Alfie tra pietà, responsabilità e diritto alle cure

C’è chi giustifica la decisione della Corte inglese di far morire Alfie , sia pure ammettendo che in scienza la probabilità di morire non è mai al 100%, con argomenti di stampo economico-sanitario.

In sintesi: trattandosi di gestire fondi non illimitati per la salute, da un lato bisogna dare, ma dall’altro togliere.

Se non fosse che stiamo parlando di vita, salute e libertà, ovviamente anche di curarsi ed essere curati, verrebbe quasi da essere d’accordo. in una logica economicistica.

Spendere inutilmente per uno significherebbe sottrarre utili cure ad altri!?

Ma non può essere così e non è così: tanto l’uno che gli altri hanno diritto alle cure, e non sono in contrapposizione, addirittura trasformando Alfie in colpevole, in nome dell’equilibrio di bilancio che non c’entra

Colpevole dunque.

Di che?

Della sottrazione del diritto alle cure per tutti?

Credo che tutti dovremmo interrogare a fondo la nostra coscienza ed abbandonare ogni faziosità, prima di affrontare un caso etico di tale portata.

Non è quanto ho visto in tante esternazioni, spesso segnate dal cinismo, o dalla contrapposizione tra questa singola e irripetibile esistenza ed altre disperate esistenze, quasi che potesse valere una macabra reversibilità della morte, quasi che per salvare migliaia di migranti, come qualcuno ha anche scritto, fosse necessario consegnare Alfie all’irrilevanza delle non cure disposte da un giudice.. Miserie o ragion di stato.

Non ho disprezzo per la scienza, e non sono un alternativo. Ma non sono disposto a concedere ad una commissione medica, tanto meno ad un giudice, il potere di decidere quali vite non meritino di essere vissute.

Addirittura in presenza di una contraria volontà di chi esercita la potestà genitoriale , col supporto di altre strutture mediche.

Addirittura negando o mettendo in dubbio la domada di far morire a casa con i genitori il bimbo.

Da stato platonico, o falansterio .

La  Corte inglese  ha peraltro  negato la liberta’ di decidere ai genitori, affermando che  ai genitori competerebbe solo il welfare (così sta scritto), non invece il diritto/dovere di tentare il possibile per salvarlo.
Beppino Englaro  è insorto: “i genitori del piccolo Alfie hanno il diritto di portare il loro bambino in Italia. (…) uno Stato non può opporsi alla scelta di una famiglia che vuole portare all’estero un figlio, perché altrove forse c’è una speranza” ( Repubblica, 25 aprile).
La magistratura inglese ha deciso mostrando come denominatore il rigetto della libertà di scelta.

Nel nome dei diritti e delle libertà,  l’ideologia del giudice inglese mostra un volto segnato dal darwinismo più spietato se non dalla necrofilia.
Con esiti potenzialmente gravi derivanti dall’aver attribuito un potere smisurato alle istituzioni, con una progressiva appropriazione di misure e di pratiche selettive.

Applicando il principio di autorità che sta in tale statuizione categorica , oltre alla libertà della scelta rischia di venir meno il nucleo stesso del diritto alle cure e l’universalità e non comprimibilità di tale diritto.
Il pensiero va in primo luogo ai milioni di malati anziani cronici non autosufficienti condannati dal tatcherismo sanitario alla morte.
A questo punto di fronte alla vastità delle implicazioni, poco importa  sostenere che Alfie sia incurabile.
Meglio sarebbe dire, forse,  inguaribile.

Questa ipotesi (o questa certezza forse ) non sposta i termini della questione.

Alfie è condannato dalla natura e dalla malattia , forse curabile posto che le cure ben possono servire per scoprire nuovi mezzi per affrontarla e in ipotesi debellarla in un ottica sperimentale e scientifica non ideologica, ma anche dal consorzio istituzionale e sociale, l’accanimento giudiziario e di potere che gli ha negato l’espatrio recludendolo, come se la malattia fosse una colpa.

Ancora e anche una questione di Libertà e autodeterminazione.

E di misura nel rapporto con l’Autorità.

Un commento su “Alfie tra pietà, responsabilità e diritto alle cure”

  1. Grazie, la questione è proprio nei termini descritti.
    Essere laici non significa sostituire il potere di una divinità con quello dello Stato, ma salvaguardare il diritto a vivere e morire secondo le proprie convinzioni e speranze.
    Purtroppo non tutti coloro che si professano laici si sono dimostrati migliori dei fondamentalisti che dicono di voler contrastare…

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