CERVELLO CON PATATE

Pensavamo di non doverlo più fare. Ormai da decenni polemizziamo con quei “professori della cattedra” liberali che quando venne il furbastro Padrone offrirono i loro servigi e le loro penne alla “rivoluzione liberale” di Berlusconi, Previti, Dell’Utri. Tra i politici Pannella e Giorgio La Malfa svendettero all’ingrosso i loro partiti, la sinistra e la tradizione liberaldemocratica per una minestra (scarsa) di lenticchie. E’ stata la tragedia italiana. Noi li definimmo “liberaloidi”.

Gli intellettuali più cinici lo fecero per puro opportunismo e ci guadagnarono qualcosa, persino scranni parlamentari o collaborazioni giornalistiche. Almeno lucrarono qualcosa. Molti altri lo fecero per puro conformismo o per stupidità. Dimostrando di aver studiato tanto ma di non aver capito nulla  o del liberalismo o dei venditori di tappeti, o di tutt’ e due.

Il tempo ha fatto giustizia di questo ciarpame. E molto severe sono state le umiliazioni che la storia o la cronaca hanno inferto loro. Ma forse la più dura mi era sfuggita. Me ne sono accorto ponendo in questa stessa colonna l’immagine di una prima pagina di “Libero” sopra l’articolo sulla servitù dei media. Proprio accanto al titolaccio, tra i più scurrili degli ultimi decenni, appare una “spalla” del prof. Dino Cofrancesco, cervello fino che si è prestato a farsi cucinare da Feltri assieme a tante sconcezze come la “patata” di Virginia Raggi. E mi sono domandato: cosa può portare un vero intellettuale a fare da spalla alla peggiore spazzatura? Proprio non riesco a capacitarmene.

Un commento su “CERVELLO CON PATATE”

  1. ottimo commento….. un liberale che dà di “liberaloide” ad altri. Meno male che Enzo Marzo è rimasto sempre in disparte con le responsabilità politico-istituzionali, te l’immagini se avesse avuto un qualche potere… brrrr
    Un consiglio al Marzo: potrebbe andare a fare l’istruttore di scuola guida, per dare le patenti di liberale (con un codice ovviamente da lui vergato) a chi rispetta le sue regole.
    Detto questo, onore alla cultura di Marzo, ma la cultura senza azione politica finisce solo per essere rancore e diffusione delle pagine del proprio diario.
    Anche se ormai siamo al “terminale”, buona fortuna

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