SALVINI, MINISTRO EVERSIVO. COME “BUCARE” LA NOTIZIA

di enzo marzo

Le elezioni sarde possono essere liquidate in due battute. Sono solo la riconferma di una tendenza che si va affermando: Salvini vince anche se propone un Trota qualunque, il vecchio Pd evita il disastro se fa di tutto per far dimenticare che è rimasto ancora renziano o “diversamente renziano” e riesce a presentare una persona perbene, il M5s del trio Casaleggio –Grillo –  Di Maio, inventori della democrazia diretta dall’alto e del “potere a ogni costo”, è destinato a fare la fine dell’”Uomo qualunque”. E se la merita tutta. Chiuso.

Ma i giornali hanno “bucato” la vera notizia delle elezioni sarde. Le hanno riservato uno striminzito accenno nelle pagine interne. Avrebbero dovuto scrivere: adesso abbiamo la prova provata che il nostro ministro degli interni è un politico sfacciatamente “eversivo” della legge e delle regole della democrazia. Vi sembra poco? (E non mi dite che ne avevate già il sospetto, perché non è una giustificazione).

Riporto una lunga citazione tratta dal Fatto.it:

Nel giorno delle votazioni ha fatto discutere l’intervento sui social network di Matteo Salvini che, replicando quanto avvenuto al momento del voto in Abruzzo, ha rotto il silenzio elettorale. «Se pensate anche voi», ha scritto in mattinata su Facebook, «che sia una buona idea ripopolare la Sardegna con gli immigrati (!), come vorrebbe un assessore del Pd, oggi votate loro. Per tutti gli altri (urne aperte oggi fino alle 22) c’è solo il voto alla Lega! #oggivotoLega». Contro di lui si sono schierati i partiti dell’opposizione. L’ex segretario democratico Maurizio Martina: «Se ne frega delle regole», ha detto. Incurante delle polemiche, nel pomeriggio ha rilanciato il messaggio su Twitter: «Ricordo di una splendida serata a Cagliari, che porterò sempre nel cuore! C’è tempo fino alle 22, Amici Sardi: andate a votare e insieme vinciamo!». (…) Resta il fatto che la violazione di Salvini non può essere sanzionata. «Il divieto di fare campagna elettorale a ridosso delle elezioni c’è e il principio che difende è sempre valido», ha spiegato a Tgcom24 il presidente emerito della Corte costituzionale Giovanni Flick. «L’unica cosa è che nel caso di violazioni via social non si possono applicare le sanzioni perché, quando la legge è stata scritta i social non esistevano. Il principio sancito dalla legge continua a valere ed è quello che prevede il silenzio perché l’elettore abbia un momento di pausa e non sia sommerso fin sulla soglia della cabina elettorale da messaggi che possono diventare pressioni che possono levargli la libertà». E ha concluso: «Un principio e una legge, continua, che devono essere quindi rispettate, a maggior ragione da chi istituzionalmente è preposto a garantire la regolarità delle operazioni di voto. Se il ministro dell’interno ha violato quella legge ha una doppia responsabilità. Tuttavia non si può estendere la legge per analogia e, quindi, non possono esserci sanzioni per chi non rispetta il silenzio elettorale sui social. In questo senso la legge andrebbe adeguata ai tempi».

Fin qui il Fatto.it e Flick. Ben detto.

Insomma la mascalzonata di Salvini dimostra la sua sfacciata e arrogante pretesa di essere, per motivi di parte, assolutamente al di sopra della legge. È o non è un problema? Anzi, sta diventando IL problema. Se le sue illegalità e le sue scorrettezze sono sempre  sottovalutate, e non trovano censori ma solo complici, alle prossime elezioni il suo presidente della Rai gli farà tenere un comizio a reti unificate durante il giorno delle votazioni.

Ciò che preoccupa di più è l’acquiescenza di tutti. L’abbiamo già provata in altre occasioni della storia d’Italia e sappiamo come è andata. Si comincia dalle piccole e meno piccole forzature delle regole e della legge, per poi dilagare nell’illegalità. Le elezioni sono il momento più importante per la vita democratica di un paese. È inqualificabile che un ministro-capo partito le insozzi con la sua propaganda. Lo striminzito comunicato di Martina è ridicolo. Sarebbe stato necessario reagire con energia: per esempio, preso atto che il silenzio era stato rotto dal ministro dell’interno, sarebbe bastato un centinaio di persone con i cartelli davanti al Viminale per dare effettivamente il giusto risalto alla illegalità. Sarebbe bastato che gli editorialisti dei principali quotidiani, invece di nascondere la notizia, avessero aperto la prima pagina con commenti che sottolineavano che il ministro dell’interno in sostanza aveva inquinato i risultati sardi con la sua pubblicità illegale. Forse sarebbe bastata una parola del Presidente della repubblica. Forse il Presidente del consiglio avrebbe dovuto sentire il dovere di rimettere in riga un suo ministro “eversivo”. Se tace sempre, poi, non può risentirsi se in Europa lo giudicano solo un burattino di Salvini. Lo è.  

Avrete capito che siamo molto preoccupati. L’opposizione è fatua e zeppa di “traditori” (ci ha colpito la dichiarazione autolesionista, immediatamente prima del voto sardo, di Giachetti, un politico pidiota già lastricato elettoralmente da una ragazza incapace, che invece di tacere per sempre afferma d’essere stato d’accordo per vent’anni sulla politica berlusconiana sulla giustizia). Il M5s è solo succube e complice. Se si comincia a passare sopra alle regole siamo davvero non sul ciglio del baratro, ma dentro.

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