UN PO’ DI CHIAREZZA SU ISRAELE E PALESTINA

di riccardo mastrorillo

Lo stato di Palestina non è mai esistito, fu deliberato dall’ONU insieme alla deliberazione di costituire lo Stato di Israele, ma non venne proclamato rinviandone la costituzione a dopo l’annientamento dello stato di Israele, nessuna organizzazione Palestinese, a parte Al Fatah, ha mai rinunciato a questa posizione. 

 Israele ormai da oltre 50 anni occupa in seguito a varie guerre, mai da lei iniziate, gran parte dei territori che erano stati assegnati al costituendo stato di Palestina, perdurando uno stato di guerra di fatto, forse nel legittimo diritto degli occupanti. Poiché nessuno è in grado di garantire che da quei territori, da cui Israele dovrebbe ritirarsi, non partano ulteriori attacchi.  Non essendovi peraltro una controparte istituzionale con cui trattare una pace (a meno di non considerare l’ipotesi grottesca di fare la pace con organizzazioni che hanno come scopo dichiarato e mai smentito la distruzione dello stato di Israele).  

Lo sgombero di alcuni palestinesi che occupano abitazioni nel quartiere EST di Gerusalemme è stata stabilita dalla Giustizia, in tutti i gradi di giudizio. La proprietà di quegli immobili appartiene a organizzazioni israeliane, le famiglie occupanti non pagano l’affitto, si tratta di una sentenza dolorosa ma nel pieno rispetto del diritto. Quand’anche fosse, ipoteticamente, un sopruso, non potrebbe assolutamente giustificare il lancio di razzi contro il territorio di Israele.  

Sappiamo bene che tutto ciò ha costituito un alibi per Israele per fare politiche discriminatorie, ma possiamo comprenderne le ragioni seppur non condividendone gli strumenti. I Palestinesi sono “apolidi”, quindi di fatto e di diritto discriminati a prescindere. 

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LA MARCIA FORZATA DEL CLERICALISMO

de La Chiesa Valdese di Milano

La Chiesa Valdese di Milano, avendo appreso che in molte scuole del secondo ciclo l’introduzione dell’insegnamento di educazione civica, in ottemperanza alla legge 92/2019, è stata affidata – in tutto o in parte- agli insegnanti di religione cattolica, attesta la propria contrarietà a questa decisione.
La nostra posizione si richiama alle finalità stesse di questa disciplina, che intende, secondo le linee guida ministeriali, avere “valenza di matrice valoriale trasversale” e come obiettivo di operare affinché i ragazzi e le ragazze, al termine del ciclo di insegnamento possano “partecipare al dibattito culturale, cogliere la complessità dei problemi esistenziali, morali, politici, sociali, economici e scientifici e formulare risposte personali argomentate”. Riteniamo che tale insegnamento non possa essere affidato a docenti di una materia facoltativa e che la ricaduta più grave di tale prassi sia quella di imporre agli studenti che non si avvalgono dell’IRC, l’ascolto di un docente scelto dalla curia per una disciplina obbligatoria che contribuirà a definire le loro scale valoriali.
Pur consapevoli della difficoltà che i dirigenti scolastici, i consigli di classe e tutto il corpo docente stanno ancora attraversando a causa della pandemia, riteniamo che non si debba derogare alle misure che garantiscono la laicità dello stato e, in questo caso specifico, della scuola pubblica.
CHIESA EVANGELICA VALDESE 20122 – Milano – via F. Sforza 12/A

Beppe Lopez e la vessazione in agguato: quando la giustizia diventa ingiusta

di pino nicotri

Dopo oltre 20 anni di attesa il giornalista e scrittore di lungo corso Beppe Lopez, cronista di politica interna dell’esordio di Repubblica e man mano detentore di un curriculum di tutto rispetto, s’è visto negare dal tribunale di Potenza tutti i suoi diritti economico professionali nonostante risultassero nero su bianco da regolari contratti di lavoro. Come se non bastasse, di recente è stato condannato non solo a pagare 30 mila euro di spese processuali e parcelle alla controparte, ma anche a cominciare a pagarle subito senza aspettare l’esito dei sui ricorsi in appello. Insomma, come si suol dire, cornuto e mazziato.

Il tutto in un tribunale il cui bar, dal 2017 ufficialmente gestito dalla società “Bar del Tribunale Srl”, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia sarebbe in realtà gestito da prestanomi e affiliati di un’organizzazione mafiosa colpita il 27 aprile da 17 mandati di cattura. Ma torniamo a Beppe Lopez.

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LEGA RAZZISTA, OMOFOBA E NAZISTA

Il Primo Maggio 2021 è stato letto da un palco e diffuso dalla Tv in tutt’Italia un discorso che citava alcune frasi di rappresentanti della Lega di Salvini anche con incarichi pubblici. Sono queste:

«Se avessi un figlio gay, lo brucerei nel forno»

Giovanni De Paoli, consigliere regionale lega Liguria.

«I gay? Che inizino a comportarsi come tutte le persone normali»

Alessandro Rinaldi, consigliere per la Lega Reggio Emilia.

«Gay vittime di aberrazioni della natura»

Luca Lepore e Massimiliano Bastoni, consiglieri comunali leghisti.

«I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie»

Alberto Zelger, consigliere comunale della Lega Nord a Verona.

«Il matrimonio gay porta all’estinzione della razza»

Stella Khorosheva, candidata leghista.

«Fanno iniezioni ai bambini per farli diventare gay»

Giuliana Livigni, candidata della Lega.

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LO SCANDALO DELLA LOTTA ALLA CORRUZIONE

“Abolire la legge Severino”. Salvini provoca di nuovo il governo: ora vuole raccogliere firme coi radicali per un referendum sulla giustizia. Così leggo sui giornali. Finalmente, ditemi dove si firma e mi precipito. La legge Severino contro la corruzione è davvero uno scandalo, va abolita. È mai possibile che in un paese che è pur sempre a civiltà limitata non si possa corrompere ed essere corrotti a piacimento? Perché vogliamo che si continui a pretendere “trasparenza” nella cosa pubblica? Perché non accompagniamo questa iniziativa con una più robusta lotta all’antievasione? Perché non mettiamo in Costituzione l’obbligo periodico di condoni, grazie, ope legis, indulti, sanatorie, abusivismo e non portiamo la capitale d’Italia a Reggio calabria?  Vogliamo fare passi indietro? Il popolo deve dire basta a questo scandalo. Le carte parlano chiaro: alcuni studi compiuti dall’UE e dall’OCSE in materia di corruzione stimano un costo per lo Stato di 60 miliardi l’anno, pari al 3,8% del Pil (con una media UE dell’1%). In un rapporto, datato 2011, l’Italia figurava come il terzo paese OCSE più corrotto, con un punteggio CPI (Corruption Perception Index) pari a 6.1 subito dopo Messico e Grecia. Abbiamo un record che va difeso ad ogni costo. Ma come è stato possibile introdurre una legge che va cosi sfacciatamente contro i costumi nazionali, e che addirittura è stata la pietra angolare del regime ventennale di un malavitoso? Ci siamo distratti un attimo e subito ne hanno approfittato. Addirittura si impedisce per legge a un libero cittadino di candidarsi alle elezioni politiche soltanto perché ha riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione. Si aggravano le pene per i mazzettari e per chi si è macchiato solo di peculato. Addirittura si inibisce ai corrotti di andare al Governo. Non si era mai vista una legge così liberticida che priva i cittadini di delinquere in santa pace. E solo per un gioco politico sleale: si è voluto sottrarre soprattutto a tre partiti, la Lega salviniana, Fratelli d’Italia e Forza Italia una parte consistente della loro classe dirigente. Non passa giorno che i giornali riportano di assessori o politici di quei tre partiti che ingiustamente vengono arrestato o indagati solo per qualche mazzetta milionaria o per aver comprato dalla mafia qualche voto. Possibile  he non si sappia sa che comprare voti, come ha detto oggi Rosso (FdI), già parlamentare e assessore in Piemonte che , comprare volti dalla ‘ndrangheta può essere una “droga” (parole sue), una passione irresistibile?

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PROFESSIONALITA’ CAIRO: LO SCOOP DEL CORRIERE DELLA SERA

Continuano le prove di eccellenza giornalistica del Corriere della sera. Non passa giorno che la redazione sotto la guida di Fontana non sia costretta a dare il meglio di sé. E i frutti non mancano. I  giornali concorrenti sono stracciati dalle inchieste davvero approfondite che non guardano in faccia a nessuno. Davvero un bell’esempio del giornale che fu di Albertini. [e.ma.]

Comunità cristiane di base italiane: IL NOSTRO NO ALL’INTERFERENZA DELLA CEI SUL DDL ZAN

Le Comunità cristiane di base italiane, riunite in modalità online – causa pandemia – per il loro Seminario nazionale, esprimono il loro turbamento e il loro dissenso per la presa di posizione della Presidenza della Conferenza episcopale italiana contro il ddl Zan.

Il comunicato della CEI ci indigna come cittadini, che vedono ancora una volta un’ingerenza dell’Episcopato italiano nell’approvazione di leggi di uno Stato laico, nei lavori del Parlamento, ora chiamato ad esprimersi sul ddl Zan, che prevede misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. Ma ancor più il comunicato ci indigna come credenti.

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USCITO IL N. 85 DI “NONMOLLARE” – SCARICABILE GRATIS QUI E ANCHE SU FATTOQUORIDIANO.IT

per scaricare il pdf di NONMOLLARE clicca qui E ANCHE SU Nel Sessantotto sognavamo una rivoluzione liberale, ma ci sono rimasti i cattivi maestri – Il Fatto Quotidiano

Sommario
annuncio
3. una campagna per la lingua italiana
comunicato
4. comitato “via le mani dall’inoptato”
editoriale
5. franco caramazza, quella lunga scia di sangue che ci ha rubato il ’68
la biscondola
7. paolo bagnoli, rivoluzione morale e rigorismo
la vita buona
8. valerio pocar, transizione ecologica? speriamo
cronache da palazzo
9. riccardo mastrorillo, di censure e di “sistemi”
lettera da un paese lontano
10. massimo la torre, la patria delle molte stelle
res publica
12. angelo perrone, presenza o distanza, per capire il mondo
lo spaccio delle idee
14. ferruccio parri, i programmi e le forze
17. un giornale diverso, con una postilla di e.m.
6. bêtise d’oro
6-10-11-17. bêtise
20. comitato di direzione
20. hanno collaborato
 

 

PRIMO MAGGIO LIBERTARIO: QUEST’ANNO RICORDIAMO Mary Harris Jones

Nel 1867 negli USA scoppia un’epidemia di febbre gialla: Mary Harris Jones perde il marito e quattro figli. Distrutta, decide di indossare per sempre abiti di colore nero e cercare di andare avanti: sarta di professione, apre a Chicago una atelier che nel 1871 viene devastato da un incendio.
È in questo momento che decide di iscriversi presso i Knights of Labour, un’organizzazione sindacale segreta che aiuta i meno fortunati. Qui si occupa di difendere i bambini impiegati nelle fabbriche e nelle miniere, ma quando cerca di coinvolgere i giornali per denunciare lo sfruttamento del lavoro minorile, si rende conto che non avrà l’aiuto richiesto.
Mary decide così di organizzare una marcia con i bambini operai e nel 1903 percorrono 100 miglia a piedi in tre settimane, per denunciare le condizioni dei minori al presidente Roosevelt. Nonostante il clamore dell’evento non verrà accolta dal capo degli Stati Uniti, ma le voci si diffondono e la coraggiosa sarta di Cork diventa per tutti “Mother Jones”.
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Quella lunga scia di sangue che ci ha rubato il ’68

di franco caramazza 

Il ’68 nacque liberale e libertario. Era la prosecuzione della lotta per il divorzio, i diritti civili, il rifiuto dell’autoritarismo. Era gioia, liberazione sessuale, voglia di valori laici e di modernità. Era figlio del miracolo economico e dei primi viaggi in 500 in giro per l’Europa.

Quando occupavamo le aule universitarie – a partire da Palazzo Campana a Torino – lo facevamo perché volevamo abbattere la gerarchia nel sapere e il potere accademico, quello figlio del familismo e della consorteria delle parentele. Avevamo intuito che quel grumo, che avevamo imparato a conoscere nelle Università ma che pervadeva ampi strati della società “borghese”, impediva il libero dispiegarsi delle energie di una società che non poteva affidare la sua modernizzazione solo alla diffusione degli elettrodomestici e degli altri beni di consumo.

Sognavamo una rivoluzione liberale.

Ma poco dopo presero il sopravvento i temi operaistici, agitati dalla cultura catto-comunista. Le Università furono abbandonate e la paligenesi fu cercata fuori dai cancelli delle fabbriche e nel conflitto di classe.

Infine, su tutte le nostre speranze e le nostre idealità si abbatté – di lì a poco – il terrorismo rosso e la P38.

La complice connivenza di fiancheggiatori, simpatizzanti, cattivi maestri e di quanti a sinistra – almeno fino all’omicidio del sindacalista Rossa – mantennero un atteggiamento ambiguo generarono un’area grigia nel dibattito politico in cui non si è distinto con la necessaria e indispensabile nettezza tra lotta politica e violenza, tra quanti amavano il confronto dialettico e quanti imbracciavano la P38.

Le trame nere e i servizi deviati fecero il resto.

Rimanemmo con una modernizzazione abortita e con i suoi conati che hanno caratterizzato i decenni a venire. Un processo irrisolto che ha congelato il Paese e da cui non riusciamo a uscire.

Arrestati i latitanti (latitanti, per favore, e non esiliati come li ha chiamati l’ex brigatista Persichetti. Gli esiliati in Francia furono altri, furono i martiri della dittatura fascista: Piero Gobetti – tumulato al Pere-Lachaise in una tomba ancora oggi politicamente e storicamente anonima – Giovanni Amendola, Francesco Saverio Nitti, riferimenti di quella cultura liberale cui ci richiamiamo), sono ricomparsi i cattivi maestri.

Così Erri de Luca (e con lui un po’ di ex) ci chiede “cos’altro ci serve da queste vite”. Ci serve – non per vendetta ma per ordine repubblicano – che compaiano di fronte ad un giudice che pronunci, in nome sì del popolo italiano, una condanna per le vite che hanno spezzato. E vengano così avviati all’espiazione della pena – quale che sia – che il giudice naturale disporrà nei tempi e nelle modalità.

E ci serve che Erri de Luca, oggi applaudito frequentatore moraleggiante di salotti letterari, una volta per tutte definitivamente esca dall’equivoco e si associ alla condanna distinguendo tra lotta armata e lotta politica, che abbracci i valori più profondi del pacifismo e della non violenza. E ci chieda scusa per i sogni sessantottini liberali e libertari che lui e i suoi compagni di strada ci hanno rubato.

c’e’ sempre bisogno di giustizia

a cura della Associazione “MEMORIA CONDIVISA”
Marco Boato:” Macron cerca voti. Non credo ci sia ancora un bisogno di giustizia”
Parla l’ex dirigente di Lotta Continua e parlamentare per sei legislature: “Gli arrestati in Francia sono già stati tutti giudicati e condannati. Adriano Sofri ha ragione”

Marco Boato, cosa ha pensato quando ha appreso degli arresti dei terroristi? “Ho combattuto per decenni il terrorismo in tutte le sue forme, anche con qualche rischio personale e con nessuna simpatia per coloro che ne sono stati protagonisti. Ma sono stato anche il primo promotore della legge sulla dissociazione, per cercare di uscire da quella stagione buia. Dopo gli arresti di Parigi, ho pensato che Mitterrand, Chirac, Sarkozy e Hollande, presidenti di sinistra e di destra avessero ragione…

Carissimo Marco, stiamo parlando di una tragedia nazionale, con Cesare Battisti, si sono sottratti ai processi e alla giustizia. Giudicati e condannati, non un giorno di detenzione. Noi da anni ci battiamo contro la carcerazione, tranne i casi di violenza e pericolosità dei rei. La violenza sulle donne è un reato insopportabile. I brigatisti spararono nel gruppo, con gli occhi bendati. Il prezzo più alto è stato pagato da mogli e figli, lo ripeto, Adriano Sofri se ne farà una ragione, per i familiari è impossibile. Le immagini di Moro rannicchiato nella Renault,la telefonata: andate in Via Caetani, in via Caetani, ricorderemo per tutta la vita. Penso spesso al carissimo Marco Alessandrini, Benedetta Tobagi, i familiari della scorta di Moro, sono nomi che mi vengono in mente in questo momento, al brigadie Giuseppe Ciotta di Ascoli Satriano in provincia di Foggia, la maggior parte mentre stavano per salire in macchina. Commentare gli anni di piombo è una impresa impossibile, tanto è il sangue il dolore profuso a piene mani.

Avranno sicuramente gli arresti domiciliari, ma uno straccio di pena dovranno pur patirla oppure no? Cesare Battisti ci ha sbeffeggiato, ci ha fatto pure le pernacchia…è tollerabile? Per Adriano Sofri cosa significa la parola “giustizia”certo non è vendetta, ce lo spieghi, gli saremo grati . Le parole di Mario Calabresi sono sacrosante, parole che chiudono il cerchio. Ti abbraccio. Mario

ANNUNCIO DI UNA CAMPAGNA PER LA LINGUA ITALIANA

A.A.A.A.A.A. La Fondazione Critica liberale, in questo anno dantesco, cerca un volontario/a docente, studente, giornalista o semplicemente appassionato per la lingua italiana, disposto a organizzare in qualità di Portavoce della Fondazione una campagna nazionale a favore della nostra lingua contro i forestierismi inutili e altre forme di degrado. Chi è interessato si può rivolgere a info@criticaliberale.it e chiedere in formato digitale l’illustrazione del programma e le nostre proposte.

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