PROFESSIONALITA’ CAIRO: LO SCOOP DEL CORRIERE DELLA SERA

Continuano le prove di eccellenza giornalistica del Corriere della sera. Non passa giorno che la redazione sotto la guida di Fontana non sia costretta a dare il meglio di sé. E i frutti non mancano. I  giornali concorrenti sono stracciati dalle inchieste davvero approfondite che non guardano in faccia a nessuno. Davvero un bell’esempio del giornale che fu di Albertini. [e.ma.]

Comunità cristiane di base italiane: IL NOSTRO NO ALL’INTERFERENZA DELLA CEI SUL DDL ZAN

Le Comunità cristiane di base italiane, riunite in modalità online – causa pandemia – per il loro Seminario nazionale, esprimono il loro turbamento e il loro dissenso per la presa di posizione della Presidenza della Conferenza episcopale italiana contro il ddl Zan.

Il comunicato della CEI ci indigna come cittadini, che vedono ancora una volta un’ingerenza dell’Episcopato italiano nell’approvazione di leggi di uno Stato laico, nei lavori del Parlamento, ora chiamato ad esprimersi sul ddl Zan, che prevede misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. Ma ancor più il comunicato ci indigna come credenti.

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USCITO IL N. 85 DI “NONMOLLARE” – SCARICABILE GRATIS QUI E ANCHE SU FATTOQUORIDIANO.IT

per scaricare il pdf di NONMOLLARE clicca qui E ANCHE SU Nel Sessantotto sognavamo una rivoluzione liberale, ma ci sono rimasti i cattivi maestri – Il Fatto Quotidiano

Sommario
annuncio
3. una campagna per la lingua italiana
comunicato
4. comitato “via le mani dall’inoptato”
editoriale
5. franco caramazza, quella lunga scia di sangue che ci ha rubato il ’68
la biscondola
7. paolo bagnoli, rivoluzione morale e rigorismo
la vita buona
8. valerio pocar, transizione ecologica? speriamo
cronache da palazzo
9. riccardo mastrorillo, di censure e di “sistemi”
lettera da un paese lontano
10. massimo la torre, la patria delle molte stelle
res publica
12. angelo perrone, presenza o distanza, per capire il mondo
lo spaccio delle idee
14. ferruccio parri, i programmi e le forze
17. un giornale diverso, con una postilla di e.m.
6. bêtise d’oro
6-10-11-17. bêtise
20. comitato di direzione
20. hanno collaborato
 

 

PRIMO MAGGIO LIBERTARIO: QUEST’ANNO RICORDIAMO Mary Harris Jones

Nel 1867 negli USA scoppia un’epidemia di febbre gialla: Mary Harris Jones perde il marito e quattro figli. Distrutta, decide di indossare per sempre abiti di colore nero e cercare di andare avanti: sarta di professione, apre a Chicago una atelier che nel 1871 viene devastato da un incendio.
È in questo momento che decide di iscriversi presso i Knights of Labour, un’organizzazione sindacale segreta che aiuta i meno fortunati. Qui si occupa di difendere i bambini impiegati nelle fabbriche e nelle miniere, ma quando cerca di coinvolgere i giornali per denunciare lo sfruttamento del lavoro minorile, si rende conto che non avrà l’aiuto richiesto.
Mary decide così di organizzare una marcia con i bambini operai e nel 1903 percorrono 100 miglia a piedi in tre settimane, per denunciare le condizioni dei minori al presidente Roosevelt. Nonostante il clamore dell’evento non verrà accolta dal capo degli Stati Uniti, ma le voci si diffondono e la coraggiosa sarta di Cork diventa per tutti “Mother Jones”.
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Quella lunga scia di sangue che ci ha rubato il ’68

di franco caramazza 

Il ’68 nacque liberale e libertario. Era la prosecuzione della lotta per il divorzio, i diritti civili, il rifiuto dell’autoritarismo. Era gioia, liberazione sessuale, voglia di valori laici e di modernità. Era figlio del miracolo economico e dei primi viaggi in 500 in giro per l’Europa.

Quando occupavamo le aule universitarie – a partire da Palazzo Campana a Torino – lo facevamo perché volevamo abbattere la gerarchia nel sapere e il potere accademico, quello figlio del familismo e della consorteria delle parentele. Avevamo intuito che quel grumo, che avevamo imparato a conoscere nelle Università ma che pervadeva ampi strati della società “borghese”, impediva il libero dispiegarsi delle energie di una società che non poteva affidare la sua modernizzazione solo alla diffusione degli elettrodomestici e degli altri beni di consumo.

Sognavamo una rivoluzione liberale.

Ma poco dopo presero il sopravvento i temi operaistici, agitati dalla cultura catto-comunista. Le Università furono abbandonate e la paligenesi fu cercata fuori dai cancelli delle fabbriche e nel conflitto di classe.

Infine, su tutte le nostre speranze e le nostre idealità si abbatté – di lì a poco – il terrorismo rosso e la P38.

La complice connivenza di fiancheggiatori, simpatizzanti, cattivi maestri e di quanti a sinistra – almeno fino all’omicidio del sindacalista Rossa – mantennero un atteggiamento ambiguo generarono un’area grigia nel dibattito politico in cui non si è distinto con la necessaria e indispensabile nettezza tra lotta politica e violenza, tra quanti amavano il confronto dialettico e quanti imbracciavano la P38.

Le trame nere e i servizi deviati fecero il resto.

Rimanemmo con una modernizzazione abortita e con i suoi conati che hanno caratterizzato i decenni a venire. Un processo irrisolto che ha congelato il Paese e da cui non riusciamo a uscire.

Arrestati i latitanti (latitanti, per favore, e non esiliati come li ha chiamati l’ex brigatista Persichetti. Gli esiliati in Francia furono altri, furono i martiri della dittatura fascista: Piero Gobetti – tumulato al Pere-Lachaise in una tomba ancora oggi politicamente e storicamente anonima – Giovanni Amendola, Francesco Saverio Nitti, riferimenti di quella cultura liberale cui ci richiamiamo), sono ricomparsi i cattivi maestri.

Così Erri de Luca (e con lui un po’ di ex) ci chiede “cos’altro ci serve da queste vite”. Ci serve – non per vendetta ma per ordine repubblicano – che compaiano di fronte ad un giudice che pronunci, in nome sì del popolo italiano, una condanna per le vite che hanno spezzato. E vengano così avviati all’espiazione della pena – quale che sia – che il giudice naturale disporrà nei tempi e nelle modalità.

E ci serve che Erri de Luca, oggi applaudito frequentatore moraleggiante di salotti letterari, una volta per tutte definitivamente esca dall’equivoco e si associ alla condanna distinguendo tra lotta armata e lotta politica, che abbracci i valori più profondi del pacifismo e della non violenza. E ci chieda scusa per i sogni sessantottini liberali e libertari che lui e i suoi compagni di strada ci hanno rubato.

c’e’ sempre bisogno di giustizia

a cura della Associazione “MEMORIA CONDIVISA”
Marco Boato:” Macron cerca voti. Non credo ci sia ancora un bisogno di giustizia”
Parla l’ex dirigente di Lotta Continua e parlamentare per sei legislature: “Gli arrestati in Francia sono già stati tutti giudicati e condannati. Adriano Sofri ha ragione”

Marco Boato, cosa ha pensato quando ha appreso degli arresti dei terroristi? “Ho combattuto per decenni il terrorismo in tutte le sue forme, anche con qualche rischio personale e con nessuna simpatia per coloro che ne sono stati protagonisti. Ma sono stato anche il primo promotore della legge sulla dissociazione, per cercare di uscire da quella stagione buia. Dopo gli arresti di Parigi, ho pensato che Mitterrand, Chirac, Sarkozy e Hollande, presidenti di sinistra e di destra avessero ragione…

Carissimo Marco, stiamo parlando di una tragedia nazionale, con Cesare Battisti, si sono sottratti ai processi e alla giustizia. Giudicati e condannati, non un giorno di detenzione. Noi da anni ci battiamo contro la carcerazione, tranne i casi di violenza e pericolosità dei rei. La violenza sulle donne è un reato insopportabile. I brigatisti spararono nel gruppo, con gli occhi bendati. Il prezzo più alto è stato pagato da mogli e figli, lo ripeto, Adriano Sofri se ne farà una ragione, per i familiari è impossibile. Le immagini di Moro rannicchiato nella Renault,la telefonata: andate in Via Caetani, in via Caetani, ricorderemo per tutta la vita. Penso spesso al carissimo Marco Alessandrini, Benedetta Tobagi, i familiari della scorta di Moro, sono nomi che mi vengono in mente in questo momento, al brigadie Giuseppe Ciotta di Ascoli Satriano in provincia di Foggia, la maggior parte mentre stavano per salire in macchina. Commentare gli anni di piombo è una impresa impossibile, tanto è il sangue il dolore profuso a piene mani.

Avranno sicuramente gli arresti domiciliari, ma uno straccio di pena dovranno pur patirla oppure no? Cesare Battisti ci ha sbeffeggiato, ci ha fatto pure le pernacchia…è tollerabile? Per Adriano Sofri cosa significa la parola “giustizia”certo non è vendetta, ce lo spieghi, gli saremo grati . Le parole di Mario Calabresi sono sacrosante, parole che chiudono il cerchio. Ti abbraccio. Mario

ANNUNCIO DI UNA CAMPAGNA PER LA LINGUA ITALIANA

A.A.A.A.A.A. La Fondazione Critica liberale, in questo anno dantesco, cerca un volontario/a docente, studente, giornalista o semplicemente appassionato per la lingua italiana, disposto a organizzare in qualità di Portavoce della Fondazione una campagna nazionale a favore della nostra lingua contro i forestierismi inutili e altre forme di degrado. Chi è interessato si può rivolgere a info@criticaliberale.it e chiedere in formato digitale l’illustrazione del programma e le nostre proposte.

USCITA LA NEWSLETTER n.06/2021 DI ITALIALAICA

Il sito dei laici italiani vi segnala:

Editoriale
LA TURCHIA E L’ISLAM
Attilio Tempestini 29.04.2021
All’etichetta di dittatore, che il nostro Presidente del Consiglio ha attribuito al presidente turco Erdogan, questi ha risposto di essere stato, nella sua carica, eletto; piuttosto che -come Draghi- nominato. Il punto però è di vedere quanto a Draghi, chi l’ha nominato: e siccome è stato,… 


Articoli
PRESUNZIONE DI INFALLIBILITÀ
Elio Rindone 24.04.2021
Nel dare la notizia della morte di Hans Küng, uno dei più grandi teologi del 900, il giornale della Conferenza Episcopale Italiana ricordava che il teologo svizzero era “notoriamente il contestatore del dogma sull’infallibilità del Papa. Una posizione resa nota presso il grande pubblico… Continua la lettura di USCITA LA NEWSLETTER n.06/2021 DI ITALIALAICA

CINCINNATO

di valerio pocar

Un certo scandalo ha suscitato il fatto che il nostro Presidente del consiglio abbia definito Erdogan «un dittatore». Definizione franca e riteniamo più che giustificata, subito corretta da un cauteloso ammonimento da Realpolitiker, che purtroppo coi dittatori bisogna fare i conti e trattare. Da destra e anche da sinistra la definizione è stata criticata, perché sarebbe stata preferibile quella di «capo politico autoritario». La reazione turca è stata al solito dura e appunto «autoritaria», con minaccia di ritorsioni, ma anche goffa, rammentando al nostro P.d.C. di non essere stato eletto, come dire che per il fatto di essere stati eletti  Hitler e Mussolini non meritassero la patente di dittatori, evviva il populismo!

Dibattito vano, però, se si conosce la lingua italiana. Come precisa il Grande Dizionario del Battaglia, con «dittatore» non s’intende solo colui che esercitava la dittatura nella Roma repubblicana, ma, per estensione, un «capo politico autoritario; chi detiene un potere politico assoluto, per lo più conquistato illegalmente ed esercitato in modo autoritario» ovvero «il capo politico di uno Stato retto in forma di dittatura; despota; tiranno». Ovviamente, la diplomazia turca non è tenuta a conoscere le sfumature della lingua italiana, ma forse i politici italiani sì.

Piuttosto, dittatore nel senso originario, potrebbe definirsi proprio lo stesso P.d.C., ovviamente non perché ricopra «la carica della dittatura nella Roma repubblicana», ma perché è l’esempio di chi «in circostanze eccezionali, assume tutti i poteri dello Stato per realizzare uno scopo politico di grave importanza, non specifico e limitato nel tempo», beninteso col permesso dei politici di lotta e di governo. Realizzato lo «scopo politico di grave importanza» tornerà il P.d.C., novello Cincinnato, alle cure della campagna, magari risanata in capo alla transizione ecologica?

 

25 aprile: una risposta a giuseppe de rita

di maria paola patuelli

 Giuseppe De Rita sostiene che il 25 aprile è una festa che non ha più senso. Cosa avrà voluto dire? E’ necessario chiedercelo. Non ho dubbi che De Rita sia antifascista.

Quindi? E’ la constatazione di un sociologo che legge la realtà e la interpreta? Ma da un sociologo della sua fama ci si aspettano descrizione e analisi.

Non flash che assomigliano a battute amare. Per non dire irritate.

Il 25 aprile non ha più senso. Per chi?

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25 APRILE: FASCISMO E ANTIFASCISMO

di norberto bobbio ( Centro studi Piero Gobetti) 

 

Da qualche tempo si va diffondendo una tesi revisionistica, che era già affiorata subito dopo la liberazione ma allora non aveva fatto tanta strada, secondo cui è ora di finirla con la contrapposizione troppo netta tra fascismo e antifascismo e bisogna finalmente “andare al di là di fascismo e antifascismo”. Andare al di là di fascismo e antifascismo ha, intenzionalmente o no un’unica conseguenza, che è quella di mettere fascismo e antifascismo sullo stesso piano.
 
Sia chiaro: non abbiamo alcuna indulgenza di fronte alla crisi attuale delle nostre istituzioni democratiche e per il modo con cui ci si è arrivati. Ma l’antitesi radicale tra dittatura e democrazia rimane. Guai a dimenticarlo, soprattutto di fronte ai giovani che non sanno e non sempre vengono aiutati a saperlo. Guai a dimenticare che il fascismo alleato con il nazismo aveva disonorato il nostro paese agli occhi delle nazioni più civili e che è toccato ai partigiani uniti nella Resistenza, agli antifascisti alleati in uno sforzo comune nel Comitato di liberazione, restituirgli l’onore e la libertà.
 
La scelta tra dittatura e democrazia, tra civiltà e barbarie, tra gli ideali di libertà, di giustizia e di pace contro i cupi comandamenti del “credere, obbedire, combattere”, non ci sembra oggi meno necessaria, meno giusta. Tanto necessaria e tanto giusta che non mi risulta ci siano stati fra noi dei dissociati o peggio dei pentiti. Ogni qual volta ci riuniamo per ricordare il nostro passato, nessuno mai ci avrà sentito dire: “abbiamo sbagliato”. Sbagliano, invece, pericolosamente, minacciosamente, e dobbiamo bene stare in guardia, coloro che vorrebbero mettere una bella pietra sul passato e rompere la continuità tra le battaglie di ieri che furono battaglie per la libertà, e la giustizia e la pace, e le battaglie di oggi che sono di nuovo battaglie per la libertà, la giustizia e la pace.
 
La Resistenza ha segnato la grande frattura tra l’Italia di ieri e l’Italia di oggi. È stata la fonte di legittimità della nuova Italia la cui espressione istituzionale è stata la costituzione democratica e repubblicana, quest’Italia di oggi che deve essere, e sarà, se resterà fedele a quegli ideali, anche l’Italia di domani. Dobbiamo ripeterlo ancora una volta?

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