MORIRE (DI NUOVO) PER DANZICA

di giovanni vetritto

L’uccisione del Sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz, avvenuta nelle scorse ore, lega sinistramente al nome della città polacca questo difficile momento storico, per tanti versi già simile alla crisi europea tra le due Guerre mondiali del ‘900.

Si apre ufficialmente con questo omicidio la campagna elettorale in un Est ancora anni luce lontano dal costume (prima ancora che dalle regole) della democrazia liberale, che solo la miopia, la sudditanza a un papato politicamente attivo e una realpolitik priva di ideali potevano immaginare, solo pochi anni fa, codecisore di una Unione Europea così faticosamente tratta dalle secche dell’incomprensione dall’Atto Unico del 1986.

Il regime instaurato in Polonia dal PIS di Jaroslaw Kaczynski sta ormai abbandonando pressoché del tutto i caratteri di uno Stato di diritto.

Nemmeno le forme si salvano, dal momento che il padrone assoluto del paese non riveste ufficialmente alcuna carica pubblica, ma è solo il leader del partito di maggioranza relativa, issato al potere da una brutta legge elettorale maggioritaria pur essendo ben lontano dal 50% + 1 dei consensi.

In conseguenza del deciso attacco agli equilibri costituzionali, consumato nel silenzio di un’Europa attentissima ai decimali di deficit, nello scorso autunno il regime ha traballato in occasione delle elezioni amministrative, di fronte a una concentrazione di forze democratiche di centro e di sinistra che ha messo in secondo piano la diversità dei programmi politici per concentrarsi sul ristabilimento di condizioni democratiche minime; i risultati, pur non rappresentando una sconfitta del PIS in termini assoluti, hanno dimostrato che una vittoria del fronte europeista e liberaldemocratico è possibile. E il ruolo delle liste civiche e dei Sindaci, in prima fila proprio Adamowicz, è stato estremamente rilevante in questo senso.

Il Sindaco di Danzica ha pagato con la vita questo suo impegno potenzialmente vittorioso, sia stato l’omicidio un preciso ordine del regime, come qualcuno in occidente sospetta, o solo il gesto di un  pazzo esaltato dal clima politico, come le Autorità polacche cercano di dimostrare.

In ogni caso, di fronte al pericolo di un trionfo di partiti antieuropei, antiliberali e autoritari alle prossime elezioni Europee di maggio, Adamowicz è oggi il martire di una battaglia elettorale cruciale, da vincere a qualsiasi costo per stroncare in Europa il germe sempre vivo della violenza autoritaria.

I difensori dello status quo e delle procedure senz’anima prendano nota: la “fine della storia” è lontana, la ripetizione dei suoi peggiori capitoli incombe, e per riprendere un cammino di pace, democrazia e libertà è indispensabile tornare a fare politica, contro ogni paura, gretto interesse, stimolo di pancia di popolazioni schiacciate dalle politiche economiche neoclassiche ottusamente classiste. Fare politica, consapevoli che libertà, democrazia, costituzionalismo, benessere non sono mai conquistati una volta per tutte ed oggi sono a forte rischio in tutto il continente. Occorre difenderli con decisione e coraggio, come se li avessimo già persi. Come faceva Adamowicz, morto a Danzica, ma non per Danzica.

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