Le congiunzioni astrali

riccardo mastrorillo

Non vogliamo e non possiamo parlare delle pesantissime accuse per le quali il Presidente dell’assemblea di Roma Capitale è stato condotto in carcere, con una misura cautelare che comunque e sempre abbiamo considerato e consideriamo eccessiva. Attenderemo fiduciosi l’esito dell’inchiesta e la conclusione dei processi prima di fare considerazioni o commenti sulle eventuali responsabilità penali a cui potrebbe essere chiamato Marcello De Vito. Siamo e restiamo garantisti ed infatti vogliamo parlare d’altro.

Luigi Di Maio questa mattina ha annunciato l’espulsione dell’indagato dal movimento “Marcello De Vito è fuori dal Movimento 5 Stelle. Mi assumo io la responsabilità di questa decisione, come capo politico, e l’ho già comunicata ai probiviri. Non è una questione di garantismo o giustizialismo, è una questione di responsabilità politica e morale: è evidente che anche solo essere arrivati a questo, essersi presumibilmente avvicinati a certe dinamiche, per un eletto del Movimento, è inaccettabile”

C’è una questione che sfugge al “capo” del movimento 5 stelle ed è appunto la questione di assumersi le responsabilità politiche. L’espulsione di De Vito, o comunque la dichiarazione netta di Di Maio, fa luce su una ineludibile ovvietà: De Vito non è diventato Presidente dell’Assemblea capitolina né per investitura divina, né per elezione popolare, né per sorteggio, ma è stato scelto per quella carica dai consiglieri del Movimento 5 stelle. Non sappiamo e non vogliamo sapere se De Vito è colpevole o innocente, lo deciderà la magistratura, ma sappiamo con certezza, per ammissione degli stessi cinque stelle che De Vito è inaccettabile. E come può, il movimento 5 stelle, affidare agli stessi irresponsabili, che hanno dimostrato già di non saper scegliere un degno Presidente dell’Assemblea Capitolina, la sua sostituzione?  Non bastano gli “anticorpi” per allontanare queste persone, da un movimento il cui obiettivo principale è stato per anni sostituire i vecchi partiti perché, lasciavano intendere, nemmeno tanto velatamente, “rubavano”! Non basta dire che le mele marce sono state tolte dal mucchio. Bisogna garantire che le mele marce non entrino nella cesta o, quanto meno, non arrivino ad assumere incarichi di così delicata importanza. Di Maio dovrebbe cacciare dal movimento, semmai, chi ha proposto De Vito per la presidenza, spiegandoci, urgentemente, quali iniziative intenda assumere per evitare che un fatto del genere si ripeti.

Come avvenne mesi fa con la vicenda dell’Avvocato Lanzalone, per cui vi rimandiamo all’articolo “di cene e di salami” sul Non Mollare 022 nonmollare [18 giugno 2018], non si tratta di disprezzo delle istituzioni, come capita ai vari corrotti, si tratta di ignorare completamente qualsiasi regola istituzionale.

Nel regolamento del Consiglio Comunale di Roma del 1993 (la prima volta che il Sindaco venne eletto direttamente), il Presidente del Consiglio comunale era il consigliere con maggior numero di preferenze, ma, poiché in quel caso il designato era espressione della minoranza, i Democratici di Sinistra (eredi del PCI), imposero di modificare la norma per fare in modo che anche quella figura di garanzia fosse eletta a maggioranza. Ancora una volta ci troviamo a richiamare la necessità di regole atte a limitare il potere, a creare degli equilibri, a strutturare dei meccanismi di garanzia.

Se veramente vogliono essere “il nuovo” i 5 stelle dovrebbero eleggere a presidente dell’Assemblea Capitolina una figura dell’opposizione, una figura di garanzia, una figura decente.

3 commenti su “Le congiunzioni astrali”

  1. Non lasciare entrare le mele marce è un inizio, non dare incarichi alle mele marce è auspicabile, ma anche vigilare affinché le cosiddette mele marce non siano un prodotto interno. La tanto sbandierata moralità? O la tanto vituperata moralità? Da vecchio liberale prendo le distanze dai proclami e dalle purghe, mi ricordano… .
    Comunque complimenti!

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