CONFESSO CHE HO PAURA

di pietro polito

L’Italia, l’Europa, il mondo sono alle prese con il rischio di una barbarie ritornata. Un rischio globale che impegna direttamente la cultura prima ancora che la politica. Una cultura che, per ora, sembra tristemente assente dal dibattito politico. Tanto che a ragione si è ancora una volta parlato di tramonto degli intellettuali[1].

Non appartengo al folto esercito degli ottimisti. L’avvenire immediato è cupo e quello lontano non è roseo. Ad un amico più giovane che mi invita ad uscire da una visione più ampia e da un approccio più astratto, che mi sono naturali e più congeniali, e ad espormi su un piano più personale, rispondo che le cose che non so sono di più di quelle che so.

Non so se le misure di contenimento del contagio siano giuste. Non so se vale la pena di pagarne il prezzo. Non so se e entro quali tempi raggiungeranno l’esito sperato. Non so se si manterranno nell’ambito delle regole democratiche o andranno in rotta di collisione con la nostra Costituzione. Non so se dopo la grande paura saremo migliori o peggiori. Non so se nulla sarà più come prima o se tutto continuerà come prima. Sapremo mantenere la promessa più volte ripetuta in questi giorni che non ci sarà alcun oblio?

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SENZA VERGOGNA

di enzo marzo

[illustrazione: dettaglio di “Giornalismo e arte” di Norman Lindsay]

L’Italia sta dando il meglio di sé, ma anche il peggio.

I due giornali di estrema destra “Libero” e la “Verità” (la “Pravda“ di un auspicato regime salviniano) stanno disonorando il giornalismo italiano. Più di quanto non lo facessero prima della catastrofe del coronavirus. E ce ne vuole. Ogni giorno usano la loro prima pagina come un bollettino propagandistico in cui sciacallaggio e cinismo oltre misura si assommano a tutto ciò che è utile per propagare panico. Forse i due Direttori sono presi dal batticuore, perché i loro referenti politici, diventata indigesta la stagione della demagogia a mitraglia e del dilettantismo, sono quasi del tutto usciti dal radar dell’attenzione dei cittadini che hanno ben altro cui pensare.  E allora non sanno offrire altra linea se non quella della contraddizione quotidiana, non sanno che pesci prendere e quindi vanno sull’usato sicuro: no all’Europa, no a Conte, sì a quei due «eroi» che sono i presidenti della Lombardia e del Veneto, anche quando si ridicolizzano…

Certo, un paese democratico ha assoluto bisogno dell’opposizione, sempre. Anche molto severa. Ma i giornali , oltre che criticare, avrebbero anche il dovere di dare qualche volta delle notizie ai lettori, non sparare ogni giorno solo slogan o proposte politiche partorite in redazione trasformata in bar dello sport. Forse il coronavirus ci aiuterà ad attenuare i malanni della società dello spettacolo, ma rimanere asserragliati nella società dell’avanspettacolo è offensivo per chi sta soffrendo, per chi ha giustamente paura e non gli rimane molto tempo per la demagogia politichese e per l’odio allo stato puro. I titoli del 20 marzo hanno toccato il fondo. 

Ne riportiamo solo uno, che sfiora l’eversione. È di “Libero”:

«L’unico modo per dare fiato agli ospedali

INVESTIRE SUBITO SULLA SANITÀ I SOLDI DEL REDDITO DI CITTADINANZA

solo con i 7 miliardi destinati ai fannulloni può tornarci la salute»

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UN EDITORE GENEROSO CHE FA ANCHE IL GIORNALISTA [con un apprezzamento di e.ma.]

Pubblichiamo questo Comunicato del Comitato di redazione del Corriere della sera, come dimostrazione della intollerabile protervia dei giornalisti del Corriere che si permettono di criticare il loro editore solo perché distribuisce a sé e agli altri proprietari dividendi per oltre 15 milioni di euro e nello stesso tempo  “ha rappresentato le difficili prospettive per i conti aziendali, chiedendo nuovi sacrifici alla redazione” e  “il prepensionamento di 50 colleghi”.  Ma è possibile che giornalisti, collaboratori precari e free lance non capiscano le sofferenze di un editore angosciato per le difficili prospettive dei conti aziendali? Dove sta la solidarietà aziendale? Perché  si rifiutano di fare ulteriori sacrifici solo perché l’editore si distributrice  15 milioni di utili? E’ vera irriconoscenza. E bene ha fatto l’editore a farsi pubblicità con ben due video, in cui si è costretto persino a rivelare che, mentre i giornalisti protestano, lui ogni sera si sacrifica, si traveste da cronista e raggiunge il Direttore del Corriere per aiutarlo a fare il quotidiano. E’ possibile che non si capisca che la vera libertà di stampa sta proprio in questo mutuo soccorso sui titoli, sulla linea e sui contenuti tra Direttori carenti ed Editori disinteressati? [e.ma.]

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INCASSARE E LICENZIARE

di Massimo A. Alberizzi [By Senza Bavaglio on 30 Marzo 2020]

Immorale incassare e licenziare: requisire i dividendi di RCS e Mondadori
Ricevere sovvenzioni dallo Stato poi con i bilanci in utile ricorrere a prepensionamenti e altri ammortizzatori sociali per disfarsi del lavoratori non è coerente con l’etica nel business

Quando i miei ex colleghi del Corriere della Sera hanno telefonato per avvisarmi che era stato chiuso un accordo per 50 esuberi, non ci volevo credere. Ma sono addirittura trasecolato quando poco dopo mi hanno annunciato che la RCS distribuirà dividendi ai suoi azionisti. Il mondo ormai è ribaltato. Più tardi i due video diffusi online da Urbano Cairo mi hanno profondamente indignato: dopo il sonoro schiaffo anche la beffa del vanto del patron che si è anche automagnificato per aver fatto qualcosa di illegale: “Io aiuto il direttore del Corriere a fare il giornale”. Come, l’editore che fa il giornale? Ormai non ci si vergogna di violare le regole. Anzi ci si vanta di trasgredirle.

Tutto ciò fa il paio con i capi della Mondadori, Marina Berlusconi ed Ernesto Mauri, che da un lato chiudono testate e cacciano giornalisti e dall’altro annunciano la distribuzione di dividendi (la decisione definitiva verrà presa il 22 aprile), raggiunti anche grazie al sostegno dello Stato. Scusate ma dove siamo finiti? Perché questi personaggi si permettono tutto ciò? Prendono finanziamenti dallo Stato e invece di reinvestire le risorse per rimettere in sesto i loro prodotti stipano il denaro nelle loro tasche. Nel silenzio generale.

Perché il sindacato – inebetito come se avesse preso un pugno sul ring – non reagisce? Negli ultimi anni ha sempre teso la mano e sorriso agli editori concedendo l’inconcedibile. Con una giustificazione grottesca che, se il momento non fosse drammatico, sarebbe comica: “Per senso di responsabilità”. Il senso di responsabilità del sindacato è quello che ha permesso agli editori di spolpare giornali e redazioni senza neanche un cenno di reazione.

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DALLA FALSA EUROPA DEGLI STATI ALL’EUROPA POLITICA DEI POPOLI

di antonio caputo

Non è proprio il caso di dire ti do “10 giorni di tempo” e poi faremo da soli” (che cosa?). Oggi  c’è da rabbrividire. L’Europa può finire. Ci giunge alto e forte un monito. Sono parole solenni che scendono dal Colle.  Dimostrano che, nel silenzio apparentemente statico della quarantena, molto si muove nelle coscienze, nella percezione stessa del nostro destino, nei suoi possibili e contrapposti esiti: il trionfo catastrofico dei nazionalismi o l’imporsi di una nuova prospettiva sovranazionale.
Da San Pietro,  davanti al grande sagrato vuoto, il Pontefice parla al mondo e ammonisce: “nessuno si salva da solo”.
È un generale richiamo comunitario che ci suggerisce che nessun paese può salvarsi da solo. Attenzione al catastrofismo anche degli europeisti.
Quando si dice che l’ Europa è finita occorre avere ben chiaro che stiamo assistendo allo sgretolamento della finta Europa.  E che dalle sue ceneri dovrà sorgere la vera Europa, l’Europa politica sognata da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni  nel  “confino” di Ventotene negli anni più bui del secolo breve.

Occorrerà ripartire dal fare piazza pulita del Consiglio europeo costituito dai capi di governo. Una dannosa camera di compensazione dei nazionalismi, degli egoismi degli Stati. Il vero tarlo che sta sgretolando l’edificio europeo è proprio il suo nazionalismo interno. E quindi continuiamo a ragionare sul filo delle intuizioni e degli ammonimenti che, a partire dalla tragedia greca moderna, hanno accompagnato alcuni di noi prima della pandemia.

Europa utopia necessaria.

CORONAVIRUS E SANZIONI: QUALI SOLUZIONI PIÙ EFFICACI?

di antonio caputo
 
L’efficacia ai provvedimenti assunti per l’emergenza sanitaria  è uno degli obiettivi irrinunciabili per sperare in un contenimento del contagio.   Obiettivo lontano e comunque non semplice,  a detta di Governatori e  Sindaci delle località’ interessate.

Con i recenti diversi dpcm e ordinanze regionali e di sindaci, l’obiettivo del rispetto più ampio possibile delle prescrizioni è quasi integralmente affidato alle sanzioni penali richiamate dai decreti in un’ottica di “soccorso penale”.
Nei giorni che ci separano dal 9 marzo, le statistiche ministeriali indicano  una curva esponenziale dei controlli delle forze dell’ordine, per ben 70.973 denunciati dall’11 al 20 marzo ovvero per 11.086 segnalazioni penali il giorno successivo. Ad oggi oltre 120mila.       

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