CONTRO L’AGGRESSIONE DEL DITTATORE TURCO

del movimento europeo in italia

Il Movimento europeo in Italia condanna l’offensiva ingiustificata e ingiustificabile della Turchia nel territorio Nord-Orientale della Siria che ha già provocato molte vittime civili nelle popolazioni kurda e araba già duramente provate da anni di conflitto nella regione.

L’offensiva turca è stata lanciata non per difendersi da attacchi terroristici ma per contrastare le legittime aspirazioni del popolo kurdo nell’affermazione di una propria autonomia nella regione e nel riconoscimento dei propri diritti.

Ci attendiamo in questo quadro che l’Unione europea abbandoni il suo assordante silenzio e assuma una posizione inequivocabile nella difesa di queste legittime aspirazioni.

L’offensiva turca è una palese e inaccettabile violazione dello Statuto delle Nazioni Unite e del diritto internazionale così come sono inaccettabili i ricatti del governo turco sui rifugiati siriani detenuti sul suo territorio.

Il Movimento europeo in Italia richiama del resto le critiche mosse a suo tempo sull’accordo fra l’UE e la Turchia, fondato su un finanziamento europeo di sei miliardi di Euro nel 2016 oltre ai contributi concessi dal 2002 con lo “Strumento turco di pre-adesione”, che ha costretto migliaia di siriani a vivere in una situazione di inequivocabile violazione dei diritti umani in quel paese.

L’offensiva turca accresce inoltre la destabilizzazione della regione, mette in pericolo la lotta contro il cosiddetto “Stato Islamico” e rischia di provocare effetti a catena che potrebbero coinvolgere militarmente tutti gli attori presenti a cominciare dalla Russia che dispone di due basi militari in Siria.

Il Movimento europeo è convinto che i paesi europei nell’Alleanza Atlantica debbano rifiutarsi in modo chiaro e netto di legittimare le infondate “preoccupazioni securitarie” della Turchia come ha invece inopinatamente affermato il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg.

La decisione di interrompere la vendita delle armi alla Turchia, annunciata dai governi francese e tedesco, deve a nostro avviso essere adottata immediatamente anche dal governo italiano, essere totale estendendosi alla vendita di nuove tecnologie e non limitarsi alle armi che vengono usate nell’offensiva contro la Siria e comprendere il ritiro dei militari europei che “proteggono” i cieli della Turchia.

Francia, Germania, Italia, Spagna, Paesi Bassi con il sostegno della presidenza di turno finlandese dell’UE e dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini devono chiedere che la decisione sull’embargo totale della vendita di armi alla Turchia sia europea e non bilaterale.

Poiché l’offensiva turca in territorio siriano si è accompagnata da un ulteriore inasprimento delle violazioni dei dritti fondamentali in Turchia, questi governi devono chiedere la sospensione del governo Erdogan dal Comitato dei Ministri nel Consiglio d’Europa e il congelamento dell’accordo di associazione UE-Turchia considerando che ciò che sta avvenendo allontana ulteriormente le prospettive di adesione.

Ciò che sta avvenendo su questo fronte è l’ennesima dimostrazione della necessità e dell’urgenza di una politica e di misure europee vincolanti nella vendita di armamenti e di tecnologie militari al di fuori dell’UE come parte di una vera politica europea di sicurezza e di difesa nel quadro dell’evoluzione dell’UE verso un modello federale.

Questa politica, che deve essere unica e non solo comune, deve essere fondata in primo luogo sul superamento del diritto di veto come è stato messo in evidenza dall’incapacità del Comitato politico dell’UE di adottare una decisione di condanna dell’offensiva turca nel territorio nord-orientale della Siria a causa del sostanziale veto del governo Orban alleato di Erdogan.

Il “cessate il fuoco” deve essere immediato e deve essere ordinato con la massima urgenza dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Dopo il “cessate il fuoco”, i paesi membri dell’UE nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Francia, Regno Unito, Belgio e Germania) – sulla base di un mandato che chiediamo sia adottato del Consiglio europeo a Bruxelles il 17 e 18 ottobre – devono chiedere l’attivazione del Capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite che prevede azioni di “peace enforcement che precedono quelle di peace keeping e peace building.

Come è avvenuto in tre fasi al confine fra Libano e Israele e da ultimo nella decisione del 2006 su proposta francese e italiana, è necessario infine predisporre una forza di interposizione secondo il modello UNIFIL che potrebbe essere avviata sotto il controllo militare dell’UE – conformemente allo statuto delle Nazioni Unite – nel quadro della cooperazione strutturata permanente della PESCO.

Il Movimento europeo in Italia aderisce alle iniziative promosse in questi giorni per l’immediato “cessate il fuoco” e la condanna dell’offensiva turca.

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