USCITO IL N. 50 DI “NONMOLLARE” – SCARICABILE GRATIS QUI

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Sommario
appello
3. critica liberale, appello per la costituzione di un comitato per la repubblica parlamentare
cosmopolis
4. paolo ragazzi, il doppio tradimento di trump
cosmopolis – nota quacchera
5. gianmarco pondrano altavilla, rule britannia
utopie ben temperate
7. riccardo mastrorillo, inventare un nuovo strumento di pagamento
la biscondola
8. paolo bagnoli, salvo disaccordi
res publica
9. enzo palumbo, la frittata è fatta!
la vita buona
13. valerio pocar, voto ai sedicenni? ragioniamo (senza demagogia)
18. comitato di direzione
18. hanno collaborato
5-6-15. bêtise
12. ahi serva stampa!
 

APPELLO PER LA COSTITUZIONE DI UN COMITATO PER LA REPUBBLICA PARLAMENTARE (POST 1)

Esprimiamo profonda preoccupazione per le modalità e soprattutto per le finalità, più o meno dichiarate, con cui il parlamento sta procedendo a riforme, Costituzionali e non, che riguardano la rappresentanza.

Riteniamo di dover riaffermare il carattere della nostra forma Costituzionale e cioè una democrazia rappresentativa parlamentare, in cui, per Costituzione, il potere esecutivo è emanazione del Parlamento, che è composto da rappresentanti del popolo, eletti a suffragio universale con voto “personale, eguale, libero e segreto”, senza vincolo di mandato.

Non possiamo che esprimere la nostra contrarietà a modifiche sostanziali dei principi sopra espressi, perpetrate in modo surrettizio, senza tener conto che l’impianto complessivo della nostra Costituzione è coerente con quei principi, che se messi in discussione provocano una dissoluzione della forma liberaldemocratica della Repubblica Italiana. Forma già largamente compromessa sia dall’involuzione preoccupante dei partiti politici ormai ridotti tutti a una burocrazia al servizio di un leader e dediti all’alterazione truffaldina del processo decisionale e delle designazioni elettorali; sia per la mancanza effettiva di garanzie contro la manipolazione dell’opinione pubblica: carenza di vera pluralità dell’informazione, monopolio governativo della tv pubblica, mancanza di pari condizioni in campagna elettorale e di norme sul conflitto di interesse.

Purtroppo, dopo la bocciatura da parte dei cittadini e della Corte costituzionale delle riforme istituzionali  e delle leggi elettorali dei governi Berlusconi e Renzi, sull’onda della demagogia antistituzionale è tornato a prendere vigore l’ideologia antidemocratica. Il taglio dei parlamentari, così fatto e motivato, è solo uno sprezzo del Parlamento e della sua funzione.

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CONTRO L’AGGRESSIONE DEL DITTATORE TURCO

del movimento europeo in italia

Il Movimento europeo in Italia condanna l’offensiva ingiustificata e ingiustificabile della Turchia nel territorio Nord-Orientale della Siria che ha già provocato molte vittime civili nelle popolazioni kurda e araba già duramente provate da anni di conflitto nella regione.

L’offensiva turca è stata lanciata non per difendersi da attacchi terroristici ma per contrastare le legittime aspirazioni del popolo kurdo nell’affermazione di una propria autonomia nella regione e nel riconoscimento dei propri diritti.

Ci attendiamo in questo quadro che l’Unione europea abbandoni il suo assordante silenzio e assuma una posizione inequivocabile nella difesa di queste legittime aspirazioni.

L’offensiva turca è una palese e inaccettabile violazione dello Statuto delle Nazioni Unite e del diritto internazionale così come sono inaccettabili i ricatti del governo turco sui rifugiati siriani detenuti sul suo territorio.

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SCIOPERO FAME PER EVASIONE FISCALE

di carlo troilo

L’evasione fiscale è da sempre uno dei temi che più mi fanno inferocire.

Mi ero moderatamente illuso visto che sia Conte sia Di Maio non si sono limitati alle solite promesse generiche sulla “lotta all’evasione” ma hanno infranto quello che sembrava fino ad oggi un tabu (1), promettendo il carcere per i grandi evasori: una promessa che non solo non è stata tradotta – come necessario –   in iniziative legislative, ma è stata contraddetta da quanto si sa finora sulla manovra.   Dai dati forniti finora sarebbe previsto il recupero di 7,2 miliardi sui 109 dichiarati dal governo (2): una cifra del tutto inadeguata eppure non facile  da raggiungere con i mezzi consueti se si pensa che l’anno scorso sono stati recuperati – sempre sui 109 miliardi – solo 370 milioni.

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LA DISTRUZIONE DELLA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE

di riccardo mastrorillo

Il Parlamento ha votato e si è autoridotto: la Camera sarà composta da 400 deputati, anziché 630 e il Senato da 200 senatori invece di 315. Il Partito democratico e la variopinta composizione del Gruppo LEU, che in tutte le precedenti votazioni si erano opposti, hanno votato a favore, sostenendo che si è raggiunto un accordo per compensare la riduzione dei parlamentari, con interventi legislativi che dovrebbero ridimensionare la compressione della rappresentanza.

Sappiamo bene che il movimento cinque stelle ha imposto questa riduzione con lo scopo, nemmeno velato, di distruggere la democrazia parlamentare, del resto lo hanno già detto che l’obiettivo successivo è stabilire il vincolo di mandato.

Quello che ci lascia, ma non troppo, stupiti è il documento di maggioranza, le famose garanzie ottenute dal Pd e da LEU, che dimostrano, senza appello, l’assoluta ignoranza sul significato di democrazia di gran parte della classe dirigente di questo paese.

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LA RAPPRESENTANZA SOFFRE E NON E’ QUESTIONE DI NUMERI

di andrea pertici 

La Camera dei deputati ha concluso la fase parlamentare di approvazione del taglio dei parlamentari, che passerebbero da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori (oltre quelli a vita), con un voto plebiscitario: 553 i favorevoli, 12 i contrari, 2 gli astenuti. Il procedimento non si è però concluso, perché in Senato non erano stati raggiunti i due terzi dei voti favorevoli e quindi nei prossimi tre mesi potrà essere chiesto il referendum. Dopo la presentazione delle richieste, eventualmente, si svolgerà il controllo di legittimità delle stesse da parte dell’Ufficio centrale per il referendum (entro trenta giorni), e, in caso di suo esito positivo, entro sessanta giorni, il Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, indirà le votazioni, che dovranno svolgersi in una domenica compresa tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivo. In definitiva, la vera conclusione del procedimento si realizzerà tra poco più di tre mesi, se non verrà chiesto il referendum, o tra circa sei mesi, se almeno una richiesta sarà presentata.

Se si dovesse andare a nuove elezioni parlamentari prima, si voterebbe per 630 deputati e 315 senatori. Probabilmente non accadrà e, se il referendum questa volta confermerà il voto parlamentare, alle prossime elezioni voteremo per 345 parlamentari in meno. Questo, come è stato detto, potrebbe rappresentare un’ulteriore assicurazione sulla durata delle Camere, perché i parlamentari in carica, già poco inclini a lasciare il seggio anticipatamente, sanno che le loro possibilità di rielezione si ridurranno ulteriormente.

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