenti inviati dalla Nato al governo e alla magistratura italiana: basta consultarli. I dati ci sono tutti nella inchiesta giudiziaria, nelle sentenze . Distinguiamo però tra fiction narrativa, spesso imperante, e inchiesta giudiziaria. Nell’ inchiesta giornalistica i dati certi e utili a spiegare sono solo stati “legati”, si sono enucleati i dati significativi e in grado di spiegare l’accaduto. Basta leggere. Tutti i dati citati sull’attacco al Dc9 come per Bologna sono tutti nelle due inchieste o chiuse o in corso. Nuova è la lettura degli elementi disponibili.

Nelle 2 immagini il relitto del DC 9 Itavia dopo il recupero in fondo al mare

Su questa vicenda è stato recentemente apposto un segreto. Cosa ne pensi?

Un mese fa il governo ha protratto il segreto sulle comunicazioni tra il colonnello Stefano Giovannone, capocentro del Sismi a Beirut, e la Centrale, un materiale che riguarda un periodo cronologicamente a cavallo di Ustica e Bologna. Il documento secretato era stato chiesto dal senatore su input di Carlo Giovanardi il quale sostiene che in quelle carte ci sarebbe la prova che l’Olp ha abbattuto il Dc9. Questo è semplicemente assurdo. Prima di parlare, bisognerebbe leggere i documenti ufficiali della magistratura: non intendo soltanto l’inchiesta Priore, ma anche le sentenze e la requisitoria del magistrato. Evidentemente, i cretini di Stato sono all’opera. E, naturalmente, non mi riferisco all’ex senatore ma a tutti coloro che commentano, giudicano, ironizzano, respingono a priori, senza aver letto le oltre 600 pagine dell’inchiesta, aver visto le foto, le testimonianze di chi, come Marco Affatigato, è stato il primo ad essere chiamato in causa per Ustica e per Bologna; le sue spiegazioni del tutto nuove di chi si mosse e in chiave internazionale e con quale logica.

Quella sera accanto al Dc9 Itavia c’erano altri aerei… tre Mig e un aereo che si è fatto passare per un innocente volo di linea dell’ Air Malta.

Io li identifico come ‘aggressor’, non posso dimostrare che fossero Mig , ci sono, semmai, elementi di contorno che mi autorizzano a supporre che si tratti di Mig impegnati in un attacco non ortodosso che ha modalità mai utilizzate prima in tempo di pace. Il ruolo del finto Air Malta è invece per me certa, scandita lungo tutto il tragitto. Basta leggere. Questi aerei appartenevano a strutture riservate che quella sera mettono in atto un’azione di terrorismo o, meglio, un attacco non ortodosso secondo modalità non usuali, di cui non doveva restare traccia. Modalità che lasciano sgomenti. Sicuramente, un Mig viene visto da testimoni che osservano un aereo con la punta mozza e un pungiglione. Quindi, inequivocabilmente un Mig 21. Ci sono ipotesi, tracciati e testimoni: tutto è già nell’inchiesta Priore. Del finto Air Malta parlano tutti dopo la strage. La mole di documentazione disponibile, certa, riscontrata, ufficiale, giudiziaria è molto ampia. Bisognava solo capire cosa avesse fatto l’Air Malta o meglio l’Aggressor che si fa passare per un innocente aereo di linea maltese mentre il vero Air Malta civile è a oltre 100 miglia, sulle isole toscane: E questo è un dato certissimo. Il problema almeno per Ustica è il traffico di nucleare, a Bologna si deve colpire la libertà non più ammessa dai nuovi circoli americani che esprimeranno la Presidenza Reagan che apparteneva al Lodo Moro, la scelta filo-araba e filo-palestinese di almeno una ampia parte del mondo politico e dei nostri servizi segreti all’epoca. Due schiaffoni tirati a mano piana sul volto dell’Italia.

Un altro magistrato che indagava su materiali nucleari, questa volta via nave, si mette in contatto – guarda caso – con Priore: è Francesco Neri che, agli inizi degli anni 90, mette le mani su un colossale traffico nucleare tra Paesi europei e mediorientali. Hai trovato legami?

I due magistrati furono sentiti insieme nella Commissione di inchiesta parlamentare sui rifiuti: l’audizione venne secretata, ovviamente. So che Priore quel giorno disse: “Il nucleare. Ora ho capito perché Ustica”.

Parliamo del Secret Team, la struttura legata alla Cia che, secondo il tuo libro, conduce l’operazione di terrorismo nei cieli di Ustica. Questa struttura operava nella Libia di Gheddafi, a sua volta alleato delle organizzazioni palestinesi. Come è possibile?

Il Secret Team operava in Libia per controllare Gheddafi: si trattava di ex Berretti Verdi, agenti della Cia sotto copertura e sotto protezione. Era la sezione oltranzista della Cia che si era “inabbissata” dopo il Watergate e le conseguenti norme di controllo sulle operazioini clandestine. E’ tutto disponibile e leggibile nelle inchieste condotte dal Senato Usa e in quelle della magistratura statunitense oltre che in una qualificata pubblicistica internazionale Gli americani hanno sempre fatto affari con Gheddafi, perfino durante il periodo delle cosiddette limitazioni delle esportazioni dal Paese nordafricano. Gli americani, o meglio, alcune lobby, hanno sempre operato liberamente, anche a dispetto o contro il governo americano, perché il soldo è più forte della legge e della politica. Io non mi invento nulla. Evidentemente, questa struttura operava molto bene in Italia, visto che compare anche nel caso Moro. Io trovo la presenza operativa di almeno tre strutture parallele : americane, francesi e israeliane e la presenza, in Ustica e in Bologna , di mercenari che sono collegati con Bob Denard, uno dei più controversi soldati di ventura dello scorso secolo. Ne parlano Marco Affatigato e il pentito di Ordine Nuovo, credibile per i magistrati italiani, Carlo Digilio. Torniamo al Secret Team , una struttura che conduce affari, svolge operazioni di intelligence coperte e non autorizzabili dal governo Usa e ha una propria politica estera e una rete che interviene in molti Paesi chiave. Questo è ben noto nei documenti.

Gheddafi dal ’77 in poi, per potenziare la sua struttura militare, assolda due uomini d’affari che hanno base in Svizzera e nei Paesi del Sud America, sono entrambi veri e propri esperti di armi: uno è Edwin Wilson, l’altro è Frank Terpil, entrambi fanno parte del Secret Team. I due operavano sotto la copertura dei servizi segreti clandestini americani, guidati da Ted Shackley. Ho avuto la fortuna di parlare a telefono con Wilson, prima che morisse: mi disse che aveva operato molto in Italia, ma mai contro di noi. Questo significa che aveva la copertura di almeno una parte dei servizi segreti italiani. Del resto, chi opera in Libia, dipende dal capocentro della Cia a Roma: ovviamente, l’Italia è determinante. Questi signori non ragionano con il parametro ‘o con me o contro di me’: questo non è il modo di procedere dei servizi segreti. È un mondo pieno di sfumature, di contraddizioni apparenti, di ambiguità, di cose che stanno insieme anche se non dovrebbero. La storia degli americani , agenti Cia sotto copertura che addestrano i terroristi internazionali nei campi libici e riarmano (e controllano) Gheddafi è raccontata per la prima volta in Italia da questa inchiesta ma nel mondo è ben nota. Eppure l’Italia è la nazione più coinvolta e interessata a capire: solo in teoria però.

A questo punto apro una parentesi: su questi argomenti mi rifiuto di rispondere a cretini che non hanno letto il libro. E mi riferisco ai ‘cretini di Stato’, che fanno più danni dei segreti di Stato. È lo stesso Wilson che, sotto processo, si è difeso dicendo che lavorava sotto copertura per gli americani…. Aveva due incarichi: uno controllare il terrorista Carlos lo Sciacallo, legato ai palestinesi, l’altro controllare un eventuale riarmo atomico della Libia. Per il resto, Wilson e la sua rete ha carta bianca per fare tutti gli affari che vuole: operazioni di terrorismo, omicidi mirati, tutte le cose che il governo americano ufficialmente non poteva fare. Sempre guadagnandoci, naturalmente: io lo chiamo ‘Secret Team’, ma non per nulla i giornali americani lo definiscono ‘L’Impresa’.

Parliamo delle barre di uranio che scopre nel corso delle indagini il magistrato Priore.

Il problema è che la perizia fatta sul Dc9 esclude che l’aereo le abbia trasportate. Ma ci sono mille prove che fossero a bordo: ovviamente il materiale era schermato… o no? Lo racconta chi ha seguito quella operazione. Invece abbiamo un solido, diffuso, non scalfibile ma atteso silenzio.


Questo il libro scritto da Paolo Cucchiarelli per i tipi de “La nave di Teseo”, 24 euro

Quanto conta per una struttura come il Secret Team la vita di 81 persone a bordo di un aereo?

Niente. Meno di niente. Quell’uranio era determinante per l’avvio delle centrifughe del centro nucleare pakistano che avrebbe dovuto fornire l’atomica a tutti i paesi musulmani: è Gheddafi che finanzia questo programma in prima persona. La bomba islamica verrà realizzata. Ma si parlerà anche di bombe sporche con uranio arricchito nell’ogiva: in quel momento in Libia c’è una azienda tedesca che è in grado di fornire a Gheddafi un missile a più stadi forse rozzo ma efficace, capace di colpire Israele con testate sporche. E’ tutto raccontato per la prima volta in dettaglio.

Qual è il legame più forte tra la strage di Ustica e quella di Bologna?

La presenza dei mercenari di Bob Denard, parte delle strutture francesi, l’altra costante di queste due stragi, insieme al Secret Team e alla presenza di israeliani. Dentro la vicenda Ustica scopro che un uomo di Bob Denard conserva barre di uranio in uno scantinato a Parigi. Lo stesso materiale di cui poi Priore trova la presenza a bordo del Dc9. Ma Bob Denard viene chiamato in causa per Bologna da Carlo Digilio, il più credibile pentito di Ordine Nuovo, quello che ha permesso l’inchiesta su Piazza Fontana. E allora un ultimo interrogativo: perché Digilio è credibile su piazza Fontana, ma non su Bologna?

A tuo giudizio, che possibilità c’è, da in una scala da 0 a 100, che nei prossimi dieci anni in Italia esca finalmente la verità sulle stragi di Ustica e Bologna, dopo che è già stata procrastinata per 40 anni?

Zero. Non possiamo permettercelo. Perfino i presidenti delle associazioni dei familiari delle vittime delle due stragi sono stati in silenzio di fronte a questa inchiesta che pure dice qualcosa di nuovo sul perché e sul “chi”. Non interessa? Il silenzio dello Stato lo davo per scontato, quello di chi rappresenta il dolore delle vittime no.

Monica Mistretta
monica.mistretta@gmail.com
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