AMMUINA E IL BLOCCO DELLA PRESCRIZIONE

La commedia delle dichiarazioni contraddittorie di ministri e vice ministri, mentre il vice dei due vice tace, sul blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado che i 5 stelle vogliono inserire nel ddl anticorruzione, rivela un grave deterioramento e degrado del sistema politico, che si fa beffe della funzione legislativa e della stessa funzione nomofilattica ed etico civile del legislatore.
Sostituendo l’effetto annuncio e la più sgradevole autocelebrazione a fatti e a testi propagandati come esistenti ancor prima che vengano scritti, in prima fila dalla stampa amica e media impazziti, infarciti di fake e controfake.
Tutto ciò attenta alla pazienza dei cittadini italiani, sempre più sudditi, ed è oggettivamente offensivo per la stessa dignità delle funzioni di chi, governando, dovrebbe governare tutti coloro che vivono in Italia.
La legge diventa un optional futuro e incerto perdendo la sua caratteristica di norma generale ed astratta di contenuto imperativo.
Diventa opinione da talk show per idioti.

“La clausola di collegamento tra questa norma che blocca la prescrizione dopo il primo grado e la legge che ridurrà i tempi dei processi disinnesca quell’effetto bomba atomica che mi preoccupava molto perché oggi i processi hanno una durata infinita”, dice la Bongiorno, ministro della Repubblica, prima a lanciare l’allarme sul testo della prescrizione, definendo in precedenza la proposta di legge “una bomba atomica” e che ora dichiara in un’intervista a RTL 102.5 durante Non Non stop News:
«L’accordo è quello di fare in modo che il processo penale abbia un’accelerazione. Tutti sanno che il problema dei processi penali è la loro durata e quindi prima si metteranno in campo una serie di norme per ridurre la durata del processo e subito dopo entrerà in vigore questa norma che blocca la prescrizione. Si tratta di creare un vincolo tra questa nuova norma e le misure che accelerano il processo penale». Ancora, «Sono stata la prima a dire che ero molto preoccupata di fronte all’idea che si introducesse una norma di blocco della prescrizione in un sistema malato e lento perché questo avrebbe comportato una paralisi assoluta della giustizia. Adesso però proprio perché abbiamo deciso di mettere in campo delle misure per accelerare il processo spero che tutto questo possa rassicurare anche i penalisti…. A me interessava riuscire in tutti i modi ad evitare che la norma sulla prescrizione fosse isolata. Ora mi ritengo soddisfatta perché quello che è importante è che ci sia un sistema che funzioni e che ci sia un sistema con dei tempi certi. Quindi un blocco della prescrizione in questo contesto non mi sembra che possa assolutamente avere delle conseguenze negative. Il fatto che sia collegato al ddl anticorruzione è stata una scelta dei Cinque Stelle ma a questo punto credo sia irrilevante», conclude.
Senonché i penalisti,  quelli delle Camere penali, tra cui lei prima di fare il ministro, che lucrò “l’Andreotti prescritto ante 1981” nel processo di Palermo, quale sostituta del Prof. Coppi , non sono affatto tranquilli e sono entrati in agitazione annunciando lo sciopero.
E ovviamente la legge non riguarda solo i penalisti o alcuni penalisti.
“Ieri è andata così, ho detto che non ci sono dubbi che dobbiamo scrivere una riforma del processo penale e lo abbiamo messo nero su bianco, io non vedevo l’ora. La legge delega sul processo penale dovrà prevedere che l’approvazione ci sarà entro dicembre 2019.
E nella legge anticorruzione che entrerà in vigore a gennaio non c’è alcun collegamento con un’altra legge”, dichiara viceversa il Ministro della Giustizia Bonafede che siede nello stesso Consiglio dei ministri e aggiunge:”Non è così, la prescrizione non è legata alla riforma del processo penale”. Così a Radio Capital ad una domanda sull’intesa con la Lega sottolineando che “l’accordo politico è che va fatta la riforma del processo penale e che la delega deve avvenire entro dicembre 2019”. E aggiungendo che “nella legge anticorruzione che entra in vigore a gennaio non c’è alcun collegamento con altre leggi. Quella entra in vigore comunque”.
Ma come e anche quando nessun lo sa.
A rafforzare la Bongiorno arriva tombale anche il commento del vice ministro Matteo Salvini: “La riforma della prescrizione c’è nel contratto. Sarà una parte del tutto della coraggiosa riforma del processo penale. Ci sono milioni di Italiani che attendono giustizia da 6,7,8 anni. La nostra preoccupazione era che togliere la prescrizione tout court allungasse i tempi all’infinito, abbiamo detto va bene la prescrizione all’interno della riforma del processo penale che entra in vigore, uno o due mesi prima. Se entra in vigore la riforma uno o due mesi prima allora entra in vigore la prescrizione. Se non c’è la riforma, la prescrizione non c’è.
Parola fine?
Per ora i 5 stelle sono messi nel sacco con il loro consenso, anche se occorrerà leggere il testo di leggi che non ci sono.
Dopo di che merita rammentare che in Germania il blocco scatta con l’esercizio dell’azione penale, in Svizzera pure, in Francia per reati gravi oggetto di manovre di occultamento, i termini (allungati da poco) scattano dalla scoperta del reato e non dalla sua commissione.
Quei legislatori dicono: ti ho beccato, ora si vedrà, certo con tutte le garanzie, se sei colpevole o innocente. Ma non sperare di cavartela solo approfittando del sistema per scamparla, se sei colpevole, tirandola per le lunghe.
In particolare in Germania il reato si prescrive dopo trentanni quando è prevista una pena fino all’ergastolo (con l’eccezione di omicidio volontario e strage, mai prescritti), poi la prescrizione si accorcia a vent’anni per i reati puniti con pene sopra i dieci anni, e a dieci per quelli che prevedono pene fino a dieci anni, a cinque per i reati puniti fino a cinque anni di reclusione.
Ma appena la procura inizia una indagine i tempi sono azzerati: è come se il reato fosse stato commesso il giorno prima, mentre da noi un reato è perseguibile finché non è passato il tempo corrispondente al massimo della pena stabilita dalla legge per quel reato, ma questo tempo sufficiente a prescrivere si calcola dal giorno in cui si considera che sia stato commesso il reato.
Il che in particolare azzera o quasi tutte le indagini per corruzione e fatti connessi o più’ gravi ancora che di norma vengono scoperti in tempo successivo alla commissione del fatto , anche anni dopo, conducendo de plano quasi sempre tra un grado e l’altro alla estinzione del reato per prescrizione.
E nessuno ha mai costruito o pensato in Germania e altrove in Europa a quel nesso tra processi troppo lunghi e tempi di prescrizione “troppo lunghi” tanto caro nelle passate legislature ad Alfano o all’avv. Ghedini e ai neo governanti.
Ora a fronte delle dichiarazioni contraddittorie di ministri e vice ministri, resterebbe che solo dal 2020, trattandosi di norma sostanziale, opererebbe ( ma succederà?) la riformata prescrizione con un blocco della stessa dopo la sentenza di primo grado, ma solo per fatti di reato commessi dopo il 2020.
La prescrizione ”è una norma di diritto sostanziale che si applica solo ai reati commessi dopo la sua entrata in vigore. I suoi effetti si vedranno tra molti anni ha affermato Piercamillo Davigo, consigliere del Csm ed ex presidente dell’Anm, a margine del plenum del Consiglio”… si vedranno gli effetti quando io sarò morto”.
Ottimista!
In pratica i suoi effetti reali si vedrebbero solo fra 6-7/8 anni quando finissero i primi processi di primo grado.
Naturalmente se il Governo cadesse prima o sulle leggi si formassero diverse maggioranze o ancora se prevarrà come pare evidente la versione Salvini/Bongiorno, i buoni propositi ( la buona fede si presume) del buon Bonafede precipiterebbero nel vuoto da riempire di una riforma , naturalmente “epocale”,  inesistente che non si sa quale sarà e se ci sarà.
Nel frattempo facimm ammuina !

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