IL SORTEGGIO E LA LEZIONE DI ATENE

di nadia urbinati

la Repubblica, 31 luglio 2018

Su un punto Beppe Grillo e Sabino Cassese sono d’accordo: non hanno fiducia nei partiti. A modo loro, entrambi traducono la politica in una questione “epistemica”. Grillo ha sollevato la questione se il Parlamento eletto funzioni bene e se la democrazia elettorale sia una buona cosa. Dà una risposta negativa a entrambe le domande e propone un Parlamento con una Camera sorteggiata invece che eletta. La risposta di Cassese mette in dubbio la bontà di questa soluzione perché, dice, ci darebbe un Parlamento di non competenti, meno competenti degli attuali rappresentanti. Una risposta che sta nell’alveo del problema posto da Grillo. Cassese giudica il lavoro del Parlamento come si può giudicare quello di un collegio di esperti. Il fatto è che se si vogliono selezionare tecnici o esperti, meglio non ricorrere alle elezioni. Si tratta di una difesa debole perché centrata sul principio della competenza. Sulla disfunzionalità delle elezioni Cassese non ha probabilmente una visione meno critica di Grillo.

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LA PADELLA E LA BRACE

Il m5s è veramente ingrato. Ha trattato Renzi sempre con irriconoscenza. Adesso che anche si è comprato casa pur avendo in banca solo pochi spiccioli, uno sforzo lo potrebbe fare per dargli una mano. Una piccola donazione non guasterebbe. Dopotutto nessuno più di lui ha lavorato per anni h24 per costruire il loro successo. Ma Renzi è un vero signore. Si prodiga disinteressatamente. Vedendo che i 5steĺle, tra incompetenza, inesperienza e dirigismo dall’alto, sono travolti dal fascio-razzismo di Salvini, è accorso, senza neppure che glielo chiedessero, in loro aiuto. Con una dichiarazione di grande generosità. Ha esclamato: “Presto toccherà di nuovo a noi”. Tutti gli italiani
(tranne quelli di casa Boschi, Renzi e Orfini) hanno sentito che un brivido gelato percorreva la loro schiena. Hanno tremato anche quelli che detestano questo governo il più non posso. Sperando, ottimisticamente, che ci sia un limite a tutto.

la lepre marzolina – 9 agosto 2018

una firma per la libertà

Cara amica, caro amico,

da oltre 50 anni Critica liberale, quasi ininterrottamente, è la voce del liberalismo progressista in Italia. Nata negli anni ’60 come agenzia stampa della sinistra interna al Partito Liberale Italiano di quel tempo, la testata è dal 1974 quella di una rivista liberale del tutto indipendente da ogni forza politica italiana; dal 1994 Critica liberale è anche una fondazione che, assieme alla rivista, cerca di dare espressione e continuità a una tradizione politica e di pensiero che ha le sue radici nel liberalismo europeo, nella tradizione laica e illuminista, nell’impegno per i diritti civili e per l’integrazione federale dell’Europa democratica. Critica liberale si oppone alla ciarlataneria populista che predomina nell’Italia di questi anni, alla sua intrinseca corruzione economica, politica, civile e culturale, al clericalismo estremista e oscurantista che ha artificiosamente reimposto al paese, al suo connaturato antieuropeismo. Siamo un “think tank” piccolo in Italia, ma consapevole di appartenere a una grande e ben viva cultura politica europea e di venire da molto lontano: dalla scoperta della libertà come principio identitario dell’Occidente; dalla difesa dell’autonomia dell’individuo contro il predominio del principio d’autorità e della tradizione medievali; dalle lotte degli eretici e dei libertini contro l’oscurantismo; dalle prime affermazioni della libertà religiosa e di coscienza e dell’autonomia del pensiero scientifico contro Papi, sovrani, assolutismi e religioni di Stato; dalla tradizione politica anglosassone che va dalle perorazioni in difesa della libertà di stampa di John Milton al protoliberalismo di John Locke, dal Bill of Rights inglese a quello americano, da David Hume a John Stuart Mill, dal New Deal alla creazione del Welfare State nella Gran Bretagna di William Beveridge, da John Rawls a Karl Popper; dall’antifascismo di Giovanni Amendola, di Piero Gobetti, di Benedetto Croce, di Guido de Ruggiero, di Gaetano Salvemini, di Guido Calogero; dalla Resistenza di “Giustizia e Libertà” e del Partito d’azione; dalla battaglia federalista ed europeista di Luigi Einaudi, di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi; dalle lotte per l’attuazione della Costituzione di Piero Calamandrei e del Mondo di Pannunzio e di Rossi; da quelle per la libertà della cultura e della società europee contro le minacce totalitarie del fascismo e del comunismo, ieri, e del populismo e nazionalismo di oggi; da quelle per liberare il sistema economico e la società italiana dalle sue bardature corporative e feudali, condotte da De Viti De Marco, Einaudi, Nitti, Fortunato e Rossi; dalle conquiste di libertà nelle scelte di vita individuali, con il divorzio, la depenalizzazione dell’aborto e nuovi rapporti civili, all’impegno per porre fine alla subordinazione delle donne, alle discriminazioni contro gli omosessuali e a tutti i proibizionismi; dall’opposizione civile, ancora in corso, al predominio dell’illegalità e della ciarlataneria populista che hanno contagiato l’intera politica e la società italiana e dalla lezione civile dei “nostri maggiori” Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone e Paolo Sylos Labini.

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