GRAZIE, ORBAN

Non avremmo mai creduto di dover ringraziare un velleitario dittatorello dell’Est europeo, nonché il Capo di Lega ladrona, per la loro incessante opera a favore dell’unità europea. Grazie alla meticolosità di Wundt si è potuto mettere a punto un concetto, quello della “eterogenesi dei fini” che ci avverte come azioni intenzionali possano portare a conseguenze non intenzionali, spesso anche assolutamente contrarie a quelle volute. Orbàn è il più chiassoso tra quelli che vogliono ricostituire in chiave antieuropea (ma conservando tutti i vantaggi economici) un’alleanza del tutto simile alla vecchia Austria–Ungheria. Nella sua mente nostalgica c’è la volontà di esprimere egemonia o forza di attrazione verso la Baviera, la Croazia, persino verso il lombardo-veneto. Ha dalla sua il fatto che l’Ungheria (a parte alcune fiammate libertarie) è stata sempre un paese sottomesso a poteri esterni e quando si è auto governata – come nella Reggenza tra le due guerre mondiali – ha prodotto solo governi fascisti, addirittura nazisti, fondati su un accanito antisemitismo. La popolazione ungherese non si è fatta molto onore, ha perseguito gli ebrei con determinazione. E’ scesa in guerra al fianco di Hitler e, come fecero pure gli italiani, quando la guerra volgeva a male cercò di tradire i suoi alleati. Fu ovviamente occupata, non risulta una sua resistenza ma molto collaborazionismo. Dopo fu punita duramente dalla sua posizione geografica.

Ma gli ungheresi di Orbàn non hanno appreso la lezione.

Mentre l’altro paese di Visegrad, la Polonia, sembra consapevole della sua storia e della sua geografia, e per questo teme Putin pur facendo sua una politica oggettivamente filo-putiniana, l’Ungheria si dimentica che ha le truppe russe ai suoi confini, avendo Putin già mangiato in un sol boccone l’Ucraina. Così in odio alla Germania favorisce la disgregazione dell’unità europea. Se ne pentirà. Già ora Orbàn è patetico. Fa Asse (ah! la solita storia della tragedia che diventa farsa) con un Salvini che, per opportunismo elettorale, dal secessionismo regionale è passato con doppio salto mortale esattamente al suo contrario, al nazionalismo. Addirittura intende sommare gli opposti. Anche Orbàn, quanto a contraddizioni, non è secondo a nessuno. Non vuole immigrati, ma si allea con Salvini e nello stesso tempo è contrarissimo alla politica italiana della suddivisione in quote dell’immigrazione. Scaricandone il peso sui suoi alleati “nazionalisti”. Giustamente la situazione è stata definita «una pièce del teatro dell’assurdo». Il colmo è che l’Ungheria ha un rapporto tra i tassi di natalità e di mortalità peggiori di quelli italiani (natalità quasi uguale ma mortalità di gran lunga superiore, 13 a 10 x mille) e, se vorrà che la sua economia regga, tra poco dovrà implorare gli immigrati di farle “visita”.

Ma allora perché ringraziamo un autoritario cialtrone come Orbàn? Perché sulla scia di Le Pen (ma con più peso essendo a capo di uno Stato) ha introdotto uno scontro sulla base di una dottrina, quella nazionalista, che pur essendo devastante è pur sempre una “politica” cui l’Europa burocratica delle quote latte e dell’indecisione su tutto non era affatto abituata. Finalmente ora per la prima volta l’Europa, nel voto contro Orbàn, si è divisa non seguendo gli interessi nazionali ma i valori politici. Che il gruppo Ppe si sia frantumato in mille pezzi è bene, anzi ottimo. Che gli italiani si siano divisi è bene, anzi ottimo. Sono anni che sosteniamo che l’aborto della Federazione europea dipende proprio dalla mancanza del conflitto politico, sostituito dal confronto tra governi che difendono soltanto i rispettivi interessi nazionali. Cosi ogni gruppo parlamentare è stato sempre un’accozzaglia di opinioni diverse e immobilizzanti. Orbàn e i nazionalisti sono chiari: sono reazionari e contro lo stato di diritto. Così costringono tutti a prendere posizione. E a gettare la maschera. Come è accaduto per Forza Italia che, da pseudoliberale come si era sempre presentata, ha finalmente mostrato il suo vero volto di destra nemica della liberaldemocrazia. Adesso siamo al “o di qua o di là”. E’ ora di fondare partiti sovranazionali omogenei e non condizionati dagli interessi nazionali.

Nel passato la mancanza di un vero confronto politico e di partiti europei ha fatto sprofondare l’Europa in una palude dalla nessuna attrattiva per i suoi abitanti. L’assenza della Politica ha permesso un allargamento sconsiderato di un’Unione fondata esclusivamente sugli interessi economici e non su un’identità unitaria, forte dei suoi valori liberaldemocratici. I fascismi hanno già fatto “abbastanza” male al popolo europeo e furono proprio le tragedie immani da loro prodotte a costituire la molla principale per concepire la necessità di uno stato federale europeo. Ma gli europei se l’erano dimenticato. Ora Orban, col suo governo autoritario e con il suo spirito disgregatore, lo ricorda a tutti noi. Però dobbiamo agire presto e con fermezza.

Grazie Orbàn. Sarai il secondo boccone di Putin.

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