TRA POCO SARA’ IL MOMENTO DI STARE DISCONNESSI, ORA BISOGNA PREPARARSI AL DOPODOMANI. LO SFOGO DI UNA MADRE

di candida d’aprile

I grandi dimenticati di questa esperienza sono i bambini e i ragazzi. Qualcuno lo dice, ma se ne continua a parlare poco, o meglio, se ne parla anche, ma finora si è fatto poco, anzi nulla.

Tutti noi abbiamo fatto delle rinunce in questi ultimi 3 mesi, ci siamo privati di questo e di quello. Ed ora abbiamo solo voglia di riprendere le nostre vite. Le vite dei bambini (dei minori in genere) invece, riprendono solo secondo il volere degli adulti, con modalità scelte dagli adulti.

In una società senza servizi tutto, proprio tutto, viene scaricato sulle famiglie, che spesso non sono in grado, non ce la possono proprio fare. Il problema è di carattere economico, organizzativo, sociale, ma anche e soprattutto generazionale e culturale.

È successa una cosa. È in atto un cambiamento importante. I genitori ora sono più che mai indaffarati, stressati e di nuovo a lavoro. E i figli sono quasi sempre davanti a uno schermo. Per via della scuola, certo, ma anche perché con la scusa della DAD e dell’assenza (non necessariamente fisica) dei genitori, bambini spesso molto piccoli adesso maneggiano cellulari propri, che utilizzano quasi come i grandi. Insomma, è bastato un attimo e menti ancora impreparate alle conseguenze formano chat, creano e mandano video su tic toc, instagram, youtube, la qualunque. Moralista? Bacchettona? Anziana dentro? Molto probabile. Ma io mantengo la mia barra al mio centro. Non giudico nessuno, sia ben chiaro, ognuno ha i propri motivi; ma rivendico la necessità, il diritto, per bambini anche di 8-9 anni, di stare disconnessi, di non diventare così presto come noi: sempre a controllare se ci sono messaggi, sempre a farsi selfie con facce da galline finte adulte e navigate o finti bulletti, a condividere video all’1 di notte o ancora peggio a registrare e condividere video durante le lezioni online, senza avere una vaga idea dei possibili effetti, senza riuscire a dare un significato. Tutto questo non deve essere normale, altrimenti avremo creato un diabolico precedente, non si potrà più riavvolgere il nastro. Certo non posso né intendo moralizzare il mondo che mi circonda, a fatica riesco a gestire il mio piccolo, ma sento comunque il bisogno di gridare tutto ciò, con la forza della preoccupazione. E dello stupore.

La gravità dell’essere continuamente connessi, i danni della continuità di tali pratiche, che il coronavirus ha reso più che mai accessibili a bambini molto piccoli, non mi sembra che vengano discussi né tantomeno problematizzati da autorità, psicologi, psichiatri, sociologi, esperti vari. Almeno fino ad ora. Certo al momento non possiamo che fare così, siamo in una fase emergenziale, senza precedenti, dalla quale sarà difficile uscire. E tu sei la solita menagramo, tra l’altro sempre col ditino alzato. Non foss’altro che per evitare questo, cioè di stabilizzarsi su  un’emergenza perenne, si dovrebbe essere solerti nel cercare soluzioni, se non per domani, per dopodomani. E invece no.

Per elaborare i protocolli di riapertura dei ristoranti l’impressione è che si siano sentiti tutti, ma proprio tutti, tranne gli imprenditori del settore, tranne chi sa cosa vuol dire nel concreto lavorare in un ristorante. Così anche per la scuola: la vacuità delle intenzioni e delle parole diffuse finora, su questo tema fondamentale per qualunque società che si definisca civile e civilizzata, rivela un’assoluta mancanza di progettualità, di prospettiva a medio termine – e questo già era chiaro essendo uno dei mali principali del nostro paese da sempre – ma anche una mancanza assoluta di INTERESSE REALE nei confronti di chi dovrà domani lavorare, costruirsi una famiglia, gestire, amministrare, insomma essere cittadino in questo paese, ereditare questo paese.

L’impressione che ho è che la voglia che le persone ci rimangano in Italia, sia una questione ininfluente per chi ci governa; la paura che resti solo chi non ha le risorse (economiche e culturali) per fare diversamente, mi sembra di viverla solo io. Ma resta anche chi può permettersi di farlo, perché l’Italia, se c’hai le dritte, se ti sai muovere e hai i soldi, è il paese più bello del mondo. In breve, rimangono gli sfigati e i paraculi. Quanto agli altri, cazzi loro.

Tornando a questioni stringenti, sono molto preoccupata perché vedo un’assenza totale di progettazione, non per chissà quando, ma per il prossimo anno scolastico, che inizierà tra 4 mesi. Occorre un piano globale, coraggioso e pervasivo, proprio come per la sanità. Occorrono investimenti molto consistenti, senza precedenti, sulle persone e sulle strutture che le dovranno ospitare. Il momento storico lo richiede, senza troppe storie. E invece… eh… è complicato. Ma possibile che sia così complicato? Dice: eh ma non ci sono i soldi… Vero! Ma allora che fai, rimani immobile in attesa che arrivino (forse) sostegni a fondo perduto dall’Europa? O provi a fare con quel poco che hai, ottimizzando risorse e tempi, rimboccandoti le maniche, PRE-occupandoti? Possibile che ripristinare gli spazi inutilizzati, che necessitano di una risistemazione, non sia una cosa realizzabile? Io non ci credo. Il governo ha il DOVERE di stanziare fondi, per fare tutto il fattibile ADESSO, poi a fare di più e meglio si fa sempre in tempo. Nel mentre però, il Miur cominci elaborando e mettendo in pratica un progetto serio e concreto, cominci col rimettere in sicurezza, scuola per scuola, tutti quegli spazi (e sono davvero tanti) che hanno semplicemente bisogno di una ridipinta, una ripulita, una riorganizzata. Per questo servono pochi soldi e molte persone disposte a darsi da fare. Perché non occupare (anche con contratti a termine) i disoccupati? È una follia quella che sto dicendo? Le persone, io ci credo ancora, sono a disposizione. Investiamo energie per rendere immaginabile il prossimo futuro. Poi le autorità ci verranno dietro, per forza. Anche perché se non lo faranno, a questo giro la cosiddetta rabbia sociale ci mette un attimo a esplodere. Fai vivere alle famiglie una ripresa a settembre come i mesi di marzo-giugno (senza la scusa dell’emergenza senza precedenti) e la rivoluzione con le spranghe non sarà più il delirio verbale dei soliti esasperati, sarà un fatto, persino in Italia. 

20/05/2020

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