BIONDI E GLI PSEUDO-LIBERALI IN GUANTI BIANCHI

di enzo marzo

La morte di Alfredo Biondi ricorda a coloro che lo conobbero la scomparsa di un simpatico buontempone. Chissà come se la riderà, oggi che sono finiti i suoi interessi terreni, a leggere in qual modo la sua dipartita è stata celebrata da politici e quotidiani di destra.

Forza Italia arriva ad annoverarlo come «una colonna del liberalismo», evidentemente assieme a Croce ed Einaudi, Albertini e Giolitti, Ernesto Rossi e Pannunzio.

Ma non ci scandalizziamo: i berlusconiani da trenta anni spacciano un’immagine di Forza Italia come “partito liberale di massa”. Pronto a realizzare finalmente la “rivoluzione liberale” tanto auspicata da Gobetti. Ovviamente non hanno mai creduto neppure loro a questa scempiaggine, che tutta la storia politica del berlusconismo ha dimostrato d’essere la più solenne bufala di fine secolo. Ma lo slogan – assecondato da un piccolo stuolo di accademici liberaloidi – è servito a molti liberali di destra in gran parte provenienti dal partito liberale, ma anche a rottami del craxismo e a tutto il partito radicale, come patetico alibi per giustificare un vergognoso trasmigrare verso la forza politica fondata da Berlusconi-Dell’Utri e Previti. Tutti nomi non sconosciuti che costituivano una garanzia certa di mascalzonaggine politica al servizio degli interessi personali del Capo azienda.

Purtroppo Biondi fu uno di questi. Quando Scalfaro cassò il nome di un corruttore seriale come Previti proposto, con una faccia tosta senza pari, da Berlusconi come ministro della Giustizia, frettolosamente fu pronta la controfigura. Appunto Biondi. Tutto qui. Il primo governo Berlusconi entrò in azione l’11 maggio 1994. E Alfredo, dopo appena due mesi, si copiò fedelmente una velina proveniente dallo studio Previti e propose addirittura per decreto legge quello che diventò famoso come il “salvaladri”, che vietava il carcere preventivo per reati come corruzione e concussione. Semplicemente si modificavano le condizioni di legge per prescrivere o no il carcere preventivo, il tutto a favore della vecchia e nuova classe dirigente che aveva portato al potere l’uomo di Arcore. Ci credo che oggi il giornale rifondarol-berlusconiano lo compiange così tanto. Il “decreto salvaladri” inaugurò tutta la copiosa serie dei “lodo” e  tutta la legislazione ad personam, che per decenni fu alla base dei nove salvataggi per legge del Padrone. Sinceramente ce li vedo poco Croce e Pannunzio nella stessa brigata di un berlusconiano di complemento. Che fu ricompensato con l’elezione in varie legislature sempre con Forza Italia, fino al suo disimpegno da quel partito, forse perché, diventato completamente inutile, gli era negata l’ennesima riconferma. La storia saprà giudicare con speriamo maggiore severità un regime e i suoi complici che hanno portato  alla disintegrazione dell’etica pubblica  e il nostro paese alla completa rovina politica.

Con Biondi, Urbani e altri i liberali ex Pli comincia una radicale inversione di tendenza rispetto al moderatismo molto civile di Valerio Zanone (e lo può scrivere serenamente chi non fu mai zanoniano), il quale “naturalmente” rigettò ogni compromissione con Arcore e con grande dignità svolse un suo ruolo di oppositore. Mentre la piccola bandierina del Pli cominciava a sguazzare nel fango.

E purtroppo non è finita lì. Nella storia non si sa mai dove si può arrivare, anche se qualche volta c’è una logica stringente.

Il Pli (non ci crederete, ma esiste), infatti, in questi anni è tornato alle sue radici. 

È molto interessante leggere le cronache politiche con cui Guido de Ruggiero nel 1922 commentò la nascita a Bologna del Pli, «nome pomposo per designare una modesta operazione veterinaria, per mezzo della quale gli accoliti del gruppo salandrino si sono recisi la coda democratica» diventata «molesta». E proprio a Bologna si sancì «l’alleanza liberal-fascista». La Marcia su Roma avverrà pochi giorni dopo. Questi «sedicenti liberali», «reazionari truccati», non avevano nemmeno il coraggio di mettersi “la camicia nera” e scelsero una più elegante camicia kaki e guanti bianchi. Ma chissà se de Ruggiero si intendesse di liberalismo più di Giovanni Borelli…

Oggi ci risiamo: per puro opportunismo, alcuni sedicenti liberali senza pudore e senza guanti bianchi hanno portato lo stemma del Pli in casa salviniana e sono alleati della “Vispa Teresa” e del fascistissimo La Russa . Chissà come si ritrova Gaetano Martino tra i sovranisti antieuropeisti. Chissà come si ritrova con i razzisti  un liberale moderato come Malagodi, che si rifiutò sempre di avere a che fare con il Msi, con o senza doppiopetto… Però così il cerchio di chiude. Finalmente. Con una “modesta operazione veterinaria” di pochi  sopravvissuti che si sono disfatti dell’idea liberale.

Ps.: Purtroppo la confusione regna sovrana, e poveri i giovani che, con la scuola che hanno, giacciono completamente indifesi, invasi come sono da bufale colossali e sovrana confusione di idee e di lessico politico. A fiancheggiare Forza Italia nel far passare Biondi come un “liberale”, evidentemente della scuola del liberalismo doc berlusconiano, ci si è messo anche Andrea Marcucci che, dall’alto del suo ruolo di Capogruppo al Senato del Pd (un tempo partito di centrosinistra), ha scritto: «Con la morte di Alfredo Biondi, se ne va uno degli ultimi grandi liberali, un combattente nato che ha speso la sua lunga carriera politica a difesa delle istituzioni e della democrazia”. Insieme con Dell’Utri e Previti.

11 commenti su “BIONDI E GLI PSEUDO-LIBERALI IN GUANTI BIANCHI”

  1. Quando nacque negli anni novanta, Forza Italia aveva bisogno di un’etichetta fasulla per nascondere il conservatorismo ottuso e il profilo poco raccomandabile di certi suoi figuri. Un nome che fosse accattivante e il cui significato fosse ignoto ai più.
    Scelse l’etichetta di ‘liberale’ (oggi invece la destra mi pare preferisca ‘moderati’ o ‘sovranisti’), che mai una volta fu usata nella sua accezione corretta. Servì spesso per mascherare proclami
    a favore degli evasori fiscali, leggi salvaladri fatte passare per garantismo e addirittura tentativi di golpe istituzionale.
    Dal vecchio PLI, partito conservatore a minoranza liberale, molti esponenti della parte conservatrice trasmigrarono in FI, per moda, convenienza, civetteria, e si ritrovarono in breve a far da comparse in quella dannosa parte politica che abbiamo subìto per un ventennio. Solo qualcuno se ne accorse e tornò indietro, forse perchè lo stomaco non reggeva.
    Oggi paradossalmente un giovane che non sa nulla, cercando su Google e finendo su Wikipedia, potrebbe avere una definizione di liberalismo più equilibrata di quella che rischiava di rimediare allora.
    Il Marcucci citato non era che un esponente di quel vecchio PLI destrorso, che alla fine ebbe un percorso meno indecente di molti altri e oggi coerentemente si trova accasato nell’unico partito conservatore sulla piazza dotato di un minimo di presentabilità, il PD. Essendo di simpatie renziane, è ovvio che abbia della storia italiana recente la stessa lettura che ne ha qualunque esponente di Forza Italia, e che anche quando ormai Berlusconi è al tramonto continui a celebrare lui e i suoi accoliti come statisti liberali, esattamente come farebbe una Carfagna qualunque.

  2. Mi sembra un giudizio troppo severo.
    In un primo tempo Berlusconi apparve a molti, non a me vorrei precisarlo, come un contenitore capace di dare agibilità politica a molte persone rimaste…orfane dopo la scomparsa dei tradizionali partiti della Prima Repubblica.
    Alfredo Biondi avrebbe dovuto accorgersi prima della vera natura di Forza Italia? Sì, certamente, probabilmente è stato incapace di rinunciare agli onori che riusciva ad ottenere. Basta ciò a farne un non liberale? Non credo, poco eroico, forse, ma comunque liberale.

  3. Non mi sembra una ricostruzione corretta. Le cose andarono diversamente e né Alfredo né Costa ebbero il coraggio di trattare per i liberali. Tra la fine del 93 e l’inizio del ’94 ci fu una fase molto confusa ed emerse l’approssimazione, per non dire altro, di molti iscritti. Secondo me il “Partito Liberale di massa” ci fu al primo governo Berlusconi, ma dopo l’avviso di garanzia a Caserta quel partito finì e divenne altro.
    Ma che senso ha inventare una polemica nei confronti di una persona che non può ribattere?

    1. Red: Sono interessato a continuare e ovviamente a precisare i fatti. Se ha notizie differenti sono lieto di pubblicarle. Anch’io conosco le vicende molto da vicino. D’altronde sono note. La polemica non è contro Biondi, e non è peregrina visti i commenti di Forza italia e persino di un autorevole rappresentante del Partito democratico, che continuano a spacciare una bufala colossale. Che permette al cosiddetto Pli di tradire ogni idea liberale e di accostarsi da veri reazionari alla destra più indecente. [e.ma.]

  4. Quella di Berlusconi fu una colossale operazione di marketing. Con il crollo del muro non aveva vinto il liberalismo, ma il liberismo più spregiudicato: quello di Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Tant’è vero che i paesi dell’est, liberati dalla tirannia sovietica, diventarono presto ambite prede per le più fameliche multinazionali; la Russia fu data in pasto agli ingordi oligarchi del nuovo potere economico. Quello italiano è un caso a parte. Un vero liberalismo progressista da noi non c’è mai stato. Prevale da sempre un conservatorismo tutt’al più anticlericale. Ma gli italiani sono geneticamente ostili al laicismo. Figuriamoci al liberalismo progressista. La rivoluzione liberale di Piero Gobetti rimase una mera proposta culturale, che costò la vita al suo ideatore. Ma se il giovane intellettuale torinese fu ucciso dal fascismo, le sue idee furono respinte dagli italiani. Le grandi battaglie progressiste furono condotte, anzitutto sul piano culturale, da scrittori e intellettuali di orientamento marxista. È questo il punto. Il liberalismo progressista è stato sempre marginale in Italia, non solo sul piano politico. Tutto questo Berlusconi lo sapeva. E capì quando era giunto il momento di agire: la sua celebre discesa in campo avvenne nel momento giusto. Fu una questione di tempismo, e le sue doti manageriali sicuramente lo favorirono: entrò a gamba tesa, e vinse. Oggi sono cambiate molte cose dal “miracolo” berlusconiano. Se allora tutti si spacciavano per liberali, perfino i reazionari, oggi sembra che tutti i mali del mondo siano causati dal liberalismo. La confusione regna sovrana. Si confondono le grandi conquiste della civiltà liberale, di cui tutti noi occidentali siamo figli, con gli eccessi e le colpe del liberismo (che ne ha di gravissime). Il vento è cambiato. Soffia quello dell’opportunismo sovranista.

  5. Grazie per questo profilo che rinfresca la memoria soprattutto a chi ha vissuto con passione quegli anni, e che assiste ogni giorno a distorsioni sistematiche, o ad una vera e propria rimozione, di pezzi importanti della storia repubblicana.

  6. Brillante, come di solito. MA unilaterale, caro Enzo Marzo. Ha ragione Gualtieri: giudizio troppo severo. Alfredo Bondi resta un liberale. Quelli che lo hanno conosciuto ( e anche criticato; e anche non condiviso in varie occasioni ) possono ben ricordare i suoi discorsi , gli interventi politici, la vivace cultura.

  7. il carcere preventivo ancora prima di essere stati processati e giudicati, è da liberalgrulli. il tuoi articoli trasudano di rancore giustizialista.
    tu sei un liberale? non farmi ridere.

    1. La legge, giustamente, prevede PER TUTTI tre condizioni per mettere in carcere preventivo un indiziato: la possibilità di reiterazione del reato, pericolo reale di fuga, possibilità di manomissione delle prove. Solo qualche liberalgrullo può pensare che vi possano essere dei privilegiati che possano sottrarsi a queste più che ragionevoli condizioni. Solo qualche grullo senza tracce di liberalismo e di stato di diritto può pensare che chi sta al governo possa pensare a legiferare per se stesso e per i suoi personali amici.

  8. Berlusconi fece dal nulla un partito personale nel vuoto venutosi a formare con Tangentopoli e l’azzeramento di quasi tutti i partiti della cosiddetta Prima Repubblica. Questo fatto, che non si può definire un dettaglio trascurabile, non è stato nemmeno sfiorato nei commenti di tutti, anche in quello di Enzo Marzo, per il resto molto encomiabile, perché ha puntato giustamente il dito sul deficit di liberalismo del solo Alfredo Biondi.
    La più grande contraddizione tra Forza Italia e il liberalismo sta proprio nel fatto che a fondare quel partito sia stato un riccone miliardario che già deteneva il controllo di gran parte dei media televisivi privati e un quotidiano, in grado quindi di condizionare il voto di quello che D’Alema avrebbe definito il “popolo profondo”. Altro che liberalismo! Il suo è stato un populismo sovranistico o un sovranismo populistico, se più vi piace, che ruotava attorno alla sua persona e all’enorme potere economico-finanziario che gli consentiva di “comprarsi” chiunque egli volesse (come ha fatto).
    Il berlusconismo è stato un fenomeno inedito nella storia italiana e forse mondiale del XX secolo, che ha scompigliato le regole della democrazia liberale e modificato in modo grave e deleterio i costumi degli italiani, con conseguenze sulla ‘mentalità’ che si possono definire – alla maniera della scuola delle Annales di Braudel – di “lunga durata”.
    Se gli italiani sono stati cambiati antropologicamente da Berlusconi, ciò è potuto avvenire anche per e con la complicità di chi (anche intellettuali di spicco: penso a Lucio Colletti, a Piero Melograni!), in quella cosiddetta Casa delle libertà, ha prima di tutto tutelato gli interessi del Capo, in palese conflitto con quelli dello Stato italiano, e poi quelli propri, attuando una visione della politica che più diseducativa non poteva essere, proprio a causa del “peccato originale” del fondatore di FI (Berlusconi ricco sfondato), il quale più che alla solidarietà ha sempre puntato a favorire i benestanti.
    Per non parlare del dispregio verso la Resistenza, ai cui valori mai Berlusconi si è richiamato, favorendone così l’oblio collettivo e, insieme, contribuendo alla rinascita degli spregevoli sentimenti filofascisti.

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